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APERTURA DELL'ANNO INTERNAZIONALE DELLA GIOVENTÙ

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I GIOVANI IN PIAZZA SAN GIOVANNI IN LATERANO

Sabato, 30 marzo 1985

 

Carissimi giovani!

1. Siate i benvenuti! A molti di voi penso di poter dire: bentornati! Ci incontriamo infatti così come un anno fa. Allora si celebrava il Giubileo straordinario della redenzione: e ci lasciammo con l’impegno di rivederci ancora. Ora l’incontro si rinnova in occasione della celebrazione dell’Anno internazionale della gioventù, indetto dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per questo 1985, nella consapevolezza del peso decisivo che i giovani hanno in ogni progetto che riguardi il futuro.

La Chiesa desidera apportare a tale iniziativa il suo contributo. Per questo ho indirizzato specificatamente a voi giovani il messaggio per la Giornata della pace, il 1° gennaio di quest’anno. E ora viviamo insieme questo incontro internazionale nel quale - lo vedo con immensa gioia - siete confluiti numerosi da ogni parte del mondo.

Mi è gradito rivolgere un deferente saluto alla delegazione delle Nazioni Unite, guidata dalla signora Leticia Ramos Shahani, assistente segretario generale del Centro per lo sviluppo sociale e gli affari umanitari e alla delegazione dell’UNESCO, guidata dal signor Gérard Bolla e dal signor Pier Luigi Vagliani, attivamente impegnati nella preparazione del Congresso mondiale di Barcellona. Saluto, inoltre, il rappresentante del signor ministro degli Esteri d’Italia.

L’idea guida, che le Nazioni unite hanno consegnato a questo Anno, si articola in tre parole dense di contenuto: partecipazione, sviluppo, pace. Tre valori di fondo, tre traguardi verso i quali sono invitati a far convergere i loro sforzi tutti i giovani del mondo. Soprattutto sul primo, la partecipazione, fermeremo questa sera la nostra attenzione.

2. Carissimi giovani, lasciate che ripeta a voi il saluto così significativo che l’apostolo Paolo rivolgeva ai cristiani del suo tempo: “Grazia a voi e pace da Dio, nostro Padre, e dal Signore Gesù Cristo” (Rm 1, 7). Intendo raggiungere con questo saluto in particolare i giovani e le giovani che sono con noi per la prima volta. Mi auguro che possano trovarsi pienamente a loro agio e che la loro presenza rechi un’onda di freschezza nuova, da cui scaturisca maggior gioia per tutti.

* * *

En el nombre del Señor os saludo cordialmente, queridos jóvenes de lengua española, que habéis venido a Roma en gran número principalmente de España y de los países de América Latina: Argentina, Colombia, Chile, Venezuela, Uruguay, Ecuador, Perú, Bolivia, Paraguay, México, Guatemala, El Salvador, Nicaragua, Costa Rica, Panamá, Puerto Rico. ¡Sed bienvenidos!

Traduzione italiana dei saluti pronunciati in lingua spagnola:

Nel nome del Signore vi saluto cordialmente, cari giovani di lingua spagnola, che siete venuti a Roma in gran numero principalmente dalla Spagna e dai Paesi dell’America Latina: Argentina, Colombia, Cile, Venezuela, Uruguay, Ecuador, Perù, Bolivia, Paraguay, Messico, Guatemala, El Salvador, Nicaragua, Costa Rica, Panama, Porto Rico. Siate i benvenuti!

* * *

Jeunes de langue française, je vous salue très cordialement. Vous venez de France, de Belgique, de Suisse, de nombreux pays d’Afrique tels que l’Algérie, le Burkina-Faso, le Burundi, le Cameroun, la Côte d’Ivoire, le Gabon, le Rwanda, le Sénégal, le Togo, la Tunisie, le Zaïre, et aussi du Canada, d’Haiti, et du Proche-Orient: Turquie, Syrie, Liban.

