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VISITA PASTORALE IN ABRUZZO
INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON LA COMUNITÀ
DEI PASSIONISTI NEL SANTUARIO DI SAN GABRIELE
Teramo - Domenica, 30 giugno 1985
Carissimi religiosi Passionisti!
1. Durante questa mia Visita al Tempio, in cui si venera il vostro Santo
Confratello Gabriele dell’Addolorata, a cui accorrono ogni anno folle immense di
pellegrini devoti, sono lieto di rivolgere a voi una mia parola, salutando il
Superiore Generale e i suoi Collaboratori, i Padri responsabili di questo
Santuario, e tutti voi, Sacerdoti e Fratelli. Il mio saluto beneaugurante si
estende a tutti i Passionisti sparsi nel mondo, nonché alle Religiose
Passioniste.
2. In questo luogo di fede e di preghiera dove, attorno alle spoglie mortali di
San Gabriele dell’Addolorata, maggiormente rifulge la vostra tipica spiritualità
e la vostra missione nella Chiesa, desidero ricordarvi due realtà che vi
contraddistinguono e che devono esservi di stimolo per perseverare e per sempre
più avanzare nel cammino della perfezione.
a) Siete i figli spirituali di San Paolo della Croce, che fu un grande
mistico del secolo XVIII. Voi conoscete la sua vita, i suoi esempi, i suoi
insegnamenti; voi soprattutto siete convinti che veramente egli ricevette da Dio
una missione nella Chiesa e nella società, necessaria per i suoi tempi e valida
per sempre. Egli fu un genio religioso, che, illuminato dall’Altissimo e
sperimentato attraverso lunghe sofferenze interiori, annunziò e testimoniò il
valore salvifico della passione di Cristo, a cui è unita la Passione della
singola persona e dell’intera umanità. Egli predicò apertamente e dimostrò che
la storia umana come ogni singola esistenza è un mistero di amore e di dolore,
il cui autentico paradigma sta nel Cristo Crocifisso sul Calvario. “La vita è
tempo di battaglia” diceva e voleva i suoi figli “querce e non canne”. Siate
perciò scrupolosi imitatori dei suoi esempi per quanto è possibile; soprattutto
accogliete fervidamente i suoi insegnamenti, realizzate la sua spiritualità,
senza lasciarvi turbare da nuove opinioni e interpretazioni, che vanno contro
l’insegnamento tradizionale della Chiesa e l’esempio concreto dei nostri grandi
Santi.
“La nostra Congregazione - scriveva - è tutta fondata “in oratione et jejunio” e
in vera solitudine, secondo i sacrosanti consigli del nostro divin Salvatore . . .
Se si getta a terra questo, è totalmente rovinato l’edifizio” (San Gabriele
dell’Addolorata, Lettera al Can. F. Pagliari, 13 febbraio 1858).
Egli scriveva ancora: “Nella Passione di Gesù c’è tutto; essa è il mezzo più
efficace per farci santi!”. Ebbene, carissimi Fratelli Passionisti, sia questo
anche il vostro programma, particolarmente nella predicazione delle Missioni e
degli Esercizi Spirituali e nell’assiduo ministero del sacramento della
Penitenza.
b) Siete confratelli di San Gabriele dell’Addolorata! Attorno alla
figura di questo giovane santo, gloria del vostro Ordine, si constata come
davvero chi agisce nella storia degli uomini e della stessa Chiesa è Dio, con la
sua grazia divina e con i suoi doni imprevedibili e misteriosi. Chi avrebbe mai
potuto immaginare che Francesco Possenti, entrato a diciotto anni, nel 1856, tra
i Passionisti assumendo il nome di “Gabriele dell’Addolorata”, e morto pochi
anni dopo, avendo ricevuto appena gli Ordini Minori, avrebbe avuto l’onore
addirittura di due Templi a Isola del Gran Sasso, a motivo delle moltitudini che
qui vengono per pregare, per cambiare vita e ritornare in grazia, per invocare
il suo aiuto e la sua intercessione? Si legge nella biografia che egli era un
giovane moderno, sensibile, innamorato della vita autonoma e mondana, sportivo,
con un temperamento portato piuttosto ai rapporti di società . . . Inoltre, fino al
1882, in occasione della riesumazione della salma, la sua memoria rimase
nascosta. E invece il Signore l’aveva chiamato con segni sicuri, l’aveva formato
alla santità con l’alta e infallibile scuola della sua Passione, dietro le orme
di San Paolo della Croce, e voleva proporlo come esempio e maestro dei giovani,
di coloro che si preparano al Sacerdozio, delle famiglie cristiane, di coloro
che tendono seriamente alla perfezione. Come non ricordare che egli fu Fratello
spirituale di Santa Gemma Galgani? Giovanni XXIII, di venerata memoria, nel
primo centenario della morte ricordò la grandezza e la missione di San Gabriele
dell’Addolorata con la lettera apostolica Sanctitatis Altrix, che è una mirabile
sintesi sua vita spirituale, tuttora valida per voi, suoi confratelli, e per
ogni cristiano (cf. Discorsi, Messaggi, Colloqui del Santo Padre Giovanni XXIII,
27 febbraio 1962, IV [1962] 993-997).
L’esempio del caro giovane Passionista,
che raggiunse in breve tempo la santità ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa
- fu canonizzato da Benedetto XV il 13 maggio 1920 - insegna che è necessario
abbandonarsi con estrema umiltà e spirito di obbedienza alla “grazia” di Dio:
Egli vuole il nostro amore!
3. Carissimi! Nel suo “Testamento spirituale”, San
Paolo della Croce, prima di concludere i suoi pensieri e le sue direttive,
rivolge una preghiera a Maria Santissima: “E voi, o Vergine Immacolata, Regina
dei martiri, ancor voi per quei dolori che provaste nella Passione e Morte del
vostro amabilissimo Figlio, date ancor voi a tutti la vostra materna
benedizione, mentre io tutti li ripongo e li lascio sotto il manto della vostra
protezione!”. Le sue parole e il suo esempio, come quello dei vostri Santi, vi
possano continuamente stimolare a porre ogni vostra fiducia in Maria Santissima,
invocando il suo materno aiuto, confidando nella sua amorevole presenza!
In pegno della mia costante benevolenza, vi imparto di gran cuore la Benedizione
Apostolica, che estendo all’intera Congregazione.
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