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VIAGGIO APOSTOLICO IN CANADA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI GIOVANI, AGLI ANZIANI E AGLI HANDICAPPATI

Stadio cittadino di Vancouver - Martedì, 18 settembre 1984

 

Cari fratelli e sorelle.

1. Questa sera siamo venuti per celebrare la vita in Gesù Cristo. In questo stadio che risuona di musiche e danze, e come una famiglia composta di giovani e vecchi, sani e handicappati, come amici riuniti in Cristo, noi lodiamo Dio per il dono della vita. Uniamo i nostri cuori e le nostre voci per glorificare il Creatore del cielo e della terra, Dio, colui che dà la vita. Vi ringrazio per il vostro caldo benvenuto e per questa dimostrazione di affetto espressa nel canto e nei gesti.

In questa bella regione della Columbia Britannica, con le sue torreggianti montagne, le acque che scorrono impetuose, le fitte e verdi foreste e il sottosuolo ricco di minerali, voi siete attorniati da una vita naturale copiosa, popolata da animali selvaggi, e con abbondanti riserve di pesci. Conquistato da questa grandiosità e bellezza, il primo esploratore di questa regione, il capitano George Vancouver parlò degli “innumerevoli e incantevoli paesaggi, della fertile ricchezza di una natura incontaminata”. Quanto sono vere le parole dell’esploratore il cui nome viene onorato da questa prospera città.

Noi celebriamo anche il dono della vita umana, comprendendo la ricchezza etnica che ha caratterizzato la popolazione di questo Paese. I popoli indiani furono i primi ad abitare questa terra, ed essi, vedendo nella vita il dono di uno Spirito supremo, accettarono il Vangelo di Cristo quando i missionari lo predicarono. Poi giunsero i popoli di estrazione britannica che furono i primi colonizzatori. Seguirono coloro che venivano dall’Estremo Oriente e dall’India, per lavorare alla costruzione delle ferrovie e per lo sviluppo delle risorse industriali. Più tardi arrivarono gli immigrati dall’Europa orientale e occidentale, per allargare ulteriormente i confini di questa nuova terra. Queste varie popolazioni di immigrati, insieme agli indiani, sono rappresentate stasera dagli esecutori dello spettacolo. Abbiamo modo così di constatare come il flusso di tanti immigrati abbia contribuito alla ricca varietà culturale caratteristica di questa nazione. Possano coloro che hanno ereditato questi doni apprezzarli veramente e quindi evitare ogni forma di discriminazione contro la persona, discriminazione “di diritto o di fatto, a causa della loro razza, della loro origine, del loro colore, della loro cultura, del loro sesso o della loro religione” (Pauli VI, Octogesima Adveniens, 16). Tale discriminazione è un affronto alla dignità umana e una degradazione della vita.

Innanzitutto stasera noi celebriamo il dono della vita eterna, conquistata per noi da Gesù Cristo con la sua morte sulla croce. Nella lettura del Vangelo di san Giovanni, Gesù ci dice; “lo sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). La vita della natura e la vita umana sono doni preziosi di Dio, ma la vita eterna è un bene ancora più prezioso perché è il dono della vita che dura per sempre.

La grazia che riceviamo con il Battesimo innalza la qualità della nostra vita a un livello che supera qualsiasi nostra immaginazione perché riceviamo la garanzia di una vita eterna o immortale. Questa vita immortale comincia adesso: per mezzo della fede nella parola di Dio, per mezzo dei sacramenti della Chiesa, essa raggiunge la sua perfezione nel mondo che verrà. Questa è la vita descritta da san Paolo: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano” (1 Cor 2, 9).

Sono molto lieto che stasera in questo stadio ci siano con me, a celebrare la vita, i bambini e i giovani, gli anziani e i nostri fratelli e sorelle che soffrono di invalidità e handicap di vario genere. Desidero parlare a turno ad ognuno di questi gruppi.

2. Cari bambini e giovani, le mie prime parole sono per voi. Non permettete che qualcuno vi inganni sul reale significato della vita. La vita deriva da Dio. Voi siete qui sulla terra perché vi ha creato Dio. Voi derivate da Dio, appartenete a lui e andrete a lui. Dio è l’origine e il fine della vostra vita. Egli, che vi ha donato la vita, ha desiderato che voi foste allevati in una zona ricca e attiva del mondo creato da lui. Egli vi ha benedetto dandovi molte possibilità: per mezzo del Battesimo egli vi ha perfino offerto di partecipare alla sua vita. Vi ha adottato come suoi figli, voi siete fratelli e sorelle di Cristo.

