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VIAGGIO APOSTOLICO IN TOGO, COSTA D'AVORIO II, CAMERUN I,
REPUBBLICA CENTRO-AFRICANA, ZAIRE II, KENYA II, MAROCCO

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON GLI INTELLETTUALI E GLI STUDENTI CATTOLICI

 Yaoundé (Camerun) - Martedì, 13 agosto 1985

 

Signore e Signori, élite intellettuale del Camerun,
Cari studenti e studentesse.

1. Porgo il mio vivo ringraziamento per aver organizzato quest’incontro. Sono grato della vostra presenza, della vostra simpatia, della vostra fiducia. Le vostre parole di benvenuto mi hanno commosso. Sono ben lieto di quest’occasione d’incontro.

Da una parte, essa mi dà modo di rispondere all’iniziativa degli intellettuali e degli studenti cattolici, delle loro svariate associazioni, in particolare a quella del Circolo degli universitari cristiani: ho letto con attenzione e interesse l’esposto delle loro preoccupazioni nel memorandum che mi hanno indirizzato.

E in modo più generale sono lieto di potermi rivolgere all’insieme del mondo intellettuale e universitario, per rendere omaggio all’opera che esso cerca di svolgere a Yaoundé e in tutto il Camerun.

2. Acclamo qui innanzitutto il meritevole sforzo che compie il Paese per dotarsi di università, di facoltà o di scuole di alto livello. Penso che un tale impegno risponde alla sete dei giovani del Camerun d’essere iniziati alle diverse scienze, al loro desiderio di meglio penetrare nei segreti dell’universo e delle opere umane nel corso della storia, di meglio capire se stessi, per meglio cogliere, in particolare, la propria identità e la propria vocazione africana, mentre si preparano a professioni interessanti e utili al paese. Sono comunque certo che i dirigenti e in particolare i responsabili della cultura sono coscienti del fatto che l’accesso agli studi universitari, il progresso intellettuale, i contatti e gli scambi con altri centri universitari nel mondo rappresentano un’opportunità per la prosperità del Camerun, per il suo irraggiamento culturale, per i suoi rapporti internazionali.

Certo, come in molti altri Paesi, le possibilità professionali non rispondono immediatamente al moltiplicarsi del numero degli studenti; rimane sempre il problema di creare posti di lavoro in modo da corrispondere alle effettive possibilità di ciascuno, alle svariate inclinazioni e vocazioni, ai bisogni reali del Paese che richiedono compiti di ogni sorta, di tipo intellettuale o manuale. Tuttavia di per sé l’istruzione rimane uno dei beni fondamentali della civiltà umana: lo sforzo di eliminare l’analfabetismo è una necessità, la divulgazione dell’istruzione e della scienza costituisce un’opportunità, e in questo le università svolgono un ruolo primario. La ricerca intellettuale è un segno promettente, non ci si può che rallegrare nel vedere molti giovani del Camerun darsi ad essa, trovarvi piacere e sentirsi stimolati ad essa.

Ho anche notato che un certo numero di sacerdoti e di religiosi ha preso posto in questo mondo universitario, e che vi apporta un contributo di qualità, in campi scientifici, sociologici e letterari altamente specializzati. Come non auspicare allora che anche i cattolici dispongano di una sede di approfondita riflessione teologica, in cui si studino, con lo stesso rigore scientifico, i diversi aspetti e le fonti della fede, così come i rapporti di questa fede col resto della cultura, e le sue ripercussioni sulla vita sociale? I nostri amici protestanti già lo fanno, e io so che molti oggi sentono il bisogno di un Istituto cattolico di studi superiori a Yaoundé.

3. Il Vescovo di Roma, come sapete, è il successore di Pietro e il pastore della Chiesa universale, in unione con tutti gli altri vescovi. Raccogliendo a questo titolo il retaggio della Chiesa attraverso duemila anni di storia, in Paesi e continenti molto diversi sono testimone dell’immenso sforzo della Chiesa al fine di promuovere la vita intellettuale, e, attraverso ciò, l’espandersi delle culture. A questo proposito, voglio presentare agli intellettuali e universitari del Camerun il mio caloroso incoraggiamento nel loro nobile compito.

