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VIAGGIO APOSTOLICO IN CANADA
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI
GIOVANI DEL QUÉBEC
Stadio Olimpico di
Montréal Martedì, 11 settembre 1984
Cari giovani,
1. Nel corso della mia visita al Québec, trovarmi vicino a voi è
una vera gioia. In un Paese vivo, in una Chiesa viva, siete voi che tracciate le
linee del futuro. E questa sera, allo stadio Olimpico, luogo di sforzo e di
compimento dell’uomo, è bello ascoltarvi e vedervi esprimere la fede e le
inquietudini, la speranza e gli interrogativi della vostra generazione,
guardando lucidamente tutto quello che forma la vostra vita.
Voi avete ripreso la parola fondamentale che apre il Vangelo di Giovanni. Così
voi ponete il nostro incontro sotto il segno della vita più forte della morte,
sotto il segno della luce che le tenebre non possono fermare, sotto il segno del
Verbo, parola eterna di Dio, che viene ad abitare in mezzo a noi nel Cristo. Che
questo atto di fede ci guidi, che questa luce penetri in noi quando echeggeranno
le vostre domande!
Perché le vostre domande sono numerose. Voi ne avete già espresse alcune molto
serie. Esse si collegano a quelle che mi sono state affidate con semplicità da
parecchie migliaia di voi, prima della mia visita. Oserei dirvi che questi
interrogativi mi sembrano spesso formulati come nella zona d’ombra in cui
l’umanità teme il suo avvenire quando traccia la sua strada senza percepire la
luce che le è offerta, senza riconoscere la vera luce che illumina ogni uomo.
2. Una di voi, una ragazza del Québec, mi ha scritto: “Dateci il vostro segreto
per rispondere all’amore e per avere fiducia in Gesù”. Ma io non sono venuto a
svelarvi un segreto. Sono venuto come testimone, come Giovanni Battista era
venuto per rendere testimonianza alla luce. Io sono venuto per invitarvi ad
aprire gli occhi sulla luce della vita, su Gesù Cristo. Se ascoltiamo la sua
parola, se lo seguiamo, se scopriamo la vastità dell’amore con cui ama tutti gli
uomini e tutte le donne di ogni età, allora sapremo che la vita vale la pena di
essere vissuta e, meglio ancora, di essere donata!
Nella pagina del Vangelo che
vi ha ispirati questa sera, Giovanni ci dice che Gesù è il Verbo, che egli è la
vita e che è la luce degli uomini. Certo, Dio nessuno l’ha mai visto, ma il
Figlio può rivelarcelo (Gv 1, 18). Il Figlio, il Verbo, è la parola che esprime
perfettamente la volontà del Padre, che chiama i miliardi di esseri che siamo
noi, a condividere la bellezza e la purezza inaudite del suo amore infinito, con
l’incessante generosità della creazione. In una delle preghiere della messa,
diciamo: “Tu solo sei buono e fonte di vita, e hai dato origine all’universo,
per effondere il tuo amore su tutte le creature e allietarle con gli splendori
della tua luce” (Preghiera eucaristica, IV).
3. Tuttavia, vi è l’oscurità:
quando la vita ci delude, quando la vita ci ferisce, quando non si trova la
felicità, quando il cuore si chiude e i fratelli si dividono e si combattono. Le
tenebre fermano la luce: l’umanità eleva come uno schermo, ed esperimenta fino
all’angoscia le sue difficoltà di vivere. Il mondo non riconosce più colui che
l’ha chiamato alla vita per schiudersi all’unità fraterna con tutti. Le tenebre
producono un inerte ripiegamento su di sé, l’incapacità di amare liberamente e
generosamente, la perdita della verità nella menzogna. Nelle tenebre, lo sguardo
accecato non sa più scorgere il Padre, il cui amore rimane fedele nonostante
l’allontanamento dei suoi figli e delle sue figlie, malgrado tutte le rotture.
“In lui non ci sono tenebre” (1 Gv 1, 5).
“La luce splende nelle tenebre, ma le
tenebre non l’hanno accolta... Il Verbo era la luce vera che illumina ogni
uomo... E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (cf. Gv
1, 5.9.14).
Di fronte al lato buio delle vostre domande, vorrei dirvi: “Alzatevi
e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina” (Lc 21, 28). Gesù Figlio
di Dio, “vero Dio nato dal vero Dio, luce nata dalla luce”, abita in mezzo a
noi. “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini”.