Nella lettura del Vangelo, Gesù ci avverte che nel mondo ci sono ladri che non vengono “se non per rubare, uccidere e distruggere” (Gv 10, 10). Voi incontrerete questi ladri che tenteranno di ingannarvi. Essi vi diranno che il significato della vita consiste nell’avere quante più soddisfazioni possibili. Cercheranno di convincervi che questo mondo è l’unico mondo esistente e che dovete afferrare ora quello che potete. Sentirete chi vi dirà: “Pensa a te stesso e non preoccuparti degli altri”. E anche quelli che diranno; “Troverai la felicità nell’accumulare denaro, nel procurarti tutte le comodità che puoi, e quando ti sentirai infelice potrai trovare l’evasione nell’alcol o nella droga”.

Niente di tutto ciò è vero, e nessuna di queste cose vi procurerà gioia nella vita. La vita vera non è nella vita stessa o nelle cose materiali, ma è in qualcun altro, in colui che ha creato tutto ciò che è buono, vero e bello nel mondo. La vera vita è in Dio e troverete Dio nella persona di Gesù Cristo. Cristo ci rivela Dio, e conoscere Cristo vuol dire conoscere Dio. E per conoscere voi stessi, il vostro vero io, dovete conoscere Cristo. Per questo san Paolo può esclamare: “Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore” (Fil 3, 8).

So che alcuni di voi frequentano le scuole cattoliche. Perché? Perché possiate più presto conoscere Cristo e, in lui, il completo significato della vita, così che possiate viverla pienamente. La Chiesa ha le sue scuole perché essa desidera farvi conoscere Cristo. Essa desidera che voi raggiungiate la piena maturità in lui, che è l’essere umano perfetto e nello stesso tempo è figlio di Dio.

Cari bambini e giovani, alzate lo sguardo verso Cristo.

Quando vi interrogate sul mistero della vita, guardate verso Cristo, che ve ne spiega il vero significato. Quando vi interrogate sul ruolo che vi attende nel futuro del Canada e del mondo, guardate verso Cristo. Egli vi ispirerà per sfruttare le vostre capacità come cittadini canadesi e come cittadini della comunità mondiale. Quando vi interrogherete sulla vita che verrà, guardate verso Cristo. Amatelo e servitelo ora nelle persone che vi sono vicine, in modo che un giorno possiate raggiungere la pienezza della vita eterna.

3. Cari cittadini anziani: e ora saluto voi, che siete la chiara testimonianza che il valore della vita consiste in ciò che voi siete, e non in ciò che possedete o in quello che siete in grado di fare. La vostra vita prova la continuità delle generazioni, e vi permette di avere un orizzonte dal quale giudicare nuovi avvenimenti e scoperte. Voi ricordate il mondo di saggezza delle vecchie generazioni e nello stesso tempo date il contributo del vostro intuito al mondo attuale.

Sono felice di apprendere che qui, nella Columbia Britannica, ci sono tante iniziative per migliorare la qualità della vostra vita e, in particolare, per darvi la possibilità di una sistemazione abitativa decorosa. Nella Carta dei diritti della famiglia, uscita nel 1983, la Santa Sede dichiara: “Gli anziani hanno il diritto di trovare in seno alla propria famiglia o, quando questo non sia possibile, in istituzioni adatte, un ambiente che permetta loro di vivere gli ultimi anni di vita in serenità e, nello stesso tempo, di espletare quelle attività compatibili con l’età e di partecipare alla vita sociale” (Carta dei diritti della famiglia, art. 9).

Il passare degli anni porta con sé l’indebolimento fisico. Voi potreste essere costretti a rinunciare a quelle attività che un tempo vi divertivano. Le membra non sono più flessibili come prima. La memoria e la vista perdono la loro funzionalità e così il mondo non vi è più familiare, il mondo della vostra famiglia, il mondo che vi circonda, il mondo che una volta conoscevate così bene. Perfino la Chiesa, che avete amato per così lungo tempo, sembra estranea a molti di voi, perché essa va verso il futuro e attraversa un periodo di rinnovamento. Eppure, malgrado i cambiamenti e le debolezze che accusate, voi contate molto per tutti. La società ha bisogno di voi e così la Chiesa. Anche se non siete in grado di far molto, ciò che conta, innanzitutto, è ciò che voi siete. L’età avanzata è il coronamento della vita terrena, è il momento di raccogliere quello che avete seminato, è il tempo di dedicarvi agli altri come mai avete fatto prima d’ora.