Di fronte a tutti i Paesi rappresentati all’UNESCO, cui sono stato invitato nel 1980, ho molto insistito sull’importanza della cultura al fine di una maggiore pienezza umana. È l’uomo, ho affermato, il soggetto, l’oggetto e il fine della cultura. Ciò che importa è la qualità del suo essere, più che la quantità dei suoi averi e dei suoi prodotti. E compito essenziale della cultura è l’educazione, e da qui il ruolo primario della famiglia e della scuola. “La nazione esiste “mediante” la cultura e “per” la cultura, ed essa è dunque la grande educatrice degli uomini perché essi possano “essere di più” nella comunità” (Giovanni Paolo II, Allocutio ad UNESCO habita, 14, 2 giugno 1980: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, III/1 [1980] 1647). La sua storia va oltre la storia dell’individuo, della famiglia e anche dell’etnia, per quanto l’etnia abbia già la propria storia culturale e la propria lingua. Pensavo allora alle nazioni nuove della comunità internazionale “che lottano per conservare la loro propria identità e i loro propri valori contro le influenze e le pressioni dei modelli proposti dall’esterno” (Ivi).

Questa identità propria non è chiusura alle altre culture. Per definizione, il concetto di università comporta un’esigenza di universalità, vale a dire di apertura alla verità in tutti i campi, a tutta la verità. Nulla nell’universo materiale è estraneo ad essa, e nulla nemmeno nell’universo spirituale rimane escluso dalle sue preoccupazioni intellettuali.

Tuttavia questa esigenza di universalità non toglie all’università il fatto di essere uno strumento di formazione e di diffusione della cultura peculiare del vostro Paese. L’uomo vive sempre all’interno di una cultura che gli è propria. È grazie allo spessore di questa cultura, assimilata quale dimensione fondamentale dell’esistenza e dell’essere, che diviene possibile accedere alla pluralità delle culture (Giovanni Paolo II, Allocutio ad UNESCO habita, 6, 2 giugno 1980: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, III/1 [1980] 1639 s.). È in questo senso che esprimo il mio augurio per lo sviluppo delle vostre ricerche: che servano ad approfondire il vostro patrimonio culturale, a plasmare la coscienza dell’identità nazionale, e che allo stesso tempo vi permettano arricchenti contatti con le altre culture. Potrete così scandagliare in modo consapevole le ricchezze delle vostre tradizioni ed essere in grado di apprezzare il patrimonio degli altri Paesi, ivi compresi quelli che, in una certa fase della storia, vi hanno iniziato alla loro cultura.

4. L’ambito delle conoscenze che cercate di acquisire e di approfondire ingloba tutte le scienze, quelle della natura e quelle dell’uomo. A partire dalle scienze della natura o dalle scienze esatte, l’università apre la strada a tutte le ricerche e applicazioni tecniche; e il vostro Paese aspetta senz’altro questi tecnici in tutti i campi, in particolare in quello della salute, dello sviluppo agricolo e industriale, della meccanica e dell’elettronica, dell’armoniosa organizzazione della società. È il progresso umano del Paese che voi avete l’onore di preparare.

Ma prima ancora di questo aspetto utilitaristico, ciò che fa la grandezza del lavoro scientifico è la ricerca della verità: la verità merita d’essere ricercata e amata per se stessa, in piena libertà, per la gioia di sapere. Questa ricerca mette in azione tutti i poteri dell’intelligenza umana, capace di dare un nome a tutte le altre creature (cf. Gen 2, 19-20), di penetrare il più possibile il loro segreto, e soprattutto di meglio afferrare il mistero dell’uomo, della sua lingua, del suo essere, della sua natura sociale, del suo destino.

In una tale ricerca trovano il loro posto tutte quelle che vengono chiamate le scienze umane. Cito qui in particolare la filosofia, che permette di scrutare il senso profondo della realtà al di là del mondo fisico, nonché tutte le realtà d’indole etica e spirituale essenziali all’esistenza umana. È grazie ad essa che si potrà stabilire cosa debba essere l’uomo, l’etica che deve governare la sua vita personale e sociale . . . Come ho detto all’UNESCO “il fatto culturale primario e fondamentale è l’uomo spiritualmente maturo, vale a dire pienamente educato, l’uomo capace di educare se stesso e di educare gli altri . . . La dimensione primaria e fondamentale della cultura è la sana moralità: la cultura morale” (Giovanni Paolo II, Allocutio ad UNESCO habita, 12, 2 giugno 1980: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, III/1 [1980] 1645).

