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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN GRUPPO DI VESCOVI INDIANI DI RITO ORIENTALE
DELLO STATO DEL KERALA IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Giovedì, 19 dicembre 1985

 

1. È con grande gioia che do il benvenuto a voi Pastori della Chiesa dello Stato del Kerala che siete venuti a Roma a compiere la vostra quinquennale visita “ad limina Apostolorum” e quindi a manifestare il legame di unità, di carità e pace nel quale siete congiunti tra di voi e con il Vescovo di Roma e successore di San Pietro, “capo degli apostoli, sulla cui saldezza il nostro Signore ha costruito la sua Chiesa fedele” (Liturgia della Siria orientale: ufficio per la festa dei santi Pietro e Paolo).

Nelle vostre persone io saluto e abbraccio due Chiese individuali, uniche nel carattere: due Chiese che testimoniano due antiche, distinte ma complementari forme di cristianità orientale, due Chiese radicate sul suolo indiano e adattate al modo di vita indiano, viventi in pace e armonia con i loro vicini che hanno un’altra tradizione religiosa.

È stato solennemente affermato che le Chiese orientali, “eminenti quali sono nella loro venerabile antichità, sono vivaci per mezzo della tradizione che viene dagli apostoli attraverso i Padri” (Orientalium Ecclesiarum, 1). Noi sappiamo che voi siete uniti agli apostoli attraverso la tradizione vivente della vostra Chiesa e attraverso la realtà ecclesiale che incarna la vostra liturgia, la disciplina ecclesiastica e tutto il popolo spirituale. Nello stesso tempo la vostra tradizione ecclesiale forma parte della realtà indiana ed è inseparabile da essa.

Il mio incontro con voi oggi è contrassegnato da una coscienza della grazia della piena comunione ecclesiale, intensificata dalla prospettiva di quegli incontri che avrò con voi e con i vostri numerosi fedeli il prossimo febbraio durante la mia visita pastorale in India. Intanto vorrei domandarvi di trasmettere ai vostri preti, religiosi e laici la sicurezza del mio ardente desiderio di essere tra di voi la liturgia eucaristica.

2. È significativo che la vostra visita collegiale segua di poco la sessione straordinaria del Sinodo dei vescovi che è stato convocato per commemorare il 20° anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II. L’intenzione del Sinodo dei vescovi era di rivivere il Concilio nella sua atmosfera di collegialità e comunione, e questo per lo speciale proposito di garantire la costante promozione dell’insegnamento del Concilio. La vostra presenza oggi è caratterizzata dalla stessa grazia di Pentecoste. Ci offre la possibilità di una compartecipazione fraterna e di interessi e discernimento comuni.

Io so che voi avete ricercato diverse vie per dare una completa applicazione alle decisioni del Concilio che aveva come suo principale tema la Chiesa stessa: il rinnovamento della Chiesa nasce da una profonda e autentica comprensione della sua stessa natura. Questo, in effetti, è il tema unificante dei documenti conciliari. Mai prima d’ora la dignità e la posizione, i diritti e i doveri delle Chiese orientali cattoliche sono stati affermati così inequivocabilmente; mai prima d’ora è stato dato un tale riconoscimento al loro popolo spirituale come al popolo della Chiesa universale di Cristo: “. . . la varietà all’interno della Chiesa non danneggia in nessun modo la sua unità, ma piuttosto la manifesta. Poiché è nella natura della Chiesa cattolica che ogni chiesa individuale o rito mantenga le sue tradizioni interamente, adattando contemporaneamente il suo modo di vita ai diversi bisogni del tempo e del luogo” (Orientalium Ecclesiarum, 2). E la Santa Sede continua oggi questo veritiero fondamento cattolico, vale a dire, che la diversità dei riti è ornamento della Chiesa e manifestazione e accrescimento della sua unità.

3. Giustamente il processo di compimento delle direttive conciliari hanno aiutato le Chiese orientali in India a realizzare in modo pieno il loro impegno di lavoro di evangelizzazione. Le Chiese particolari dell’Est e dell’Ovest “sono di uguale dignità; esse godono degli stessi diritti e hanno gli stessi doveri, anche riguardo alla predicazione del Vangelo in tutto il mondo (cf. Mc 16, 15) sotto la guida del Pontefice” (Orientalium Ecclesiarum, 3).