Certamente, voi siete necessari e non dovete permettere che qualcuno dica che non lo siete. Le messe che avete ascoltato durante la vita, le devote Comunioni che avete fatto, le preghiere offerte, vi consentono di elargire su di noi questa ricchezza di doni. Noi abbiamo bisogno della vostra esperienza e della vostra intuizione. Abbiamo bisogno del vostro esempio di paziente attesa e fiducia. Abbiamo bisogno di vedere in voi quell’amore completo che è in voi, quell’amore frutto della vostra vita vissuta nella gioia e nel dolore. E, inoltre, abbiamo bisogno della vostra saggezza, perché voi potete darci fiducia nei periodi di incertezza. Voi potete costituire un incentivo a vivere secondo i più alti valori dello spirito. Questi valori ci legano alle persone di tutte le età e non diventano mai vecchi.

Siate quindi consci della vostra dignità, e ancora una volta offrite la vostra vita al nostro Signore Gesù Cristo. Trovate il tempo di conoscerlo meglio di quanto non abbiate fatto finora. Ascoltatelo in preghiera, poiché egli vi dice nei momenti di debolezza, di angoscia o di dolore: “Io sono il Buon Pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me” (Gv 10, 14). Egli vi è vicino nelle prove della vita di tutti i giorni. Da parte vostra cercate di essere con lui fedeli compagni sulla via della croce, e non dimenticate mai che le afflizioni che dovete sopportare sono previste nel piano di Dio per prepararvi a vivere interamente la vita, insieme a Maria e a tutti i santi, nel regno dei cieli.

4. E adesso desidero parlare a coloro che sono affetti da invalidità e a coloro che li assistono. In primo luogo mi rallegro per la sensibilità che esiste qui a Vancouver e in tutto il Canada verso i nostri fratelli invalidi e handicappati, che si concretizza in interventi utili, in associazioni e istituzioni.

Cari fratelli e sorelle, voi siete invalidi, ma il valore e la dignità della persona umana non si misurano con le qualità, fisiche o mentali, con l’efficienza, la produttività o la rapidità dei movimenti. Esse derivano invece da un fatto fondamentale, cioè che ogni individuo è creato da Dio ed è redento dal sangue di suo Figlio Gesù Cristo. Dio chiama per nome ciascuno di noi. Egli desidera che voi diate il vostro contributo individuale al mondo e che viviate pienamente la vita al servizio degli altri. La paterna sollecitudine di Dio si estende sui sani e gli ammalati, sugli invalidi, gli handicappati e i forti.

Cari amici che qualche volta vi sentite tanto scoraggiati: io sono felice di essere qui con voi oggi. Sono venuto a dirvi che Dio vi ama e anche il Papa e la Chiesa vi amano. Voi siete amici speciali di Gesù. Egli vi dice in modo del tutto personale: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo su di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero” (Mt 12, 28-30). Cristo vi chiede di aiutarlo a portare la croce. A voi è assegnato, oggi, il ruolo che un tempo esercitò Simone di Cirene. Voi ci insegnate con l’esempio ad accomunare le nostre limitazioni umane con le sofferenze di Gesù e a trovare la gioia nella vita.

Ma sono venuto anche per assicurarvi che la Chiesa rende noto il bisogno da voi sentito di partecipare alla vita di tutta la società, di assumere la parte che vi compete nelle vostre famiglie, nella Chiesa, nelle scuole. In special modo essa proclama il vostro diritto al lavoro poiché essa cerca di arrivare allo scopo, che “agli invalidi debba essere offerto un lavoro compatibile con le loro capacità”. La Chiesa insiste anche che negare il lavoro a coloro che non sono completamente abili è “una grave forma di discriminazione” (Ioannis Pauli PP. II, Laborem Exercens, 22).

