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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AGLI
SCIENZIATI RIUNITI ALLA PONTIFICIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE
Martedì, 2 ottobre 1984
Cari amici.
1. Sono molto grato alla Pontificia Accademia delle scienze e al suo
presidente, professor Carlos Chagas, per avere organizzato questa interessante
settimana di studio sul tema: “L’impatto dell’esplorazione dello spazio sul
genere umano”, che si sta tenendo alla Casina di Pio IV.
È per me fonte di grande soddisfazione incontrare voi, membri della Pontificia
Accademia e scienziati provenienti da tutto il mondo. Questa vostra assemblea mi
dà l’opportunità di esprimere la mia ammirazione per gli eccezionali sviluppi
che hanno avuto luogo nella tecnologia spaziale. Nello stesso tempo, mi dà la
possibilità di esporre gli orientamenti di ordine morale, sociale e spirituale
che attengono alla missione affidata al successore di Pietro da Cristo.
2. Sono
trascorsi secoli da quanto il telescopio di Galileo penetrò i cieli e diede
all’umanità una nuova visione dell’universo. Nella sua breve ma fondamentale
opera, intitolata Sidereus Nuncius, pubblicata a Venezia nel 1610, egli parlò
delle scoperte compiute per mezzo del suo telescopio, ma aggiunse, essendo sia
uno scienziato che un credente, che aveva fatto queste scoperte “divina prius
illuminante gratia”, preceduto dall’illuminazione della divina grazia.
Anche
altri grandi scienziati, come Keplero e Newton, esplorarono i cieli con questo
spirito di credenti. Poeti e filosofi come Pascal contemplarono con timore il
misterioso silenzio dello spazio eterno.
3. Oggi, il vostro sguardo è diretto ai
cieli, non soltanto per studiare e contemplare le stelle create da Dio, come
fecero i grandi personaggi ricordati poco fa, ma per parlare degli esperimenti
spaziali, delle stazioni e dei satelliti spaziali costruiti dall’uomo. Sono con
voi nel vostro lavoro, perché considero la presenza nello spazio dell’uomo e
delle sue macchine con la stessa ammirazione che ebbe Paolo VI al tempo
dell’impresa dell’Apollo 13, quando invitò i partecipanti alla settimana di
studio su “I nuclei delle galassie” a “rendere omaggio a coloro che, col loro
studio, con la loro azione e autorità hanno ancora una volta mostrato al mondo
gli illimitati poteri delle scienze e della tecnologia moderna. Insieme a noi
anche voi eleverete un ardente inno di gratitudine a Dio, il Creatore
dell’universo e Padre dell’umanità, che anche in questi modi desidera essere
cercato e trovato dall’uomo, adorato e amato dall’uomo”.
4. Oggi, anni dopo
questi primi avvenimenti, noi possiamo vedere l’immenso cammino percorso
dall’intelligenza dell’uomo nella conoscenza dell’universo e gioiamo in questo a
ragione della nostra fede, perché la perfezione dell’uomo è la gloria di Dio. Le
ricerche della scienza sulla natura del nostro universo sono progredite e
progrediranno ancora di più, con l’uso di sistemi altamente sofisticati come
quelli perfezionati dall’ex membro della Pontificia accademia, il professor
Giuseppe Colombo. Ci sono strumenti capaci di andare nello spazio e di evitare
le perturbazioni connesse con la superficie terrestre e gli strati inferiori
dell’atmosfera. Gli esperimenti spaziali, una nuova sfida dell’uomo alle
distanze dello spazio e un simbolo del suo instancabile desiderio di conoscere,
stanno avvicinandosi sempre più ai corpi celesti, per rivelarne i più profondi
segreti. Le stazioni spaziali permanenti saranno, a loro volta, dei centri di
osservazione che renderanno possibile esperimenti mai tentati prima e lo studio
di nuove tecniche. Tutti questi nuovi strumenti spaziali sono stati raggiunti
grazie al grande progresso della ricerca scientifica fondamentale in matematica,
fisica, chimica, e mediante lo sviluppo delle tecniche di telecomunicazione
scoperte da un grande membro dell’Accademia, Guglielmo Marconi.
5. Queste
diverse modalità di presenza dell’uomo nello spazio ci portano a farci una
domanda: a chi appartiene lo spazio? Quando lo spazio era qualcosa che veniva
solamente osservato e studiato dall’occhio umano, anche se con l’aiuto di
potenti strumenti astronomici, questa domanda non era ancora stata posta. Ma ora
che lo spazio è visitato dall’uomo e dalle sue macchine, la domanda è ineludibile:
a chi appartiene lo spazio? Non esito a rispondere che lo spazio appartiene
all’umanità intera, che esso è qualcosa a vantaggio di tutti. Così come la terra
è per il vantaggio di tutti e la proprietà privata deve essere distribuita in
modo tale che a tutti gli esseri umani sia data una porzione adeguata dei beni
della terra, allo stesso modo l’occupazione dello spazio con satelliti o altri
strumenti deve essere regolato da giusti accordi e patti internazionali che
mettano in grado l’intera famiglia umana di goderlo e di usarlo. Proprio come i
beni terreni non sono soltanto per uso privato ma devono essere impiegati per il
bene del prossimo, così lo spazio non deve mai essere ad esclusivo beneficio di
una nazione o di un gruppo sociale. I problemi dell’uso corretto dello spazio
devono essere studiati dai giuristi e i governi devono darvi una corretta
soluzione.
