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VIAGGIO APOSTOLICO IN TOGO, COSTA D'AVORIO II, CAMERUN I,
REPUBBLICA CENTRO-AFRICANA, ZAIRE II, KENYA II, MAROCCO

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON ESPONENTI DELLE ALTRE CONFESSIONI CRISTIANE

Nairobi (Kenya) - Domenica, 18  agosto 1985

 

Cari Fratelli e Sorelle in Cristo.

1. Cinque anni or sono ebbi il piacere di incontrare molti di voi in una simile occasione, nel corso della mia prima visita pastorale al vostro Paese. Parlai allora del nostro Battesimo comune, e della comune testimonianza resa possibile dalla nostra professione di fede battesimale, malgrado le ragioni di divisione tra noi.

Oggi ritorno tra voi, e vi ringrazio per la vostra disponibilità a prendere parte a questo incontro. Sapete che l’occasione della mia attuale visita è la celebrazione che la Chiesa cattolica fa del 43° Congresso eucaristico internazionale, evento che ha riunito molti cattolici provenienti non solo da questo Paese, ma anche da altre terre vicine e lontane.

Nel preparare questo congresso, come altri recenti congressi, si è preso cura di rendere possibile la partecipazione di cristiani di altre Chiese e comunità ecclesiali. Come potrebbe essere altrimenti, oggi? La Chiesa cattolica è irrevocabilmente impegnata nella missione ecumenica. Ne segue che, per ben seguire la Chiesa cattolica, una celebrazione quale il Congresso di oggi deve dare adeguata espressione alla dimensione ecumenica. Così ringrazio voi, e attraverso voi le comunità che guidate e rappresentate, non solo per questo incontro di oggi ma anche per aver risposto all’invito a svolgere un certo ruolo nel Congresso.

2. Come sapete, il tema del Congresso è “L’Eucaristia e la famiglia cristiana”; ed esso suggerisce quale debba essere oggi uno dei temi principali della testimonianza che insieme cerchiamo di rendere. Come infatti ho detto ai dirigenti cristiani in Olanda tre mesi fa: “Abbiamo un comune interesse per l’ideale di matrimonio cristiano e di famiglia cristiana, per la trasmissione della fede alle generazioni future, e per la crescita nella santità di tutte le coppie cristiane. Noi tutti desideriamo ardentemente una sola Eucaristia e tutti noi cerchiamo di obbedire al comando di Cristo: “Fate questo in memoria di me”, poiché consideriamo questo sacramento di Cristo stesso come il dono più grande alla sua Chiesa” (Giovanni Paolo II, Allocutio ad Repraesentantes Confessionum Christianarum in urbe “Utrecht” habita, 13 maggio 1985: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VIII/1 [1985] 1322ss.). Certo, le nostre divisioni pongono dei problemi a noi che siamo qui; tuttavia i problemi non devono mai farci perdere di vista quei punti di unità che già ci permettono di parlare e di agire insieme. In questo grande continente, ben noto in tutto il mondo per il particolare valore che i suoi popoli assegnano alla vita familiare e ai legami familiari, e per il loro rispetto verso la famiglia intesa in senso ampio oltre che per il cerchio sociale più ristretto, vi sono certamente per i cristiani grandi possibilità di collaborazione alla promozione dei veri valori della vita familiare. E vi è certamente anche una grande esigenza di ciò, in un’era nella quale, quasi dappertutto, questi valori stanno subendo sempre più violenti attacchi.

3. Fu nel corso di una cena con quella che possiamo chiamare la “famiglia” dei suoi apostoli che Cristo donò l’Eucaristia alla sua Chiesa. La Chiesa è stata definita l’insieme dei “familiari di Dio, edificata sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti”, avente “come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù” (Ef 2, 19-20). Nel corso dei secoli questa famiglia della Chiesa si è accresciuta, e tuttavia quella cena sacra rimane al cuore stesso della sua vita. Purtroppo, nel corso dei secoli, la famiglia dei cristiani ha conosciuto divisioni e separazioni. I legami di battesimo e di comunanza permangono, ma non siamo più uniti in una stessa fede in un unico altare, in un unico desco eucaristico. In qualsiasi famiglia è causa di profonda tristezza il fatto che vi siano suoi membri che per qualsivoglia ragione non possano venire al desco di famiglia; eppure talvolta i posti vuoti possono toccarci più di quelli occupati! Così, anche nelle nostre celebrazioni della santa Eucaristia noi non dimentichiamo mai i nostri fratelli che non possono essere con noi. In questo modo ciascuna Eucaristia diviene una grande preghiera per l’unità di tutti i cristiani, per i quali Cristo, nostro signore e fratello, offrì se stesso sino alla morte sulla croce.

4. Ma noi tutti apparteniamo a una famiglia ancora più ampia. Dobbiamo guardare al di là delle fila della nostra famiglia cristiana, per quanto grande sia, all’immensa famiglia dell’umanità tutta. Milioni di persone hanno bisogno di almeno un minimo di pane quotidiano; e tutti hanno bisogno del pane della vita. Cristo ci chiama, attraverso la nostra unità in lui, a provvedere ai bisogni materiali e spirituali degli altri. “Per questo, dico, io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell’uomo interiore. “Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori” (Ef 3, 14-17). Possa Cristo portarci a quella piena unità nella fede e nell’amore che vuole per noi; e possano il nostro incontro e la nostra preghiera di oggi avvicinarci al giorno in cui saremo effettivamente una sola famiglia in lui, una sola cosa in quel “pane di Dio . . . che discende dal cielo e dà la vita al mondo” (Gv 6, 33). Amen.

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 

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