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VIAGGIO APOSTOLICO IN TOGO, COSTA D'AVORIO II, CAMERUN I,
REPUBBLICA CENTRO-AFRICANA, ZAIRE II, KENYA II, MAROCCO

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON LA COMUNITÀ ECCLESIALE

Cattedrale di Yaoundé (Camerun)
Sabato, 10 agosto 1985

 

Dio sia lodato!

1. Egli vi ha chiamati, cari fratelli e sorelle del Camerun, a formare, in questo Paese, un popolo che gli si è consacrato, a diventare, anche voi, una parte integrante della sua Chiesa, del suo popolo disseminato in tutto l’universo. Da sempre egli vi ha scelti nel suo disegno d’amore. Vi ha predestinati a riprodurre l’immagine di suo Figlio, affinché egli sia il primo di una moltitudine. Egli vi ha santificati (cf. Ordo Consecrationis Professorum).

Così saluto con affetto la Chiesa che è a Yaoundé, in questa diocesi, in questa provincia e in tutto il Camerun. E con voi rendo grazie a Dio.

Certo, gli abitanti di questo Paese non hanno mai cessato di essere nel pensiero di Dio; da sempre voi siete l’oggetto del suo amore, poiché “in ogni tempo e in ogni nazione è accetto a Dio chiunque lo teme e opera la sua giustizia” (Lumen gentium, 9). È dunque vero anche per i vostri compatrioti che professano un’altra fede. Ma l’evangelizzazione vi ha permesso di conoscere meglio Dio secondo la verità - quale si è verificato nel mio paese, la Polonia, come in tutti i Paesi - da coloro che hanno già avuto la grazia di riceverlo, e che quindi vengono da altrove, da Chiese già costituite. La Chiesa si è sviluppata a partire dai compagni di Gesù che egli stesso ha designato apostoli e da altri loro seguaci, di generazione in generazione. La nostra riconoscenza va anche ai missionari che, nel 1890, e da allora senza sosta, sono venuti a condividere il tesoro della fede e a fondare qui la Chiesa apostolica. Voi stessi avete accolto questo Vangelo come la buona novella venuta da Dio. Ed essa non ha tardato, come una semente vigorosa, a portare i suoi frutti a tutti coloro che vi aderirono con la fede e furono battezzati. In meno di un secolo - e per alcune regioni in un quarto di secolo - la Chiesa si è solidamente impiantata in una parte notevole delle popolazioni camerunesi; sacerdoti, vescovi, religiosi e religiose, laici impegnati sono stati chiamati in mezzo a voi a guidare e animare questa Chiesa, con l’aiuto fraterno dei loro predecessori nella fede. Successore dell’apostolo Pietro, circondato dai miei fratelli vescovi, vengo per la prima volta a visitare questa Chiesa nel Camerun, a riconoscerla, a confermarla nella fede, a consolidare il suo necessario vincolo con la Chiesa universale, affermare il suo slancio spirituale e incoraggiare il suo dinamismo missionario, rispettoso delle persone e delle culture.

2. Voi esercitate in questa Chiesa responsabilità diverse, avete ricevuto vari doni, ma io sottolineo anzitutto ciò che avete in comune. “Vi sono diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio che opera tutto in tutti” (1 Cor 12, 4-6). Nell’unico popolo di Dio, non vi è posto per “nessuna ineguaglianza per riguardo alla stirpe o alla nazione, alla condizione sociale o al sesso” (cf. Lumen gentium, 32). Voi avete accolto la stessa fede della Chiesa che vi ha rivelato lo stesso amore del Padre per ciascuno. Voi avete ricevuto lo stesso Battesimo che vi ha fatto entrare nella vita nuova attraverso la morte e la risurrezione di Cristo e che ha fatto di voi i membri del suo corpo mistico. Voi partecipate dello stesso Spirito Santo che fa di voi il suo tempio.

