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VISITA PASTORALE IN CALABRIA
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II ALLA
POPOLAZIONE DI SERRA SAN BRUNO
Serra San Bruno (Vibo Valentia) - Venerdì, 5 ottobre
1984
Carissimi fratelli e sorelle.
1. A voi tutti il mio saluto cordiale nella gioia di questo incontro, che
avviene in uno scenario maestoso e ricco di ricordi. Sono grato al signor
sindaco per le nobili parole con cui mi ha accolto in questo splendido luogo,
che ha visto operare e morire il grande monaco san Bruno, fondatore dei
Certosini. La mia riconoscenza va, poi, a quanti si sono adoperati per questa
sosta spirituale all’inizio della mia visita pastorale alla Calabria, che mi
tocca nel profondo del cuore e mi porta a contatto con anime dedite alla
contemplazione di Dio.
Saluto le autorità presenti, monsignor Cantisani, arcivescovo di questa Chiesa,
i sacerdoti e religiosi, e ciascuno di voi, fratelli e sorelle, che siete venuti
per darmi il benvenuto.
Sono vicino alle vostre ansie e preoccupazioni. Ho voluto venire tra voi per
dirvi quanto apprezzi le antiche tradizioni di fede, che hanno reso gloriosa nei
secoli la vostra terra, e per incoraggiarvi a proseguire nel cammino che i
vostri avi vi hanno indicato con la testimonianza di una vita ispirata ai valori
dell’onestà, della generosità, del sacrificio.
2. Sono qui fra voi, cari fratelli e sorelle, per esortarvi a custodire
gelosamente il patrimonio spirituale che vive nell’ambito della vostra città.
Benché la Certosa possa avere anche un motivo di interesse culturale e
turistico, essa si propone come un segno, una presenza particolare di Dio,
lodato da anime che sono state da lui afferrate e poste là per pregare, soffrire
e offrire per i fratelli.
Voi, cittadini di Serra San Bruno, sapete bene il significato della presenza dei
monaci tra voi: ne avete sperimentata l’efficacia spirituale, poiché la Certosa
si pone come il cuore di questa regione e come richiamo costante al mondo di Dio
e dei valori attinenti alla propria eterna salvezza. Il tempo, dal lontano 1094
quando Bruno con alcuni discepoli venne tra voi, è sempre stato cadenzato dalla
presenza della Certosa, che assolse non solo a una funzione spirituale, ma diede
origine anche alla vostra comunità civica. Il primo incontro tra i Certosini -
che quest’anno ricordano il IX centenario della loro origine - e i vostri
antenati si è andato approfondendo nei secoli ed è divenuto vincolo inscindibile
e osmosi di collaborazione spirituale e pratica.
Continui, tale vincolo, a suscitare anche oggi nei cittadini di Serra San Bruno
generosi propositi di impegno sia nell’ambito civico che in quello religioso,
affinché questa contrada possa ancora conoscere quella meravigliosa fioritura di
virtù umane e cristiane, che allietò e rese illustri non pochi momenti della sua
storia passata.
3. San Bruno, di cui domani ricorre la festa, protegga sempre la vostra città,
carissimi fedeli, vi faccia crescere forti nella fede, testimoni e custodi di
una ricchezza incalcolabile di grazia che dalla Certosa scende sul mondo
esterno.
Voi ne siete i primi beneficiari e andate di ciò giustamente orgogliosi:
sappiate trarne frutto, alimentando la vostra fede e opponendovi sempre a quella
mentalità, oggi purtroppo diffusa, che, in nome di un facile consumismo, rifiuta
i valori dello spirito. La vostra fede semplice e matura trovi sostegno nella
“laus perennis” che costantemente sale a Dio dalla comunità della Certosa.
4. Affido questo augurio all’intercessione della Vergine santissima, di cui san
Bruno fu devoto fervente, come testimonia anche il nome della vicina basilica,
che sorge sul luogo ove egli chiuse gli occhi a questa vita mortale. Imitate
anche in questo san Bruno: comportatevi da figli devoti della Vergine Maria,
invocandone con fiducioso abbandono il costante aiuto. Non stancatevi di pregare
la Madonna, specialmente con la recita della corona del Rosario, a cui il mese
di ottobre, da poco incominciato, ci invita. Sperimenterete in ogni circostanza
della vita il suo materno intervento.
Con questi sentimenti, e con un pensiero di speciale affetto per i bambini, gli
ammalati, gli anziani, a tutti imparto la mia benedizione.
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