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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
A CONCLUSIONE DELL'XI CONGRESSO EUCARISTICO
NAZIONALE BRASILIANO AD APARECIDA

Domenica, 21 luglio 1985

 

Cari congressisti, cari pellegrini giunti ad Aparecida, cari fratelli e sorelle del Brasile,
sia lodato nostro Signore Gesù Cristo!

1. Il mio primo pensiero va oggi al “Dio con noi” nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristia, centro delle celebrazioni che si svolgono in questi giorni, in questo santuario di Nostra Signora, in cui si sente una presenza particolare della Madre celeste. Qui, accogliendo i suoi figli, oggi come ieri, ella continua a ripetere: “Fate quello che vi dirà” (cf. Gv 2, 5). È lui il centro della nostra attenzione. A lui sono rivolti gli occhi di tutti. Per lui, con la mia adorazione, all’unisono con tutti voi, va l’azione di grazie, la riparazione e la supplica di misericordia: “Benedetto, lodato e adorato sia il santissimo sacramento dell’Eucaristia!”.

Con lo spirito, torno ad Aparecida, in questi giorni dell’XI Congresso eucaristico nazionale. Con lo spirito torno in Brasile, rivivendo con gioia le giornate di cinque anni fa; mi dirigo a Fortaleza, dove si è svolto il precedente Congresso. Oggi, come allora, penso alle parole che vi riuniscono qui: “Pane per chi ha fame”. Ogni specie di fame: corporale e spirituale. E prego Cristo perché faccia udire a ogni congressista e a ogni pellegrino le sue parole: “Io sono il pane della vita” (Gv 6, 35), realmente presente, nel sacramento dell’amore.

2. Ma oltre che in spirito, desidero essere presente in questo santuario nazionale attraverso il mio inviato speciale, il signor cardinale Sebastiano Baggio, amico del Brasile e che, ne sono certo, il Brasile conosce e stima. Come nelle analoghe manifestazioni di affetto per il diletto popolo brasiliano - ricordo la concessione della seconda Rosa d’Oro, precisamente al santuario di Aparecida, nel 1967 - il successore di Pietro desidera essere con la Chiesa che è in Brasile, con tutti voi, “santificati in Gesù Cristo e chiamati alla santità” (cf. 1 Cor 1, 2), unito alla vostra preghiera, perché Dio benedica il Brasile.

Così mi unisco a tutto il popolo, sotto lo sguardo della Madre di Dio e Madre nostra, attorno all’altare, per proclamare la verità fondamentale della nostra fede e della vita cristiana: che tutto il santo sacrificio della messa è un rinnovamento incruento del sacrificio offerto sulla croce da nostro signore Gesù Cristo; in lui si perpetua attraverso i secoli il mistero pasquale: ogni volta che celebriamo l’Eucaristia “annunciamo la morte del Signore” (cf. 1 Cor 11, 26); ma annunciamo anche la sua vittoria sulla morte, la sua risurrezione. Annunciamo il mistero della redenzione, cioè annunciamo che l’amore è più forte della morte, più potente del peccato; annunciamo che “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna” (Gv 3, 16).

3. Perciò l’Eucaristia sta al centro della comunità dei fedeli, è sacramento di riconciliazione, nel senso che perpetua l’alleanza di Dio col suo popolo, prefigurata nel Sinai: “E il sangue dell’alleanza (il sigillo del Nuovo Testamento) versato per molti, in remissione dei peccati” (Mt 26, 28). L’Eucaristia, centro e apice della vita cristiana, riconcilia, purifica, cancella le radici del peccato, aumenta la carità e rende più solida la comunione ecclesiale. Noi, nell’Eucaristia, diventiamo ciò che riceviamo: “consanguinei” di Cristo, fratelli tra di noi. La Chiesa vive dell’Eucaristia, con essa si edifica, si rafforza. Non esiste Chiesa senza Eucaristia, né Eucaristia senza Chiesa.

In questi giorni riflettete, pregate e vivete come famiglia di Dio nella vostra terra. Se l’amore di Dio si stabilirà profondamente nelle vostre esistenze, creerete basi profonde di unità come Chiesa, unico corpo mistico di Cristo. E, uniti con i vostri pastori, in un solo cuore e in un un’anima sola, godrete tutti dell’abbondanza di grazia, attinta costantemente nella frazione del pane dell’Eucaristia e della parola di Dio (cf. At 2, 42; 4, 33), per mantenere e testimoniare l’identità cristiana: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 35).

4. L’ultima parola di supplica sia alla Madre di Dio e Madre nostra, la creatura più strettamente unita al mistero della redenzione dell’uomo e del mondo, al sacrificio di Cristo, che si perpetua nell’Eucaristia:

o Madre che hai assistito la Chiesa primitiva, coloro che erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli, nell’unità, nella frazione del pane e nella preghiera, vivendo il progetto del Creatore che noi fossimo fratelli, fa’ di noi degli esempi di fraterna condivisione e di impegno per l’unità degli uomini;

o Madre, fa’ che, pensando al passato, guardando al presente e progettando un futuro migliore per la famiglia brasiliana, tutti sappiamo dire di no all’indifferenza, al disinteresse, alla violenza e a ogni forma di disamore, e sì alla solidarietà, alla fraternità, alla pace e all’amore perché Dio è amore;

o Madre, fa’ che l’Eucaristia sia rettamente intesa e seriamente celebrata, partecipata e vissuta. Che questo Congresso eucaristico abbia come frutto un rinnovato culto dell’Eucaristia, per l’adorazione e per le opere di carità: “Perché tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”; perché tutti scoprano e si incontrino personalmente con colui che ha detto: “Io sono il pane della vita”. Amen!

E con il cuore colmo di gioia per questo incontro, insieme a voi, con Cristo-Eucaristia, benedico tutti: nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo!

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 

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