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VISITA PASTORALE IN LOMBARDIA E IN PIEMONTE

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLE AUTORITÀ E ALLA CITTADINANZA DI ARONA

Arona - Domenica, 4 novembre 1984

 

Signor sindaco!

1. Le sono profondamente grato per le cortesi espressioni che ella, facendosi fedele e qualificato interprete dei comuni sentimenti dei presenti, ha voluto così eloquentemente rivolgermi. Ringrazio egualmente tutte le altre autorità presenti, con un particolare pensiero al signor ministro degli Interni. Esprimo un cordiale e riconoscente saluto a tutti e a ciascuno di voi per la calorosa accoglienza, ben degna delle nobili tradizioni di questa terra.

Sono lieto di trovarmi qui ad Arona, in occasione del mio pellegrinaggio ai luoghi legati alla memoria di san Carlo Borromeo, nel quarto centenario della sua morte. Non poteva mancare questa mia visita alla vostra bella città posta a specchio sul lago Maggiore, perché è essa che ha dato i natali a san Carlo, la cui grandiosa statura umana e spirituale si esprime in qualche modo nella colossale statua che proprio voi aronesi avete voluto erigere a ricordo e a onore del vostro illustre concittadino.

2. La visita a questa città, dove san Carlo trascorse anche la sua infanzia e frequentò le prime scuole, aiuta a comprendere il suo animo, nel quale restarono indelebilmente impressi i segni dell’austerità della Rocca dei Borromeo, e della mitezza del sereno paesaggio che circonda il lago. Effettivamente, il fascino che san Carlo non ha mai cessato di esercitare attraverso questi quattro secoli gli deriva soprattutto dalle sue straordinarie qualità di uomo austero e mite. A tutti è noto, infatti, come egli fosse fermo nelle sue decisioni, preciso nelle sue vedute e costante nell’esecuzione dei suoi programmi, ma anche dolce nel suo tratto e rispettoso degli altri. Con la pratica della mortificazione, dell’astinenza e dell’abnegazione riuscì a mitigare il suo carattere piuttosto duro, e a sviluppare in sé quell’ingegno poderoso che lo avrebbe accreditato davanti alla storia come infaticabile uomo d’azione, vescovo illuminato, zelante riformatore dei costumi, mite pastore d’anime, rigido penitente ed eroe della santità. Sono, queste, magnifiche virtù umane e cristiane che egli sviluppò in questo luogo ricco di tradizioni religiose, umane e sociali.

3. Dalla Rocca dei Borromeo, da cui erano usciti prima di lui eccellenti uomini di Chiesa e di governo della cosa pubblica, egli trasse ispirazione nel mettere a servizio dei fedeli le sue doti di uomo di fede e di cultura, e nel dare espressione a quell’impulso di altruismo che gli faceva sentire ripugnanza per tutto ciò che potesse avere aspetto di egoismo e di interesse personale. Di qui trassero origine quelle virtù sociali che tanto rifulsero nel suo ministero episcopale, soprattutto durante la triste carestia del 1570, quando egli trasformò l’arcivescovado in luogo di ristoro per gli affamati; e, in particolar modo, durante la terribile peste del 1576, allorché, con intrepida carità pastorale, si fece infaticabile organizzatore dei soccorsi e promotore di una mirabile strategia spirituale, sociale e assistenziale per venire incontro alle desolate vittime di quel terribile flagello.

4. Questa mia visita vuole essere anche un invito a raccogliere e a far vostro questo messaggio di fede in Dio e di amore ai fratelli. Voi che avete la sorte di appartenere alla terra che diede alla Chiesa un così illustre testimone del Vangelo, siate fieri di imitarne le virtù e impegnatevi a progredire senza esitazioni e senza compromessi sulla via da lui così luminosamente tracciata. Da parte mia vi assicuro della mia preghiera al Signore, perché, per intercessione di san Carlo, vi assista e vi conceda benessere spirituale e materiale; vi dia pace; esaudisca le aspirazioni più profonde e legittime del vostro cuore. A questo fine scenda, propiziatrice di celesti grazie, la mia speciale benedizione, che ora vi imparto con particolare pensiero per i piccoli, i malati e gli anziani.

 

© Copyright 1984 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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