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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI MEMBRI DELLA COMUNITÀ MEDICA E PARAMEDICA
DELL'OSPEDALE «MIULLI» DI ACQUAVIVA DELLE FONTI

Sabato, 22 giugno 1985

 

Signori dirigenti, medici, infermieri, addetti ai servizi dell’ospedale “Miulli” di Acquaviva delle Fonti e del reparto di Gioia del Colle,
Cari malati.

1. La vostra visita mi è particolarmente gradita, perché insieme con il clima di amicizia che l’accompagna, mi offre la possibilità di incontrarmi con alcuni malati della Colonia Hanseniana e con tutti voi che generosamente e attentamente operate nel campo di una malattia, la lebbra, tuttora presente, nonostante i grandi progressi della medicina moderna, in tanta parte dell’umanità.

Vi saluto tutti con sincero affetto, rivolgendo un particolare pensiero a Monsignor Tarcisio Pisani, che ringrazio per le parole rivoltemi.

La vostra presenza mi dice quanto voi vogliate rendere noto al mondo che ogni uomo, anche nella più difficile condizione di sofferenza, ha diritto alla considerazione, alla stima, all’affetto, alla cordialità dei fratelli.

Un tempo questo male emarginava completamente l’uomo dalla società, come ben sapete e ricordate. Oggi voi insegnate, con la vostra scelta e il vostro comportamento, che anche nel ricovero che la malattia impone ci può essere affettuosa amicizia e calore umano.

Questo atteggiamento ripete, con chiara evidenza, il gesto di Gesù. Egli tocca il malato per guarirlo, e lo sana a motivo dell’affetto e della compassione che lo conduce verso il sofferente.

2. Mi compiaccio con voi perché il complesso sanitario che avete realizzato si dimostra singolarmente efficace nel garantire adeguate e specifiche cure ai pazienti. Voi vi siete anche preoccupati di attrezzare una struttura in grado di assicurare una dignitosa e confortevole qualità di vita per i ricoverati. Desidero perciò sottolineare il grande valore degli sforzi che compite per creare, durante la degenza, che spesso è lunga, un ambiente familiare ricco di affetto, di premure, di calore, affinché nello spirito del malato non rimanga l’impronta dolorosa di un forzato isolamento spirituale, connesso con quello fisico e terapeutico.

Esprimo poi il mio sentimento di sincera ammirazione per l’insistente e tenace vostra ricerca scientifica, intesa a debellare definitivamente questo male. Molto è stato compiuto per la prevenzione e la sconfitta del morbo. Voi attestate che sono quasi scomparse, nel corso degli ultimi anni, le tipiche forme deturpanti che maggiormente affliggono; già ottenete risultati confortevoli e brillanti con gli interventi di chirurgia plastica, ora in grado di ridare al paziente il conforto di un dignitoso reinserimento nella comunità sociale, con piena valorizzazione della sua persona.

Aperta, invece, è ancora per voi la speranza di arrivare a un vaccino che vi consenta di debellare in radice il morbo di Hansen. Io prego il Signore che voglia assistere e coronare di successo i vostri studi.

Sono certo che voi continuerete a cercare la collaborazione con tutti gli istituti analoghi al vostro, per raggiungere, a livello internazionale, un’intensa comunicazione di dati, di ricerche, di risultati, al fine di accelerare la scoperta di quanto ritenete risolutivo per raggiungere il vostro scopo. Vi chiedo, se fosse necessario, di contribuire a far sì che ogni ospedale o casa di cura possa uscire da eventuali situazioni di indigenza e di isolamento come quelle che sembrano affliggere talvolta alcune istituzioni nei territori del mondo più poveri e abbandonati.

3. E voi, cari malati, abbiate sempre vivo davanti agli occhi l’atteggiamento frequente di Gesù, commosso dal gesto implorante del lebbroso: “Se vuoi, puoi guarirmi” (Mc 1, 40), e ricordate che Gesù, come attestava in un discorso Paolo VI, “chiama il dolore a uscire dalla sua disperata inutilità e a diventare fonte positiva di bene, fonte non solo delle più sublimi virtù - che vanno dalla pazienza all’eroismo e alla sapienza - ma altresì alla capacità espiatrice, redentrice, beatificante” (Insegnamenti di Paolo VI, II [1964] 212).

Vi chiedo di portare il mio saluto e il più vivo augurio ai vostri amici, che non sono potuti venire qui con voi. Sia propizia a tutti la Vergine Santa. Lei che conobbe ed osservò le sofferenze con gli occhi e i sentimenti misericordiosi del figlio suo Gesù, a tutti schiuda gli ampi orizzonti della speranza, fondata sulla via regale della croce.

Vi conforti e vi sostenga la mia Benedizione.

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 

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