Sì, l’avvenire di una società bene intesa passa attraverso la formazione delle coscienze. Gli uomini e i gruppi umani dovranno essere capaci di discernere le cose essenziali, ciò che è verità e bene per l’uomo, e allo stesso tempo di giudicare con spirito critico le ambiguità del progresso, gli errori o pseudovalori, le insidie delle cose artificiali che talune civiltà fanno brillare ai nostri occhi, le tentazioni dei materialismi o delle ideologie che si proclamano efficaci, ma efficaci a quale fine?

Sono infine convinto - e la storia delle civiltà potrebbe esserne prova - che esista un legame organico e basilare tra religione e cultura (cf. Ivi, n. 9: l. c., p. 1642). È per questo che il fatto religioso, rispettato nella propria specificità quale rapporto dell’uomo col trascendente, merita d’essere studiato a fondo, affinché vengano tenuti nel debito conto i valori delle tradizioni religiose e dei legami comunitari ch’essi generano, affinché la civilizzazione da edificare conservi la propria anima. Questa convinzione la troviamo espressa nella Bibbia da un salmista: “Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori” (Sal 127, 1).

5. Tutte queste ragioni fanno sì che la Chiesa s’impegni ovunque a promuovere, attraverso le università, le varie culture, affinché siano assicurati il bene dell’uomo e della società, in una prospettiva di sviluppo integrale, secondo il disegno di Dio riguardo alla creazione.

Voi conoscete lo zelo messo in atto dalla Chiesa nel fondare scuole, in modo particolare in questo Paese, sin dagli inizi dell’evangelizzazione. Fu la Chiesa a dare i natali alle università del Medioevo, le prime università. Oggi, mentre riconosce, per taluni versi, l’autonomia delle realtà temporali rispetto alla propria responsabilità in campo spirituale, essa partecipa volentieri al progresso delle università, e soprattutto invita i propri figli a prendervi pienamente parte, al fine di servire questo progresso e garantirne l’autenticità. Essa stessa continua a fondare università cattoliche che permettano una più facile simbiosi tra fede e cultura, come ho di recente spiegato a Lovanio e a Louvain-la-Neuve, in Belgio.

6. Abbiamo parlato della promozione del sapere scientifico, e della ricerca della verità sull’uomo, su Dio, sulla filosofia, sulla morale, sulla riflessione teologica. Queste considerazioni, al vostro livello universitario, non devono affatto farci perdere di vista i bisogni umani, il servizio dell’uomo concreto, nella situazione attuale del Camerun. A giusto titolo vi preoccupate delle condizioni effettive di uno sviluppo autenticamente umano dei vostri connazionali, di tutti i vostri connazionali. Possiate conservare sempre questa sollecitudine nell’adempimento delle responsabilità d’insegnamento o amministrative che avete all’università, e di quelle di ordine economico, sociale, pedagogico e politico alle quali in quanto studenti e studentesse vi preparate. Si tratta in realtà di approfondire e di vivere una concezione dell’uomo e dei suoi rapporti sociali nella quale la “giustizia” non rimanga solo una ricorrente parola vuota e astratta. Oggi il mondo intero ne parla, senza che questo spesso impedisca che talune potenze agiscano in modo ingiusto nei confronti di altri popoli o categorie di persone. La riflessione filosofica sulla dignità della persona, con i suoi diritti e i suoi doveri, sui rapporti interpersonali nella famiglia e nella società deve portare a tenere effettivamente in considerazione aspirazioni e bisogni di coloro che soffrono per la fame o per la carenza di alloggi, che cercano un lavoro, cui viene negata la dignità di donna o di bambino, che non hanno la libertà necessaria per fondare un focolare stabile, e anche di coloro che vorrebbero svolgere i lavori agricoli o le produzioni industriali suscettibili di soddisfare i bisogni prioritari delle popolazioni, e infine di coloro che tengono, a ragione, a far sbocciare ciò che vi è di buono e di valido nel loro patrimonio culturale.