Siete stati adottati da Dio come figli e come figlie e siete costantemente santificati dagli stessi sacramenti; in particolare voi partecipate alla stessa Eucaristia per offrirvi con Cristo e per ricevere il pane di vita che è il suo corpo santissimo, vi accostate alla stessa sorgente del perdono nel sacramento della riconciliazione. Voi possedete in germe la vita eterna, chiamata a realizzarsi in cielo. Avete lo stesso destino. Nella “dignità e nella libertà dei figli di Dio” (cf. Ivi, 9) voi siete chiamati fin da ora, attraverso vie e condizioni di vita diverse, alla stessa santità, alla perfezione stessa di Pietro (cf. Ivi, 11). Il valore essenziale è, in ogni persona, la sua risposta alla grazia, la santità che Dio solo conosce in piena luce. La preghiera e la carità sono il fondamento della vostra vita cristiana. Voi costituite - come già diceva San Pietro - “la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio ha acquistato” (1 Pt 2, 9). E voi avete tutto l’onore e il dovere di contribuire a edificare la Chiesa e di portare testimonianza nel mondo in cui la Provvidenza vi ha collocati.

Ci deve essere, dunque, tra voi, una grande stima, “una carità senza divisione” (cf. Lumen gentium, 32); praticate un aiuto e una cooperazione attiva, come tra le membra dello stesso corpo, il corpo di Cristo. E ringraziate Dio incessantemente dei doni inauditi che ha fatto a ciascuno di voi. Ripetiamo spesso le parole del salmo che avete scelto: “A te grazie, grazie infinite”.

3. Ma nella Chiesa, come nel corpo, le membra non hanno tutte la stessa funzione e la stessa vocazione. La loro diversità non riflette soltanto la realtà della società civile in cui tutti non hanno le stesse capacità, le stesse responsabilità. Essa proviene dal mistero stesso della Chiesa, che riceve i suoi poteri con la grazia divina, da un altro, da Cristo; i suoi membri ricevono i loro carismi come doni gratuiti dello Spirito Santo che, attraverso di essi, ringiovanisce, rinnova e amplia senza sosta la vita ecclesiale. È necessario dunque che ciascuno eserciti al meglio il ministero o la testimonianza che gli è affidata per il bene di tutti, rispettoso e solidale con le altre vocazioni. “A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune” (1 Cor 12, 7). Non tutti sono chiamati a vendere i propri beni per seguire Cristo, come il giovane ricco del Vangelo, ma tutti sono chiamati a fare della loro vita un dono.

4. Ho salutato i miei fratelli nell’episcopato che rincontrerò nel corso di questo viaggio. Qui vorrei rivolgermi in primo luogo ai sacerdoti che condividono tanto da vicino la loro missione, la missione di Cristo sacerdote, unico Mediatore tra Dio e gli uomini.

Cari amici sacerdoti del Camerun, voi siete stati scelti tra gli uomini di questo Paese, voi conoscete bene le loro preoccupazioni, le loro speranze, le loro debolezze; voi siete solidali con la loro cultura e con la loro etnia. È nel loro nome che voi rendete grazie a Dio e che lo supplicate. Ma, attraverso l’ordinazione sacerdotale, siete diventati i ministri di Cristo; voi lo rappresentate, lui, il capo della Chiesa e il suo corpo, lui, l’autore della salvezza e la fonte di ogni grazia. Voi annunciate la sua parola, operate in suo nome per offrire il suo sacrificio, per dare il suo pane di vita, per trasmettere il suo perdono; tutti doni di Dio che il popolo cristiano non può produrre da solo, poiché li riceve dall’alto. La vostra missione è sublime e indispensabile. Voi dovete incessantemente, in tutta umiltà, rendere grazie a Dio per la fiducia che ha riposto in voi. Il vostro ministero merita pure che voi gli consacriate tutto il vostro tempo e tutte le vostre forze poiché Cristo, che vi ha guardato con amore, come il giovane ricco, e vi ha detto “seguimi”, non vi ha chiamati perché ritorniate a delle attività profane che non siano in rapporto con l’evangelizzazione. E a questo scopo che dovete organizzare e regolare insieme e con i vostri fedeli le questioni importanti del sostentamento materiale dei sacerdoti, poiché il regno di Dio chiede mietitori a tempo pieno, chiede pescatori di uomini votati anima e corpo alla loro missione, cioè con il cuore condiviso.

Siete divenuti pastori nella Chiesa al seguito del Buon Pastore, ossia incaricati di radunare il popolo che vi è affidato amandolo e servendolo senza fare distinzione preferenziale tra ricchi e poveri, adulti e bambini, persone sane e handicappate, uomini di un’altra razza o di un altro ceto sociale. Voi rappresentate in mezzo a loro non solo l’autorità del capo, attento a ciascuno e servitore di tutti. Voi siete anche i pastori preoccupati per le pecore smarrite, allontanate, da quelle che sono lontano o che non fanno ancora parte di questo gregge perché non hanno scoperto veramente il Vangelo. Voi siete tutti in stato di missione, come la Chiesa intera.

