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INCONTRO DELL'«OPLATEK» ALLA VIGILIA DI NATALE

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI POLACCHI RESIDENTI IN ITALIA

Martedì, 24 dicembre 1985

 

Cari Compatrioti!

1. Ci incontriamo nella vigilia di Natale dell’Anno del Signore 1985. Desidero ringraziarvi di cuore per la vostra presenza, e mons. Wesoly per le parole rivoltemi. Questa presenza e queste parole ci fanno pensare a tutte le generazioni di polacchi, che, la sera della vigilia di Natale, si riuniscono per dividere l’“oplatek”. È un incontro particolare, l’unico in tutto l’anno. Di solito si svolge in famiglia. E anche se le persone che si riuniscono non sono della stessa famiglia, questa sera sentono di farne parte. Sono unite dalla memoria della notte di Betlemme nella quale il Figlio di Dio diventò uomo.

Si può dire che il Verbo con la sua nascita dalla Madre terrena, entrò a fare parte della grande famiglia umana e, nello stesso tempo, fece diventare famiglia tutta l’umanità. Sì, Dio-Figlio della stessa sostanza divina del Padre nacque dalla Madre terrena per convincere gli uomini che tutti hanno un Padre in Dio; che in questo modo tutti sono fratelli e sorelle: sono famiglia.

2. Pertanto è particolarmente legata al Natale l’esperienza dell’unione tra gli uomini, la quale nel modo più perfetto si realizza nella famiglia. Questa esperienza di unione, nella notte di Natale, accomuna però tutti noi, che siamo figli e figlie della stessa Nazione; noi, che partecipiamo al retaggio storico della stessa Patria; noi, che ci troviamo in questa aula, e in tutta la terra polacca, e oltre i suoi confini. Sebbene sia praticamente impossibile unirci con tutti per dividere l’“oplatek”, noi desideriamo farlo perché il nostro cuore ne sente il bisogno.

3. Talvolta, mentre ci avviciniamo a qualcuno per fargli gli auguri, ci sentiamo intimiditi. Ci mancano le parole per esprimere quello che vorremmo esprimere, quello che sentiamo di dover esprimere. Abbiamo sempre di fronte un altro uomo che, per quanto possa esserci caro, rimane sempre, nel suo intimo, un irripetibile mistero. In questo caso abbiamo di fronte - se si può dire così - un’intera società, un’intera Nazione con la propria storia con il proprio ieri e oggi e con la preoccupazione per il domani. Per raggiungere questa dimensione dell’uomo, che è svelata proprio dal Natale, desideriamo augurare ad ogni persona quella forza che il Figlio di Dio ha portato a tutti, diventando uomo: ha dato a tutti la forza perché diventassero figli di Dio. Oggi auguro questa forza a ciascuno e a tutti.

4. I polacchi hanno sempre vissuto molto profondamente il Natale.

Ne troviamo conferma negli usi, nei canti di Natale nella letteratura. All’inizio del nostro secolo Konrad, il protagonista di “Wyzwolenie” (“Liberazione”) di Wyspianski, pronuncia davanti al presepio quelle parole indimenticabili: “Facci sentire forti / e dacci la Polonia viva, / affinché si avverino le parole su questa terra felice. / La nazione ha molte forze / ha molta, moltissima gente; / che il tuo Spirito si effonda in esse / svegliandole dal sonno” (forse l’autore allude qui ai pastori di Betlemme, svegliati dall’annuncio del Natale). Le forze che esistono nell’uomo, in ognuno di noi, servono anche al bene degli altri. Al bene della comunità, della Nazione, della Patria, dell’umanità.

5. Negli ultimi anni siamo stati testimoni del risveglio di queste forze sulla terra polacca. Esse corrispondono alla dignità di ogni uomo, e, nello stesso tempo, nascono dal retaggio, dal quale attinge ognuno di noi. Io stesso sento profondamente in me questo retaggio e ogni anno sempre di più mi convinco quanto esso sia legato a quello delle altre nazioni e degli altri popoli, non solo sul nostro continente europeo.

