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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI MEMBRI DELL'«HOSPITALÉ
DE NOTRE-DAME DE LOURDES»
Lunedì, 18 marzo 1985
Cari fratelli e sorelle dell’«Hospitalité
Notre-Dame di Lourdes».
1. Siete venuti a Roma, presso la tomba di Pietro, per festeggiare il
centenario della vostra confraternita. È questo un segno di comunione ecclesiale
che sono lieto di sottolineare accogliendovi oggi, col vostro presidente,
monsignor Henri Donze, vescovo di Tarbes e Lourdes, che ringrazio per le sue
parole.
Da quando, alla grotta di Massabielle, si è ascoltato l’appello della Vergine
alla preghiera e alla penitenza, da quando si sono riconosciuti i segni della
misericordia, i malati sono venuti a pregare, a offrire le loro sofferenze, a
chiedere sollievo, a domandare i doni della speranza e della pace del cuore.
Questi uomini e queste donne, giovani e vecchi, sono presto apparsi come i
privilegiati dell’amore salvifico di Cristo e i prediletti della Madre sua,
infinitamente compassionevole.
La presenza dei malati ha suscitato attorno al santuario e nei pellegrinaggi
un intenso movimento di fraternità e di aiuto ad accompagnarli. Molti di coloro
che li hanno accuditi si sono legati a questo compito e l’hanno compiuto anno
dopo anno. Si sono fatti carico di molti aspetti dell’animazione dei
pellegrinaggi, sia sul piano spirituale che sul piano pratico. Così è nata a
Lourdes la vostra confraternita, presto associata a innumerevoli confraternite e
impegnata nei pellegrinaggi organizzati regolarmente in Paesi dell’Europa e di
altre parti del mondo.
2. Considerando ciò che rappresenta l’Hospitalité di Lourdes, mi colpisce il
significato evangelico di ciò che essa compie. Vi si potrebbe scoprire una lunga
serie di risposte alle parole della Madre di Gesù: “Fate quello che egli vi
dirà”. Servire i malati è fare quello che il Signore aspetta da voi. E quando lo
si è fatto nel corso di un pellegrinaggio, l’esperienza dell’imitazione del
Signore nei tratti del buon Samaritano, come gli descrive se stesso nel Vangelo,
certamente non può essere un’esperienza isolata, di un giorno. Gli animatori
dell’Hospitalité tornano anno dopo anno. Inoltre, negli anni, essi prolungano la
loro azione nelle comunità della loro vita quotidiana. Alla sequela del Signore,
a Lourdes come in qualsiasi altro luogo, essi sanno che il soccorso fraterno
portato a coloro che vivono tante diverse sofferenze implica, nello stesso
tempo, un aiuto d’ordine materiale, una testimonianza di ordine spirituale,
un’esperienza di comunità ecclesiale.
3. Oggi non svilupperò tutti questi aspetti; vorrei semplicemente
sottolineare la ricchezza del vostro impegno. Quando i membri dell’Hospitalité
pronunciano il loro atto di consacrazione, pregano la Vergine Immacolata, nella
docilità allo Spirito Santo e nel fervore della fede; essi chiedono la grazia di
lavorare “per confortare coloro che soffrono, per la riconciliazione degli
uomini, per l’unità della Chiesa e la pace nel mondo”. Con questa preghiera, voi
delineate un ammirevole programma. Con voi, vorrei rendere grazie per tutto ciò
che è stato realizzato in questo spirito nel corso di un secolo di vita della
vostra confraternita, che si è diffusa in tanti luoghi; e vorrei con voi pregare
la Madre del Signore perché vi aiuti a compiere sempre più intensamente la
vostra azione e, in particolare, perché aiuti molti giovani ad accogliere
l’appello evangelico della carità in tutte le sue dimensioni. Questa
testimonianza deve contribuire a dare alla Chiesa un nuovo volto e ad aprire voi
stessi alle diverse sollecitudini pastorali della Chiesa.
4. La vostra presenza a Roma sottolinea il carattere ecclesiale del vostro
servizio di accoglienza. Possiate contribuire a questo grande aspetto della
missione della Chiesa: accogliere e visitare i più poveri, i più sofferenti tra
noi, accompagnarli con la discrezione che richiede la sofferenza dell’altro e il
mistero del suo cammino interiore; voi li aiutate anche a ricevere la grazia
salvifica del Redentore affinché, riconfortati dall’aiuto dei loro fratelli,
possano essere illuminati nella fede dalla forza della speranza e dell’amore.
Questa intensa esperienza vi conduce a partecipare sempre più ai numerosi sforzi
pastorali della Chiesa, anche in altri ambiti.
Per concludere, vorrei riprendere una preghiera della vostra cerimonia di
impegno: “Che Dio, nostro Padre, vi aiuti a scoprire al suo servizio e a quello
dei fratelli, come Maria e Bernardetta, quale sia il dono della sua grazia”. E
dal profondo del cuore prego Dio di benedire voi, tutti i membri dell’Hospitalité
di Lourdes e tutti coloro che voi servite nel nome del Signore.
5. E ora una parola di saluto agli Associati di lingua italiana.
Carissimi, il compito che vi siete assunti, di dedicarvi ai malati e ai disabili
che vogliono accedere a Lourdes per il pellegrinaggio, risponde a un appello
evangelico. Possiamo dire che Maria Santissima vi ha condotti, per una vocazione
di grazia, a sentire quasi rivolto a voi il lamento del paralitico accanto alla
piscina di Betzata: “Signore . . . non ho nessuno” (cf. Gv 5, 7). Voi
accompagnate il malato per tutto il tempo del pellegrinaggio, attenti ad ogni
sua necessità, fino al momento del ritorno a casa.
Sappiate apprezzare la grandezza di questo compito. Siete chiamati a divenire
per ogni malato fratelli e amici, compiendo un servizio di assistenza e di
apostolato con cuore aperto, profondamente attenti anche al momento spirituale
dell’infermo, accettando volentieri di dialogare con lui sui problemi dello
spirito che talvolta lo assillano e accompagnandolo nella preghiera.
Comprenderete quale dono del Signore sia il privilegio di poter condurre un
fratello sofferente all’incontro con la misericordia di Dio e all’esperienza
dell’amore di Cristo, sorgente di gioia e di speranza. La mia benedizione su di
voi e sulla vostra opera affinché siate sempre confortati dalla grazia e dalla
presenza del Signore.
6. Desidero ora rivolgere il mio cordiale saluto a voi, pellegrini che siete
venuti dalla Spagna per commemorare, accanto alla tomba dell’apostolo Pietro, il
primo centenario della vostra confraternita.
Gesù, che “si è caricato delle nostre sofferenze” (Is 53, 4), vi
conforti nel vostro servizio pieno di abnegazione e tanto prezioso verso gli
infermi; e la sua Madre santissima vi accompagni nei vostri pellegrinaggi
affinché, dando testimonianza di amore autentico, infondiate speranza in coloro
che soffrono e confidano nella vicinanza umana dei fratelli.
Vi benedico di cuore e vi incoraggio a diffondere la vostra opera apostolica
tra le nuove generazioni, perché con rinnovato entusiasmo continuino questo
prezioso servizio di carità ecclesiale.
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