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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALLA VI EDIZIONE DEL
«MEETING PER L'AMICIZIA FRA I POPOLI» DI RIMINI

 

Carissimi giovani.

1. A tutti voi che partecipate a questa edizione del “Meeting” di Rimini, riproposto anche quest’anno come un appuntamento atteso, il mio cordiale saluto e la mia parola d’incoraggiamento e di speranza. Valga essa ad aprire queste giornate e ne accompagni lo sviluppo come un filo ideale ricorrente lungo i momenti diversi che compongono il vostro incontro.

Mi piace rilevare che il vostro “Meeting” ha scelto l’uomo quale tema centrale di approfondimento e di dibattito. Tutto ciò che accade nel mondo, infatti, ha l’uomo come punto di riferimento. L’uomo è la chiave di volta del mondo e della società a motivo del potere, di cui è fornito, di scegliere il bene o il male, di andare verso la manifestazione definitiva della salvezza o verso la prospettiva d’una distruzione apocalittica.

Questa sesta edizione del vostro “Meeting” per l’amicizia fra i popoli, che ha per titolo: “La Bestia Parsifal & Superman”, sotto le velate espressioni della metafora, lascia chiaramente intravedere le differenti scelte dell’avventura umana, le varie possibilità di comportamento offerte, soprattutto oggi, agli uomini in genere e ai giovani in particolare. Queste scelte e queste possibilità, riproposte quotidianamente dalla letteratura, dagli strumenti della comunicazione sociale, dalle ideologie correnti, possono determinare per il futuro tipi di civiltà profondamente diverse.

2. Quasi in ideale continuità con la lettera da me indirizzata a tutti i giovani del mondo la domenica delle Palme, mi rivolgo ora ai giovani del “Meeting” invitandoli a mettersi di fronte alla responsabilità delle proprie scelte, le quali devono andare ben oltre i confini di ciò che avete chiamato “la bestia”.

A ciascuno di voi voglio porre alcuni interrogativi, che esigono una risposta personale. “Amico, chi vuoi essere? Vuoi chiuderti nel cerchio dei tuoi istinti e dei tuoi impulsi, e lasciarti definire da essi? Vuoi che il mondo diventi, come ha scritto Dante, “l’aiuola che ci fa tanto feroci”” (Dante Alighieri, La Divina Commedia, “Paradiso”, XXII, v. 151)? L’originaria vitalità che appartiene all’animalità dell’uomo, il desiderio di vita, di godimento che egli condivide con tutti gli altri animali della terra, non sono in se stessi qualcosa di negativo, se accolti nel quadro dell’ordine previsto e voluto da Dio. Nell’uomo, a differenza degli altri animali, l’istinto non ha il diritto ad avere l’ultima parola, i suoi impulsi possono e devono essere soddisfatti entro precisi limiti, in modo conforme alla dignità propria della persona umana.

L’istinto lega alla vita, alle cose, alle persone, a noi stessi, ma la realizzazione autentica di tale possesso avviene soltanto seguendo il modello di quell’uomo che è anche Dio: Gesù, il Signore della vita, anzi, la vita.

Solo lui restituisce l’uomo a se stesso, lo realizza al di sopra di ogni possibilità umana, gli garantisce un rapporto con la realtà e con le persone che non lo corrompe. L’uomo è un essere incompiuto: solo Cristo lo può sottrarre ai limiti della sua animalità per renderlo pienamente uomo.

3. Per uscire dalla sua inferiorità animale, l’uomo, e soprattutto il giovane abbandonato a se stesso, può essere travolto dalla tentazione di scegliere la strada che voi avete scritto con l’immagine di Superman.

A questo punto, non posso fare a meno di porre un’altra serie di domande ai giovani, e anche ai non più giovani, partecipanti al “Meeting”: “Amico, vuoi che la misura del mondo nuovo, che aneli a costruire, sia definita dalla soggettività del tuo cuore, dalla tua particolare visione della giustizia, dalla carica erompente della tua forza fisica e intellettuale?”.

È, questa, una suggestione più sottile della prima, altrettanto insufficiente, e in definitiva più insidiosa. Alla bestialità dell’istinto si contrappone qui un’ipotetica bontà, un’illusoria capacità naturale, una chiusa autosufficienza. Senza Cristo l’uomo non può costruire un mondo pienamente umano. I criteri correnti di giustizia e di moralità sono, del resto, lontani dal soddisfare l’insaziabile aspirazione del cuore umano tendente all’infinito. Con essi, o almeno solo con essi, non si può costruire un mondo migliore, l’uomo nuovo e superiore, che tutti vogliamo.

4. Cari giovani, voi volete vivere in modo costruttivo, senza pericolo di fallimento, l’avventura della vostra personale esistenza sulla terra. È quanto avete voluto esprimere con il riferimento alla leggenda di Parsifal.

Ed ecco, allora, la proposta risolutiva data dall’offerta dell’incontro personale di ciascuno con Cristo, uomo e Dio, che è morto e risorto per vincere la nostra morte e i nostri mali, che è divenuto l’amico di ognuno di noi, il compagno di ogni giorno, contemporaneo e vicino a ciascun uomo che vive in qualsiasi momento della storia umana. Cristo porta dentro la vita dell’uomo il rapporto con l’infinito, porta la giovinezza che neppure il tempo può cancellare, porta la capacità di risollevarsi dalle cadute, l’esperienza della gioia e della passione, della purezza e della tenacia, la capacità di amare gli uomini come fratelli, e di lottare per la verità e la giustizia nella continua tensione verso un mondo migliore.

Auguro a voi tutti, giovani del “Meeting”, di scoprire, in quest’anno a voi dedicato, la luminosa e avvincente attualità di Cristo. Sarà il modo migliore per ringiovanire il mondo.

Vi accompagni tutti la mia apostolica benedizione.

Dal Vaticano, 6 agosto 1985

IOANNES PAULUS PP. II

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 

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