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VISITA PASTORALE IN LOMBARDIA E IN PIEMONTE

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI ABITANTI DELLA VALSESIA

 Varallo (Vercelli) - Sabato, 3 novembre  1984

 

Cari fratelli e sorelle.

1. Vi ringrazio sinceramente per il calore e l’entusiasmo con cui mi avete accolto in questa vostra città, al centro di questa valle suggestiva che giunge a lambire i non lontani ghiacciai del monte Rosa, le cui celebri vette furono tanto care al mio predecessore Pio XI.

Un grazie particolare all’onorevole Oscar Luigi Scalfaro, ministro dell’Interno, al signor presidente della regione e all’onorevole signor sindaco per le elevate parole che mi hanno rivolto, rendendosi interpreti dei sentimenti di tutti e facendosi eco delle vostre preoccupazioni e delle vostre speranze.

Mi piace ricordare, in questo momento, l’incontro che ho avuto con un folto gruppo di voi nel maggio dello scorso anno, quando, dopo la recita del Rosario del primo sabato del mese, mi fu dato di benedire la corona, destinata all’effigie della Vergine santissima, che qui venerate dal 1633 con il titolo di Madonna incoronata; dinanzi ad essa mi raccoglierò in preghiera, fra qualche momento, nella chiesa parrocchiale.

A distanza di un anno e mezzo sono ancora con voi; questa volta con tutti voi, popolo di questa città e di questa valle che tenacemente, lungo i secoli, ha costruito la sua storia, segnata spesso dalla fatica e dall’amarezza di un lavoro incerto, duro, ingrato, per decenni ignorato e sconosciuto. Essa però dice con chiarezza la grande dignità con la quale avete saputo sempre affrontare le molteplici difficoltà, rivela la forza della vostra fede, i valori autentici e profondi che siete riusciti a salvaguardare come prezioso retaggio per la vostra vita. Tra questi valori, voglio sottolineare, qui, ai piedi del vostro Sacro Monte, che spesso fu meta di san Carlo Borromeo, del quale sto ripercorrendo l’itinerario della sua vita terrena, il vostro amore e la vostra devozione alla Madonna; voglio sottolineare, in questo inizio del mese di novembre, il culto per i morti che vi lega al passato e alle sue più nobili tradizioni.

2. Una testimonianza significativa della fede forte che è stata vanto per secoli della vostra storia si ritrova, senza dubbio, nello spirito creativo che ha guidato i pensieri e la mano di tanti vostri antenati quando vi hanno lasciato in eredità le sette belle chiese della vostra città e le molte sparse nella valle, autentiche opere d’arte, richiamo a uno stile di vita che non può essere dimenticato.

E fra tutte, questa monumentale Chiesa parrocchiale, cuore della parrocchia, luogo privilegiato per “offrire un luminoso esempio di apostolato "comunitario", fondendo insieme tutte le differenze umane che vi si trovano e inserendole nell’universalità della Chiesa” (Apostolicam actuositatem, 10).

Mentre sono in mezzo a voi, successore di san Pietro, come non ricordare da questa splendida balconata, dinanzi a questa Collegiata, visivamente fondata sulla roccia, le parole dette da Gesù a Simone, figlio di Giona: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (Mt 16, 18)? Come non cogliere in queste parole l’invito per tutti voi a “vivere insieme la fede”, come avete scritto ai piedi della croce che sta alle mie spalle, una fede maggiormente radicata nella vita, una fede celebrata come comunità, al di là di ogni atteggiamento o tentazione di individualismo?

3. Cari varallesi e valsesiani!

Vi esorto con tutto il cuore ad essere nel vostro ambiente testimoni coerenti, nel ricordo di tanti che, in questa stessa terra, hanno saputo dare testimonianza concreta della loro fede, cresciuti alla scuola di sacerdoti santi, in quell’ambiente provvidenziale che fu, per la vostra città e la vostra valle, il vecchio Circolo di Sottoriva, e che oggi, divenuto Centro giovanile, vuole essere, come allora, efficace richiamo soprattutto per i giovani. Con l’entusiasmo proprio della vostra età, sentite, giovani, il bisogno e l’urgenza di essere cristiani veri, artefici di pace e di giustizia, testimoni di una speranza che non delude (cf. Mt 5, 6. 9); non lasciatevi scoraggiare, non fatevi ingannare; non costruite su altro fondamento che non sia Gesù Cristo! Impegnatevi per una sempre maggiore crescita culturale, che esprima per il vostro mondo d’oggi, e per i vostri posteri, ricchezze spirituali, di intelletto e d’arte, come quelle che gli antenati vi affidarono come preziosa eredità.

Ma non posso lasciarvi, cari fratelli e sorelle, senza rivolgere a tutti un particolare, pressante invito: insieme, comunità ecclesiale, istituzioni civili, forze sociali, impegnatevi in modo solidale e costante per trovare soluzioni idonee a ridare lavoro a quanti, privi di occupazione, guardano con incertezza al domani e si sentono offesi nella loro dignità di persone umane.

Faccio appello soprattutto a quanti sono costituiti in autorità, perché nulla si lasci di intentato per dare soluzione ai gravi problemi che travagliano i lavoratori delle città e del circondario e le famiglie che vivono nei paesi dell’alta valle. Auspico che con leggi e interventi adeguati si ottenga che gli abitanti di questa splendida terra abbiano la dignità di vita a cui legittimamente aspirano.

Cari fratelli e sorelle,

sarebbe mio desiderio, al termine di questo incontro, stringere la mano e parlare con ciascuno di voi, specialmente con gli ammalati, gli anziani, con quanti soffrono nel corpo e nello spirito; non è purtroppo possibile. Ma sappiate che il Papa vi è grato per questo incontro, vi vuole molto bene e non vi dimenticherà. Vi assicuro che ciascuno di voi ha un posto nel mio cuore.

Con la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1984 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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