4. Queste parole
introducono tutta la buona novella: in Gesù di Nazaret, il Figlio splendente
della gloria del Padre, si è fatto uno di noi; inizia un sorprendente
combattimento contro le forze delle tenebre. Una lotta in cui la potenza delle
tenebre non può fermare la forza di Cristo che è di tutt’altro ordine, perché
egli è forte del dono di se stesso a suo Padre per i suoi fratelli. Una lotta in
cui egli accetta di condividere la nostra debolezza e la nostra solitudine, di
subire l’ostilità degli uomini al punto da gridare: “Questa è la vostra ora, è
l’impero delle tenebre” (Lc 22, 53). Ma le tenebre non lo fermeranno; egli
combatte con le armi della pace.
All’eccesso di potere, Gesù oppone il
disinteresse: egli ha scelto di essere il servo.
All’eccesso di orgoglio, Gesù
oppone l’umiltà: “Non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha
mandato” (Gv 5, 30).
All’odio che respinge e che uccide, Gesù oppone il perdono:
“Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23, 34).
Alla cieca
potenza della morte, Gesù oppone l’amore di colui che si dona: “La mia vita
nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso” (Gv 10, 18).
Alla derisoria
custodia del suo corpo nella tomba, Gesù oppone la libertà della risurrezione:
“Come il lampo, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il
Figlio dell’uomo nel suo giorno” (Lc 17, 24).
A chi non spera più nella vita e
prova lo smarrimento, la vertigine del niente, Gesù oppone il dono della vita
nuova: “Questa è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede
in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò” (Gv 6, 40).
5. Amici miei, nelle
lettere che ho ricevuto da voi, discerno due serie di domande: da una parte,
“parlateci di Gesù Cristo, della speranza e della fede” e dall’altra: “aiutateci
a risolvere le difficoltà che offuscano la nostra vita personale, sociale e
religiosa”.
Ho voluto anzitutto parlarvi della luce di Cristo, perché è da
testimone della redenzione che sono venuto in mezzo a voi. La scelta del Vangelo
che voi avete presentato, incontrava questo desiderio. Non cercate altrove
un’ispirazione per rispondere alle vostre domande. Ascoltate chi vi dice: “Io
sono la luce del mondo. Chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la
luce della vita” (Gv 8, 12).
Bisogna che ve ne ricordiate nelle ore di dubbio. Se seguite Cristo,
svilupperete pienamente le possibilità che sono in voi. Sarete cercatori della
verità, perché solo essa rende liberi. Faccio appello al vostro dinamismo: voi
saprete procedere verso la soluzione dei vostri problemi ascoltando tutto il
Vangelo, riflettendo su di esso con i vostri superiori, e nei vostri diversi
movimenti cristiani giovanili. Mobilitate insieme le vostre energie, date prova
di lucidità su quello che è il fondamento della vostra vita; discernete la luce
di Cristo che vi mostra come uscire dal cerchio in cui potreste rinchiudervi.
Con lui, voi amerete la vita!
6. Nelle ore oscure, non
evadete. Abbiate il coraggio di resistere ai mercanti d’illusioni che sfruttano
la vostra fede e vi fanno pagare caro un momento di “paradiso artificiale”,
ottenuto con un poco di fumo, una dose di alcol o di droga. Questo cammino
accorciato pretende di condurre alla felicità, ma in realtà non conduce da
nessuna parte. Vi distoglie da quella intelligente padronanza di sé che
costruisce l’uomo. Abbiate il coraggio di non prendere questo facile cammino, o
di risalirne la china. E sappiate tendere la mano ai vostri fratelli che sono in
preda alla disperazione quando la tenebra del mondo è per essi troppo crudele.
Molti di voi sono colpiti dalla disoccupazione. A questo livello, è tutta la
difficoltà di una società in mutazione che vi colpisce. Vi sono le soluzioni
economiche, pesanti e lunghe: ma restano da trovare. I responsabili della
società devono dedicarvisi con la premura di rendere sopportabile la condizione
di tutti di osservare la prima giustizia che consiste nel rispetto di ciascuno,
per sprovveduto che sia, per giovane che sia. Ma, voi stessi, non lasciate che
le difficoltà distruggano le energie della vostra personalità: assumete voi
stessi il vostro avvenire.
Interrogatevi anche su quello che vi aspettate dalla
vita professionale, voi che vi preparate ad essa, voi che già vi entrate, e voi
che ne siete ancora impediti. Siate creditori! Non rimanete i grandi assenti
quando si tratta di costruire oggi il futuro del mondo! Voi avete già la vostra
parte di responsabilità.
