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VIAGGIO APOSTOLICO IN CANADA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PESCATORI DI TERRANOVA

St. John's - Mercoledì, 12 settembre 1984

 

Cari fratelli e sorelle, diletto popolo di Terranova.

1. Fu dalle loro barche da pesca sul mare di Galilea che Gesù chiamò Simon Pietro, Giacomo e Giovanni a prendere parte alla sua missione. Come ci ricorda il Vangelo, Gesù trascorreva molto del suo tempo nelle occupazioni ordinarie di vita quotidiana, condividendo le speranze e le difficoltà della gente. È per questo che sono immensamente contento di essere con voi, i membri della comunità dei pescatori. In particolare estendo il mio saluto a lei, arcivescovo Penney, e a coloro fra voi che sono i capi spirituali delle altre Chiese e Comunioni qui rappresentate. Il gioioso vento che ci riunisce è la benedizione della flotta peschereccia qui a Flatrock.

È in questo contesto che vengo oggi a esprimere la mia solidarietà con voi, e a professare con voi la fede nel nostro Signore Gesù Cristo. Questa nostra fede nell’eterno Figlio di Dio fatto uomo offre un sublime messaggio all’intera comunità umana. La nostra fede in Gesù Cristo, Dio e uomo, ci spalanca una visione di grande speranza e, allo stesso tempo, parla a tutti noi del comandamento di Cristo ad amarci e ad aiutarci l’un l’altro.

2. Già molto prima di stabilirsi su queste spiagge, gli europei pescavano in queste acque. Dai villaggi di pescatori sparsi su queste coste voi e i vostri antenati siete usciti con il buono e il cattivo tempo per strappare al mare il necessario per vivere, spesso a rischio della vostra vita. Le vostre mogli e le vostre famiglie hanno condiviso la precarietà e l’apprensione che questo vostro genere di vita comporta. Nel dolore e nella speranza cristiana essi hanno pianto la perdita di molti dei loro cari che non sono più tornati. Come ha scritto un poeta di Terranova: “Ci sono voluti mille anni al mare, / mille anni per disegnare / il profilo di granito di questa rupe, / il ciglio, il dirupo e la base. / C’è voluta al mare un’ora in una notte, un’ora di tempesta per scavare / il solco di queste rughe di granito / sul volto di una donna”.

 3. Oggi le vostre vite sono minacciate da un altro genere di pericolo, che non viene dal mare ma dalla situazione economica. Neanche il Canada, con le sue immense risorse naturali e la sua limitata popolazione, è sfuggito agli effetti dell’incerta congiuntura economica mondiale. Qui a Terranova, ancor più che in altre parti del Canada, voi sentite il terribile peso della disoccupazione, che ha fatto sfiorire le speranze di tanti, specialmente giovani, che sperimentano nella loro stessa vita come la mancanza di un lavoro remunerativo incida su molti aspetti della loro esistenza e della società distruggendo prospettive per il futuro, minacciando la vitalità delle famiglie e disturbando l’edificazione sociale della comunità.

Nella mia enciclica Laborem Exercens (n. 3) ho sottolineato “il fatto che il lavoro umano è una chiave, probabilmente la chiave essenziale, dell’intera questione sociale”. Uomini e donne nascono per contribuire con il loro lavoro all’edificazione della comunità umana, e per realizzare così la loro piena statura umana di co-creatori con Dio e costruttori con lui del suo regno. Il ripetuto fallimento del tentativo di trovare un’occupazione che dia soddisfazione è un affronto alla dignità dell’individuo, che nessuna politica di assistenza sociale può pienamente compensare. I costi umani di tale disoccupazione, specialmente la rovina che essa porta nella vita familiare, sono stati frequentemente deplorati dai vescovi canadesi. Mi unisco a loro nel fare appello a coloro che ricoprono posizioni di responsabilità e a tutti coloro che sono coinvolti nel fenomeno, affinché cooperino, nel trovare soluzioni adeguate ai problemi contingenti, non esclusa una ristrutturazione dell’economia che anteponga i bisogni dell’uomo al profitto finanziario. La dottrina sociale della Chiesa ci richiama a mettere l’accento sul primato dell’uomo nel processo produttivo, il primato delle persone sulle cose.

