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VIAGGIO APOSTOLICO IN CANADA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI SACERDOTI E AI SEMINARISTI

Basilica dell' Oratorio «St. Joseph» di Montréal
Martedì
, 11 settembre 1984

 

Cari fratelli nel sacerdozio.

1. È una grande gioia per me incontrarvi qui, sacerdoti del Québec e sacerdoti francofoni di molte altre regioni del Canada. Il colloquio con i miei fratelli nel sacerdozio costituisce sempre un momento di fondamentale importanza nei miei viaggi. Io tengo questo colloquio unitamente ai vostri vescovi, di cui voi siete i primi collaboratori: essi vi hanno trasmesso i poteri di Cristo e sono, ciascuno nella propria diocesi, i padri del presbiterio. Ogni anno, in occasione del Giovedì Santo, io stesso rivolgo a tutti i sacerdoti della Chiesa cattolica un messaggio per consolidarli nella loro vocazione sublime e nella loro missione indispensabile per il popolo di Dio.

Una missione esigente certo, ma che è prima di tutto un dono, per il quale dovremmo incessantemente rendere grazie a Dio. Malgrado la nostra indegnità, il Cristo ci ha chiamati a comunicare la sua buona novella, a comunicare la sua vita! E malgrado le difficoltà di questo incarico, io vi invito immediatamente a compierlo nella speranza. Quel che diceva san Paolo ai cristiani di Roma è valido per voi che siete associati al ministero apostolico: “ll Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nella fede, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo” (Rm 15, 13).

Voi avete ben compreso: “Nella fede”! Tutto dipende dalla fede che anima le vostre vite di sacerdoti.

2. I vostri vescovi, e specialmente quelli del Québec, allorché sono venuti in visita “ad limina” senza contare tutte le relazioni o le lettere che ho ricevuto prima di questo viaggio - mi hanno reso familiare con la vostra condizione sociale e religiosa, qual essa è da una ventina d’anni, e sulla sua evoluzione. Voi siete relativamente numerosi a esercitare il ministero sacerdotale, malgrado la recente diminuzione del numero delle ordinazioni, e come i vostri predecessori che hanno così profondamente segnato la vita ecclesiale del Canada, voi operate fedelmente con i vostri vescovi. Ora, voi cercate, secondo gli orientamenti del Concilio Vaticano II, i mezzi per far fronte alla “crisi” della vostra cristianità.

Giacché voi osservate un mutamento profondo che apre la strada a una nuova cultura, a una nuova società, ma che comporta anche molti interrogativi sul senso della vita, e una crisi dei valori: valori di fede, di preghiera, di pratica religiosa, valori morali sul piano della famiglia, o anche modo più materialista, più egoista di vivere. La Chiesa non è più sola a ispirare le risposte o i comportamenti; talvolta essa si sente ai margini della società, taluni arrivano anche a dire “in esilio”.

In presenza di questa nuova situazione, la maggior parte dei pastori canadesi sembrano non scoraggiarsi. Essi vedono in essa una prova, cioè un’occasione di rinuncia, di purificazione, di nuova ricostruzione nell’umiltà e nella speranza.

3. Il successore di Pietro vi dice anch’egli: spetta a voi accettare questa sfida non lasciandovi paralizzare ma ritrovando la vostra libertà e il dinamismo della fede.

In nessun modo il realismo e l’umanità spirituale devono tradursi in una rinuncia. Voi non potete rassegnarvi al fatto che il cristianesimo sia relegato, anche temporaneamente, al di fuori delle convinzioni o dei costumi dei vostri compatrioti. Certo la novità dell’attuale situazione culturale presenta, in un certo senso, aspetti positivi, se si intende con questo che la fede può esprimersi oggi più liberamente, che essa dipende di meno dalla pressione sociale e di più dalle convinzioni personali di ciascuno, che essa supera più facilmente il formalismo o l’ipocrisia, si assume maggiormente la responsabilità dei nuovi problemi scientifici, delle possibilità di progresso tecnico o di comunicazione sociale, che essa favorisce una partecipazione più attiva, più responsabile, in comunità più duttili, che essa sa meglio entrare in dialogo con gli altri rispettando la loro coscienza, o la competenza dei responsabili della società civile.

