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VIAGGIO APOSTOLICO IN TOGO, COSTA D'AVORIO II, CAMERUN I,
REPUBBLICA CENTRO-AFRICANA, ZAIRE II, KENYA II, MAROCCO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RAPPRESENTANTI DELLA COMUNITÀ ISLAMICA

Yaoundé (Camerun) - Lunedì, 12 agosto 1985

 

Fratelli e Sorelle di religione musulmana.

Vi chiamo fratelli perché Dio, nostro Creatore, ci ha fatti membri di una stessa famiglia umana, ci invita ad adorarlo e a obbedirgli. Dio ci ha posti su questa terra, come suoi rappresentanti, per aver cura fedelmente del mondo della natura, e per costruire le nostre società umane secondo la sua volontà. I musulmani considerano che Dio ha creato l’uomo come suo delegato, e desidera che possiamo agire come intendenti della creazione, onesti e degni di fiducia. Noi cristiani crediamo, come ha detto San Paolo, di essere l’opera di Dio, il suo capolavoro, di essere stati creati perché i nostri atti siano veramente buoni, conformi alla via da lui tracciata per noi fin dal principio (cf. Ef 2, 10). Così l’umanità è rivestita di una grande dignità che non può mai esserle tolta. Ogni uomo come ogni donna ha dei diritti che gli appartengono, a motivo della sua stessa condizione umana, e noi abbiamo il dovere di esercitare questi diritti in modo responsabile per il bene di tutti.

Ricordo oggi queste convinzioni che condividono i cristiani e i musulmani, perché qui, nel Camerun, fate parte di una società pluralista in cui vivono fianco a fianco cristiani, musulmani e fedeli delle religioni africane tradizionali. È questa una delle grandi sfide per l’umanità d’oggi nel mondo: imparare a vivere insieme in modo pacifico e costruttivo. Bisogna riconoscere che viviamo in un’epoca di polarizzazione. Certi gruppi razziali o etnici, certe comunità religiose, come certe ideologie economiche e politiche attraverso il mondo, tendono a far prevalere il loro punto di vista escludendo coloro che non lo condividono, a difendere i loro diritti al punto da ignorare quelli degli altri, a rifiutare le proposte di cooperazione e di fraternità umana.

Bisogna che i musulmani e i cristiani resistano a queste tentazioni, perché esse non conducono l’umanità a “questi atti veramente buoni, conformi alla vita che Dio ha tracciato per noi fin dal principio”. Per noi, il vero cammino rimane quello del dialogo, che presenta numerosi aspetti. Vuol dire, prima di tutto, imparare a conoscere la fede gli uni degli altri, superare i pregiudizi e i malintesi. Vuol dire essere tolleranti nei riguardi delle differenze. Dialogo vuol dire giungere, malgrado gli ostacoli, a una mutua fiducia, tale che possiamo incontrarci per parlare e per preparare dei progetti in comune, rispettando le responsabilità e i diritti di ciascuno. Vuol dire impegnarci in azioni concrete per sviluppare il nostro Paese, per lavorare insieme a costruire una società in cui la dignità di ogni persona sia riconosciuta e rispettata.

Siamo tutti invitati a riscoprire incessantemente quello che c’è di più bello nelle tradizioni dei popoli africani. Sono lieto di sottolineare, in particolare, la vostra tradizione africana di ospitalità, il vostro rispetto per la natura come dono di Dio e segno della sua bontà e della sua presenza. Il vostro modo di risolvere i conflitti, con il dialogo e con il consenso, la cura con la quale conservate e sviluppate i valori della famiglia, la vostra gioia di vivere che esprimete così stupendamente nella vostra poesia, nelle vostre danze e nei vostri canti. Tutti questi valori tradizionali hanno il loro posto nel mondo moderno; infatti, essi sono importanti come dei correttivi in una società che, diversamente, diventerebbe troppo spesso disumana, solitaria, violenta e sterile. Le comunità musulmane e cristiane hanno ciascuna il proprio compito da svolgere per preservare il meglio di quello che viene dal passato, per integrarvi gli elementi della tecnologia e della scienza del presente che favoriscono la dignità umana, e per costruire un avvenire armonioso e stabile.

In tutta questa azione, la volontà e il disegno di Dio non devono mai essere dimenticati. Quando l’uomo dimentica che siamo sempre le creature amate da Dio, e quando tenta di costruire un avvenire senza Dio, non può che perdersi. Perché Dio è l’origine e il fine della nostra vita, colui che è “più vicino a noi delle nostre vene iugulari”; egli è per noi la Guida e il Maestro di quello che è giusto.

Oggi vi chiedo di tendere la mano nella mano con i vostri fratelli e sorelle cristiani, per seguire le vie di Dio a servizio dell’umanità.

La benedizione di Dio sia su tutti voi!

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 

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