7. In ogni caso è questo che intende il cristianesimo, quando dà il proprio appoggio allo sviluppo della cultura. Esso proclama la libertà e i diritti inalienabili della persona. Inoltre vede la fonte di questa dignità nell’immagine del Creatore che ognuno porta in sé, nel valore che Dio attribuisce ad ogni persona che ha redenta tramite suo Figlio, per liberarla da ogni male. Tuttavia la dignità personale - che mai può essere sacrificata come un mezzo agli imperativi della società - non è affatto l’individualismo egoista, pieno di sé o capriccioso che riscontriamo in talune società occidentali. È quella dell’uomo che impara a essere pienamente uomo, insieme agli altri e per gli altri (Giovanni Paolo II, Allocutio ad UNESCO habita, 11, 2 giugno 1980: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, III/1 [1980] 1644). All’UNESCO ho parlato di un legame fondamentale tra il messaggio di Cristo e della Chiesa e l’uomo nella sua stessa essenza (cf. Ivi), poiché il cristianesimo permette di apprezzare l’uomo per se stesso, di amarlo per se stesso, di rivendicare incessantemente e sempre la sua dignità di fronte a tutto ciò che può opprimerlo nel corpo, nello spirito, nel cuore, nell’anima. Cristo si identifica con l’uomo reale, col più piccolo di essi, con chi ha fame, ha sete, è ammalato, è in prigione, è forestiero (cf. Mt 25, 35-36). Egli ha cominciato la propria missione dicendo: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione . . . per rimettere in libertà gli oppressi (Lc 4, 18). Sì, si può affermare che i discepoli di Cristo dovranno sempre, nel mondo intero, svolgere “una pastorale di guarigione e di compassione”, come fece il buon samaritano del Vangelo, semplicemente perché l’uomo, che si trova nel bisogno sul ciglio della strada, è il loro fratello, il loro “prossimo” (cf. Lc 10, 33-37). Nel corso della storia, uomini appartenenti a nazioni cristiane purtroppo non sempre si sono comportati così e noi ne chiediamo scusa ai nostri fratelli africani che tanto hanno sofferto, per esempio per la tratta degli schiavi. Il Vangelo, tuttavia, rimane un appello inequivocabile.

Io capisco il forte anelito di taluni africani a un’autentica liberazione e al giusto riconoscimento della loro dignità, al di fuori di ogni razzismo e di ogni volontà di sfruttamento politico, economico o culturale. Sono sensibile in particolare a taluni auspici espressi dal Circolo degli universitari cristiani del Camerun, nonché dal Movimento degli intellettuali cristiani d’Africa. Mi rallegro nel constatare che, oltre alle dichiarazioni di principio, essi stessi si preoccupano di cose immediatamente rispondenti a un bisogno umano (centri medici, strutture abitative per studenti, partecipazione alle donne, educazione dei fanciulli, lotta contro la desertificazione, espansione degli allevamenti (cf. “Prima Settimana degli Intellettuali Cristiani d’Africa”, Yaoundé, aprile 1983). Seguo con attenzione l’impegno della Gioventù cattolica universitaria, nel suo prendere coscienza degli sforzi da compiere per migliorare le condizioni abitative, della salute, degli approvvigionamenti, dell’informazione, del tempo libero degli studenti, contemporaneamente cercando le cause sociali degli attuali mali.

8. Vorrei aggiungere, rivolgendomi in particolare agli intellettuali e universitari cristiani, che è importante andare sino in fondo nella riflessione sull’anelito di liberazione, sulla volontà d’essere allo stesso tempo appieno cristiani e appieno africani. È una ricerca difficile, e io auspico che continuiate ad andare avanti in questa strada, con obiettività, saggezza e profondità, in unione coi vescovi del vostro Paese, di questa parte d’Africa, dell’insieme del continente africano, che non mancheranno di analizzarla nelle loro sede (consigli, simposi o Concilio). Non ho dubbi sul fatto che la vostra fede cristiana e il vostro sincero amore per la Chiesa, la vostra volontà di comunione con la Chiesa universale garantiranno profondità alla vostra ricerca, della quale posso indicare solo alcuni principi fondamentali. Innanzitutto è ben chiaro che la liberazione che cercate è liberazione integrale dell’uomo da tutto ciò che lo asservisce dall’esterno e dall’interno. Tutta la storia della Bibbia - che rimane una guida spirituale per tutti noi - è come una presa di coscienza del fatto che ogni ostacolo, che spesso si manifestava con un impedimento da parte di popoli stranieri, risiedeva anche nel cuore degli stessi israeliti che peccavano a livello personale e sociale, che non tenevano conto dei valori morali e spirituali, che non erano fedeli al Dio dell’alleanza, che era giustizia, santità, amore. Il Signore li invitava incessantemente a una più autentica fratellanza tra essi stessi, e a una più ampia fratellanza con gli altri popoli.

