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VIAGGIO APOSTOLICO IN COREA, PAPUA NUOVA GUINEA,
ISOLE SALOMONE E THAILANDIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI GIOVANI

Palazzo dello Sport"Changchungdong" -  Seoul (Corea)
Domenica, 6 maggio 1984

 

Cari giovani di Seoul, cari giovani di Corea.

1. Sono veramente felice di potervi incontrare e di abbracciarvi nel nome di Gesù Cristo, nostro Signore.

Sono felice di incontrarvi proprio perché voi siete giovani. Poiché essere giovani significa essere in grado di apprezzare la sincerità. Significa cercare la strada di una vita che valga la pena di vivere. Essere giovani vuol dire essere attratti dalla verità, dalla giustizia, dalla libertà, dalla pace, dalla bellezza e dalla bontà. Essere giovani significa essere desiderosi di vivere, ma di vivere pieni di gioia e di ideali: vivere una vita degna di essere vissuta.

Essere giovani vuol dire essere pieni di ideali e di speranze. Vuol dire anche sperimentare la solitudine e il timore che queste preziose speranze non possano trovare adempimento. E più amate la vita, più grandi sono le vostre speranze, più grandi, a volte, sono i vostri timori. Perché la posta in gioco è troppo importante per correre il rischio di perderla: l’unica vita che Dio vi ha dato, che nessun altro può vivere al vostro posto. Essere un giovane cristiano è tutto questo e di più: vuol dire essere vivo in Cristo!

2. Voi avete scelto come tema di questo incontro “Dio-io-il prossimo”. Sono parole importanti. Ma per voi sono più che parole. Esse pongono problemi pieni di speranza e di angoscia. Sono le grandi sfide e aspirazioni dalle quali dipende la riuscita delle vostre vite. Ecco perché voi volete parlare di questi argomenti, porvi domande su di essi e pregare e fare qualcosa al riguardo: soli, con gli altri, con Dio.

Come è caratteristica dei giovani voi avete importanti domande sulla vita: vita a casa, nella scuola, nel più ampio contesto della società degli adulti. Ci sono molte cose nella vostra vita che vi turbano: perché la scuola deve essere un luogo di una tanto crudele competizione? Perché c’è tanta differenza tra quel che vi è stato detto a casa e quel che sentite a scuola? Perché gli adulti sembra che non vogliano capirvi e accettarvi, capire e accettare le vostre idee e i vostri desideri? Che cosa dovete pensare di tutta la disonestà, delle contraddizioni, delle ingiustizie che sono attorno a voi, e tutte vi vengono presentate come inevitabili nel contesto sociale? Perché la vita deve essere una lotta così difficile contro ostacoli artificiosi, specialmente per coloro di voi che già lavorano duramente negli anni giovanili? Che cosa potete fare per la pace nel vostro Paese e nel mondo di oggi, pervaso dall’odio e dalla violenza?

Voi avete poi delle domande circa la Chiesa. È essa abbastanza vicina a voi? È essa veramente in grado di indurvi a vivere secondo il Vangelo, a prendervi cura dei deboli e dei poveri, a scrollarvi di dosso ogni forma di egoismo, a trattare ogni essere umano come un fratello o una sorella?

Voi vi ponete queste domande perché vi interessano veramente. E credete che ciò in cui sperate si possa avverare. Ecco perché siete per tutti noi la speranza per il futuro, ecco perché vi amiamo tanto.

Talora non siete capiti. A volte vi trovate davanti un muro di incomprensione. Non scoraggiatevi. C’è una strada da percorrere. Abbiate coraggio. Il Signore è con voi lungo il vostro cammino.

3. E poiché voi volete essere con il Signore, voi siete venuti con tutte le vostre gioie e le vostre ansie, i vostri timori e le vostre speranze, da Gesù Cristo. San Pietro ha detto: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (Gv 6, 68). Sì, Gesù Cristo ha parole di vita eterna, per voi, per tutti i giovani di Corea, per i giovani di tutto il mondo.

Questa sera Gesù vi parla con le parole di san Paolo al suo giovane discepolo Timoteo: “Combatti la buona battaglia della fede; cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato” (1 Tm 6, 12). La maggior parte di voi ha già ricevuto Gesù nel Battesimo, e voi siete stati rafforzati per la “buona battaglia della fede” nel sacramento della Cresima. Ma che cos’è questa “fede”?

È fede in “Cristo Gesù che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato” (1 Tm 6, 13). Voi ricordate la scena dal Vangelo di san Giovanni. Pilato vuole capire le accuse rivolte contro Gesù. Vuole sapere chi Gesù sia. E Gesù dichiara con chiarezza: “Per questo sono nato e per questo sono venuto al mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce” (Gv 18, 37).

Ma che cos’è la verità alla quale egli rese testimonianza? È che Dio ci ama, che Dio stesso è amore; che chiunque vede Gesù vede il Padre (cf. Gv 14, 9). La verità è che Dio, il Padre di Gesù, è anche nostro Padre: “il beato e unico sovrano, il re dei regnanti e signore dei signori, il solo che possiede l’immortalità, che abita una luce inaccessibile; che nessuno fra gli uomini ha mai visto né può vedere” (1 Tm 6, 15-16). Questo Dio, che l’umanità e ciascuno di noi a suo modo ha cercato, si è fatto conoscere da noi e dal mondo attraverso Gesù. Gesù ha confermato la testimonianza della sua verità dando la sua vita per noi sulla croce e risorgendo dalla morte.

