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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLE ANTILLE IN VISITA
«AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 27 ottobre 1984

 

Cari fratelli nell’episcopato.

1. In voi e attraverso di voi saluto tutti coloro che compongono la Chiesa nella vasta area dei Caraibi, dove siete chiamati da Dio ad esercitare il ministero pastorale: “Grazia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù, nostro salvatore” (Tt 1, 4).

Il nostro riunirci oggi è espressione della grande realtà dell’unità cattolica nella provincia ecclesiastica di Port-of-Spain, Kingston, Castries e Fort-de-France. Questa unità cattolica è una caratteristica della Chiesa universale e, nello stesso tempo, è autenticamente vissuta in tutte le Chiese locali che voi rappresentate. La vostra presenza qui è una bella testimonianza dell’unica Chiesa costituita da “uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione” (Ap 5, 9). Attraverso questa unità cattolica voi rendete anche testimonianza alla fratellanza dei popoli, mostrando che i loro destini sono strettamente uniti l’uno all’altro. Inoltre, esemplificando il grande valore della solidarietà fraterna, voi mostrate l’efficacia della stretta collaborazione per la causa del Vangelo di Cristo.

2. Dall’ultima visita “ad limina” dei vescovi delle Antille, nel maggio 1979, ci sono stati molti cambiamenti nella vostra vita e nella vita del vostro popolo. Cinque di voi sono stati designati all’episcopato e sono stati ordinati vescovi. Quattro nuovi Stati hanno avuto accesso all’indipendenza: Saint Vincent e le Grenadines, Belize, Antigua e Barbuda, e Saint Kitts-Nevis. In aggiunta alle relazioni diplomatiche già esistenti tra la Santa Sede e la repubblica di Trinidad e Tobago, Grenada e Barbados, sono state stabilite relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e altre cinque nazioni: Giamaica, Bahamas, Dominica, Belize e Saint-Lucia. Inoltre, la provincia ecclesiastica di Fort-de-France è stata incorporata nell’area della Conferenza episcopale delle Antille. L’anno scorso ho avuto la gioia di poter compiere una breve visita nel Belize, come avevo precedentemente fatto nelle Bahamas, e come spero di fare l’anno prossimo a Port-of-Spain. Con l’aiuto di Dio spero di poter accettare in seguito gli altri inviti che mi sono stati rivolti.

Ricordo queste considerazioni e questi avvenimenti per assicurarvi ancora una volta della mia partecipazione a tutte le vostre sollecitudini pastorali e della mia vicinanza nel vostro zelante servizio al vostro popolo. Desidero esprimervi i miei sentimenti di amore fraterno e di sostegno in Cristo. Voglio che voi e i vostri sacerdoti conosciate la mia gratitudine “a motivo della vostra cooperazione alla diffusione del Vangelo” (Fil 1, 5). Vi ringrazio per tutti gli sforzi nel condurre il vostro popolo alla pienezza della sua vocazione cristiana in santità di vita.

3. Noi stessi, in questo momento, stiamo celebrando l’unità alla Chiesa nella nostra profonda comunione gerarchica. È mia preghiera che questa celebrazione vi rafforzi nell’importante missione di presentare la Chiesa nelle Antille come “segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen Gentium, 1). Vivendo, come vescovi, nella fede e nell’amore, il mistero dell’unità della Chiesa e riflettendo insieme sul suo significato, noi riceviamo il potere di proclamarlo, di preservarlo, di rafforzarlo. E quest’unità è modellata sull’unità della santissima Trinità, un’unità che dev’essere vissuta da tutto il popolo di Dio.

4. Vi sono grato per tutte le vostre iniziative volte a promuovere un’elevata visione cristiana della persona umana, creata a immagine di Dio e destinata a partecipare in pienezza dell’unità della santissima Trinità. Sono con voi ogni volta che insistete sulla dignità umana, sul rispetto della vita umana e dei diritti umani, sulla necessità della liberazione da tutto ciò che ostacola o offende il rapporto dell’uomo con Dio. È realmente compito del pastore proclamare per ogni individuo, donna o uomo, la pienezza della sua dignità in Cristo, la dignità del suo essere figlio di Dio, erede del cielo, la necessità di vivere secondo il piano di Dio e di partecipare alla vita sacramentale della Chiesa.

Nei vostri zelanti sforzi per promuovere la giustizia e la pace, la vera libertà e lo sviluppo del popolo dei Caraibi, voi avete tutto il sostegno della Santa Sede e dei vostri fratelli vescovi di tutto il mondo. Il Concilio Vaticano II ha chiamato tutta la Chiesa a proclamare e vivere le esigenze del Vangelo d’amore di Cristo.

5. È incoraggiante notare come lo Spirito Santo sia sempre attivo nei giovani e come non abbandoni la Chiesa. Per alcune vostre Chiese locali la grazia di Dio ha di recente fornito e incrementato vocazioni al sacerdozio e per questo, come pastori, dobbiamo essere profondamente grati. È grande responsabilità dei vescovi assicurare a questi giovani la miglior formazione possibile. I programmi del seminario, per gli anni a venire, influenzeranno tutta la vita e il progresso della Chiesa nei Caraibi. La Santa Sede ha un interesse e una sollecitudine speciale per la formazione dei seminaristi in tutto il mondo, proprio perché grande è la posta in gioco. Ci sono molti aspetti nella preparazione al sacerdozio, ma nessuno è più importante di un’autentica formazione nella parola di Dio, quale è proclamata dalla Chiesa e interpretata dal suo magistero.

