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VISITA PASTORALE A VITERBO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL CLERO SECOLARE E RELIGIOSO

Santuario della Quercia - Domenica, 27 maggio 1984

 

Carissimi sacerdoti, religiosi, seminaristi.

1. Uno degli incontri che ho atteso con maggior desiderio nell’odierno pellegrinaggio pastorale, è questo che ho con voi, qui nello splendido santuario della Madonna della Quercia, che da secoli è il centro e il cuore della devozione mariana di Viterbo.

Il mio primo sentimento è, in questo momento, una profonda gioia nel trovarmi insieme con coloro che - siano essi presbiteri diocesani o appartenenti a ordini e congregazioni religiose - mediante l’imposizione delle mani del vescovo partecipano per sempre alle funzioni e ai poteri salvifici del Cristo, sommo ed eterno sacerdote; né intendo dimenticare le persone consacrate, che svolgono un prezioso apostolato ecclesiale in molti e importanti settori, quali la catechesi, l’educazione, l’assistenza agli infermi; e ricordo anche i seminaristi, che celebrano quest’anno il 50° anniversario del seminario regionale, contiguo a questo tempio, sacro alla Madre di Dio. Un particolare pensiero di compiacimento e di stima rivolgo al vostro zelante pastore, monsignor Luigi Boccadoro, il quale ieri, 26 maggio, ha celebrato il 50° anniversario della sua ordinazione sacerdotale. A lui porgo i miei cordiali auguri.

Questo incontro ci dà la possibilità di rimeditare insieme - sotto lo sguardo materno della Vergine santissima - sul significato della nostra vita, della nostra “identità” sacerdotale, cioè sul senso autentico e profondo, che deve animare e orientare tutte le nostre giornate, tutte le nostre azioni, dal momento che ci siamo donati a Dio e da lui, mediante la Chiesa, abbiamo ricevuto il dono mirabile del sacerdozio ministeriale, per essere cooperatori dell’ordine episcopale, nella realizzazione della missione apostolica affidata da Cristo alla sua sposa, la Chiesa.

Con felice sintesi il Concilio Vaticano II ha affermato che “il fine a cui tendono i presbiteri con il loro ministero e con la loro vita è la gloria di Dio Padre in Cristo” (Presbyterorum Ordinis, 2). Tale gloria consiste nel fatto che gli uomini accolgono con consapevolezza, con libertà e con gratitudine l’opera perfetta di Dio realizzata in Cristo e la manifestano in tutta la loro vita. Pertanto, quando i presbiteri vivono intensamente la loro realtà sacerdotale o dedicandosi alla preghiera, o all’adorazione, o alla predicazione della parola di Dio, o all’offerta del sacrificio eucaristico, o al ministero della riconciliazione, o agli altri sacramenti, essi danno un personale, prezioso, meritorio contributo all’aumento della gloria di Dio e all’arricchimento degli uomini nella vita divina.

2. Appena da qualche mese ho chiuso - con commozione e con trepidazione - la Porta Santa della basilica di San Pietro a conclusione dell’Anno giubilare della Redenzione, dell’anno della misericordia del Signore.

E in quest’Anno Santo straordinario, che è stato vissuto con grande fervore in tutte le Chiese particolari, io mi sono rivolto in modo speciale ai presbiteri, non solo perché approfondissero la coscienza del mistero della redenzione, sorgente viva del sacerdozio sacramentale, ma perché fossero lieti e degni ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio (cf. 1 Cor 4, 1). Quante grazie, quanta misericordia, quanto perdono Dio ha elargito in quest’Anno Santo mediante l’opera generosa e indefessa dei sacerdoti di tutto il mondo, e anche mediante il ministero di voi qui presenti, sacerdoti e religiosi di Viterbo! Il ringraziamento che ho rivolto in tante circostanze ai presbiteri di tutta la Chiesa, lo rivolgo oggi pure a voi, che conservate certamente nel segreto del vostro cuore il ricordo del ritorno di tanti fratelli alla casa del Padre!

Alla luce dell’esperienza dell’Anno Santo straordinario desidero dirvi in questo incontro: carissimi confratelli nel sacerdozio, siate sempre in ogni circostanza degni sacerdoti di Cristo!

In modo del tutto speciale voi siete e dovete essere ministri della parola di Dio (cf. 2 Cor 11, 7). È il primo vostro dovere quello dell’annuncio del messaggio di Cristo (cf. Gal 2, 5).

Questo impegno prioritario comporta un continuo studio - unito a un’approfondita meditazione - della Sacra Scrittura, dei padri, della tradizione, del magistero della Chiesa. Questo annuncio potrà e dovrà esprimersi e concretizzarsi - secondo le circostanze e le persone - in varie forme: potrà essere catechesi; o esame dei problemi del nostro tempo alla luce della rivelazione divina; o ulteriore approfondimento secondo le diversificate esigenze, ma tenendo sempre presente che il sacerdote non può né deve predicare se stesso, una sua personale concezione della realtà, una propria ideologia, ma deve annunciare, con la parola e con la vita, Cristo e Cristo crocifisso (cf. 1 Cor 1, 23; 2, 2), comunicando il Vangelo che è “potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” (Rm 1, 16).

