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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI MEMBRI
DELLA GIUNTA E DEL CONSIGLIO DELLA REGIONE LAZIO
Lunedì, 21 gennaio 1985
Onorevoli presidenti e illustri membri del Consiglio e della Giunta
regionale del Lazio.
1. Ringrazio vivamente per questa cortese visita e per le nobili parole che mi
sono state rivolte a nome di tutti voi, componenti rispettivamente del Consiglio
e della Giunta della regione. Esse mi hanno recato i voti e le speranze delle
care e nobili popolazioni laziali, eredi di una storia e di una tradizione di
civiltà, nella quale si fuse la comunità ecclesiale, fin dagli albori del
cristianesimo: fin da quando cioè l’umile pescatore di Betsaida approdò sulle
rive del Tevere, e l’Apostolo delle genti ricevette l’incoraggiante benvenuto al
foro di Appio e alle Tre Taverne, sulla celebre via consolare, dalla primitiva
comunità cristiana di Roma (cf. At 28, 15).
Da allora la storia civile dell’antico Lazio si congiunse strettamente con
quella religiosa, come è dimostrato dalla magnifica fioritura di santi e di
sante che in questi duemila anni hanno popolato la regione, lasciando chiare
testimonianze di opere e di monumenti che non cessano di essere ideali punti di
irradiazione di quella buona novella. Come non ricordare, per limitarmi solo ad
esse, le stupende abbazie che costellano questa regione, e i cui nomi già di per
sé suscitano tanto fascino: Montecassino, Farfa, Casamari, Fossanova e
Grottaferrata, nelle cui pietre secolari e nelle cui alte testimonianze d’arte
sono incise e depositate le alterne vicende della storia religiosa delle genti
del Lazio?
Accanto a questi aspetti così significativi dell’anima di questo popolo, mi
piace accennare anche ad alcune caratteristiche paesaggistiche che hanno
attirato il mio sguardo durante le mie visite pastorali fuori Roma nei centri di
provincia. Anche nell’anno testé trascorso, recandomi a Viterbo, ad Alatri e a
Grottaferrata, ho potuto ammirare i tipici monti laziali che si presentano
severi e solitari, pur così dolcemente modulati; i laghi tondeggianti di origine
vulcanica; le colline coperte di oliveti e di vigneti, di ville e di castelli; e
poi i colori che nella giusta stagione non finiscono di stupire. Tutto ciò
attesta quanto sia proprio l’aggettivo “pittoresco” al territorio del Lazio.
2. Ma dietro a queste bellezze naturali e alle qualità delle ospitali
popolazioni, non mancano, purtroppo, vari e vasti problemi che preoccupano le
menti di quanti sono pensosi del bene comune. Non sfuggono infatti le difficoltà
nelle quali versano tanti cittadini per certe situazioni negli ospedali, nelle
case di riposo, nei centri di recupero per handicappati; c’è poi il fenomeno
della disoccupazione che affligge molte famiglie; quello dei profughi e dei
rifugiati clandestini, che non usufruiscono di alcuna garanzia giuridica; e
quello dei poveri in generale che affluiscono a Roma e ne popolano le borgate,
formando una generazione spontanea in lotta con la miseria più nera. Non posso
non rendermi interprete di queste tristi condizioni di vita e farmi avvocato di
questi cittadini che vivono ai margini della società e di esprimervi il mio
apprezzamento per quello che fate per rendere meno disumana la loro esistenza. A
questo proposito desidero assicurarvi il mio compiacimento e il mio plauso per
l’attenzione e l’opera che gli amministratori regionali hanno prestato a favore
di alcune iniziative assistenziali della diocesi di Roma, come, ad esempio, il
Centro per l’accoglienza e l’ospitalità temporanea degli stranieri
poveri, promosso dalla Caritas.