Traduzione italiana dei saluti pronunciati in lingua francese.

Giovani di lingua francese, vi saluto molto cordialmente. Voi venite dalla Francia, dal Belgio, dalla Svizzera, da numerosi Paesi africani come Algeria, Burkina-Faso, Burundi, Camerun, Costa d’Avorio, Gabon, Rwanda, Senegal, Togo, Tunisia, Zaire, e anche dal Canada, Haiti e dal Medio Oriente: Turchia, Siria, Libano.

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I address my warm greetings to all the young people from countries where English is spoken: from England, Ireland, Scotland, the United States (even Alaska!), Canada, India, Pakistan, Bangladesh, the Philippines, Kenya, Nigeria, Uganda, South Africa, Tanzania and Zambia. Dear young people: I embrace you all in the love of our Lord and Saviour Jesus Christ.

Traduzione italiana dei saluti pronunciati in lingua inglese

Rivolgo il mio cordiale saluto a tutti i giovani di lingua inglese: Inghilterra, Irlanda, Scozia, Stati Uniti (persino dall’Alaska!), Canada, India, Pakistan, Bangladesh, Filippine, Kenya, Nigeria, Uganda, Sud Africa, Tanzania e Zambia. Cari giovani: vi abbraccio tutti nell’amore del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

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Herzlich möchte ich Euch begrüssen, Ihr Jugendlichen deutscher Sprache. Ihr kommt aus Deutschland, Österreich und der Schweiz.

Traduzione italiana dei saluti pronunciati in lingua tedesca

Di cuore vorrei salutare tutti voi, giovani di lingua tedesca. Voi venite dalla Germania, dall’Austria e dalla Svizzera.

* * *

Saudo cordialmente os jovens de Portugal, do Brasil e de todos os outros paises de língua portuguêsa.

Traduzione italiana dei saluti pronunciati in lingua portoghese

Saluto cordialmente voi, giovani del Portogallo, del Brasile e di tutti i Paesi di lingua portoghese.

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Traduzione italiana dei saluti pronunciati nelle lingue slave

Saluto ancora una volta i giovani croati, Sono molto lieto di potervi vedere di nuovo. Non voglio ripetere ciò che ho detto a voi questa mattina. Vi ricordo solo una cosa: rimanete fedeli a Cristo, amate Maria, sua e vostra Madre. Abbiate fiducia nella divina Provvidenza. Non dimenticate che il Papa vuole bene ai croati e spera che voi giovani rimaniate sempre fedeli al Vicario di Cristo, come furono i vostri padri. Il Papa vi benedice tutti.

* * *

Nawasalimu vijana wote, wasichana kwa wavulana, wazungumzao kiswahili kutoka nchi mbali kama; Tanzania, Kenya, Uganda, Zaire, Burundi, Ruanda, Msumbiji, Zambia, Somalia, na zile nyingine Jirani.

Traduzione italiana dei saluti pronunciati in lingua suahili

Vi saluto tutti giovani, ragazze e ragazzi, che parlate la lingua swahili dai Paesi diversi come: Come Tanzania, Kenya, Uganda, Zaire, Burundi, Ruanda, Msumbiji, Zambia, Somalia, e quei Paesi vicini.

3. Cari amici e amiche, quando mi sono rivolto a voi nelle diverse lingue, i gruppi appartenenti alle singole lingue, hanno reagito prontamente, testimoniando con grida e applausi la gioia suscitata in loro dal sentirsi direttamente interpellati.

La lingua fa sì che ci sentiamo legati alla comunità della nazione, popolo o etnia, a cui apparteniamo. Mediante la lingua noi sentiamo di partecipare a questa comunità.

E non solo mediante la lingua. Vi sono anche altri fattori che contribuiscono a sviluppare in noi questo senso di partecipazione alle rispettive patrie: la storia, la cultura, le tradizioni, il costume. In un certo senso lo è pure la religione.

