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VIAGGIO APOSTOLICO IN CANADA

CERIMONIA DI CONGEDO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Aeroporto militare Uplands di Ottawa - Giovedì, 20 settembre 1984

 

Signore e signori, cari fratelli e sorelle.

1. Ecco giunto per me il momento di lasciare questa terra canadese e di prendere congedo da voi. Ciò non è senza rimpianto, dal momento che mi è stato concesso di visitare tanti uomini e donne nel vostro immenso Paese, in tanti luoghi diversi e affascinanti. È la gioia però che vive in me in questo momento, perché io provo la viva sensazione di aver vissuto con voi dei momenti di grazia. Tra voi, saluto amichevolmente i miei fratelli nell’episcopato, che mi hanno qui invitato, che hanno preparato con estrema cura questo pellegrinaggio, che mi hanno accolto a nome di tutti voi e che mi hanno accompagnato; rinnovo a tutti loro la mia più viva riconoscenza.

Attraverso voi, che rappresentate qui tutta la comunità canadese, ringrazio i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i laici per la cortesia e la serietà della loro accoglienza, la testimonianza della loro fede e dello spirito di servizio nella Chiesa. Vorrei salutare in particolare le altre comunità cristiane con le quali sono felice di aver potuto prendere parecchi contatti, e di cui ho potuto rendermi meglio conto dell’ardore che le anima a procedere verso l’unità.

Mi rivolgo anche alle autorità civili che hanno svolto una così larga parte nell’organizzazione del mio viaggio e hanno dimostrato una così viva attenzione al senso pastorale del mio operato. Li ringrazio di avere avuto la delicatezza di essere venuti fin qui a prendere congedo da me. Conserverò un vivo ricordo dei nostri incontri, particolarmente al mio arrivo a Québec e ultimamente nella stessa Ottawa. Esprimo tutta la mia gratitudine alla signora governatore generale, al signor primo ministro del Canada, agli alti magistrati delle istituzioni giuridiche, ai signori presidenti e ai membri delle due Camere del Parlamento, ai signori primi ministri delle province, così come ai membri del corpo diplomatico che hanno voluto unirsi qui ai dignitari e ai responsabili della società civile canadese. Insieme a tutti questi responsabili, ringrazio coloro che formano i numerosi gruppi di lavoro che hanno offerto, da parecchi mesi, la loro collaborazione efficace, sollecita e il più delle volte discreta, partecipando ai molteplici servizi di organizzazione, di sicurezza e durante i trasferimenti che questo lungo viaggio ha richiesto.

2. L’attraversata che ho appena compiuto mi ha permesso di conoscere meglio la bellezza e la diversità del vostro Paese, l’accogliente ospitalità del vostro popolo. Sappiate che ho vivamente apprezzato l’esperienza di incontrarmi con voi, per la franchezza e l’ardore che vi caratterizzano. Non posso evocare in questo momento tutto quello che conserverò nel mio cuore, il più delle volte ciò oltrepassa per intensità quello che le semplici parole possono esprimere.

Permettetemi di dire solamente che, nel corso delle varie tappe, sono stato colpito dalla ricchezza e dalla vivacità, testimonianza di tutto ciò che vi hanno trasmesso i vostri predecessori, gli Amerindi e gli Inuit, i meticci, i francesi, gli inglesi, gli immigrati di numerosi altri Paesi dell’Europa dell’Ovest e dell’Est, senza dimenticare tutti quelli che sono venuti dalle numerose regioni dell’America Latina, dell’Oriente o dall’Estremo Oriente.

Mi sembra che il felice connubio dei così numerosi elementi del vostro patrimonio, in un popolo libero e intraprendente, lo rendano disponibile ad aprirsi a tutti gli appelli del mondo, a favorire la pace, a vivere attivamente con generosa solidarietà nei riguardi dei fratelli più colpiti e di coloro sui quali pesano gravi condizioni.

3. Al momento della mia partenza, auguro al popolo canadese un futuro felice, lo sviluppo di tutte le sue qualità, una vita vissuta nell’armonia e nel rispetto delle differenze spirituali e culturali presenti. Sono consapevole che tutto ciò sarà reso più facile dalle istituzioni di questo Paese. Vi attendono gravi compiti, sia nel far fronte alle difficoltà interne che permangono, in particolare la crisi economica, sia nello sviluppare il vostro contributo positivo alla vita internazionale. Possa la consapevolezza di questi doveri guidarvi ad adempierli con il coraggio, la nobiltà e l’altruismo che contraddistinguono coloro che trovano la loro felicità nell’aiutare i loro fratelli e sorelle.

4. A voi, membri del popolo di Dio in questo Paese, affido uno dei miei migliori ricordi delle differenti tappe di questo mio pellegrinaggio: insieme siamo stati in grado di vivere una straordinaria esperienza della fede che ci unisce. Sono consapevole che la partecipazione che mi avete dimostrato esprime, al di là della mia persona, i vostri profondi legami con la Chiesa universale che ha le sue radici nella fede degli apostoli, sin dalla risurrezione e dall’inizio dell’epoca missionaria della Pentecoste.

Giungendo nelle vostre comunità, ho scoperto con gioia che voi state continuando quello che i grandi fondatori hanno iniziato per i voi con così grande onore. Essi hanno portato qui il Vangelo, spesso al prezzo della loro stessa vita; hanno costruito un edificio che continua ad essere pieno di vita nonostante le difficoltà e i cambiamenti tipici del nostro tempo. Siate fedeli all’ispirazione dei santi conosciuti e sconosciuti che hanno sparso su questa terra il seme destinato a portare il frutto.

Noi abbiamo celebrato insieme, abbiamo pregato Dio, siamo stati in comunione con lui, abbiamo ascoltato la sua parola. Il vostro fervore è il segno che il messaggio del successore di Pietro, venuto a portare testimonianza di Gesù Cristo, ha trovato uomini e donne disposti a collaborare per un mondo nuovo. È il segno che i cristiani di questo Paese hanno lo Spirito Santo che vive in loro, lo Spirito Santo che infonde nei nostri cuori l’amore di Dio, che rafforza la nostra speranza e che dà pienezza alla nostra fede.

Possa il mio pellegrinaggio presso i santuari del popolo di Dio segnare un passo in avanti per tutti voi; sulla lunga strada che conduce l’umanità al rinnovamento, attraverso il dono di Dio, e alla pienezza della solidarietà fraterna sulla strada della santità.

Rinnovo in quest’occasione il mio grande rammarico per non aver potuto visitare gli indiani Inuit e i meticci a Fort Simpson. Fin dall’inizio della preparazione della mia visita pastorale in Canada ho attribuito una grande importanza a quest’incontro, e voglio ora rinnovare a tutti loro l’espressione di amore fraterno con un messaggio. Spero davvero che la Provvidenza divina mi darà un’altra occasione di incontrarmi con loro. (Mi scuso . . . Così mi sono invitato una seconda volta in Canada).

Continuerò a pregare per voi e con voi. Oggi chiedo al Padre di tutto l’amore, al Figlio che dimora tra noi e allo Spirito Santo di forza e luce, di colmarvi di ogni benedizione.

Con gioia vi rivolgo ancora una volta tutta la mia gratitudine, e rinnovo dal profondo del mio cuore i miei migliori auguri per tutto il popolo del Canada.

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 

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