Voi siete spesso, giustamente, critici verso una
società così avida di beni di consumo da distruggere la natura e sperperarne le
risorse. Ma voi chiedetevi che senso date al guadagno, al possesso delle
ricchezze desiderate. Siete liberi in rapporto al denaro? A quale divisione
siete pronti? Ricordatevi di Gesù, nel giorno in cui entra nella casa di
Zaccheo: la sua presenza ha trasformato tutto uno stile di vita; non solo
Zaccheo ritrova la giustizia promettendo di restituire il denaro ingiustamente
acquisito, ma scopre la generosità distribuendo le sue ricchezze.
Anche voi
allargate il vostro sguardo al di là del vostro ambiente abituale e del vostro
Paese. In vasti parti del mondo ci sono dei fratelli privi anche del necessario,
feriti nella loro dignità e oppressi nella loro libertà e nella loro fede.
Cristo ama tutti i suoi e riconosce con predilezione i più poveri. Egli vi
faccia condividere il suo amore per tutti i vostri fratelli e le vostre sorelle
nell’umanità! Egli vi aiuti a vivere una reale solidarietà che varchi le
frontiere e superi i pregiudizi!
Voi siete cittadini di un Paese che vive in
pace, ma l’avvenire dell’umanità vi preoccupa. Voi invocate la pace dal più
profondo del vostro cuore. Ripercuotete questo appello! Io auspico che la vostra
ansia di pace mondiale, faccia di voi degli operatori di pace. Cominciate dal
vostro ambiente. Riprendete la preghiera di Francesco d’Assisi, costruttore di
pace nella propria città: “Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace: là
dove è odio, fa’ ch’io porti l’amore . . .”. E, come diceva recentemente la signora Jeanne Sauvé “bisogna che la pace diventi uno stato d’animo, un modo di essere e
di lavorare”.
7. Prima di richiamare altre domande che mi avete posto, vorrei
ritornare al Vangelo che ci guida questa sera. “Egli è venuto tra i suoi . . . A
quanti lo hanno accolto, a quelli che credono nel suo nome, ha dato il potere di
diventare figli di Dio”.
È una relazione inimmaginabile, insperata, con il Dio
vivente e vero che Gesù rende possibile, perché è vicino a noi: “Il Verbo si
fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. Offrendo la sua vita per la
moltitudine egli promette la sua presenza tra di noi per tutte le generazioni.
Fedele alla sua missione, si è fatto uno di noi ed è presente, luce che illumina
ogni uomo, “la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6).
Per la maggior parte di voi,
l’intimo incontro con Cristo è stato consacrato dal Battesimo. Gesù vi ha
offerto la ricchezza della vita che è in Dio. Pietro diceva: “Vi ha chiamato
dalle tenebre alla sua ammirabile luce” (1 Pt 2, 9).
8. Oggi, molto spesso, non è
facile per voi trovare il vostro posto nella comunità dei battezzati. Alcuni di
voi dicono che non riconoscono, nella Chiesa, il luogo dove è naturale trovarsi
fraternamente uniti con il Cristo del Vangelo. L’edificio vi sembra troppo
grande, costruito da altri in uno stile diverso dal vostro. La luce che lo
rischiara voi la trovate interrotta da troppe zone d’ombra.
È vero che la
comunità è ancora lontana dal formare lo specchio perfetto per riflettere tutto
il volto di Cristo. È vero che l’unità rimane un obiettivo troppo spesso
controverso. È vero, in una parola, che la Chiesa, chiamata dal Salvatore a
riunirsi in lui, è sulla strada della conversione, e che la strada è ancora
lunga.
Tuttavia, voi giovani, ricordatevi che Gesù ci chiede di non ergerci a
giudici (cf. Mt 7, 1-5). Non rimanete nemmeno sulla soglia, al di fuori.
Non lasciatevi tentare di aspettare dalla Chiesa unicamente il riflesso di voi
stessi. Battezzati, voi siete membra del corpo di Cristo. Solo il corpo tutto
intero potrà riflettere, per la comunità degli uomini, il volto luminoso di
Cristo.
Voi attendete legittimamente dai vostri superiori che vi accolgano con
tolleranza, e che vi rispettino per quello che siete. Ma voi, fate lo stesso nei
loro riguardi.
