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VISITA PASTORALE IN VENETO
SALUTO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA CITTADINANZA DI TREVISO
Sabato, 15 giugno 1985
Signor Sindaco! Signor Ministro! Carissimi cittadini di Treviso!
1. Grazie vivissime per le nobili espressioni rivoltemi in questo incontro con
la vostra città, in occasione del mio pellegrinaggio ai luoghi di San Pio X, di
cui ricordiamo il 150° anniversario della nascita.
È motivo di grande gioia per me incontrarvi in questa piazza, che è come il
cuore della vostra Città e della vostra storia. Le istituzioni medioevali
dell’antica comunità sono nate qui, e in questo luogo ha avuto significativa
espressione quella cultura veneta, che nei secoli passati pose Treviso al centro
di importanti vicende civili, religiose, letterarie e artistiche. Questa piazza
ricorda anche eventi più recenti, segnati purtroppo dai tristi ricordi delle due
guerre, ora evocati dal signor Sindaco.
La storia di Treviso è profondamente legata alla cultura e alla fede cristiane.
Ne sono visibile testimonianza i monumenti sacri e le interessanti tracce
dell’arte cristiana, che adornano gli edifici civili. Le immagini della Madonna
e del Crocifisso dominano le pitture del salone dei Trecento, sede ancor oggi
delle assemblee cittadine. Il Santuario della Vergine - la Madonna Grande, come
voi dite - è da sempre meta dei vostri pellegrinaggi.
La vostra fede s’intreccia, così, fin dalle origini, con la vita civile della
vostra comunità; fin da quando cioè San Liberale fu scelto come vostro patrono e
difensore della fede cattolica, minacciata dall’eresia ariana.
Le cronache recenti dicono chiaramente quanto hanno operato, nelle due ultime
guerre, gli zelanti Vescovi Monsignor Longhin e Monsignor Mantiero. Essi hanno
dato eroici esempi di carità, di coraggio, di fiducia in Dio per difendere la
popolazione da seri pericoli e per venire incontro a gravi situazioni di disagio
e di indigenza della popolazione.
Questi eventi attestano una viva tradizione di corretti e fecondi rapporti tra
le Autorità civili e quelle ecclesiastiche, e fanno ben sperare per il bene
comune anche in avvenire.
2. Ci si potrebbe dunque chiedere quale sia la specifica testimonianza che il
Popolo di Dio dovrà proporsi in una comunità laboriosa ed efficiente come la
vostra, che ha raggiunto condizioni lodevoli di benessere, stabilendo un sano
equilibrio tra il lavoro agricolo delle antiche tradizioni e quello artigianale
e industriale dell’epoca moderna.
Purtroppo anche nella società del benessere e del progresso molti problemi
profondi dell’uomo sono rimasti irrisolti. C’è un’esigenza di promozione
interiore della persona umana che non troverà mai un’adeguata soluzione, se si
cede alla tentazione di separare i valori tecnici da quelli dello spirito, i
problemi dello sviluppo economico e materiale da quelli dei valori morali.
L’uomo non può essere scisso nella sua unità materiale e spirituale.
La religione cristiana, che ha avuto nella vostra civiltà un posto così
importante, va riaffermata da voi stessi come una ricchezza inseparabile dalle
espressioni della vita sociale. Solo le giuste linee morali possono infatti
salvare le comunità umane dall’autodistruzione, e renderle vittoriose di fronte
alla tentazione del consumismo. Senza questi principi etici, con i quali il
Cristianesimo, fedele alla voce di Dio e di Cristo, illumina le coscienze, la
società perderebbe la sua forza.
Col crescere della quantità del benessere, della produzione dei beni di consumo
e della prestazione dei servizi, occorre che non si verifichi una svalutazione
dei valori spirituali. L’uomo non può rinunciare a questi, senza che ne soffrano
il senso della responsabilità personale, lo sviluppo della solidarietà negli
incontri tra persone, l’onestà nei rapporti di commercio e di lavoro. Occorre
che le scelte dell’uomo siano ispirate a una linea etica, corrispondente alla
verità profonda della natura umana.
3. Invito tutti voi, Trevigiani, a conservare sempre quell’armonia tra coscienza
cristiana e coscienza umana, tra comunità religiosa e comunità civile, che sta
alla base del vero bene.
Ciò comporta la necessità di rafforzare la fede e di difenderla da quelle
ideologie che disattendono i valori cristiani, esaltando una concezione
materialistica della vita, e generando, specialmente nell’animo dei giovani,
sospetto e incomprensione verso i valori trascendenti del cristianesimo. Voi
sapete che tale processo conduce allo smantellamento di molti valori umani,
logora i rapporti di fraternità e di comprensione, che sono necessari alla vita
comune, e trasmette germi preoccupanti di violenza, di rigetto dell’intesa, di
impoverimento del senso umano.
Chiedo al Signore che doni a tutti voi una concordia oprante e fruttuosa; che
consenta a tutti di risalire alle radici delle virtù cristiane nel quadro delle
mirabili tradizioni che hanno fatto della Marca Trevigiana una terra benedetta
da Dio.
Mi è stato detto che su una delle monumentali porte che immettono in Treviso c’è
scritto: “Dominus custodiat introitum tuum et exitum tuum”. Accogliendo
anch’io, da pellegrino, questo augurio che scende su chiunque oltrepassi i
confini della città, sono lieto di poter restituire con larghezza di cuore lo
stesso augurio per chi questa città la abita, per chi la governa, per chi si
prodiga a renderla sempre più degna di Dio e dell’uomo, mentre invoco su tutti
la Benedizione del Signore.
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