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VISITA PASTORALE IN ABRUZZO

MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
AI GIOVANI DINANZI AL SANTUARIO DI SAN GABRIELE 

Teramo - Domenica, 30 giugno 1985

 

Carissimi giovani d’Abruzzo e Molise!

1. Sono veramente lieto di incontrarmi con voi presso questo suggestivo Santuario di San Gabriele dell’Addolorata, ai piedi del Gran Sasso d’Italia, che con la sua ardita impennata invita non solo a compiere escursioni turistiche, ma anche ascensioni spirituali. Già il 30 agosto del 1980 ebbi modo di ammirare il versante aquilano di questo stupendo massiccio dell’Appennino, in occasione del mio incontro con i lavoratori addetti alla monumentale opera del traforo. Ho appreso con piacere che essa oggi è una felice realtà, destinata ad unire sempre di più le genti d’Abruzzo e Molise e a favorire reciproca conoscenza e utili scambi culturali, sociali ed economici.

Esprimo il mio cordiale saluto a tutti voi, cari giovani, ragazzi e ragazze, e vi ringrazio per la vostra presenza così numerosa ed entusiastica. Saluto in particolare il Vescovo diocesano, Monsignor Abele Conigli; il Preposito Generale dei Passionisti, Padre Paul Boyle; e il Commissario Prefettizio di Isola del Gran Sasso: ad essi va la mia più viva gratitudine per il gentile invito rivoltomi e per la calorosa accoglienza, ben degna del senso di ospitalità proprio del popolo abruzzese.

Le ricorrenze del primo centenario della venuta di San Gabriele in Abruzzo e del 25° della sua proclamazione a Patrono principale dell’Abruzzo e del Molise hanno offerto, cari giovani, a voi e a me l’occasione propizia per visitare questo santuario e per venerare le sacre spoglie del “Santo del sorriso”. Questo pellegrinaggio vi ha raccolti da ogni parte delle due Regioni, in rappresentanza dei movimenti ecclesiali giovanili, appartenenti all’Azione cattolica, Comunione e Liberazione, Agesci, Neo-catecumenato, Gen, Cursillos e altri gruppi. Sono venuto per voi; per vedervi, per parlarvi, per guardarvi negli occhi, come faceva Gesù (cf. Mc 10, 20); sono venuto per affidarvi una parola particolare, in questo Anno Internazionale della Gioventù, che vi sia di stimolo a vivere sempre più profondamente le esigenze del Vangelo, nella splendida luce dell’esempio di un giovane, più o meno della vostra età, San Gabriele dell’Addolorata.

2. Il primo sentimento che nasce nel mio cuore è quello della gioia, come ho già accennato. La gioia cristiana fu la nota caratteristica di San Gabriele, il quale, pur nella continua meditazione della Passione di Nostro Signore e della Beata Vergine Addolorata, ne visse in profondità ogni interiore risonanza, e ne fece oggetto di conversione e di corrispondenza epistolare. Le fonti storico-biografiche affermano che: “Aveva sortito da natura un carattere molto vivace, soave, gioviale, insinuante, insieme risoluto e generoso, e aveva un cuore sensibilissimo e pieno d’affetto . . . di parola pronta, propria, arguta, facile e piena di grazia, che colpiva e metteva in attenzione” (Fonti storico-biografiche, pp. 24-25). Scriveva ai familiari: “La contentezza e la gioia che io provo entro queste sacre mura è quasi indicibile”; “piena di contenuto è la mia vita”; “la mia vita è un continuo godere”; e ancora: “vivo contento d’essermi ritirato in questa santa religione” (Scritti, p. 185, 192, 206, 322).