Cari amici che avete la particolare vocazione di assistere i fratelli e le sorelle in validi e handicappati; la vostra opera richiede generosità di mente e di cuore, grandezza di spirito; Dio vi chiede di amare con particolare intensità. So tuttavia che voi siete i primi a riconoscere che ricevete più di quanto diate. Gli invalidi e gli handicappati riescono a far nascere nel nostro cuore forze che mai sospetteremmo di possedere. Essi ci insegnano anche ad essere umili, perché ci dimostrano che la nobiltà umana e cristiana non consiste nell’essere più forti e attivi di altri. Essi dimostrano a tutti noi la necessità di un’incessante fiducia in Dio. Nel nome di Gesù Cristo, il Buon Pastore, vi ringrazio tutti per le cure che prestate a questa parte importante del gregge di Cristo. Voi siete coloro che aiutano Dio assistendo questi uomini, donne e bambini a partecipare pienamente alla vita.

5. Cari fratelli e sorelle, stasera, mentre celebriamo la vita, siamo anche consapevoli delle tante minacce alla vita che esistono nella nostra società tecnologica. Un danno incalcolabile per tutta l’umanità è oggi il numero di aborti. Questo crimine indescrivibile contro la vita umana che rifiuta e uccide la vita dal suo inizio, prepara la premessa per il disprezzo, la negazione, l’eliminazione della vita degli adulti, nonché l’attacco alla vita della società. Se i deboli sono vulnerabili dal momento della concezione essi sono vulnerabili anche nella tarda età, sono vulnerabili davanti alla forza di un aggressore, e alla potenza delle armi nucleari. Ma c’è un modo per l’umanità di sfuggire alla sua autodistruzione ed evitare il giudizio di Dio. Di fronte a questi mali che minacciano oggi la vita si deve di nuovo proclamare il carattere sacro della vita umana, come un dono prezioso di un Creatore amorevole, un dono che bisogna accettare, rispettare e proteggere. “Contro il pessimismo e l’egoismo che getta un’ombra sul mondo, la Chiesa sostiene la vita; in ogni vita umana essa vede quel “sì”, quell’“amen” che è il Cristo stesso” (Ioannis Pauli PP. II, Familiaris Consortio, 30).

La Chiesa proclama il piano di Dio per tutta la vita umana, il piano di Dio per l’amore che genera la vita e il piano di Dio per la famiglia che, come comunità viva, ha la missione di “salvaguardare, rivelare, comunicare l’amore” (Ibid., 17). Questo piano di Dio è stato scolpito nell’esistenza dell’uomo e della donna e dà una duplice dimensione alla loro unione coniugale, quella unione coniugale che deve esprimere un’intima comunione di amore e di vita nonché l’impegno della procreazione. A causa dell’inseparabile connessione voluta da Dio del significato unitivo e procreativo dell’atto coniugale, la Chiesa dichiara che nel matrimonio ci può essere una totale donazione di se stessi solo se questi due elementi non sono artificialmente separati (Ibid., 32). Nel piano di Dio, il rispetto per il valore del corpo e l’impegno per la vita è una condizione necessaria per assicurare la piena dignità alla persona umana, la piena dignità alla vita umana.

Bisogna difendere la vita fin dal suo concepimento, contro tutto ciò che la minaccia, come la fame e la guerra; bisogna risanarla da ciò che la indebolisce e la disonora, come le malattie e gli eccessi dell’alcol e della droga; bisogna proteggerla da ciò che la degrada come la violenza, le condizioni di vita disumane, le condizioni di lavoro vergognose e tutte le malvagità di questo tipo.

Contro i malfattori della nostra epoca che vengono solo “per rubare, uccidere e distruggere” (Gv 10, 10) noi siamo chiamati a reagire con le armi dello verità, della giustizia, dell’amore. Siamo fermi nella fede: noi crediamo che Cristo ha già riportato la vittoria decisiva sul peccato e la morte, per mezzo della crocifissione e della sua risurrezione, e che attraverso la fede ci dà la vita nel suo nome.

Nella celebrazione della vita, questa sera volgiamo lo sguardo verso la beatissima Vergine Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa. Essa ha dato i natali al Salvatore, che è la vita del mondo; essa è con noi in questa celebrazione della vita. Essa ci è vicina nei nostri sforzi per favorire la vita, per risanarla, per migliorarla e difenderla contro tutto ciò che potrebbe ferirla, indebolirla, o distruggerla. Sì, essa è vicina a noi, nei nostri sforzi per seguire il Buon Pastore Gesù, che ci conduce verso la vita eterna.

Cari fratelli e sorelle, questo è il nostro destino: vivere pienamente la vita in comunione con la Santissima Trinità, il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo ai quali “sia ogni lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli” (Ap 5, 13).

 

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