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VIAGGIO APOSTOLICO IN CANADA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI EDUCATORI CATTOLICI

Basilica Cattedrale di St. John's
 
Mercoledì, 12 settembre 1984

 

Cari fratelli e sorelle in Cristo.

1. Questa sera, in questa basilica dedicata a san Giovanni Battista, mi sento molto vicino a tutti voi. Sento di appartenere strettamente a Terranova.

È davvero una gioia e un privilegio partecipare a questa riunione di educatori, parlare a coloro che svolgono uno dei più importanti compiti della Chiesa e della società. Il compito del maestro e della scuola è davvero un incarico sacro ad essi affidato dai genitori e dalle famiglie. Come educatori cattolici voi avete accettato una speciale responsabilità che vi è stata data dai genitori. Questi genitori e queste famiglie hanno riposto in voi la loro preziosa fiducia. Per parte sua, la Chiesa vi considera dei collaboratori, con un ampio grado di responsabilità comune, nell’aiutarla ad adempiere il mandato di Cristo trasmesso dagli apostoli: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni . . . insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28, 20).

A voi è dato di creare il futuro e dargli un indirizzo con l’offrire ai vostri studenti un insieme di valori con cui confrontare le nuove acquisizioni della loro conoscenza. Poche sfide sono altrettanto esaltanti e gratificanti come l’istruzione e la guida dei giovani, e poche altrettanto difficili. State preparando a diventare adulti e cristiani maturi una generazione di terranovesi, di canadesi, che costruiranno la Chiesa e la società del domani.

2. Mentre perseguite le vostre mete professionali e spirituali, come maestri o come gestori di istituzioni educative, voi sperimentate le ambiguità e i conflitti che caratterizzano la nostra società contemporanea. Nello spazio di una sola generazione, abbiamo visto enormi cambiamenti nei valori sociali, nelle situazioni economiche e nella tecnologia. Come educatori voi dovete tener conto di questi cambiamenti, perché essi sono il pane quotidiano dei vostri allievi.

Un maestro e un sistema scolastico, mentre cercano di adattarsi continuamente al nuovo, devono affermare e salvaguardare il significato e l’importanza delle verità e dei valori perenni. Gli educatori devono essere pronti a raccogliere con decisione la sfida di assicurare un tipo di educazione il cui programma sia ispirato più alla riflessione che alla tecnica, più alla ricerca della saggezza che all’accumulo delle nozioni.

Allo stesso modo, le espressioni culturali e le attività radicalmente nuove del nostro tempo, specialmente quelle che più colpiscono l’attenzione dei giovani, richiedono che gli educatori siano aperti alle nuove influenze culturali e siano capaci di interpretarle per i giovani alla luce della fede cristiana e dell’universale comandamento di amore di Cristo.

È sempre stato difficile essere un cristiano, e ancora più difficile essere un maestro coerentemente cristiano, specialmente se quel maestro è chiamato a testimoniare all’interno di un sistema secolarizzato. Ogni epoca presenta una nuova serie di problemi e insieme nuove opportunità di testimonianza dell’amore redentivo di Gesù Cristo.

Voi siete chiamati a portare nel vostro insegnamento competenza professionale e un alto livello qualitativo. Per spingere i vostri allievi a crescere in questo momento storico nella fede e nell’amore, dovete essere consapevoli delle pressioni che vengono esercitate su di loro, e allo stesso tempo rispettare le tappe naturali della loro crescita fino alla maturità. Ma le vostre responsabilità richiedono da voi qualcosa che va molto oltre la necessità di preparazione e competenza professionale.

3. Un aspetto di estrema importanza del vostro ruolo è che voi siete chiamati a guidare i giovani a Cristo, a indurli a seguirlo, a mostrare loro il suo sconfinato amore e la sua sollecitudine per loro, per mezzo dell’esempio della vostra stessa vita. Attraverso di voi, come attraverso una finestra luminosa in un giorno di sole, gli studenti devono giungere a vedere e a conoscere la ricchezza e la gioia di una vita vissuta coerentemente al suo insegnamento, in risposta alla sfida delle sue domande. Insegnare significa non solo trasmettere quel che sappiamo, ma anche rivelare chi noi siamo nel vivere il nostro credo. È quest’ultima la lezione che tende a durare più a lungo. In massa, gli studenti di tutto il mondo ripetono oggi ai loro maestri cattolici le parole riportate nel Vangelo di san Giovanni e originariamente rivolte all’apostolo Filippo: “Vogliamo vedere Gesù” (Gv 12, 21). Questo è davvero un impegno di vita per il maestro cattolico: mostrare Gesù ai giovani. San Paolo considerava il suo ministero come un’instancabile opera nel formare Cristo in coloro che era chiamato a servire (cf. Gal 4, 19).