A questo livello si innalza la gioia cristiana, ogniqualvolta si intraprende un effettivo cammino di fede, di speranza e di carità autenticamente evangeliche. Anche voi, cari giovani abruzzesi e molisani, sulla scia di così luminoso esempio che incessantemente si irradia da questo Santuario, siete invitati a riscoprire le radici profonde della gioia, cioè della buona novella recata sulla terra dalla venuta di Gesù: “Non temete, ecco, vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo” (Lc 2, 10). Abbiate sempre più chiara coscienza di questa realtà interiore che contraddistingue ogni seguace di Cristo, chiamato a viverla intensamente e a proclamarla come espressione della nuova alleanza, suggellata dal sangue dell’Agnello e come segno pasquale della risurrezione e dell’Alleluia.

Diffondetela negli ambienti dove vivete o svolgete le vostre attività: nella famiglia, nella scuola, nei posti di lavoro, di gioco e di divertimento; comunicatela soprattutto alle persone sole, anziane, ammalate o emarginate dalla società; a quelle assorbite dalla routine del tran-tran quotidiano; a quelle che invano la cercano dove essa non è: nei micidiali surrogati della droga e dell’alcool; o nel fatale e vuoto ricorso al consumismo e al disimpegno; e soprattutto a quelle che dovessero lasciarsi suggestionare dalle deplorevoli iniziative ispirate in qualunque modo alla violenza o alla mancanza di rispetto per la persona altrui. A tutti questi fratelli e sorelle, che, in un modo o nell’altro, consapevolmente o inconsapevolmente, attendono una vostra parola, un vostro sorriso e la vostra amicizia, non fate mancare la vostra presenza, non rifiutate di mostrare la vostra gioia, le ragioni della vostra speranza.

3. Certamente conoscerete la vita di San Gabriele: nato ad Assisi nel 1838 nell’illustre famiglia del Governatore dello Stato Pontificio, Sante Possenti, ricevette nel Battesimo il nome di Francesco. A 18 anni entrò a far parte della famiglia Passionista, compiendo il noviziato a Morrovalle. Nel luglio del 1859 giunse con i suoi confratelli ad Isola del Gran Sasso, ultima tappa del suo peregrinare: qui infatti morì il 27 febbraio del 1862, all’età di 24 anni. Come vedete, non ci fu niente di eccezionale esternamente, ma quanta ricchezza interiore vibrò nel suo animo sensibile e generoso, e quale totale dono di sé egli seppe fare a Dio e alla Vergine, nell’assoluta fedeltà alla Regola e allo spirito di orazione e di penitenza!

In conformità al carisma proprio della Congregazione della Passione di Gesù Cristo, egli trovò il segreto della sua perfezione nella meditazione del Cristo crocifisso e della madre sua Addolorata ai piedi della Croce. Alla scuola di Gesù e di Maria, egli seppe raggiungere nel breve spazio di pochi anni le vette più alte della perfezione con slancio davvero mirabile: “ad Iesum per Mariam!”.

Egli si pose come grano, destinato a morire per portare frutto (Gv 24, 12), nel solco fecondo della Croce di Cristo per recare il suo contributo all’azione salvifica che ivi si attua ogni giorno fino alla fine del mondo. Nella Croce egli percepì l’incontro salvifico della colpa con l’innocenza, della cattiveria con la bontà, dell’odio con l’amore, della morte con la vita; nella croce seppe ravvisare la composizione della giustizia con la misericordia, del dolore con la speranza, della gioia col sacrificio. A Colei che egli contemplava ai piedi della croce, non cessava di ripetere: “Il mio paradiso sono i tuoi dolori, o Madre mia” (Fonti storico-biografiche, p. 136).

4. Carissimi giovani, San Gabriele, vostro coetaneo, oggi vi ricorda che, se volete essere veramente cristiani, non potete rifiutarvi di partecipare alla Passione del Signore e di portare dietro a lui la vostra croce: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà” (Lc 9, 23-24).

È questa la legge dell’ascetica cristiana, ribadita, peraltro, anche dalla sapienza umana: “Per crucem ad lucem”; “per angusta ad augusta”. E lo stesso sommo poeta Dante Alighieri significativamente ammoniva: “. . . seggendo in piuma / In fama non si vien, né sotto coltre” (Dante Alighieri, La Divina Commedia, “Inferno”, XXIV, 47-48).