Il Concilio Vaticano II, concluso vent’anni orsono, ha espresso in molte occasioni le legittime aspirazioni degli uomini, delle comunità, degli ambienti, delle società e delle nazioni della nostra epoca. È proprio qui che nasce il significato progetto dei diritti dell’uomo dei nostri tempi. Qui matura anche il bisogno di soggettività sociale, e soprattutto nazionale, la quale si realizza in base al principio dell’autodeterminazione, cioè della responsabilità e della partecipazione. Nella costituzione conciliare leggiamo: “È poi da lodarsi il modo di agire di quelle nazioni, nelle quali la maggioranza dei cittadini è fatta partecipe della questione della cosa pubblica in un clima di vera libertà” (Gaudium et spes, 31).

6. In questa direzione vanno i miei auguri indirizzati a tutte le nazioni del mondo. Cerco di dimostrarlo sempre, in particolare durante le mie visite in vari luoghi. In questa direzione vanno sempre, ma soprattutto oggi, i miei auguri rivolti alla mia Nazione, alla Nazione di cui sono figlio.

Insieme a voi, cari compatrioti, ripeto nella vigilia di Natale la preghiera da “Wyzwolenie” di Wyspianski, sapendo quanti sforzi creativi e quante profonde sofferenze sono nascosti nelle parole di questa preghiera. Mons. Wesoly ha ricordato poco fa le ferite che non sono guarite e che vengono aperte di nuovo. Vorrei dire che sento profondamente tutto ciò che colpisce il bene della Polonia e dei polacchi, il bene della Nazione e dei suoi figli e figlie.

Su questo sfondo diventa ancora più eloquente la preghiera del grande poeta, che ci fa sentire forti, anche di quella forza che nasce dalle ferite e dalla sofferenza.

7. Come pastore della Chiesa, che è strettamente legata alla storia della mia Nazione per tutto il millennio della sua esistenza storica, esprimo anche l’ardente desiderio che la Chiesa in terra polacca risente sempre di nuovo la chiamata al suo servizio salvifico che è suo nei confronti di ognuno e di tutti: a quel servizio di cui il mistero di Natale ci rivela l’inizio.

La Chiesa è sempre di nuovo interpellata dalla storia degli uomini e dalla storia delle nazioni; in un certo senso è interpellata da Cristo, Signore della storia. Ci ricordiamo delle persone che hanno risposto a questa chiamata, pagando persino il prezzo della vita. Le veneriamo in modo particolare. Il grande primate del Millennio ha rinnovato la tradizione di Jasna Gora, la tradizione della presenza della Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa sulla terra polacca. Pertanto auguro a tutti i pastori della Chiesa polacca che, svolgendo il loro ministero, abbiano come modello la Serva del Signore e siano fortificati dalla tradizione della sua presenza.

Mi sto rivolgendo verso Jasna Gora, verso la mia terra natale, verso Wawel e Skalka. Mi avvicino ai miei compatrioti, ai fratelli e sorelle, alle famiglie, ai giovani, agli anziani, agli abbandonati e ai sofferenti. Insieme a tutti voi dico al Figlio di Dio e di Maria, appena nato: “Sostieni con la tua forza le loro forze”.

Desidero ancora dedicare particolari parole alle vittime dell’ultima sciagura, avvenuta in una miniera di Walbrzych, in Bassa Slesia, parole di Requiem per i morti. Nello stesso tempo vorrei esprimere la mia compassione e dare il conforto in Cristo a tutti quelli che, in vari modi, sono stati colpiti da quella tragedia. Essa segna in un certo senso questo giorno e le feste natalizie. Ma proprio da queste feste, dalla notte di Betlemme essa attinge la luce. Infatti, con la nascita del Figlio di Dio nella notte di Betlemme, l’uomo è stato chiamato alla luce, alla luce eterna.

 

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