D’altra parte, è ben vero che la fede cristiana dev’essere una buona novella per ciascun popolo. Essa deve dunque corrispondere alle aspettative più nobili del suo cuore. Essa deve poter essere assimilata nella sua lingua, trovare applicazione nelle tradizioni secolari elaborate a poco a poco dalla saggezza ancestrale al fine di garantire la coesione sociale, il mantenimento della salute fisica e morale. L’evangelizzazione non può fare a meno di prendere a prestito alcune componenti delle varie culture. Un distacco tra Vangelo e cultura sarebbe un dramma (cf. Paolo VI, Evangelii nuntiandi, 20). Gli elementi positivi, i valori spirituali dell’uomo africano devono essere integrati, maggiormente integrati. Cristo è venuto per adempiere. Vi è dunque da compiere uno sforzo instancabile di radicamento culturale affinché la fede non rimanga superficiale.

Tuttavia - nemmeno questo va dimenticato - il messaggio evangelico non viene solo a confermare le cose umane, quali sono; esso svolge anche una missione profetica e critica. Ovunque, in Europa come in Africa, esso viene a sconvolgere criteri di giudizio e modi di vita (cf. Ivi, 19). Esso è un appello alla conversione. Viene a rigenerare. Passa al setaccio tutto ciò che è equivoco, commisto a carenze e peccato. Questa funzione deve svolgerla sia nei confronti di talune prassi che sono state portate dagli stranieri, insieme alla fede; ma anche nei confronti di taluni costumi o istituzioni che ha trovato presso di voi. Il Vangelo di Dio viene sempre, comunque, per purificare e per elevare, affinché tutto ciò che è buono, nobile, vero, giusto, sia salvaguardato, mondato, fatto sbocciare e porti i frutti migliori.

9. Coloro che meno di un secolo fa vi hanno portato qui la fede - con una sincerità e una generosità che nessuno può mettere in dubbio, col desiderio di condividere ciò che avevano di meglio - l’hanno giocoforza presentata col linguaggio di cui disponevano. Poteva essere altrimenti? Tuttavia nella misura in cui vi hanno iniziati all’essenziale del Vangelo, della tradizione vivente della Chiesa e della sua prassi - alla quale voi aderite nella verità - questo rappresenta già una grazia eccezionale. Ed è a voi, laici e sacerdoti africani, che ora compete di fare in modo che questo seme produca frutti peculiari, autenticamente africani; permettere al lievito di far salire appieno la pasta qui da voi. Tutta la posta in gioco della seconda evangelizzazione è nelle vostre mani.

Questi frutti rappresenteranno una ricchezza nuova sia per il vostro Paese che per la Chiesa intera, che li attende con grande speranza, al fine di essere sempre più “cattolica”. Si può anche osservare che essi avranno giocoforza dei punti in comune con quelli generati nel complesso della Chiesa cattolica. Ciò che esige il Signore è sempre lo stesso in materia d’amore, di perdono, di pace, di purezza. Il Credo è il medesimo. La tradizione vivente della Chiesa esprime il modo in cui questo Vangelo e questo Credo sono stati vissuti, in unione con lo Spirito Santo e col magistero, nel contesto, certo, di una storia concreta, tuttavia in risposta a quesiti autentici dello spirito e del cuore umani, attinenti a un’esperienza che è universale. Vi è qui un dato teologico attraverso il quale deve necessariamente passare qualsiasi approfondimento ulteriore nelle diverse culture. È importante che i cristiani di questo Paese e di questo continente analizzino a fondo questo dato, oltre a ciò che caratterizza la loro storia, al fine di tracciare un cammino certo e fruttuoso, in comunione con la Chiesa tutta. I cristiani del passato e di oggi sono sempre imperfetti, e possono compiere passi falsi; tuttavia la Chiesa sa ritrovare l’equilibrio attraverso la propria dottrina e la vita dei suoi santi; le università cattoliche sono sede ideale di questa riflessione. La missione del successore di Pietro è quella di essere per tutti garante di questa libertà e di questa costanza.