Di tutto questo riparleremo domani, al momento di ordinare i vostri giovani fratelli. Ma già prego il Signore di rendervi sempre disponibili alla sua opera, in un amore pieno ed esclusivo nei suoi riguardi, e di mantenervi interamente solidali alla sua Chiesa; gli chiedo di rendervi santi e di conservarvi nella sua pace e nella sua gioia. E lo chiedo anche per i diaconi permanenti che cominciano ad offrire a questa Chiesa un servizio molto apprezzabile.

5. Il mio incoraggiamento va anche ai seminaristi dei seminari maggiori, dei seminari per gli adulti e dei seminari minori. Ogni provincia ha voluto fornirsi di questi strumenti di formazione al sacerdozio, e ciò è veramente importante per l’avvenire del vostro Paese.

Cari giovani o adulti che vi preparate al sacerdozio direttamente o che prevedete di farlo in avvenire, voi siete coscienti della grandezza e della bellezza della missione che vi attende. Non resterete dunque stupiti se la Chiesa - a cui spetta in ultima analisi la decisione di ammettervi agli ordini - si dimostra esigente per la vostra formazione: formazione culturale, che non dovrebbe essere sottovalutata in una società che invita sempre più i suoi figli allo sforzo intellettuale; approfondimento degli studi teologici che debbono familiarizzarvi con tutta la dottrina della Chiesa elaborata nel corso della storia e confermata dal magistero; meditazione della Sacra Scrittura e formazione alla preghiera; o ancora, disciplina di vita che vi prepara al controllo della vostra affettività, al dono di voi stessi, alla costanza nel lavoro; e, naturalmente, formazione apostolica.

Si conta su di voi, su tutte le vostre capacità, per condurre a Gesù Cristo un popolo camerunese che desidera ardentemente il suo sviluppo integrale, ma che può spesso essere turbato da tutto ciò che impone una civiltà tecnica in cui il senso religioso si affievolisce; tale sviluppo può essere inoltre tentato da un certo ritorno al paganesimo, o sedotto da diverse forme di falsa religiosità. La Ratio nationalis institutionis sacerdotalis, messa a punto dai vostri vescovi e dai vostri responsabili, traccia vie interessanti e sicure per la preparazione dei sacerdoti. Spero che voi percorriate tale cammino, difficile ma esaltante, con i vostri maestri. Siate coraggiosi e fiduciosi, traete sostegno nell’amicizia di Cristo che vi fa la grazia di chiamarvi al suo servizio.

6. E ora mi rivolgo a voi, cari religiosi e religiose del Camerun venuti qui a rispondere a una vocazione missionaria, o originari di questo Paese. Anche voi avete un posto privilegiato in questa Chiesa. Ad essa rendete servigi senza eguali per un gran numero di compiti pastorali legati alle parrocchie o nel campo dell’insegnamento, dell’educazione dei giovani, delle cure ai malati, dell’assistenza ai poveri di ogni condizione. Voi offrite, con la vostra competenza, una disponibilità totale, tanto più che non avete una famiglia personale a carico. Ma più profondamente, con la vostra stessa esistenza di religiosi, testimoniate il regno di Dio quale Gesù lo ha descritto nelle beatitudini, del regno futuro che ha il suo principio di realizzazione in questa terra. A ciò vi consacrate interamente. E ciò che vi anima in questa vita esigente, è la gioia di imitare Gesù casto, povero, obbediente; è la volontà di vivere il radicalismo di queste chiamate; è l’amore gratuito che gli portate. Come diceva San Pietro ai primi cristiani: “Voi lo amate pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la meta della vostra fede, cioè la salvezza delle anime” (1 Pt 1, 8-9).

Questo amore gratuito trova un’espressione affatto speciale nei monaci e nelle monache di clausura che, appartati nei monasteri di questo Paese, dedicano la loro vita alla lode e all’intercessione, a nome di tutti i loro fratelli e sorelle. Questi contemplativi servono la gloria di Dio, alimentando segretamente la fiamma della Chiesa; so che anche questi monasteri sono rappresentati qui.

