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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AD UN
GRUPPO DI STUDENTI SVIZZERI
Lunedì, 30 dicembre 1985
Cari giovani amici.
Vi saluto cordialmente a questo incontro qui al Vaticano. Mi
ricordo con gioia la mia visita pastorale nella vostra bella patria e
soprattutto il mio incontro con i giovani di Friburgo e di Einsiedeln. Possa il
nostro nuovo incontro di oggi rafforzare la nostra profonda unità vissuta allora
nella fede in Cristo e nella sua Chiesa.
Noi ci troviamo alla fine dell’anno
nell’ottava di Natale e perciò completamente sulla scia dell’avvenimento di
Betlemme. Nella nascita di Cristo noi riconosciamo con la Chiesa l’incarnazione
del Figlio di Dio. Essa costituisce il punto di svolta nella storia dell’umanità
così che noi conteggiamo il tempo dividendolo a partire da essa: in un tempo
“prima di Cristo” e un tempo “dopo la nascita di Cristo”. In Cristo l’eterno e
infinito Dio è diventato nostro Emmanuele, “Dio con noi” e ha trasformato la
storia piena di male in una storia di salvezza. Dio continua a vivere in Cristo
tra di noi e rimarrà per sempre con noi secondo la sua promessa; “Vedete, sarò
con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20).
La nostra chiamata
come cristiani, come suoi discepoli consiste nel riconoscere tra di noi la sua
presenza, andargli incontro personalmente e da quest’incontro costruire la
nostra vita. Cristo infatti nacque a Betlemme per poter nascere in ognuno, per
prendere forma umana in ciascuno di noi.
Rivolgetevi, cari giovani amici, a questa lieta chiamata come cristiani in modo
cosciente. Cristo vuole incarnarsi in voi, vuole operare e agire per mezzo di
voi e costruire con il vostro aiuto il Regno di Dio tra gli uomini.
Possa questa visita a Roma e questo incontro con il successore di San Pietro
rafforzarvi in questa vostra chiamata cristiana. A voi tutti imparto la mia
particolare benedizione apostolica.
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Vaticana
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