10. Voglio terminare il mio lungo discorso con un doppio appello. A tutti voi intellettuali, universitari e studenti che avete avuto la compiacenza di venire qui a questo incontro, senza forse condividere la fede cattolica, esprimo la mia calorosa esortazione a proseguire la vostra opera di ricerca, di educazione, di formazione, al fine di servire i vostri fratelli e sorelle di questo Paese, con particolare riguardo per i più deboli. Titoli, diplomi, promozioni, accesso a cariche lucrative e importanti - spesso resi possibili dai vostri studi - non devono essere il movente fondamentale della vostra opera. Chiedetevi sempre se fate veramente progredire la cultura, come ha bisogno il vostro Paese: se state formando uomini e donne in grado di servire i propri connazionali, il bene della nazione e il progresso dei rapporti internazionali; se promuovete le qualità del cuore oltre che lo spirito critico, la costanza del lavoro, l’obiettività, la disciplina di vita, il gusto della verità, la dirittura morale, il senso di solidarietà verso i poveri. Prego Dio che vi infonda coraggio e gioia nel vostro magnifico compito.

11. Per coloro che condividono la fede cattolica o che sono alla ricerca di essa, aggiungo questo: approfondite la vostra fede. Non accettate l’idea di un’opposizione tra fede e scienza: una tale concezione oggi non può derivare che da ignoranza dei metodi dell’una e dell’altra. Non accettate nemmeno un distacco tra la vostra fede e il vostro impegno professionale: al contrario, possa la vostra fede ispirare la vostra ricerca scientifica, lo studio dei problemi sociali e politici, le vostre responsabilità educative. Riflettete insieme ai vostri vescovi, ai vostri parroci, ai vostri movimenti, al fine di elaborare una pastorale dell’intelligenza che superi codesta dicotomia.

Troppi vostri colleghi si lasciano sedurre, spesso in buona fede, da associazioni che sembrano generose, brillanti, che possono offrire dei vantaggi, ma che in realtà hanno una gran confusione di idee, un orgoglio settario, uniti talvolta a pratiche occulte e ad un misticismo sincretista, incompatibili con la Chiesa. Questo sbandamento non è forse dovuto, almeno in parte, al fatto che la loro fede, a partire dal catechismo, non si è approfondita con lo stesso ritmo dei loro studi e delle loro responsabilità, dal fatto che vi sia uno squilibrio nella loro formazione?

Quanto al dialogo con le religioni non cristiane - in questo crocevia di religioni che è il Camerun - esso va certamente accresciuto; esso comporta stima reciproca, riconoscimento dei valori dell’altro, cooperazione fraterna in tutto ciò che riguarda il bene comune, nella fedeltà alla propria fede. Per finire, cari laici cristiani, non abbiate timore di assumere il vostro ruolo nella Chiesa. Essa ha bisogno di voi. Questa Chiesa siete voi. Mettete i vostri talenti al suo servizio. Aiutatela a creare comunità vive, a scala umana. L’impegnarvi nella vostra comunità cristiana e umana stimolerà la vostra stessa fede. Inoltre, nel rispetto delle coscienze richiesto dalla concezione cattolica della libertà religiosa, prendete parte all’evangelizzazione del Paese, che ha dinanzi a sé un campo immenso, nell’evangelizzazione delle persone, dei gruppi, delle culture. Possa attraverso di voi Cristo essere presente nei più svariati ambienti di vita!

Avete ricevuto molto: vi sarà molto richiesto.

Che Dio infonda a tutti voi la sua saggezza e la sua forza! Che benedica voi e tutti i vostri cari!

Vi ringrazio della vostra accoglienza!

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 

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