La Chiesa è la comunità nella quale ereditiamo i doni trasmessi agli apostoli e
comunicati fino a noi senza interruzione: la Chiesa una, santa, cattolica e
apostolica. Per tutti essa è il luogo dell’incontro di colui che abita tra noi:
essa è il luogo del dono ricevuto del suo Spirito e della sua grazia; essa è il
luogo in cui ci è data una regola di vita; essa è il luogo in cui tutti sono
chiamati a condividere, a rendere grazie, a raggiungere l’offerta eucaristica
della vita donata da Cristo, a ricevere il dono del perdono, ad assumere la
missione di annunciare la verità e di diffondere l’amore.
Prendete la vostra parte nella vita di questo corpo, pur rimanendo imperfetto.
Apportate la vostra esigenza e il vostro entusiasmo. Contribuite all’espressione
della fede e della preghiera, con il vostro senso poetico e con il vostro
desiderio d impegno.
E se nasce in voi il desiderio di consacrare la vostra vita al servizio di Dio e
dei vostri fratelli nel mistero della Chiesa, nella vita religiosa, sappiate
riconoscervi la chiamata del Signore e rispondere con la generosità senza
reticenze dei giovani. Prendete il tempo del discernimento, lasciate provare la
vostra vocazione nella preghiera e nella riflessione, consacratevi a una solida
formazione. Entrate con fiducia in dialogo con i pastori e i superiori che hanno
il compito di confermare la vostra vocazione. Voi sareste tra quelli che
conoscono la gioia di servire al seguito di Cristo nella Chiesa in cui egli
dimora, di offrire alla vostra vita condividendo, liberi e poveri, il suo amore
per i suoi fratelli.
9. Vi è un ultimo punto che vorrei trattare, perché ne siete profondamente
interessati. Esso concerne i vostri quesiti circa il matrimonio e circa l’amore
di una coppia e l’amore nel matrimonio.
Leggendo le vostre lettere sono stato impressionato nel vedere che esse
esprimono molta sofferenza. Troppi di voi soffrono a causa di fratture nella
vita familiare, a causa di separazione e divorzio; e siete stati feriti fino al
punto da dubitare se sia possibile un amore fedele e duraturo.
Non tocca a noi giudicare quelli che sono stati colpiti dallo sconvolgimento
riguardante i costumi e la società. Ma io vi dico: non dubitate; voi potete
costruire una casa sulla roccia della fedeltà, perché potete contare interamente
sulla fedeltà di Dio, che è amore.
Preparatevi a un degno e vero impegno nel matrimonio. Reagite contro le false
illusioni e non confondete una prematura esperienza di piacere con il dono di se
stessi nell’amore, con un consenso deliberato, e per tutta la vita. Quando, uomo
e donna, legate insieme le vostre vite, decidete di farlo con una completa
generosità, ognuno di voi desiderando prima di tutto il bene dell’altro,
desiderando insieme di trasmettere la vita e di assicurare il bene ai vostri
figli. Preparatevi a un impegno degno dell’amore umano, l’impegno del
matrimonio, per costruire qualcosa che merita e richiede la totalità della
nostra vita. E anche per questo, possano le parole di Cristo illuminarvi:
“Nessuno ha un amore più grande di quello di dare la vita per i propri amici” (Gv
15, 13).
10. Cari giovani: in tutti i problemi che vi interessano profondamente, c’è una
parte oscura che vi preoccupa e c’è una luce di speranza. Questa speranza - e
voi la condividete con me - vi porta giustamente a porvi domande sul vostro
futuro del mondo e sul futuro della Chiesa.
In nome di Cristo, vi chiedo: quando la stanchezza vi prende o il dubbio vi
assale, spezzate il cerchio in cui vi rinchiudeva la solitudine, ritrovate colui
che è la luce di ogni uomo, unitevi ai vostri fratelli per camminare insieme,
appoggiatevi ai vostri superiori.
Rimanete dei cercatori della verità. Liberate con coraggio le ricchezze che sono
in voi. Datevi senza misura al servizio della giustizia, della pace, della
libertà, dell’amore, nella luce di Cristo.
Québec, a immagine della potenza del tuo fiume, sei un Paese dalla natura
generosa. Tu che sai incanalare i fiumi, saprai incanalare le forze vive della
tua giovinezza per il servizio di tutto l’uomo e di tutta l’umanità amata da
Dio.
Volgetevi, giovani amici, in ogni tappa della vostra strada, verso colui nel
quale dimora tutta la pienezza di Dio (cf. Col 2, 9). Al seguito di
Pietro, dategli fiducia: “Signore, da chi andremo? Tu hai le parole della vita!”
(Gv 6, 68).
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