Ma allorché si tratta dell’essenziale - il senso del Dio vivente, l’accoglienza del Vangelo di Gesù Cristo, la salvezza per mezzo della fede, i gesti primordiali di pratica religiosa che esprimono e nutrono questa fede, quali i sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione, il senso dell’amore umano nel matrimonio, la teologia del corpo, il rispetto della vita, la solidarietà con i derelitti, e in generale con le beatitudini - il cristiano, e meno ancora il sacerdote, non può accettare di tacere, di rassegnarsi al riserbo, con il pretesto del predominio del pluralismo delle correnti di idee, molte delle quali sono impregnate di scientismo, di materialismo, e persino di ateismo. Il Vangelo parla anche del chicco di grano che accetta di morire per produrre molto frutto in una nuova vita (cf. Gv 12, 24-25), ma questa morte non è quella del timore e della rinuncia ma è quella di una vita totalmente offerta quale testimonianza anche in seno alla persecuzione.

In altre parole, bisogna operare più che mai affinché il cristianesimo abbia libero accesso nel vostro Paese, affinché esso vi sia accolto liberamente nelle mentalità, affinché la sua testimonianza vi sia offerta a tutti i livelli in modo persuasivo, affinché la cultura che vi si elabora si senta almeno interpellata dai valori cristiani e ne tenga conto. Il Cristo si è incarnato, ha offerto la sua vita ed è risuscitato affinché la sua luce brilli agli occhi degli uomini, affinché il suo lievito sollevi tutta la pasta: bisogna che, mescolato alla pasta, questo lo rinnovi incessantemente, purché conservi la sua qualità di lievito.

4. Cari amici sacerdoti, la sfida della secolarizzazione richiede un accrescimento della fede nei cristiani, e innanzitutto nei sacerdoti. A questa gente, la nostra, il Cristo offre la salvezza, la verità, un’autentica liberazione; lo Spirito Santo continua la sua opera di santificazione; la buona novella conserva la sua forza; la conversione è possibile, è necessaria. Sì, come dicevo recentemente ai vostri confratelli svizzeri, in un contesto diverso ma che ha dei punti in comune con il vostro come società agiata, più la gente si scristianizza, più è in preda all’incertezza o all’indifferenza, più ha bisogno di vedere nella persona dei sacerdoti quella fede radicale che è come un faro nella notte o la roccia alla quale attaccarsi (cf. Ioannis Pauli PP. II, Allocutio ad Presbyteros in urbe «Einsiedeln» habita, 7, die 15 iun. 1984: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VII/1 [1984] 1973s.).

Questa fede so bene che in voi alberga. Ma essa deve comportare uno zelo pastorale nuovo, in tutti i campi, così com’essa animava i sacerdoti fondatori e quelli che, con molte suore e laici convinti, hanno operato affinché il Canada francese si ispirasse ai convincimenti cristiani, cattolici. Sì, bisogna parlare della lucidità e del coraggio soprannaturali della fede, che permettono di resistere ai venti contrari al Vangelo, alle correnti distruttrici di ciò che di grande c’è nell’uomo. È necessaria l’audacia di intraprendere con rinnovato impegno una formazione delle coscienze.

Con zelo, fiduciosi nello Spirito Santo per un sano discernimento, incoraggiate coloro che hanno saputo rinnovare la loro fede e la loro preghiera e che danno prova di un ardore generoso per prendere iniziative apostoliche nella Chiesa e nella società. Avrete parimenti a cuore di non lasciare il popolo cristiano nel vuoto spirituale o in una ignoranza religiosa che gli sarebbe fatale. Se voi avvertite in lui un certo smarrimento davanti alle novità, ricordatevi che questo popolo ha bisogno più che mai nelle epoche di trasformazione di “segni visibili della Chiesa, di appoggi, di mezzi, di punti di riferimento” e del sostegno comunitario, come poc’anzi dicevo ai vostri vescovi. Allorché vede i fedeli smarriti, il pastore umile deve sempre preoccuparsi di accoglierli, di ascoltarli, di comprenderli; egli accetterà talvolta una sana reazione davanti a pratiche effettivamente contestabili in liturgia, catechesi o educazione; ma in ogni caso si sforzerà di condurli verso un atteggiamento positivo e un approfondimento.