Tutti voi, religiosi e religiose, siete associati in modo particolare alla redenzione di Cristo; con lui offrite la vostra persona come ostia vivente (cf. Rm 12, 1) imitando l’amore che, nel cuore di Cristo, è insieme redentore e nuziale e inaugura una vita nuova d’alleanza con Dio attraverso il suo sacrificio. Voi sapete che lo scorso anno, nell’esortazione Redemptionis donum, ho sviluppato questi temi per voi.

Questa maniera di seguire Cristo guida gli uomini delle congregazioni religiose, di vita attiva o di vita contemplativa, sacerdoti e frati. Ma il mio pensiero è rivolto specialmente agli istituti di uomini e donne, poiché diciotto religiose si accingono a fare la loro professione temporanea o perpetua: Serve di Maria di Douala - camerunesi e congolesi - figlie di Maria di Yaoundé; Suore di santa Teresa del Bambin Gesù di Buea; Suore francescane terziarie di Brixen. La vita religiosa e tutte le forme di vita consacrata sono un grande dono che Dio fa a questo Paese, un segno di maturità evangelica. Mi congratulo nello stesso tempo con le religiose venute da altri Paesi; esse hanno portato, ieri e oggi, una testimonianza che è stata senza dubbio decisiva per la fioritura di nuove vocazioni e di nuove congregazioni camerunesi.

Care sorelle, la cerimonia che state per vivere è espressiva del vostro impegno. Voi vi impegnate in una vita in cui tutto il vostro essere è consacrato a Cristo, per servirlo negli uomini suoi fratelli. Voi dovete ogni giorno rinnovare interiormente questa disponibilità. La congregazione vi aiuterà, vi fornirà il quadro della vostra vita di castità perfetta, di povertà e di condivisione, di rinuncia a voi stessi; non si sostituirà alla vostra vigilanza personale; sarete voi le responsabili della lampada che, come le vergini sagge del Vangelo, dovrete tenere accesa andando incontro allo Sposo. Ma non temete! Noi chiederemo la misericordia di Dio; sarà lei a sostenervi con la carità delle vostre sorelle.

Consegnando la croce alle professe temporanee, le inviterò a dedicarsi senza riserve a Cristo; e consegnando l’anello alle professe perpetue dirò loro: “Da questo momento, tu sei la sposa di Cristo”. Che egli sia la vostra forza e la vostra gioia lungo il vostro cammino! Che egli vi conceda inoltre la fecondità spirituale della vostra vita dedicata alla Chiesa.

7. “Ciascuno riceve il dono di manifestare lo Spirito per il bene di tutti”. Mi rivolgo ora ai catechisti. So che siete oltre diecimila in tutto il Camerun. Senza il vostro servizio ecclesiale, cari amici, come potrebbe il messaggio evangelico affidato agli apostoli e ai pastori essere annunciato in modo efficace nelle comunità dei villaggi e dei quartieri? Come potrebbe essere tradotto, spiegato e progressivamente assimilato nella cultura dei camerunesi, adulti o giovani? Come potrebbe la preparazione paziente ai sacramenti essere assicurata? Come potrebbe la fede essere sostenuta di giorno in giorno, come potrebbe realizzarsi nella preghiera e nella vita concreta? Voi avete una missione capitale di testimoni, di insegnanti, di educatori. Un autentico ministero è affidato a voi laici e questo presuppone evidentemente una collaborazione stretta e fiduciosa con i sacerdoti e la formazione biblica e catechistica che i vostri centri specializzati vi aiutano ad acquisire. Ma, come ho detto ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose, è in primo luogo la qualità della vostra fede, della vostra preghiera, della vostra vita cristiana, personale, familiare e professionale, che renderà fruttuoso il vostro servizio di Chiesa, con la grazia di Dio.