4. Il Canada è stato definito il paniere del mondo, ed è stato uno dei più grandi esportatori di pesce fino alla recente recessione. È un paradosso crudele che molti di voi, che potrebbero essere impegnati nella produzione di cibo siano in difficoltà economiche qui, mentre nello stesso momento la fame, la malnutrizione cronica e la minaccia della morte per fame affliggono milioni di persone altrove nel mondo.

Con una gestione accorta, il mare continuerà ad offrire i suoi doni. Tuttavia, in questi ultimi anni, i metodi di trattamento e distribuzione del cibo sono divenuti sempre più tecnicamente sofisticati. L’industria della pesca si è anche concentrata sempre più nelle mani di un numero sempre minore di persone. Ovunque nel mondo le piccole aziende di pesca a livello individuale o familiare perdono sempre più la loro indipendenza finanziaria a vantaggio delle imprese più grandi e più ricche di capitali. Le grandi compagnie industriali della pesca corrono il rischio di perdere il contatto con i pescatori e le loro necessità personali e familiari. Esse sono esposte alla tentazione di rispondere solo alla domanda di mercato, perdendo così a volte l’incentivo finanziario sufficiente a mantenere il livello di produzione. Un tale sviluppo metterebbe in sempre maggiore pericolo la sicurezza e la distribuzione delle riserve alimentari mondiali, se la produzione alimentare venisse controllata dal criterio del profitto di pochi piuttosto che dalle necessità dei molti.

5. L’attuale situazione economica, con particolare riferimento alla pesca, richiede decisioni coraggiose al fine di superare tutte le conseguenze negative. La nostra visione cristiana dell’uomo e ciò che costituisce il suo bene devono essere i principi orientativi nella ricerca di soluzioni alternative. La promozione di cooperative di pescatori, di accordi collettivi tra lavoratori e imprenditori, di talune forme di comproprietà o associazione: queste sono solo alcune delle possibili soluzioni che permetterebbero ai lavoratori di far sentire la loro voce nelle decisioni che riguardano la loro vita e quella delle loro famiglie.

In un mondo di crescente interdipendenza, una gestione responsabile di tutte le risorse della terra, e in particolare quelle alimentari, richiede una pianificazione su vasta scala ai diversi livelli di governo, in cooperazione con l’industria e con i lavoratori. Richiede anche efficaci accordi internazionali sul commercio. Essa deve tener conto del problema dell’aiuto alimentare e dell’aiuto allo sviluppo, ed essere rispondente alle necessità di coloro che si trovano nel bisogno.

6. Miei cari amici, il duro lavoro e un forte senso della famiglia e della comunità vi hanno sostenuto in passato in un’onesta vita cristiana. Soprattutto la vostra fede in Gesù Cristo e la speranza che essa genera in voi sono alla base di tutte le vostre aspirazioni per un futuro migliore. Per questa ragione, negli sforzi e nelle prove del vivere quotidiano potete dire con san Paolo: “Noi infatti ci affatichiamo e combattiamo perché abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente” (1 Tm 4, 10).

Assieme a tutti i vostri pastori e alle vostre guide spirituali qui raccolti accanto a me, prego per tutti voi e per le vostre famiglie. Possa Dio nostro Padre rendere fecondo il lavoro delle vostre mani! Possa il suo Figlio divino, nostro Signore Gesù Cristo, colui che ha moltiplicato i pani e i pesci per nutrire la folla affamata, estendere l’orizzonte della vostra solidarietà fraterna a tutti i suoi fratelli e sorelle! Lo Spirito Santo viva dentro i vostri cuori e vi riempia della sua pace, oggi e sempre!

Non dimentichiamo mai, diletto popolo di Terranova, i valori, che Cristo ci ha insegnato dalla barca di Pietro sul mare di Galilea e durante tutta la sua vita. E ascoltiamo le parole dell’apostolo: “Tutto si faccia tra voi nella carità” (1 Cor 16, 14).

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 

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