5. Voi riponete una grande speranza nella corresponsabilità dei laici e dei sacerdoti, non soltanto per supplire a un clero meno numeroso, ma perché è compito dei laici battezzati e cresimati cooperare come membri vivi, in pieno diritto, al progresso della Chiesa e alla sua santificazione (cf. Lumen Gentium, 33), alla sua testimonianza, e in modo particolare alla sua testimonianza in seno alle realtà temporali. Poiché se la Chiesa deve svolgere un compito sociale, è proprio attraverso i laici, uniti ai loro pastori e ispirati dal magistero. Con i vostri vescovi, io vi incoraggio su questo cammino in cui vi siete molto impegnati fin dal Concilio. I campi di azione sono molteplici. Oltre alle varie forme di apostolato, può trattarsi di carismi esercitati per gli altri, di compiti ecclesiali, se non addirittura di ministeri istituiti, questi ultimi presupponendo che il laico si dedichi in modo stabile a un servizio importante della Chiesa.

Ma questa mattina non posso soffermarmi sul ruolo dei laici: lo farò con quelli che incontrerò, specialmente a Halifax. Stante il poco tempo di cui disponiamo, affronto il vostro ruolo specifico, giacché nulla può sostituirsi al ministero sacerdotale.

6. “La funzione dei sacerdoti, dice il Concilio Vaticano II, in quanto unisce all’ordine episcopale, partecipa all’autorità mediante la quale il Cristo stesso costruisce, santifica e governa la sua Chiesa” (cf. Presbyterorum Ordinis, 2). Voi siete prescelti nella comunità cristiana, e per essere al suo servizio. Essere sacerdote è una grazia per tutta la comunità. Ma la vostra funzione non proviene dalla comunità, non è questa che vi delega. Essere sacerdote, è partecipare all’atto stesso mediante il quale il Cristo risorto edifica la sua Chiesa che è il suo corpo. Il Cristo, il buon Pastore, agisce sempre nella sua Chiesa. In virtù del vostro ministero, voi rappresentate in modo reale ed efficace il buon Pastore che dona la propria vita per le sue pecore; voi agite in nome del Cristo, capo che edifica la sua Chiesa.

La grazia dell’ordinazione, che vi ha configurati al Cristo sacerdote e buon Pastore, vi permette di esercitare il ministero della parola, quello dei sacramenti e quello dell’animazione della comunità, manifestando l’iniziativa e la premura di Cristo nei riguardi della Chiesa. Il vostro ministero ricorda sempre alla comunità che la parola viene da Dio, che i sacramenti sono atti di Cristo risorto, che la Chiesa è riunita mediante e nello Spirito. Sì, il vostro ministero è insostituibile come segno e mezzo di assembramento dei credenti nel corpo di Cristo. Che Iddio accresca la vostra fede per compiere il ministero che vi affida!

Mediante tale ministero, voi siete i responsabili e gli animatori delle comunità cristiane, in quanto ricevete dal vescovo la vostra missione. È questo atto che istituisce la vostra obbedienza responsabile nei suoi confronti, la vostra cooperazione avveduta e fiduciosa con lui. Non potete costruire la Chiesa di Dio senza il vostro vescovo. Reciprocamente, è con voi e grazie a voi che il vostro vescovo esercita la sua funzione di pastore di una Chiesa particolare, sempre in comunione con il successore di Pietro.