Il lavoro di evangelizzazione è stato continuato in patria, nelle immediate vicinanze, e all’estero, non appena possibile, mentre migliaia di cristiani orientali, uomini e donne, sono stati ingaggiati con diverse cariche attraverso l’India al servizio dei vescovi di differenti riti. Qui abbiamo una forma di fruttuosa e zelante collaborazione tra le Chiese cattoliche dell’Est e dell’Ovest che non deve essere dimenticata.

4. I resoconti che avete messo a disposizione mia e dei miei collaboratori nella Santa Sede danno una chiara visione sulla situazione delle varie diocesi e del servizio delicato e diligente del clero, dei religiosi e dei laici. Non posso non essere colpito dalla serietà dei vostri sforzi pastorali e missionari. La vostra iniziativa si manifesta nel campo dell’educazione. Una speciale importanza è data all’educazione cristiana nella famiglia e al catechismo parrocchiale. Essa si manifesta anche nei programmi offerti in alcune parrocchie per una comune formazione teologica di giovani alla vita religiosa, specialmente suore. Infine si manifesta nell’insegnamento di lavori tecnici, di umili lavori domestici che rendono più allegre le case e contribuiscono ad allontanare la povertà, creando un senso di dignità personale.

Siate presenti nel campo della caritativa e dell’assistenza sociale per mezzo di ospedali e farmacie, orfanotrofi, case per anziani, handicappati e per coloro che hanno depressioni morali e che abbisognano di una riabilitazione: i bisognosi trovano rifugio, i poveri trovano amicizia e aiuto. Io noto che voi state intraprendendo attività di sviluppo nelle aree rurali e montane in favore delle popolazioni più arretrate. La carità delle vostre Chiese locali è espressa in molti modi e viene offerta a tutti senza distinzione di credo, razza e rito. Per tutto questo io ringrazio Dio e prego che Egli vi possa plasmare sempre più a immagine di Cristo, il Figlio Unigenito del Padre che è venuto tra noi a portare il bene.

5. Nella realizzazione dei vostri numerosi e vari compiti, è bene ricordare che tutte le strutture della Chiesa, tutti i servizi che essa rende tendono alla santità di vita e a quel fervore che solo la santità può rendere possibile e sostenere per diverso tempo. La carità dei cristiani è espressione di fede, un incontro con il Dio vivente; è conoscendo Cristo e il “potere della sua risurrezione” (Fil 3, 10), proclamando la sua propria natura che la Chiesa stabilisce la sua priorità: l’essere simili a Cristo, questa è la santità. Manifestare questa santità della Chiesa è il più prezioso servizio che voi potete rendere alla vostra Patria; poiché “santità” è una parola che l’India comprende.

Mi sta a cuore che voi manteniate vivo il senso dell’assolutezza e trascendenza di Dio, il senso della presenza e che vi affidiate a lui con fiducia e gioia. Aiutate a comprendere il valore dei sacramenti come momento e significato dell’incontro con Dio; incoraggiate una spiritualità appoggiando le vostre Chiese sulla ricca vita liturgica. Non dimenticate di insegnare a pregare e di sottolineare il significato della contemplazione e della lode: la preghiera che culmina nella celebrazione dell’Eucaristia. Onorate le Sacre Scritture (cf. Dei Verbum, 21-26). Il Vecchio e il Nuovo Testamento nella loro indissolubile unità: “vive ed è attivo per la Parola di Dio” (Eb 4, 12).

È per me una consolazione, e so che lo è anche per voi, che il processo di beatificazione del venerabile Kyriakos Elias Chavara e del venerabile Alfonso, un figlio e una figlia della Chiesa di Syro-Malabar, sia nella fase finale e attende solo il solenne rito che io, quale Pastore della Chiesa universale, celebrerò, Dio volendo, durante la mia visita pastorale in India.