8. Oltre ai catechisti propriamente detti, sono lieto di incontrare qui molti altri laici impegnati nell’apostolato. Cari fratelli e sorelle, il vostro Battesimo, la vostra Cresima vi hanno dato la grazia e la responsabilità di essere membri attivi della Chiesa e testimoni di Cristo nell’ambito dei compiti terreni. Il Concilio Vaticano II esprimeva ciò affermando che voi partecipate al sacerdozio comune dei fedeli, al loro ruolo profetico e regale. Alcuni tra voi aiutano più specialmente le comunità cristiane per le riunioni di preghiera e la liturgia, per l’insegnamento e l’educazione in una prospettiva cristiana, o anche per l’assistenza di carità di cui hanno bisogno i malati o i poveri di ogni genere nella parrocchia. Ma voi siete chiamati anche ad essere testimoni di Cristo, della sua giustizia, della sua carità, della sua verità, della sua purezza in mezzo al mondo, per contribuire alla conversione degli uomini a una vita migliore, alla trasformazione delle mentalità e anche al regolamento delle strutture della vita sociale che sono il frutto da queste mentalità o che le influenzano. Solo a questo prezzo si potrà compiere in profondità quella che si può definire la seconda tappa dell’evangelizzazione.

Il terreno di tale azione è in primo luogo l’ambiente familiare: vi è ancora tanto da fare per aiutare gli sposi a vivere l’amore coniugale e parentale, a prepararsi come si conviene a dei cristiani, superando gli handicap che certe istituzioni tradizionali o certe moderne tentazioni fanno pesare sulla sincerità, sull’unità e sulla fedeltà dell’amore. Ne riparleremo a Bamenda. Penso anche alle realtà diverse della vita professionale che devono ispirarsi sempre più alla giustizia, all’onestà, al coraggio, perché nessuno ne sia danneggiato e perché sia garantito il bene comune. La gioventù, così numerosa in questo Paese, la gioventù che studia, la gioventù che lavora nelle imprese urbane o nella campagna, ha bisogno soprattutto di essere aiutata nella sua riflessione cristiana e nella sua azione, di fronte ai mutamenti sociali; poiché spesso la fede, il senso delle relazioni umane, l’attaccamento alla famiglia, l’attaccamento al lavoro vengono minacciati.

So che la JAC, la JEC, la JOC, l’Azione cattolica dell’infanzia, la Legione di Maria, l’Azione cattolica dei Focolari, le diverse confraternite sono attive; i movimenti - questi e altri - possono contribuire seriamente all’approfondimento e alla perseveranza dell’apostolato. Ma l’appello e la fiducia della Chiesa si rivolgono a tutti i battezzati, organizzati o meno in movimenti. Non si tratta di imporre agli altri concittadini le nostre esigenze, ma di darne testimonianza, di stimolarne liberamente l’inclinazione e il desiderio, perché esse contribuiscano a formare una società più umana dove i valori morali e spirituali abbiano la loro giusta collocazione. Gesù diceva ai suoi discepoli e io oggi ve lo ripeto: voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo, voi siete il lievito che deve far lievitare tutta la pasta.

9. Cari fratelli e sorelle, tutti membri del corpo di Cristo, voi avete ciascuno la vostra vocazione, il vostro ruolo nella Chiesa e nel mondo. Svolgetelo con convinzione e fervore: la vostra salvezza e quella degli altri dipendono da questo. Svolgetelo con umiltà, poiché si tratta di una chiamata e di un dono di Dio e noi tutti portiamo questo tesoro in vasi di argilla, con la nostra parte di debolezza degli uomini che ci circondano e di seduzione del Maligno che è in noi. Svolgetelo anche con audacia, fiducia e gioia, poiché il Signore è con voi e vi sosterrà sempre se resterete fedeli.

Appoggiamoci alla roccia della fede: dopo la professione di fede di Pietro, che riconosceva in Gesù il Messia e il Figlio di Dio, il Signore gli disse: “Tu sei la pietra sulla quale edificherò la mia Chiesa”. Sono venuto, nel suo nome, a confermarvi in questa fede. Ricorriamo senza sosta alla preghiera.

Che tutti i nostri atti siano ispirati dalla carità, che riassume tutta la legge. Facciamo della nostra vita un dono a Dio e un servizio ai nostri fratelli: attraverso questo dono di noi stessi gli uomini potranno riconoscere meglio Dio. Seguiamo l’esempio di Maria, ella è il modello della fede e della disponibilità. Sono felice di sapere che la cattedrale che ci accoglie è dedicata a Nostra Signora, come le fu dedicata la culla dell’evangelizzazione in questo paese con il nome di Montagna di Maria, Marienberg. Ella, vostra Madre, vi aiuterà costantemente a edificare la Chiesa, il corpo mistico del suo figlio. Amen.

 

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