7. Tra tutti gli atti del ministero che si collegano alla triplice funzione sacerdotale, ne sottolineo alcuni, pensando a quelle che sono oggi le necessità dei vostri compatrioti.

Un certo numero di giovani ha riscoperto la preghiera. Ma molti altri non sanno più o non osano più pregare. Or dunque questa gente secolarizzata non si aprirà alla fede e alla conversione se non pregherà nello stesso tempo in cui ascolta il Vangelo. “Questa specie di demoni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera e il digiuno” (Mc 9, 29 e Mt 17, 21). Questo mondo ha bisogno di maestri che insegnino a pregare, e si volge spontaneamente verso il sacerdote che vede pregare in nome della Chiesa. Ma non si insegna a pregare agli altri se la preghiera non è l’anima della nostra stessa vita, se essa non accompagna tutti i nostri sforzi pastorali.

La celebrazione quotidiana dell’Eucaristia, con la dignità che ad essa compete e con la coscienza di entrare nell’atto redentore del Cristo, permane ovviamente al centro e al vertice delle vostre vite sacerdotali.

Se il popolo cristiano si astiene dal venire a chiedere il perdono dei suoi peccati, con un moto personale, eventualmente preparato in comune, ciò deve porci degli interrogativi: quale importanza diamo a questo ministero? Quale disponibilità mostriamo? Educhiamo sufficientemente al senso del peccato e della misericordia di Dio?

Lo sviluppo delle conoscenze profane contrasta con un’ignoranza religiosa crescente. Come facciamo fronte a questa nella catechesi di cui ogni giovane deve poter usufruire, e quali mezzi di formazione prevediamo per gli adulti, oltre le omelie sostanziali e le preparazioni approfondite ai sacramenti? La presentazione opportuna della fede richiede tanti più sforzi in quanto essa deve, in un linguaggio che tocca lo spirito e il cuore, essere fedele all’insieme del credo.

Voi avete ricevuto l’incarico, cari amici, di guidare le coscienze e dunque di rispondere con chiarezza e coraggio ai molteplici problemi che gli eventi e le scoperte moderne fanno sorgere.

Tutti i settori della vita hanno bisogno di questa illuminazione e di una riflessione appropriata. Penso, tra l’altro, a tutto ciò che potrebbe aiutare le famiglie, i giovani, i fidanzati, gli sposi, a meglio percepire il disegno di Dio sull’amore, sul senso dell’unione coniugale, sulla paternità responsabile, sulla fedeltà, in un’ottica non soltanto morale, ma teologale e spirituale.

Io so che vi sta a cuore educare allo spirito delle beatitudini, al rispetto dell’uomo, alla giustizia, alla spartizione, alla dignità del povero, della persona handicappata, del vecchio solo, alla solidarietà con le moltitudini affamate. E vi è necessario farlo in una società in cui si incontrano al medesimo tempo gli eccessi del consumo e l’insicurezza della disoccupazione.

La coesistenza quotidiana con i nostri fratelli separati vi ha aiutato a sviluppare i rapporti ecumenici, questi richiedono sempre approfondimento teologico e coerenza con le direttive del Segretariato per l’unione dei cristiani.

Come non auspicare anche di veder coltivare lo spirito missionario che è stato così fiorente e generoso nel Canada nel corso di questo secolo?

Sottolineo infine due punti la cui urgenza non vi sfugge: destare le vocazioni sacerdotali e religiose mediante la diffusione del vostro stesso zelo e della gioia di essere sacerdoti, ma anche mediante un invito insistente a seguire Cristo che chiama sempre.

E in generale, questa gioventù, ch’io devo incontrare questa sera e che dimostra tanta buona volontà in presenza delle proprie miserie, ha un grande bisogno di trovare in voi un’attenzione che ispiri fiducia e l’esempio trascinante di discepoli del Cristo felici di camminare al suo seguito.