La presenza dell’uomo nello spazio con i suoi satelliti e altri strumenti
implica anche altre questioni di natura culturale, morale e politica che vorrei
proporre alla vostra attenzione.
6. Uno dei maggiori compiti che possono essere assolti dall’uso dei satelliti è
l’eliminazione dell’analfabetismo. Circa un miliardo di persone è ancora
analfabeta. I satelliti possono essere usati per una più ampia diffusione della
cultura in tutti i Paesi del mondo, non soltanto in quelli dove l’analfabetismo
è già stato eliminato ma anche in quelli dove molti non sono ancora capaci di
leggere o scrivere, perché la cultura può essere diffusa soltanto con l’uso di
immagini. Spero che il progresso scientifico e tecnologico che state ora
discutendo coopererà alla diffusione di una cultura che promuoverà veramente lo
sviluppo integrale dell’uomo.
Ma la trasmissione di cultura non deve identificarsi con l’imposizione delle
culture dei Paesi a tecnologia avanzata a quelli in via di sviluppo. I popoli
con antiche culture, anche se talvolta ancora in parte analfabeti ma dotati di
una tradizione orale e simbolica capace di trasmettere e di preservare le loro
culture, non devono essere vittime di un colonialismo culturale o ideologico che
distrugge quelle tradizioni. I Paesi ricchi non devono tentare, mediante l’uso
degli strumenti a loro disposizione e in particolare la moderna tecnologia
spaziale, di imporre la loro cultura alle nazioni più povere.
7. I satelliti svolgeranno un ruolo benefico quando, invece
di imporre la cultura dei Paesi ricchi, favoriscono il dialogo tra le culture e
questo significa dialogo tra le nazioni, essenziale per la pace nel mondo. Le
nazioni hanno frontiere culturali che sono radicate più profondamente di quelle
geografiche e politiche: deve essere possibile attraversare queste ultime,
perché ogni essere umano è un cittadino del mondo, un membro della famiglia
umana. Queste barriere, però, non devono essere mutate in modo violento. Allo
stesso modo, le frontiere culturali non devono impedire un fecondo dialogo tra
le culture, e neppure devono essere violate da forme di dittatura culturale e
ideologica. La moderna tecnologia spaziale non dev’essere usata da alcuna forma
di imperialismo culturale, a detrimento dell’autentica cultura degli esseri
umani nelle legittime differenze che si sono sviluppate nella storia dei singoli
popoli.
8. La moderna tecnologia spaziale, correttamente intesa, procura anche
osservazioni utili per la coltivazione della terra, ben oltre a tutto ciò che
può essere fatto da un sistema operante sulla superficie terrestre. Mediante
l’uso di satelliti è possibile ottenere dati esatti riguardanti le condizioni di
tratti di terra, il flusso delle acque e le condizioni atmosferiche. Questi dati
possono essere usati al fine di migliorare l’agricoltura e di controllare lo
stato dei terreni boschivi e delle foreste, di valutare le condizioni delle
singole zone o di tutta la terra, rendendo così possibile redigere programmi
particolari o globali per poi affrontare le situazioni concrete.
Questo è di fondamentale importanza nella lotta contro la fame, posto che le
potenze economiche e politiche che posseggono questi speciali mezzi di
osservazione della situazione mondiale aiutino i Paesi più poveri a redigere
programmi di sviluppo economico e li aiutino concretamente a portare a termine
questi programmi.
9. Con la vostra conoscenza e il vostro studio della moderna
tecnologia spaziale, voi siete ben consapevoli di come sarebbe possibile
elaborare adeguati programmi per aiutare il mondo a superare lo squilibrio delle
pratiche agricole, l’avanzata dei deserti, i disastri ecologici causati dalla
rapacità umana contro la terra, nelle acque e nell’atmosfera, con la sempre più
allarmante distruzione della vita animale e vegetale, e con le gravi e mortali
malattie che toccano la vita umana stessa.
L’ordine e la giustizia devono essere
ristabiliti, l’armonia tra uomo e natura dev’essere ripristinata. Dobbiamo
impegnarci per una tecnologia che libererà i poveri e allevierà la natura
oppressa, che promuoverà progetti e accordi. La tecnologia spaziale può rendere
un contributo altamente efficace a questa causa.
10. Signore e signori, la vera pace nasce dal cuore di coloro che sono aperti al
dono di Dio, quel Dio che, alla venuta di Cristo, ha promesso la pace alle genti
di buona volontà. Nelle vostre ricerche scientifiche e nelle vostre invenzioni
vi invito a cercare il Dio di pace, il Dio invisibile che è la sorgente di tutto
ciò che è visibile. Vi esorto a cercarlo ascoltando il silenzio dello spazio.
Cielo e terra proclamano di essere soltanto creature e ci spingono ad elevarci
nel cielo supremo della trascendenza, per aprire le menti e i cuori all’amore
che fa muovere il sole e le altre stelle. Così voi sarete creatori non soltanto
di strumenti sempre più perfetti ma anche di quella civiltà che è desiderata da
Dio e dagli uomini e donne di buona volontà: la civiltà della verità e
dell’amore, così necessaria per garantire la pace tra le nazioni del mondo.
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