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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI
RELIGIOSI PASSIONISTI
Sala Clementina - Lunedì, 1° ottobre 1984
Fratelli carissimi!
1. Desidero esprimervi la mia viva gioia di potermi incontrare oggi con voi,
giunti da ogni parte del mondo in occasione della recentissima beatificazione
del vostro confratello, Isidoro De Loor. Tutti abbiamo esultato, ringraziando il
Signore, che si è compiaciuto di mostrarci un nuovo modello di santità in colui
che, per la vostra congregazione, è il primo fratello coadiutore a ricevere gli
onori degli altari.
Il nostro incontro assume anche un particolare significato in considerazione del
fatto - molto importante - che proprio quest’anno è avvenuta l’approvazione
formale delle vostre nuove costituzioni, che intendono indicare la maniera di
attuare la Regola di san Paolo della Croce nella presente situazione storica e
secondo le direttive del recente Concilio e del nuovo Codice di diritto
canonico.
Il mio affettuoso saluto vuole raggiungere anche tutti i membri della vostra
benemerita ed illustre congregazione, con particolare riguardo a coloro che, nel
corpo e nello spirito, stanno maggiormente provando il peso della croce. A loro
in special modo voglio dire tutto il mio incoraggiamento e la mia gratitudine e
quella della Chiesa stessa per il contributo, misterioso ma reale, che essi
danno allo sviluppo ed alla diffusione del regno di Dio ed alla salvezza del
mondo.
2. Abbiamo ieri celebrato la figura del beato Isidoro, ma sento il bisogno di
farlo ancora qui, sia pure con brevi parole. L’esempio che ci viene dal nuovo
beato ha un carattere di tale universalità, da rivelarsi altamente utile non
soltanto per i fratelli coadiutori della vostra o di altre famiglie religiose,
ma anche per tutti i membri del popolo di Dio, di cui raccoglie in certo modo i
valori essenziali: gli affetti familiari, l’amicizia, la vita sociale e
comunitaria, il lavoro, lo svago, il rispetto per la natura, il culto del
Signore. In tutte queste dimensioni fondamentali della vita non solo cristiana
ma anche umana, il beato Isidoro ha saputo portare la luce e la sapienza
della croce, con le quali, senza atteggiamenti esibizionistici, ma con
grande semplicità, equilibrio e naturalezza, da vero cristiano e religioso,
tutto ha saputo trasfigurare, tutto ha saputo innalzare, a tutto ha saputo dare
un valore redentivo in Cristo e con Cristo.
E che cos’altro, sostanzialmente, dovrebbe e deve compiere ciascuno di noi -
qualunque sia la sua vocazione o condizione di vita - se non questo?
L’universale esemplarità cristiana del beato Isidoro si riduce, in fondo, a
questo accorgimento basilare, che riassume in certo modo tutto il messaggio
della sapienza cristiana: fare della croce il “sale della terra”, cioè che
veramente “da sapore” a questa vita e ne orienta le vicende verso la meta
definitiva del cielo.
3. Il mondo ha bisogno della vera sapienza. Spesso esso la cerca dove non c’è e
non la sa riconoscere dove invece essa si trova veramente. E questo perché? Una
causa può essere quella che sottintende san Paolo nella I Lettera ai Corinzi (1
Cor 1, 1-2): perché la vera sapienza, che è quella della croce, si presenta
a volte sotto l’aspetto della “stoltezza” o della “pazzia”. Sennonché - come poi
spiega l’apostolo - “la parola della croce è stoltezza per quelli che vanno in
perdizione” (1 Cor 1, 18) per coloro cioè che, accecati dall’orgoglio, si
credono sapienti, mentre in realtà, agli occhi di Dio, non sono che stolti. La
vera sapienza, allora - quella della croce - appare solo agli occhi umili e a
quelli che cercano la verità rifiutandone le vane apparenze. Qui sta
l’insegnamento coraggioso e lineare del beato Isidoro. La sua “sapienza” non era
frutto di studi approfonditi o di ambìti titoli accademici, ma non per questo
essa è stata meno risolutiva: era infatti dono dello Spirito Santo, a cui egli
seppe prepararsi con un severo impegno ascetico in una perfetta osservanza delle
regole e delle discipline della sua congregazione.
Il beato Isidoro è un fratello che ha saputo comprendere a fondo il valore e la
fecondità della croce, attuando così in modo eccelso l’ideale della vostra
congregazione. Egli seppe vedere nella croce la sorgente di ogni consolazione,
l’ispirazione alle imprese più nobili della giustizia, della carità e della
misericordia; seppe vivere il mistero della croce come la via maestra della
salvezza e della santità.
4. Carissimi fratelli! Vedo oggi, insieme con voi, idealmente presenti, tutti
gli oltre tremila Passionisti, sparsi nel mondo per predicare e vivere il
messaggio dell’infinito amore di Dio, manifestatosi in modo particolare nella
passione del suo Figlio unigenito. A voi e ad essi va la sincera gratitudine mia
e della Chiesa, per il bene che la vostra congregazione ha compiuto in questi
due secoli e mezzo di vita; per i doni di grazia e di santità, testimoniati da
tanti suoi membri, e in modo speciale da san Paolo della Croce, vostro padre e
vostra guida; da san Vincenzo Maria Strambi, vescovo, esempio luminoso per i
pastori del popolo di Dio; dal beato Domenico della Madre di Dio, indefesso
precursore e apostolo dell’ecumenismo nel secolo scorso; e oggi aggiungiamo, con
gioia, dal beato Isidoro De Loor.
Nella visione di queste figure, che onorano il vostro Istituto, non posso
terminare se non con un sincero augurio, che desumo da una lettera indirizzata
dal vostro fondatore ai confratelli nel 1751: “Possa questa minima
congregazione, opera della divina misericordia, svilupparsi in tutto il mondo,
affinché . . . vi siano in ogni parte santi operai, i quali, come trombe sonore
animate dallo Spirito Santo, risveglino le anime addormentate nel peccato
mediante la santa predicazione delle pene santissime del Figlio di Dio, Cristo
Gesù, affinché, compunte, spargano salutari lagrime di penitenza e con la
continua divota meditazione delle medesime santissime pene s’accendano sempre
più del santo amor di Dio, vivendo santamente secondo il proprio stato” (San
Paolo della Croce, Lettera IV, 229).
Affido questi voti al cuore materno della Vergine addolorata, Regina della
vostra congregazione, e a lei raccomando tutti e singoli i cari Passionisti.
La mia benedizione apostolica vi accompagni ora e sempre.
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