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MESSAGGIO TELEVISIVO DI GIOVANNI PAOLO II
NELL'IMMINENZA DELLA VISITA PASTORALE NEI PAESI BASSI
Martedì, 9 aprile 1985
Cari amici dei Paesi Bassi,
come sapete tra poco visiterò la comunità cattolica del vostro Paese. Darò così
seguito all’invito del cardinale Willebrands, invito rinnovato dal suo
successore alla sede arcivescovile di Utrecht, insieme con i vescovi delle altre
sei diocesi dei Paesi Bassi. Successivamente, darò seguito anche all’invito dei
vescovi del Belgio e del Lussemburgo.
Mi rallegro molto dell’incontro fraterno con i vostri vescovi, che lo Spirito
Santo ha posto a protezione della Chiesa di Dio. Li incontrerò con i loro
sacerdoti e i fedeli che parteciperanno ai diversi incontri. La visita pastorale
mi darà inoltre la possibilità di incontrare le guide delle altre Chiese e delle
altre comunità ecclesiali. I giorni che passerò tra voi dovranno irradiare
incoraggiamento e amicizia, pace e gioia, speranza e fede. Tutto ciò è dono
della grazia di Dio ma sarà anche il frutto della nostra buona volontà
comunitaria.
Riassumendo in breve, considero scopo precipuo del nostro incontro amichevole la
celebrazione della fede, della nostra fede comunitaria, la vostra come pure la
mia, la fede di San Paolo (cf. Rm 1, 12). La fede in Cristo, nostro
Salvatore, che rinnova tutta l’umanità; la fede che noi insieme vivremo,
sperimenteremo e canteremo. Faremo ciò durante la processione a Den Bosc dove
onoreremo la Madre del Signore che sempre accompagna con amore i discepoli del
Figlio suo. E lo faremo mediante l’Eucaristia, mediante il ricordo della
sofferenza e della risurrezione di Gesù, a Utrecht, Den Haag, Maastricht.
Celebreremo la fede anche durante gli incontri con i religiosi e con coloro che
dedicano le loro migliori energie all’insegnamento, all’opera di missione e di
sviluppo, alla vita sociale e alla costruzione delle loro parrocchie.
Tra quanti mi ascoltano ci sono sicuramente, come in ogni Paese, coloro che non
sono nella disposizione d’animo di celebrare la loro fede, di rendere grazie
della loro fede. Essi soffrono delle delusioni: nella vita personale, nella
famiglia, nel lavoro e anche nella Chiesa. So che ci sono molte tensioni nella
vostra Chiesa, alcune decisioni si possono comprendere solo con difficoltà; ma
io ho fiducia nella grazia di Dio e nella grande ricchezza spirituale che c’è in
voi, per superare insieme le difficoltà. Molte forme di dolore pesano sul cuore
degli uomini e delle donne, dei giovani e dei malati, dei disoccupati. Il
Vescovo di Roma non può con la sua visita eliminare questi dolori, essi
assomigliano talvolta alla pietra che chiudeva il sepolcro del divino Crocifisso
e di cui le donne dissero: “Chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso del
sepolcro?” (Mc 16, 3). Di fronte a questo dolore, noi dobbiamo pensare
alle parole di Cristo, che formano una professione della nostra fede: “Ciò che è
impossibile agli uomini, è possibile a Dio” (Lc 18, 27).
In questo tempo di Pasqua la liturgia ci vuole sempre più convincere della
vittoria della vita sulla morte, sul peccato mediante Cristo e in Cristo. Gli
apostoli e Pietro in particolare hanno dato testimonianza dell’avvenimento del
mattino di Pasqua, che è la chiave di volta della storia dell’umanità. Come
umile successore della prima guida del collegio apostolico non posso far altro
che far risuonare con forza questa testimonianza; ad onore dello Spirito che ha
risvegliato Cristo dalla morte; ad onore dell’uomo e ad onore della creazione
che sono chiamati alla liberazione e al rinnovamento resi possibili da Cristo.
Cari fedeli, membri della Chiesa cattolica, abitanti di città e di villaggi, di
isole e di polders, io vi invito di cuore a preparare la celebrazione comune
della nostra fede, e a riflettere su tutto questo personalmente o
comunitariamente; ma, ancora più, attraverso una preghiera umile e piena di
fede.
Rivolgetevi inoltre ancora una volta con devozione alla preghiera che Gesù ci ha
insegnato, il Padre nostro, il cui contenuto deve risvegliare e purificare il
nostro cuore. Io recito questa preghiera per ognuno di voi e vi chiedo di essere
così buoni da farlo anche per me, per la buona riuscita della mia permanenza tra
di voi. Vi ringrazio in anticipo per l’ospitalità che mi vorrete concedere.
Vengo tra di voi come un fratello e un amico. Possa il Signore benedire voi e il
nostro incontro!
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