8. Nei miei incontri con i sacerdoti in tutto il mondo, ho visto che essi desiderano vivere un’intensa vita spirituale conforme alla loro vocazione. È dal vostro ministero, adempiuto con convinzione e centrato sull’Eucaristia, che si sviluppa la vostra vitalità spirituale, che vi è necessario mantenere anche in momenti di preghiera personale. Come servitori della parola di Dio, sentitevi voi stessi chiamati in causa, rinnovati e ravvivati da essa. Voi che riunite le comunità e siete responsabili dell’unità, sappiate a vostra volta guardare con ammirazione le opere che Dio compie nel suo popolo. Come ministri dei sacramenti, lasciatevi voi stessi convertire da ciò che essi celebrano. Non si può battezzare senza sentire a propria volta l’invito a rinascere di nuovo, Non si può presiedere a un matrimonio senza interrogarsi sul proprio modo di donare se stessi nell’amore a Dio e ai propri fratelli e sorelle: il celibato è un segno di questa libertà in una prospettiva di servizio. Non si può celebrare il sacramento del perdono senza dire a se stessi nel profondo del cuore: Signore anch’io sono un peccatore che ha bisogno di essere perdonato. Non si può celebrare l’Eucaristia senza lasciarsi vincere dall’amore di Gesù che ha dato la sua vita per tutti. Nell’esercizio del vostro ministero, lasciatevi prendere dalla forza dello Spirito.

Il vescovo non dice forse al nuovo diacono nel consegnargli il libro dei Vangeli: “Credi ciò che leggi, insegna ciò che credi, e pratica ciò che insegni”? E al sacerdote: “Imitamini quod tractatis”. Tutto il vostro ministero si deve collocare in un clima di preghiera e di sacrificio che vi unisce a Cristo mediatore e vi stabilisce nella sua pace e nella sua gioia.

La qualità della vostra missione dipende anche dalla fraternità e dall’unità che voi sacerdoti instaurerete tra di voi, nel rispetto delle legittime differenze di sensibilità e di carisma, ma nel fervoroso perseguimento della stessa proclamazione del Vangelo, nella fedeltà alla Chiesa.

Ricordate i sacerdoti che oggi, in ogni parte del mondo, mettono a rischio la loro libertà e perfino la loro vita per essere fedeli al loro sacerdozio e continuare a sostenere la fede del loro popolo.

9. Avrei voluto trattenermi di più a lungo con i diaconi permanenti. Cari amici, desidero semplicemente ripetervi qui che il vostro ministero ordinato è connesso con quello dei sacerdoti; prepara ad esso ed effettivamente lo prolunga; o anche partecipa ad esso quando si tratta del Battesimo o della predicazione. La Chiesa fa assegnamento sulla vostra attività, perché, conforme alla vostra stessa vocazione, voi avete il ruolo nell’adempimento della sua missione.

Saluto in modo speciale i seminaristi presenti a questo incontro. Voi mi avete sentito parlare della bellezza e delle esigenze del ministero sacerdotale. Questo è ciò che deve mantenervi nella gioia di essere chiamati da Dio a cooperare in questo ministero, con la determinazione di prepararvi ad esso con tutte le vostre forze: mettete la preghiera al centro della vostra formazione, studiate assolutamente tutte le dottrine della Chiesa sul piano scritturale, dogmatico e morale. Fin da ora, vivete in pastorale disponibilità verso i fedeli, e mantenete legami fraterni con gli altri studenti e abbiate fiducia nel vostro vescovo. Il futuro della Chiesa nel Québec dipenderà dal vostro fervore nel seguire Cristo.

Noi tutti qui, in questo Oratorio in cui tante grazie sono state ottenute, chiediamo l’intercessione di san Giuseppe. Egli ha avuto a fianco di Gesù e di Maria un compito umile, un compito di servitore, vivendo continuamente nell’intimità con il Figlio di Dio. Noi siamo innanzitutto i servitori del Figlio di Dio.

Chiediamo l’intercessione di Maria, associata in modo incomparabile all’opera di suo Figlio.

Siate uomini di fede e di speranza! E io, in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, vi impartisco di cuore la benedizione apostolica.

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