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VISITA PASTORALE A VITERBO
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI
GIOVANI DELLA COMUNITÀ TERAPEUTICA PER
TOSSICODIPENDENTI
Comunità terapeutica di San
Crispino Domenica, 27 maggio 1984
Egregi signori, cari giovani.
1. Sono lieto di rivolgere il mio affettuoso saluto a tutti voi qui presenti, in
questa sala del Conclave, che ha segnato il passaggio da una fase storica di
ansia e di preoccupazione a un periodo nuovo di rinascita e di speranza.
Piace pensare che non senza motivo sia stata scelta tale sede come luogo
d’incontro con gli ospiti della Comunità terapeutica “San Crispino” e con le
loro famiglie. Essa ci porta spontaneamente a richiamare la grande verità del
principio che le crisi umane e sociali più difficili possono essere superate
alla luce del Vangelo, e che quindi oggi si può uscire dal dramma della droga
per ritrovare la via della fiducia nella vita.
Se la vittoria su questo terribile male della società moderna è ottenuta in
pochi casi, come comprova la vostra presenza, esistono le più fondate ragioni di
credere che essa può e deve essere possibile sempre. La vostra personale
esperienza ha significato e valore per tutti.
2. Senza dubbio il quadro che si presenta alla nostra osservazione è carico di
gravi ombre.
Tra le minacce tese oggi contro la gioventù e l’intera società, la droga si
colloca ai primi posti come pericolo tanto più insidioso quanto più invisibile,
non ancora adeguatamente valutato secondo l’ampiezza della sua gravità.
Ciò che più impressiona è constatare che, nonostante la visione dei tristi
spettacoli, che la droga mette sotto gli occhi di tutti nei fatti di cronaca
quotidiana, il contagio si diffonde a macchia d’olio, allargando
progressivamente i propri tentacoli dalle metropoli ai centri minori, dalle
nazioni più ricche e industrializzate al Terzo mondo. Il numero crescente dei
tossicodipendenti è unanimemente segnalato da indagini sociologiche, dagli
allarmi della magistratura, dalla quantità sempre più grande di materiale
sequestrato dalle forze di polizia. Sono fiumi di traffico clandestino che
s’intrecciano e percorrono piste internazionali per giungere, attraverso mille
canali, ai laboratori di raffinazione e di qui allo spaccio capillare. È
l’organizzazione della morte a livello intercontinentale.
Di fronte a una minaccia così grave e così diffusa, non avvertita subito nella
sua pericolosità e nelle sue conseguenze, s’è verificato negli ultimi tempi un
notevole risveglio da parte del volontariato e degli organismi responsabili, e
qualcosa si fa sul piano dell’individuazione e del contenimento del traffico
criminoso, con controlli più attenti e il sussidio di nuove sofisticate
tecnologie.
3. Di fronte allo scoppio di questa devastante epidemia, la Chiesa, fedele al
mandato del suo divino fondatore di correre là dove c’è un essere umano
sofferente, assetato, affamato, in carcere, s’è mossa ai primi allarmi,
consapevole che la droga è insieme sofferenza, fame, sete, carcere.
Questa Comunità terapeutica viterbese di San Crispino, nata tre anni fa
per impulso pastorale del suo vescovo, è un’espressione dell’impegno della
Chiesa in questo settore, come lo sono varie altre istituzioni analoghe sorte
per lo più a cura di organizzazioni religiose. Così il volontariato cristiano,
insostituibile soprattutto sul terreno dell’assistenza, col suo amore creativo
s’è posto all’avanguardia nella soluzione della tossicodipendenza.
Noi ci rendiamo conto della difficoltà e complessità dei problemi che si hanno
di fronte, e sappiamo che l’attività del volontariato è ancora molto lontana dal
rispondere alla realtà dei bisogni, anche perché il soccorso terapeutico non si
muove con la stessa velocità della diffusione della droga, e la comunità
terapeutica non può essere tutto, ma solo uno dei momenti del cammino delle
misure necessarie alla scomparsa del male.
Tuttavia la comunità terapeutica rappresenta una risposta concreta e positiva al
problema e autorizza l’auspicio di una soluzione globale.
Sulla base dell’esperienza che i pazienti possono essere ricondotti nuovamente
alla normalità della vita, la positività della risposta consiste nella
constatazione di fatto che la droga non è un male irreversibile. Ne sono una
prova le domande crescenti di ospitalità alle comunità terapeutiche. I risultati
già ottenuti costituiscono il fondamento sperimentale della speranza di una
vittoria totale, che tagli alle radici le cause molteplici del male.
Questa prima fondamentale risposta positiva è suffragata da un’altra
considerazione di non minore importanza: la droga non si vince con la droga. Le
droghe sostitutive non sono una terapia sufficiente, ma piuttosto un modo velato
di arrendersi al fenomeno. La via per ottenere il ritorno dal mondo allucinante
degli stupefacenti è il ricorso all’impegno personale dell’interessato, alla sua
volontà di rinascita, alla sua capacità di ripresa.
4. È opinione corrente degli osservatori degni di fede che la forza di presa
della droga sull’animo giovanile sta nella disaffezione alla vita, nella caduta
degli ideali, nella paura del futuro. Senza la prospettiva di grandi valori, la
persona umana, specie se ancora nella sua primavera, quando non ha ragione di
vivere e di pensare con suggestione all’avvenire, cerca di fuggire dal presente
per rifugiarsi nei surrogati o nel nulla.
La comunità terapeutica, con il suo metodo di riproporre i grandi valori,
somministra energie capaci di aiutare a vivere la propria esistenza, di
adoperarsi con gioia a costruire o ricostruire l’uomo, permettendogli di
affrontare la vita e le incognite del futuro.
La terapia - basata sull’uomo, che è, dopo Dio, il più grande dei valori, e
sulla fiducia nel paziente considerato innanzitutto come uomo - ha anche forza
di profilassi e costituisce la via maestra della prevenzione. È una promessa per
il futuro, un motivo di speranza di risolvere in maniera globale il problema
della droga.
5. Per la soluzione globale, però, è necessario il concorso di altri fattori, la
collaborazione di tutta la società: genitori, scuola, ambiente sociale,
strumenti della comunicazione, organismi nazionali e internazionali.
Occorre l’impegno di formare una società nuova, a misura d’uomo; l’educazione a
essere uomini.
L’esempio di tanti giovani che, desiderosi di sottrarsi alla spirale della
droga, si adoperano con forza a ricostruire la loro vita, è uno stimolo per
tutti, genitori, educatori, autorità, a guardare in avanti con fiducia. Un
fiducia avvalorata dalla certezza che in questa nobile impresa si può contare
sull’aiuto di Maria, madre del Figlio di Dio per noi divenuto uomo, e madre di
ogni uomo.
Cari giovani, egregi signori, nell’esortarvi a proseguire il cammino con sempre
grande speranza, v’imparto di cuore la mia benedizione.
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Copyright 1984 - Libreria Editrice Vaticana
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