4. Accettando questa verità, e accettando la vostra partecipazione al sacrificio pasquale di Cristo, voi farete ciò che san Paolo esortava Timoteo a fare: “Raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato” (1 Tm 6, 12). Non è facile. Prima di tutto dovrete lottare contro lo scetticismo: quello tipico del vostro tempo; e quello di coloro che, come Ponzio Pilato, non sono interessati, oppure hanno rinunciato alla speranza di trovare il vero significato della loro vita. Come Pilato essi chiedono, senza speranza: “Che cos’è la verità?” e se ne vanno senza la risposta.

Poi voi dovete combattere contro la tentazione di annacquare il contenuto del Vangelo, la tentazione di travisare il messaggio di Gesù affievolendo gli imperativi morali, personali e collettivi, che egli indica ai suoi seguaci. Combattere contro questa tentazione è “combattere la buona battaglia della fede”.

5. Voi dovete domandarvi come in pratica dovete anche voi “dare buona testimonianza” a vostra volta, qui e ora, “al cospetto di Dio che dà vita a tutte le cose e di Gesù Cristo” (1 Tm 6, 13), e alla presenza dei nostri contemporanei. In altre parole, dove vanno “Dio e il prossimo”? Quale strada mi accingo a seguire?

Nella lettura tratta dalla prima lettera a Timoteo che abbiamo ascoltato, vengono descritti due programmi di vita, due possibili atteggiamenti da assumere nella vita. Uno di questi è sbagliato e si deve respingere: l’altro è la strada giusta per una “vita che sia vita vera” (1 Tm 6, 19).

Dapprima c’è l’atteggiamento del “ricco in questo mondo” che è “orgoglioso”, che ripone tutte le sue speranze nella ricchezza e in tutto ciò che ad essa attiene; privilegio, potere, influenza. Poi c’è l’atteggiamento di coloro che ripongono le loro speranze in Dio, che fanno del bene, che sono “ricchi di opere buone”. Non è tanto un problema di avere o non avere ricchezze: ciò che conta è l’atteggiamento del cuore e le buone opere che da esso sprigionano. Anche i giovani e coloro che sono materialmente poveri possono essere “ricchi” nel cuore e “orgogliosi” nello spirito se limitano gli orizzonti delle loro speranze e dei loro sogni all’egoistica sequela del potere e del benessere materiale.

È veramente grande, voi ben lo sapete, la tentazione di seguire questa strada. Voi lo sperimentate specialmente quando sentite, “realisticamente”, come voi dite, che in fin dei conti è inutile sforzarsi di essere buoni e altruisti in un mondo così pieno di ingiustizia, così freddo e insensibile, dove sembra che non ci sia posto per i mansueti e per i poveri di spirito dei quali Gesù parlò nelle beatitudini. Ma combattere contro questo scetticismo è “combattere la buona battaglia della fede”.

Nel vedere qui questa sera i vostri giovani volti franchi, so che voi volete vivere nel modo giusto. Sono convinto che sceglierete la strada che insegna Gesù e che non la perderete. E poiché vi battete per creare un mondo migliore, vi guarderete dalla tentazione dell’incoerenza nella vostra vita: la tentazione di combattere l’ingiustizia con l’ingiustizia, la violenza con la violenza o ogni altro male con il male. Le vostre armi sono di altra natura. Sono la verità, la giustizia, la pace e la fede, e sono invincibili. Il potere che voi avete in mano nella “buona battaglia della fede” e “la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio” (cf. Ef 6, 10-17). Soltanto la parola di Dio indica la strada della vittoria, che passa attraverso la riconciliazione e l’amore.

6. È importante per voi rendervi conto che non siete soli. Tutta la Chiesa è accanto a voi nella scelta di seguire questa strada del nostro Signore e Redentore Gesù Cristo. Voi siete la generazione più giovane della Chiesa in Corea che ora ringrazia la beata Trinità per i duecento anni della sua missione nella vostra terra.

È il vostro turno, adesso, di abbracciare questa eredità nella sua pienezza e di trasmetterla alle generazioni future. Per questo motivo è importante per voi sentirvi di casa nella Chiesa, prendere il vostro posto nella Chiesa, specialmente diventando sempre più coinvolti nella vita delle vostre comunità parrocchiali e nelle opere di apostolato: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5, 16).

Il mondo sappia che avete scelto la strada della verità, della bontà e della comprensione, dell’onestà e dell’amore, del perdono e della riconciliazione dove occorre, e dell’apertura verso gli altri. Sì, il cammino della generosità, della disciplina personale e della preghiera. E quando qualcuno vi domanderà perché vivete in questo modo risponderete: a causa della mia fede in Gesù Cristo.

7. Avrete bisogno di forza, ma Dio vi darà la sua grazia. La grazia è invero la forza divina che illumina il cammino della vostra vita verso “la vita che è vera vita” (1 Tm 6, 19). Cari giovani, è in unione con Cristo, attraverso la preghiera con Cristo vostro fratello e vostro salvatore, Cristo il Figlio dell’eterno Padre, che voi capirete il pieno significato della vita e riceverete la grazia di viverla in pienezza, di essere vivi in Cristo! “La grazia sia con voi!” (1 Tm 6, 21). E in questo bel mese di maggio, il mese della gioventù e il mese della beata madre Maria, possa ella, che è “piena di grazia”, amarvi e custodirvi in suo Figlio nostro Signore Gesù Cristo per sempre!

 

© Copyright 1984 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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