3. Voi siete inoltre ministri dei sacramenti, e in particolare dell’Eucaristia e della Riconciliazione. Vorrei esortarvi ad aprire sempre più largamente gli occhi per scoprire più profondamente che cosa vuol dire celebrare l’Eucaristia, il sacrificio di Cristo stesso, affidato alle nostre labbra e alle nostre mani di sacerdoti nella comunità della Chiesa; per capire meglio che cosa significa rimettere i peccati e riconciliare le coscienze umane col Dio infinitamente santo, col Dio della verità e dell’amore; che cosa vuol dire operare “in persona Christi”, nel nome di Cristo.

Voi siete i servitori di una causa straordinaria, sublime, soprannaturale! E questo comporta ed esige una chiara coscienza della grandezza e della missione che Cristo vi ha affidato per le mani della Chiesa; comporta ed esige una vita interiore e una testimonianza anche esteriore in perfetta sintonia e coerenza con tale altissima finalità. Tutto ciò può essere umanamente duro e difficile. Ma Cristo, che vi ha chiamati alla sua sequela, per farvi strumenti qualificati della sua redenzione, vi darà lui la grazia e la forza per compiere degnamente la vostra missione. Sarà necessario pregare, pregare senza mai stancarsi (cf. Lc 18, 1); chiedere la forza corroborante dall’alto nel colloquio continuo dell’orazione e della meditazione; essere sempre uniti a Cristo, vita della nostra vita (cf. Gal 2, 20)!

Non cedete allo scoraggiamento dinanzi alle oggettive difficoltà dell’apostolato odierno; ma, specialmente, non cedete alla tentazione, più diffusa nella mentalità efficientistica contemporanea, della “inutilità” del vostro ministero. Nell’omelia per la celebrazione del giubileo dei sacerdoti (n. 5) ho detto: “Chiediamo a Cristo una sola cosa: che ciascuno di noi sappia servire meglio, più limpidamente e più efficacemente, la sua presenza di Pastore in mezzo agli uomini del mondo odierno! Questa è, insieme, cosa tanto importante per noi, affinché non ci prenda la tentazione dell’inutilità, cioè la tentazione di sentirci superflui. Perché ciò non è vero. Noi siamo necessari più che mai, perché Cristo è necessario più che mai! Il Buon Pastore è più che mai necessario!” (Ioannis Pauli PP. II, Homilia occasione oblata iubilaei sacerdotalis in Petriana basilica habita, 5, die 23 febr. 1984: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VII/1 [1984] 475).

4. Prima di compiere il rito di incoronare la venerata effigie della “Madonna della Quercia”, dinanzi alla quale tante volte siete venuti a pregare e a meditare, desidero rendermi interprete dei vostri sentimenti elevando una preghiera alla Vergine Maria, perché ci protegga e ci sostenga.

O Madonna della Quercia,

da secoli il popolo fedele di Viterbo ti venera con tenera devozione e con fervida fiducia in questo santuario, che l’arte ha reso bello, luminoso e accogliente.

Tanti secoli fa un uomo, inseguito dai suoi nemici, stanco e angosciato si gettò ai piedi della tua immagine posta su una quercia, abbracciandone il tronco e affidando a te, unica e ultima sua speranza, la sua vita ormai in imminente pericolo.

Tu lo salvasti!

Oggi anch’io, successore di Pietro, vengo pellegrino e supplice a venerarti, a implorarti, a chiedere il tuo aiuto per la Chiesa e per l’umanità intera.

Salva anche noi, o Vergine santissima!

Proteggi la Chiesa in cammino su questa terra tra pericoli e insidie. Fa’ che essa sia sempre segno e strumento della redenzione operata dal tuo Figlio!

Proteggi questa città e i suoi abitanti da tutti i mali, ma in particolare dal male del peccato, che separa dal tuo Figlio divino, il quale si è incarnato, è morto ed è risorto per la nostra salvezza!

Proteggi i sacerdoti, questi sacerdoti.

Fa’ che giorno per giorno ravvivino, nella fede e nella preghiera, il dono di Dio, che hanno ricevuto per l’imposizione delle mani del vescovo (cf. 2 Tm 1, 6); che siano sempre lieti e infaticabili testimoni e ministri della redenzione!

Proteggi i religiosi, questi religiosi!

Fa’ che, mediante la gioiosa realizzazione dei consigli evangelici della castità, povertà e obbedienza, diano qui in terra una credibile testimonianza dei cieli nuovi e della terra nuova, che attendiamo nella fede e nella speranza cristiane (cf. Is 65, 17; 2 Pt 3, 13).

Proteggi i seminaristi, questi seminaristi, che si preparano al sacerdozio!

Fa’ che si aprano sempre docilmente alla parola del tuo Figlio, il quale li ha chiamati alla sua sequela.

Suscita nei giovani di oggi, che sono alla ricerca di ideali e di valori autentici, la disponibilità a servire Dio con tutto lo slancio della loro età!

O Madonna della Quercia, fa’ che i popoli e le nazioni vivano nella concordia, nella giustizia, nella pace!

Amen!

 

© Copyright 1984 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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