6. Tra gli importanti compiti che l’episcopato di Syro-Malabar ha tenacemente svolto in risposta alle direttive conciliari e nella continuazione di un processo iniziato prima sotto la protezione della Santa Sede, è stata la revisione e preparazione di libri liturgici. Il Concilio Vaticano II ha sottolineato che “tutti i membri del rito dell’Est devono sapere ed essere convinti che essi possono e devono sempre mantenere i loro riti liturgici e i loro modi di vita stabiliti, e che questi non possono essere alterati se non per mezzo di uno sviluppo appropriato e organico” (Orientalium Ecclesiarum, 6). È per me inoltre particolarmente gratificante che il rinnovamento liturgico accordato alle direttive e allo spirito del Concilio sta procedendo in pace.

Io ammiro voi pastori delle Chiese cattoliche orientali in India per i vostri sforzi di assicurare la formazione dei fedeli di tutte le età specialmente di coloro che sono chiamati a esercitare il ministero catechistico. Per un ulteriore consolidamento delle vostre Chiese i vostri sforzi in questo campo devono essere intensificati e coordinati. Una speciale attenzione deve essere data alla formazione nei seminari minori e maggiori, case di formazione e di istituti religiosi.

7. La Santa Sede è ben conscia della fede dei vostri riti che sono vivi in varie parti dell’India e anche al di fuori e sono affidati ai vescovi del locale rito latino. A questa questione è stata data una seria considerazione nel Concilio Vaticano II e, precisamente, nel contesto delle relazioni tra le Chiese. Sottolineando che “il provvedimento deve essere fatto per la preservazione e la crescita delle Chiese individuali, il Concilio è andato verso questa direzione: “Per questo proposito, le parrocchie e la gerarchia speciale devono essere formate dove il bene spirituale del fedele lo domanda” (Orientalium Ecclesiarum, 4). Nello stesso tempo è riaffermata la norma secondo la quale: “Ogni cattolico deve mantenere il proprio rito, tenerlo in gran conto e osservarlo con molta fedeltà” (Ivi).

Non si è ancora trovato in India una soluzione soddisfacente a questo problema. La Santa Sede desidera che a questi fedeli che si trovano al di fuori delle circoscrizioni del rito orientale siano offerte tutte le facilitazioni della cura pastorale e la formazione catechistica nella loro stessa tradizione che le leggi della Chiesa prevedono. La Santa Sede desidera inoltre promuovere l’armonia delle relazioni all’interno della Chiesa e lo sviluppo di un clima di conoscenza e stima reciproche tra il clero e i laici di differenti razze e di diversa preparazione culturale e rituale. Sono convinto che i problemi esistenti tra i vari riti potranno tra breve essere risolti in una maniera che rispecchia perfettamente la sollecitudine materna e pastorale della Chiesa. I vescovi orientali insieme ai loro fratelli vescovi del rito latino potranno sempre aspettarsi un sicuro aiuto dalla Santa Sede, una protezione dei diritti legittimi di ognuna delle Chiese individuali e attenzione ai loro bisogni e al bene comune dell’intera Chiesa.

8. Miei cari fratelli vescovi. È consuetudine, quando si parla delle Chiese orientali, ricordare la loro venerabile antichità e la ricchezza delle loro tradizioni. Questo è giusto e buono. Ma guardando le Chiese d’India io sono veramente colpito dalla straordinaria freschezza che esse esprimono. La Chiesa universale ha bisogno della loro testimonianza apostolica ed ecclesiale.

Prima di concludere vorrei chiedervi di portare la mia apostolica benedizione ai vostri sacerdoti, ai religiosi e alle religiose del vostro Paese, ai vostri collaboratori laici e a tutto il mondo laico. Il mio caloroso incoraggiamento è indirizzato a voi per il vostro lavoro d’incoraggiamento di vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. Mando particolari saluti alla vostre tre facoltà teologiche ad Alwaye, Bangalore, Kottayam, come anche al seminario maggiore della Chiesa di Syro-Malankara nel Trivandrum.

Insieme a voi, venerabili fratelli nell’episcopato, io ringrazio Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, che vi benedica con un’abbondanza di energia spirituale e fecondità. Vi affido alla protezione della Santissima Vergine Maria, Madre del Signore Gesù Cristo e Madre della Chiesa, e alla protezione del vostro padre nella fede, San Tommaso apostolo. “Il mio amore sia con voi tutti in Gesù Cristo” (1 Cor 16, 24).

 

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