Se la vita viene svuotata della croce non ha più senso, sapore e valore. Chi tentasse di chiudere le pagine del Vangelo che documentano il tragico epilogo della vita terrena di Gesù, vagheggiando un Vangelo più facile, più comodo, più conforme ad un modo accomodante della vita, ridurrebbe il Vangelo di Gesù a un documento del passato, a una parola inerte, a un racconto senza vita e senza capacità di salvezza. Il Signore ha salvato il mondo con la Croce: ha ridato all’umanità la speranza e il diritto alla vita con la sua morte. Non si può onorare Cristo, se non lo si riconosce come Salvatore, se non si riconosce il mistero della sua santa croce. È tutto qui il nucleo del messaggio vissuto da San Gabriele dell’Addolorata e raccomandato ai giovani.

5. Carissimi, ricordatevi sempre che anche voi collaborerete alla redenzione del mondo, se saprete trasformare in energia morale le immancabili difficoltà inerenti alle vostre specifiche situazioni esistenziali; se saprete portare la croce, se saprete cioè affrontare la vita con coraggio, senza mollezze e senza viltà; se saprete comprendere il dolore altrui ed essere dei buoni samaritani verso i fratelli che incontrerete lungo la via della vostra vicenda umana; se saprete finalmente stabilire col Cristo una profonda comunione affettiva ed effettiva.

Accogliete con generosità questa consegna che ogni viene deposta nelle vostre mani e traducetela in pratica con quell’entusiasmo di cui voi siete capaci. In questo modo riuscirete a fugare le incertezze e i timori che non mancano di affacciarsi sull’orizzonte, e sarete davvero i portatori di una nuova civiltà, nella quale si realizzino la giustizia, la verità, la solidarietà e l’amore.

A vent’anni dalla fine del Concilio Vaticano II vi ripeto con gli stessi caldi accenti di quella grande assise ecumenica: “La Chiesa vi guarda con fiducia e amore . . . Anche voi guardatela, e ritroverete in essa il volto di Cristo, il vero eroe, umile e saggio, il profeta della verità e dell’amore, il compagno e amico dei giovani” (Padri Conciliari, Nuntius quibusdam hominibus ordinibus, Oecumenicae Synodi tempore exeunte, missus: “Ad iuvenes”, 8 dicembre 1965: AAS 58 [1966] 18).

6. Un’ultima esortazione desidero rivolgervi. La riassumo in una sola parola: coerenza. Siate coerenti con la vostra vocazione e con la fede cristiana.

La fede è un dono da custodire, ma non in maniera intimistica e individualistica. La fede pervade le profondità del cuore, lo riempie in misura esuberante, e perciò si effonde nelle azioni. All’essere cristiani deve conseguentemente far riscontro il vivere da cristiani.

Siate fieri di professarvi apertamente per quel che siete. Siate lieti di testimoniare con la condotta i valori morali contenuti nella Legge di Dio, specialmente quelli che una mentalità corrente tende ad offuscare, quali, per esempio, la purezza, l’onestà del costume, la santità del matrimonio e della famiglia. Ricordate la parola del Signore: “Chi mi riconoscerà davanti agli uomini anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli” (Mt 10, 32).

Ogni battezzato deve essere un apostolo, cioè un inviato a trasmettere ovunque la luce del Vangelo, a portare in ogni dimensione della vita l’animazione del fermento cristiano.

Miei giovani amici! Il mondo dei vostri coetanei, il campo della cultura e dell’arte, il settore della vita civica e la politica, come ogni ambiente dell’attività umana, non possono essere estranei al vostro impegno di apostolato. Dico dell’apostolato individuale e di quello associativo. Ricordatelo sempre: dal vostro impegno dipende in gran parte il progresso della civiltà e della cultura dell’amore, di cui ha immenso bisogno la vostra epoca.

A ciò vi sia di sostegno e di conforto la mia speciale Benedizione Apostolica che ora, invocando l’intercessione di San Gabriele, imparto di cuore a voi tutti e ai vostri amici.

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 

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