4. Come maestri ed educatori, voi inoltre prendete parte all’annuncio della parola al servizio della verità. Voi cercate di liberare la mente e lo spirito di coloro ai quali insegnate, guidando alla maturità nella fede, nella conoscenza e nella comprensione. Offrendo ai vostri allievi la verità di Cristo, li aiutate parimenti a fare l’esperienza della sua libertà. Siete dunque impegnati nell’autentica liberazione di questa generazione di studenti, a cui Gesù Cristo, che chiama se stesso “la verità”, ripete la promessa del Vangelo: “Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero” (Gv 8, 36). Voi siete chiamati a servire e a diffondere la verità liberatrice di Cristo.

5. Oggi i giovani sono incalzati da ogni parte da forti e contrastanti richiami all’attenzione e all’obbedienza. Da tutto il mondo sono raggiunti ogni giorno da messaggi di conflitti e di ostilità, di avidità e di ingiustizia, di povertà e di disperazione. In mezzo a questi tumulti, i giovani bramano di trovare solidi e duraturi valori che possano dare significato e scopo alla loro vita. Cercano un terreno solido, un punto elevato su cui attestarsi. Cercano una direzione di marcia, una meta che dia senso e finalità alla loro vita.

Il Vangelo ci dice dove possiamo trovare questo terreno elevato. E accanto al nostro Signore, fatti partecipi della sua forza e del suo amore, rispondendo con passione e generosità alla sua richiesta di amarlo e servirlo come egli ha amato e servito noi. Chi meglio dei maestri a cui essi si rivolgono per essere guidati può mostrare loro la via per quel luogo sicuro, per quella vita dinamica e piena? Nessuno potrà mai prendere il vostro posto. Nessun altro mai avrà l’opportunità che voi avete di accompagnare gli studenti nella ricerca della verità, di infondere in loro la sete per la giustizia, e la comprensione dell’amore di Dio, di guidarli con pazienza e amore nel loro cammino di fede.

6. Oggi i giovani hanno fame di verità e di giustizia perché hanno fame di Dio. Rispondere a questo ardente desiderio è il dovere supremo dell’educatore cristiano. In collaborazione con i genitori, che hanno la maggiore responsabilità nell’educazione dei loro figli, il maestro è chiamato a rispecchiare, in modo coerente e intelligibile, la presenza di Dio nel mondo.

Insegnanti e genitori devono adoperarsi per una spiritualità matura nella loro propria vita, per una forza e rilevanza di fede che possa resistere all’assalto di valori in conflitto, sia a casa che a scuola. Se l’insegnamento del Vangelo si manifesterà nella vostra vita quotidiana, avrà un effetto visibile sui giovani a cui insegnate. Se i giovani vedono i loro maestri e genitori che si amano, come persone che si affidano a Gesù Cristo, persone la cui vita si ispira a tale affidamento, il significato e il messaggio della fede sarà da loro spontaneamente recepito, e la buona novella sarà annunciata nuovamente nel mondo e al mondo.

7. Le specifiche mete dell’educazione cristiana descritte dal Concilio Vaticano II tengono conto dei principali bisogni dei giovani. Queste mete sono una sfida costante per voi e spiegano il senso del vostro lavoro: “L’educazione cristiana . . . aspira soprattutto ad assicurare che i battezzati . . .  possano crescere sempre più consapevoli del dono di fede che hanno ricevuto; che possano imparare ad adorare Dio Padre in spirito e verità (cf. Gv 4, 23), specialmente per mezzo del culto liturgico; e che possano essere sempre preparati a vivere la loro personale vita secondo una nuova natura della giustizia e della santità della verità (Ef 4, 22-24), cosicché possano raggiungere lo stato di uomo perfetto, nella misura di Cristo (Ef 4, 13) e contribuire ad accrescere il Corpo mistico” (Gravissimum Educationis, 2).

8. Qui nella provincia di Terranova, e in altre province del Canada, i vostri predecessori hanno combattuto per anni per ottenere un sistema educativo cattolico in cui questi ideali per i maestri cattolici e i princìpi dell’educazione cattolica potessero essere applicati nel miglior modo possibile. È un’eredità preziosa che vi è stata affidata, un’eredità che porta un positivo e valido contributo non solo alla Chiesa ma anche alla società.

