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VISITA  PASTORALE A VITERBO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLE AUTORITÀ E AI CITTADINI

Piazza del Plebiscito - Viterbo
Domenica, 27 maggio 1984

 

Onorevole signor ministro!
Signor sindaco!

1. Ringrazio vivamente per le fervide espressioni che mi sono state rivolte a nome anche del governo italiano e del presidente della Repubblica come pure di tutti i cittadini di Viterbo, illustre capoluogo della Tuscia, e di quelli di Tuscania, Montefiascone, Acquapendente e Bagnoregio, strettamente uniti tra loro da profondi vincoli ecclesiali, oltre che da legami storici e geografici. Ringrazio parimenti le autorità civili e militari, dei comuni, della provincia e della regione del Lazio, per la calorosa accoglienza riservatami in questa mia visita che avviene nel quadro di importanti anniversari: di santa Rosa, celeste patrona di questa città; di santa Giacinta Marescotti, che tanta parte ebbe nella storia della società viterbese del secolo XVIII; e del ritorno del venerato corpo di san Crispino, che ho avuto la gioia di elevare alla gloria degli altari nel 1982.

A tutti e a ciascuno di voi rivolgo il mio affettuoso saluto, unitamente ai più calorosi voti di pace, di letizia e di prosperità spirituale e materiale.

2. Nel giungere in questa terra che fu il cuore dell’antica Etruria, sale al mio pensiero una lunga sequenza di vicende storiche, le quali, affondando le radici nel vetusto ceppo etrusco, si sono arricchite attraverso i secoli col susseguirsi di generazioni e di popoli nuovi, quali i romani, i longobardi e i franchi, e hanno impresso nell’animo di questo popolo un’indole propria, fatta di apertura mentale e culturale e di un grande senso del rispetto dell’uomo e dei suoi valori.

La nota forse più caratteristica di questa terra è la sua viva adesione alla fede cristiana, alimentata e consolidata da pastori, prelati e religiosi insigni per dottrina e santità.

È superfluo ricordare i nomi dei cardinali Brancaccio, del teologo e filosofo Egidio da Viterbo, di santa Lucia Filippini e della beata Rosa Venerini, fondatrici delle Maestre pie, perché, insieme con i santi già menzionati, sono a voi ben noti e formano il vostro vanto.

Terra cristiana, questa, che è stata anche onorata dalla presenza di alcuni miei predecessori, i quali furono qui eletti alla cattedra di Pietro o qui sostarono per un determinato periodo di tempo o qui riposarono nella pace del Signore. Tra questi miei venerati predecessori, mi piace ricordare Gregorio X che fu qui eletto papa, e che venne poi elevato agli onori dei beati; e Clemente IV, il quale - come ha ricordato il signor ministro Giulio Andreotti - canonizzò in questa città santa Edvige, duchessa di Polonia.

3. Il ricordo di questa ricca trama di storia e di fede si fonde con la realtà presente del Viterbese, il quale è ben inserito nel concerto degli sforzi che la cara nazione italiana sta compiendo per una sempre maggiore elevazione morale, culturale, civile e sociale dei suoi abitanti. Tale impegno costruttivo ha portato - dopo i gravi danni provocati dal bombardamento aereo dell’ultimo conflitto mondiale e, nel 1971, dal terremoto di Tuscania - a una rinascita e ha fatto registrare una ripresa nei vari settori della vita pubblica e dell’economia.

Ma accanto a questi confortanti traguardi raggiunti, non mancano, purtroppo, talune situazioni che attendono ancora una conveniente soluzione. Penso a quanti sono ancora privi di un lavoro sicuro e ben rimunerato o di una casa dignitosa; penso ai lavoratori dei campi che abitano in casolari isolati e ancora non hanno in misura sufficiente il conforto di un’adeguata assistenza sociale, culturale e religiosa; penso a coloro che sono afflitti dal triste fenomeno della droga e a quanti sono portatori di handicap.

Il dramma di questi nostri fratelli forma il mio dramma interiore: desidero assicurarli che sono vicini al mio cuore e che prego perché i loro problemi e le loro dolorose situazioni trovino presto adeguata soluzione.

Nell’attesa di poter deporre ai piedi dell’antica statua della Vergine santissima della Quercia le intenzioni, le necessità e le ansie di tutti i viterbesi, invoco su ciascuno di voi una grande benedizione con l’auspicio che essa discenda su questa città e su tutto l’Alto Lazio fecondatrice di abbondanti favori celesti.

 

© Copyright 1984 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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