6. Nell’ambito dei vostri impegni pastorali voi avete la possibilità, giorno dopo giorno, anno dopo anno, di dare testimonianza dell’importanza che la Chiesa attribuisce all’ecumenismo. L’impegno del Concilio Vaticano II è irrevocabile perché corrisponde alla volontà di Dio e alla preghiera di Cristo. A questo proposito, il valore della preghiera e la necessità della conversione e della purificazione sono stati ripetutamente sottolineati e così dev’essere sempre fatto. La sfida dell’ecumenismo è una chiamata alla santità. E poiché ciò richiede fedeltà al piano di Dio per la sua Chiesa, non ci può essere unità senza verità e carità. Nel lungo cammino verso la perfetta unità, la collaborazione fraterna e sincera alla causa del Vangelo rimane un segno indispensabile di autentica discepolanza.

7. A questo punto dell’evangelizzazione del vostro popolo, so quanto voi fate affidamento sul laicato cattolico e quanta speranza avete riposto in esso. Le vostre aspirazioni corrispondono pienamente a quelle dell’intera Chiesa e si riflettono nel desiderio che il prossimo Sinodo dei vescovi sia dedicato alla vocazione e alla missione dei laici.

Continuando ad essere formati dalla parola di Dio e nutriti dai sacramenti di Cristo i laici potranno essere sempre più efficienti nel loro compito di evangelizzare il mondo e di permeare dello spirito del Vangelo l’ordine temporale. Perché, comunque, i laici possano adeguatamente adempiere alla loro vocazione, è estremamente importante il ruolo del clero. Ma è soltanto un laicato ben formato che, a sua volta, può donare vocazioni sacerdotali e religiose alla Chiesa.

8. Desidero offrirvi una parola di speciale incoraggiamento per tutte le vostre attività apostoliche a favore della famiglia. Nel proclamare il piano di Dio per la famiglia voi vi siete anche preoccupati di aiutare i fedeli a raggiungere il traguardo che Dio ha stabilito per loro. Siate certi che tutti i vostri sforzi per esaltare l’amore umano e per difendere la vita umana sono un grande servizio all’umanità. I programmi finalizzati a preparare i giovani al matrimonio sono molto lodevoli, come lo sono le iniziative volte a promuovere la pianificazione naturale della famiglia. Nello scoprire la giusta connessione tra gli aspetti unitivi e procreativi dell’amore umano, molte coppie scopriranno, contemporaneamente, maggiore felicità e appagamento nel piano di Dio. Il bene della famiglia nei Caraibi è davvero degno di tutta la vostra energia pastorale.

9. Al centro della comunità cristiana vi è la celebrazione della sacra liturgia e in particolare del sacrificio eucaristico. La realizzazione umana e cristiana richiede assolutamente il culto di Dio, la comunione con lui e l’esperienza del suo amore. L’importanza della messa domenicale per la vitalità di una Chiesa locale dev’essere messa ben in evidenza. A questo proposito vorrei ricordarvi le parole che vi ho rivolto in occasione della vostra visita “ad limina”: “Vi chiedo di ricordare ai vostri fedeli quale reale privilegio sia per loro radunarsi in assemblea per la messa domenicale, essere uniti a Cristo nell’adorazione del Padre. La messa domenicale è realmente di primaria importanza nella vita dei fedeli, non nel senso che le altre loro attività sono prive di importanza e di significato nella vita cristiana, ma piuttosto nel senso che la messa domenicale sostiene, nobilita e santifica tutto ciò che essi fanno nel corso della settimana”.

10. Venerabili fratelli nell’episcopato, molte volte ho espresso la stima della Chiesa per la vita religiosa, il suo amore per gli uomini e le donne consacrati: sacerdoti, religiosi e religiose. So ciò che essi rappresentano per voi e per l’evangelizzazione nelle vostre diocesi. Con voi, io li ringrazio per quello che sono e per ciò che fanno per il regno di Dio. E domando loro di continuare a testimoniare l’amore di Cristo mediante la loro fedeltà ai consigli evangelici, mediante la loro generosa consacrazione a Gesù Cristo. In modo particolare, mi rivolgo a coloro che si dedicano ai compiti dell’educazione, incoraggiandoli a continuare ad aiutare i giovani a scoprire Cristo e a vivere in lui, per assicurare l’evangelizzazione delle future generazioni.

11. Cari fratelli nell’episcopato, considerando con voi la vita ecclesiale delle vostre comunità locali, non possiamo non vedere i problemi e le sfide, le gioie e le speranze che esse portano con sé. Ma, nello stesso tempo, non possiamo non unirci in un grande atto di fede nella grazia di Dio, nella potenza del mistero pasquale, e nei meriti infiniti di Gesù Cristo.

È lui, Gesù Cristo, il Buon Pastore, il Figlio di Dio, il Verbo eterno fatto carne, è lui che guida la sua Chiesa, che provvede ai suoi bisogni, che sostiene la sua fede e la conduce alla vita eterna. Il grande privilegio dell’episcopato è quello di avere parte alla missione pastorale dell’unico “Pastore dei pastori” della Chiesa (1 Pt 5, 4). È nel suo nome che noi proclamiamo il Vangelo della salvezza e che costruiamo la Chiesa. La nostra fiducia è in lui soltanto e nella sua potenza.

Affidiamo questa attività di importanza vitale, questo nostro ministero pastorale, nelle mani di Maria, Madre del nostro Signore Gesù Cristo e Madre della sua Chiesa.

 

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