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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI FEDELI
COREANI E FRANCESI
Aula Paolo VI - Domenica, 14 ottobre 1984
Carissimi fratelli e sorelle di Corea!
1. Lo scorso mese di maggio ho avuto la gioia di incontrarmi con i vostri
connazionali sotto il bel cielo azzurro della Corea, e oggi sono lieto di
trovarmi in mezzo a voi qui a Roma. Saluto cordialmente tutti e ciascuno di voi.
Benvenuti alla città eterna! La grazia e la pace di Gesù siano con voi!
Siamo già a metà autunno, e guardando indietro a questi ultimi mesi mi rendo
conto che l’esperienza davvero emozionante della mia visita pastorale in Corea e
la canonizzazione dei martiri coreani sono stati eventi straordinari di grazia e
di gioia, sia per voi che per me. In verità, conserverò sempre nel mio cuore
tale esperienza come uno dei momenti più preziosi della mia vita, e per questo
sono profondamente grato a Dio.
Durante il mio pellegrinaggio in Corea, ho visto come sprigionarsi dalle vostre
anime, quale frutto dell’intercessione dei martiri, quella vita che è dono di
Dio. Ho visto risplendere, non solo in Corea, ma anche in tutta l’Asia e anche
nel più vasto mondo, una luce di grande speranza.
Ora abbiamo celebrato, in unità di cuore, la santa Eucaristia, raccolti attorno
all’altare di san Pietro, simbolo della confessione della vera fede in Cristo
risorto, per ringraziare insieme a Dio di aver dato a voi così illustri antenati
martiri, i quali tanto eroicamente confessarono la stessa fede.
Il modo più vero e autentico per rendere ora grazie di tale grande dono
spirituale è quello di testimoniare la stessa fede vivendo come veri e degni
discendenti di tali nobili antenati. E come? Mettendo in pratica gli
insegnamenti delle Beatitudini, giorno per giorno, senza paura e senza
stancarsi.
Come ho detto a Seoul nel corso dell’inaugurazione della Conferenza pastorale, è
giunto il tempo per voi di interiorizzare sempre maggiormente quella viva fede
per renderla veramente vostra. Se vi sforzerete di fare ciò, l’abbondante
grazia, con la quale il Signore sta benedicendo - e certamente continuerà a
benedire - il vostro amato Paese, potrà portare frutti sempre più preziosi.
Mi ha fatto piacere apprendere che fedeli coreani e francesi, dopo essersi
conosciuti in Corea e aver stretto legami di amicizia e di comune fede, in
occasione della canonizzazione desiderano ora rafforzare questi legami,
recandosi questa volta insieme in Francia. Desidero incoraggiare tale lodevole
iniziativa ed esprimere l’auspicio che abbiate a sviluppare sempre maggiormente
questi legami fraterni fino alla loro piena fioritura.
Invoco le benedizioni di Dio sopra le vostre famiglie e i vostri amici, sopra il
vostro diletto popolo e sull’intera nazione. Vi auguro un sicuro viaggio di
ritorno e vi incarico di portare ai vostri cari i miei cordiali saluti.
2. Sono felice di salutare anche tutti i pellegrini francesi, venuti in
delegazione a Roma, così come altri loro compatrioti erano venuti a Seoul, per
celebrare i vescovi e i sacerdoti del loro Paese che sono stati missionari e
martiri in Corea. Partecipo inoltre alla gioia delle famiglie dei nuovi santi,
che si sentono molto vicini a loro, attraverso alcune generazioni. Mi felicito
con i rappresentanti della famiglia spirituale di questi martiri, i responsabili
e i membri della Società delle missioni estere di Parigi, questo meritevole
istituto che li aveva così ben formati al servizio plenario della Chiesa. Saluto
le delegazioni delle diocesi e delle parrocchie di cui sono originari in Francia
ciascuno dei missionari canonizzati e i vescovi che li accompagnano. Auguro,
cari fratelli e sorelle, che l’esempio ammirevole di questi pionieri e la loro
intercessione fortifichino la fede delle vostre comunità, guidino la loro
testimonianza coraggiosa, suscitino una nuova generosità missionaria e una
solidarietà fraterna e approfondita con la Chiesa della Corea come con le altre
giovani Chiese di oggi, che hanno bisogno del vostro aiuto, ma che vi donano il
dinamismo della loro fede e il senso della Chiesa universale.
Je suis heureux de saluer aussi tous les pèlerins français,
venus en délégations à Rome, comme d’autres de leurs compatriotes étaient venus
à Séoul, pour célébrer les évêques et les prêtres de leur pays qui ont été
missionnaires et martyrs en Corée. Je partage d’abord la joie des familles des
nouveaux saints, qui se sentent très proches d’eux, à travers seulement quelques
générations. Je félicite les représentants de la famille spirituelle de ces
martyrs, les responsables et les membres de la Société des Missions Etrangères
de Paris, cet Institut méritant qui les avait si bien formés au service plénier
de l’Eglise. Je salue les délégations des diocèses et des paroisses dont sont
originaires en France chacun des missionnaires canonisés, et les évêques qui les
accompagnent. Je souhaite, chers Frères et Sœurs, que l’exemple admirable de ces
pionniers et leur intercession fortifient la foi de vos communautés, entraînent
leur témoignage courageux, suscitent une nouvelle générosité missionnaire et une
solidarité fraternelle approfondie avec l’Eglise de Corée comme avec les autres
jeunes Eglises actuelles, qui ont besoin de votre entraide, mais qui vous
apportent elles-mêmes le dynamisme de leur foi et le sens de l’Eglise
universelle.
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