Le scuole cattoliche possono fornire ai giovani approfondimenti e incentivi spirituali, di cui c’è un forte bisogno in un mondo materialistico e confuso. Le scuole cattoliche parlano del significato della vita, dei valori e della fede che costruiscono una vita piena di significato. Similmente, siccome l’individualismo porta spesso all’alienazione, le scuole cattoliche devono costruire e rafforzare un senso di comunità, di apertura sociale e di accettazione della differenza e della diversità nelle società pluralistiche. Nel professare un affidamento istituzionale alla parola di Dio come divulgata dalla Chiesa cattolica, devono anche inculcare un atteggiamento di profondo rispetto per la coscienza degli altri e un profondo desiderio di unità cristiana.

Anche adoperandosi per eccellere nelle aree della formazione professionale e tecnica, le scuole cattoliche non devono mai dimenticare che il loro scopo ultimo è di preparare i giovani ad assumersi, nella libertà cristiana, le loro responsabilità personali e sociali per il pellegrinaggio di tutta l’umanità verso la vita eterna.

Per queste stesse ragioni le scuole cattoliche, pur favorendo lo sviluppo intellettuale, obbediranno anche all’imperativo del Vangelo di servire tutti gli allievi, e non solo i più brillanti e promettenti. In verità, secondo lo spirito del Vangelo, e la sua opzione per i poveri, esse rivolgeranno la loro attenzione in modo particolare ai più bisognosi.

9. Tutti gli uomini e le donne, e tutti i bambini, hanno un diritto all’educazione. Strettamente legato a questo diritto all’educazione è il diritto dei genitori, delle famiglie, a scegliere secondo le loro convinzioni il tipo di educazione e il modello di scuola che essi desiderano per i loro figli (Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, art. 26). Parimenti correlato è il non meno sacro diritto di libertà di religione.

In una società come quella canadese, la libertà delle persone di associarsi e di aderire a determinati gruppi, o i tentativi legittimi di perseguire le proprie aspirazioni a seconda del proprio talento, è un fondamentale diritto democratico. Questo diritto implica che i genitori abbiano una reale possibilità di scegliere, senza indebiti oneri finanziari, le scuole e i sistemi educativi appropriati per i loro figli. Vedo che voi qui a Terranova considerate l’educazione come una forma di collaborazione tra la Chiesa e la provincia. Fortunatamente anche in altre parti del Canada esiste una simile cooperazione fra Chiesa e governo. Capisco che questo varia da provincia a provincia.

La società è chiamata a sovvenire e a sostenere con denaro pubblico quei tipi di scuola che rispondono alle più profonde aspirazioni dei suoi cittadini. Il ruolo dello Stato moderno è di rispondere a queste aspettative nei limiti del bene comune. Uno Stato deve quindi promuovere l’armonia e, in una situazione pluralistica quale è quella del Canada, questa è effettivamente opera degna di grande rispetto, vista la grande eterogeneità di questa diversità e le legittime aspirazioni del popolo all’interno dei vari gruppi significherebbe negare un fondamentale diritto ai genitori.

I governi hanno la responsabilità, dunque, di garantire la libertà delle comunità ecclesiali di avere adeguati servizi educativi, con tutto ciò che tale libertà implica: formazione degli insegnanti, edifici, fondi per la ricerca, adeguati finanziamenti e così via.

In una società pluralistica è certamente una sfida assicurare soddisfacenti servizi educativi a tutti i cittadini. Nell’affrontare questa complessa sfida, non bisogna ignorare la centralità di Dio nella visione della vita propria dei credenti. Un sistema scolastico totalmente laico non sarebbe un modo di venire incontro a queste aspettative. Non possiamo lasciare Dio fuori dalla porta della scuola.

10. Cari insegnanti e genitori, la scuola cattolica è nelle vostre mani. È l’immagine delle vostre convinzioni. La sua esistenza dipende davvero da voi. È uno di quei luoghi privilegiati, insieme con la famiglia e la comunità parrocchiale, dove la nostra fede viene trasmessa. La scuola cattolica è uno sforzo continuo, che non può avere successo senza la cooperazione di tutti coloro che vi sono coinvolti: gli studenti, i genitori, gli insegnanti, i capi e i pastori. Come genitori, voi possedete una speciale responsabilità e un privilegio. Siete i primi testimoni e artefici del nascere del senso di Dio nei vostri figli. Avete per primi la responsabilità di condurli ai sacramenti dell’iniziazione cristiana. In quest’opera siete assistiti e aiutati dalla scuola e dalla parrocchia.

Il nostro mondo ricerca un nuovo senso di pienezza e coerenza. Una scuola cattolica per mezzo del ministero degli insegnanti cattolici, è un luogo privilegiato per lo sviluppo e la trasmissione di una visione del mondo radicata nel significato della creazione e della redenzione. Voi siete chiamati, cari educatori e genitori, a creare quelle scuole che trasmettano i valori che voi vorreste consegnare a quelli che verranno dopo di voi. E ricordate sempre che è Cristo che dice: andate e insegnate!

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 

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