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VISITA AL CENTRO TRAUMATOLOGICO ORTOPEDICO DI ROMA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL PERSONALE SANITARIO E AGLI AMMINISTRATORI

Sabato, 23 marzo 1985

 

Signor presidente dell’Unità sanitaria locale,
Egregi professori e dottori,
Cari familiari degli infermi e del personale!

1. In procinto di entrare in questo gigantesco edificio, in cui tante persone ritrovano la vigoria del corpo e riprendono con gioia il corso normale della vita, vi esprimo la grande soddisfazione di potermi incontrare con voi e di rivolgere a voi e ai vostri cari la mia parola, nella vigilia della quinta Domenica di Quaresima, che ci avvicina sempre più alla Settimana Santa, preludio della Pasqua di Risurrezione.

Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno voluto e favorito questa mia visita pastorale, in cui con la mia presenza desidero portare la consolazione di Cristo e l’affetto materno della Chiesa verso coloro che soffrono.

Insieme con l’Arcivescovo Fiorenzo Angelini, Pro-Presidente della Pontificia Commissione per la Pastorale degli Operatori Sanitari, porgo il mio deferente saluto al  Presidente dell’Unità Sanitaria Locale, dottor Giancarlo Pascucci, ai Membri del Comitato di Gestione, ai Coordinatori sanitario e amministrativo, al Direttore Sanitario, agli operatori sanitari: medici, infermieri, ausiliari; ai tecnici e agli addetti ai vari servizi; ai Cappellani e alle Suore Minime dell’Addolorata, che da tanti anni prestano con fervore la loro opera infermieristica e spirituale; ai membri del Consiglio Pastorale e a tutti coloro che come “volontari” si impegnano in un servizio di carità e di sostegno.

2. L’importanza dell’Ospedale nella struttura della società attuale è veramente insostituibile, sia per le specialità scientifiche e tecniche che in esso si trovano e che garantiscono e accelerano la guarigione, sia per l’atmosfera di solidarietà e di reciproco aiuto che si instaura, per cui l’individuo non si trova più isolato e sperduto col suo male e la sua angoscia. Immenso è pertanto anche il bene che si può compiere in un Ospedale per i fratelli colpiti da qualche infortunio o da qualche malattia.

Il mio saluto è perciò unito anche all’ammirazione e al compiacimento per quest’opera magnifica e grandiosa che è il Centro Traumatologico Ortopedico, il quale, iniziatosi nel giugno del 1957 come ospedale dell’Istituto Nazionale Assicurazioni Infortuni sul Lavoro, è oggi gestito dall’Unità Sanitaria Locale Roma 11. Oggi poi, dall’iniziale specializzazione per Ortopedia e Traumatologia, esso, come sono stato informato, ha esteso la sua attività con le Divisioni di Neurochirurgia, Chirurgia generale, Centro di Anestesia e Rianimazione, Oculistica e Urologia, con in dotazione moderne attrezzature radiologiche e un Centro Trasfusionale.

Pensando a quante persone infortunate o in vari modi malate hanno potuto riacquistare la salute grazie alla perizia e sensibilità dei medici e degli infermieri, e ai moderni ritrovati della scienza, dobbiamo sentirci profondamente riconoscenti al Signore e a quanti hanno contribuito al perfezionamento e al buon andamento di questa Casa di cura.

3. Naturalmente il comune desiderio è che tutti potessero sempre godere perfetta salute, e che mai nessuna sventura venisse a sconvolgere il cammino normale della vita. Ma purtroppo sappiamo che non è così: presto o tardi il dolore bussa alla nostra porta e, anche se non vogliamo aprirgli, entra drammaticamente nella nostra esistenza. La fede cristiana ci dice di non perderci d’animo, di mantenere viva e alta la speranza, di confidare in Dio che nessuno abbandona e dimentica, di guardare a Gesù crocifisso, il Verbo Divino incarnato che ha voluto soffrire come noi e per noi. Allora il desiderio, che non è realizzabile, diventa augurio di pronta e perfetta guarigione. Tutti infatti sappiamo quanto è preziosa la salute per poter lavorare, interessarci nelle varie attività, impegnarci per i bisogni della famiglia e della società, portare il nostro contributo concreto ed efficace per lo sviluppo e il progresso della società.

Auspico pertanto di cuore che i medici abbiano la soddisfazione di vedere accrescersi i risultati positivi della loro arte e della loro fatica, e che i familiari possano abbracciare presto i loro cari ritornati a casa e al lavoro!

4. Tuttavia, in questo luogo di sofferenza, accogliete anche la mia esortazione alla carità, alla bontà, alla pazienza, alla comprensione, all’aiuto reciproco, al senso di fraternità e di umanità. Ricordiamoci che riceveremo da Dio nella misura in cui, nella nostra vita, avremo donato al nostro prossimo, al nostro fratello sofferente, nel quale dobbiamo saper vedere il volto di Cristo. Non dimenticate mai l’affermazione del Divin Salvatore Gesù: “Ero malato e mi avete visitato!”. Certamente anche la malattia, qualsiasi genere di malattia, fa parte del mistero della salvezza e del progetto della Provvidenza, a cui nulla sfugge. Fate in modo di superare le barriere i limiti del tempo e del luogo, per vedere ogni situazione umana, e perciò soprattutto la prova, nella prospettiva dell’eternità, verso cui tutti siamo chiamati e camminiamo. Fate in modo che in questo Centro Ospedaliero si senta uno spirito di amicizia e di famiglia, nonostante difficoltà continuamente emergenti, la pressione del lavoro e delle esigenze, la stanchezza per certi servizi assillanti e opprimenti. La vita della società moderna ha reso le persone più sensibili e più fragili; e perciò è necessaria più attenzione, più cordialità, più gentilezza; è necessaria anche più interiorità spirituale, più fede e confidenza nel Signore: “Ero malato e mi avete visitato!”.

5. Approssimandosi la solennità della Pasqua, porgo fin d’ora a voi e ai vostri Cari i miei più fervidi auguri. In queste due ultime settimane di Quaresima, preparatevi con profonda spiritualità alla grande commemorazione liturgica della Risurrezione di Cristo: partecipate ai riti della Settimana Santa, così commoventi e densi di significato; accostatevi ai Sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia; godete nei vostri animi la gioia soprannaturale delle certezze portate da Cristo, morto e risorto per noi; vincete il male facendo il bene, recando a tutti l’ulivo della pace!

Maria Santissima, nostra Madre celeste, vi aiuti e vi conforti nelle vostre difficoltà e nei vostri propositi, e vi accompagni anche sempre la mia Benedizione, che ora vi imparto con grande affetto.    

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 

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