Anche il problema della casa, sia a Roma che nelle altre province del Lazio,
resta sempre drammatico e carico di conseguenze: esso nuoce non solo al buon
andamento del vivere civile, ma anche alla stessa istituzione familiare. Tante
giovani coppie, che attendono invano un’abitazione dignitosa e a prezzi
accessibili, a lungo andare si scoraggiano, si demoralizzano ed entrano in crisi
col rischio di incrinare o, peggio, deteriorare la necessaria armonia e unità
del nucleo familiare. È un grave dovere dei responsabili della cosa pubblica
esaminare accuratamente questa realtà per porvi un rimedio adeguato e
tempestivo. Anche in questo campo occorre intervenire per restituire al
cittadino quelle necessarie condizioni di vita degne dell’uomo moderno alle
soglie del terzo millennio. È vero, sono problemi, questi, che toccano un po’
tutte le regioni d’Italia, ma nel Lazio essi acquistano un aspetto particolare
per il carattere unico che Roma e la regione hanno in faccia al mondo intero.
Certe diseguaglianze sociali, certe licenze nei costumi non solo avviliscono e
degradano la dignità umana, ma offendono anche la particolare fisionomia
dell’Urbe, come centro del cristianesimo e punto di confluenza di molti
pellegrini che vengono ad essa con chiaro intento spirituale.
3. Un altro problema che mi sta molto a cuore è quello dei giovani. Essi sono le
speranze della società e della Chiesa; ad essi devono guardare con trepido
affetto e con lungimirante attenzione non solo i genitori e gli educatori, ma
anche gli amministratori, a cui spetta il dovere di aprire le vie del futuro. L’Anno
internazionale della Gioventù, promosso dall’Organizzazione delle Nazioni
Unite, mi sembra un’occasione quanto mai propizia per prendere sempre più
avvertita consapevolezza della grave e delicata problematica sollevata oggi dai
giovani. Genitori, educatori e amministratori devono sentirsi stimolati e
concorrere, nell’ambito delle proprie competenze e responsabilità, per dare il
proprio contributo specifico di saggezza, di esperienza e di aiuto. Come ho
detto nel recente messaggio per la Giornata della pace: “I valori e i modelli
che essi presentano ai giovani devono essere chiaramente ravvisati nella loro
propria vita; diversamente, le loro parole non sarebbero convincenti la loro
vita sarebbe una contraddizione che i giovani giustamente rifiuterebbero”
(Giovanni Paolo II, Nuntius scripto datus ob diem ad pacem fovendam dicatum,
MCMLXXXV, 12, 8 dicembre 1984: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VII/2
[1984] 1561-1562).
Come ho notato pure altrove, anche i giovani di questa regione si sentono oggi
turbati dalle ingiustizie che li circondano; avvertono il grave pericolo
costituito dall’accumulo di armi; soffrono nel vedere il fenomeno, così
tristemente diffuso nel mondo, della fame e della denutrizione; e sono
preoccupati per l’avvenire, nell’incerta prospettiva di un adeguato impiego.
Alcuni di essi sono tentati di cercare un rifugio nel mondo illusorio e talvolta
fatale dell’alcol e della droga o in quello non meno dannoso del cinismo, della
indifferenza irresponsabile e della violenza. Purtroppo, in queste prime
settimane del 1985 qualche giovane è già rimasto vittima del flagello della
droga e della violenza terroristica.
4. Onorevoli signori! Vi esprimo l’auspicio che possiate rispondere con sempre
maggiore impegno e con alacre saggezza alle attese e alle speranze che i giovani
ripongono nelle vostre qualità di amministratori, quali voi siete, consapevoli
degli immensi problemi sopra accennati, e risoluti a risolverli. Il vostro
concorde sforzo non fallirà, se ispirato al vero bene sociale; esso farà
crescere, lo spero ardentemente, la qualità della vita secondo quella linea di
civiltà umana e insieme cristiana che tanto distingue la gente dell’antico
Lazio.
Su tutti voi e su quanti voi rappresentate, invoco eletti favori celesti di
prosperità spirituale e materiale.
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