Ma che cosa vuol dire esattamente: partecipazione? Vuol dire: essere insieme con gli altri, e allo stesso tempo: essere se stessi mediante quell’“essere insieme”. Ciò che unisce gli uomini fra loro, ciò che li fa partecipare gli uni alla vita degli altri, è la condivisione dei beni, è la comune accettazione dei valori.

4. È quanto appare con particolare evidenza nella comunità familiare. La famiglia, infatti, non è soltanto una comunità: essa è una “comunione di persone”. Il che significa che ciascuno dei membri della famiglia partecipa all’“umanità” degli altri: marito e moglie - genitori e figli - figli e genitori.

È grande, dunque, l’importanza della famiglia come scuola di partecipazione! Ed è perciò grande perdita quando manca questa scuola di partecipazione, quando la famiglia è distrutta.

Carissimi giovani, impegnatevi a costruire nel vostro futuro famiglie sane. Ho parlato di questo nella speciale lettera che vi ho indirizzato. Una famiglia sana è la garanzia più sicura di serenità per i coniugi ed è il dono più grande che essi possano fare ai loro figli.

5. Inoltre: la Chiesa è una scuola particolare di partecipazione, ce lo fa capire l’avvenimento più importante della vita ecclesiale: la partecipazione alla santa messa. Che cosa significa: “partecipare alla santa messa”? Notate bene: non solo “essere presenti alla messa”, ma “partecipare alla messa”. Per rispondere alla domanda occorre capire che cosa è la messa. Essa non è semplicemente un rito sacro, al quale si può assistere da spettatori, per così dire, “neutrali”. La messa è il sacrificio di Cristo e il banchetto che egli stesso imbandisce e al quale invita tutti noi come commensali. Il cibo che egli offre sulla mensa eucaristica è la sua carne e il suo sangue, che egli distribuisce ai commensali sotto le apparenze del pane e del vino “in memoria” del corpo e del sangue versato sulla croce. “Prendete e mangiate . . . Prendete e bevete . . .”: alla cena eucaristica tutti si è invitati a partecipare, perché in essa si rinnova misticamente ciò che tutti interessa, il mistero della morte e risurrezione del Signore, grazie a cui tutti siamo stati redenti.

Se in ogni gruppo di fedeli che si raccoglie nel nome di Cristo, già si attua una sua speciale presenza - non ha forse promesso lui stesso: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18, 20)? - quanto maggiormente la sua presenza è viva e reale nella comunità stretta attorno al suo altare! Qui è lui nella realtà della sua carne e del suo sangue che sta al centro della comunità, e che, chiamando ciascuno a cibarsi di questo alimento divino, fa di tutti una cosa sola in se stesso: “Poiché c’è un solo pane - osserva con logica stringente San Paolo - noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane” (1 Cor 10, 17).

6. La Chiesa ci educa, dunque, alla partecipazione, facendoci entrare in comunione col mistero di Cristo, e in particolare col mistero pasquale, cioè con la sua passione, morte e risurrezione. Questo è il mistero della redenzione; cioè dell’alleanza che Dio ha stabilito con l’uomo, con l’intera umanità, stipulandola “nel sangue”, cioè nel sacrificio del Figlio suo, Gesù Cristo, nostro Signore.

Siamo chiamati anche noi a questa alleanza; e tale partecipazione riveste carattere continuo, abituale. L’uomo vi partecipa anzitutto mediante il Battesimo, sacramento nel quale Dio, a conferma della sua volontà di amicizia non soggetta a ripensamenti, imprime nell’anima del nuovo cristiano il proprio sigillo indelebile. Dio è fedele; la sua alleanza non ha un carattere provvisorio, ma stabile. I vari sacramenti successivi al Battesimo non sono, nel piano di Dio, che conferme e approfondimenti dell’iniziale e non mai smentita alleanza, che egli ha stabilito con ciascuno di noi.

L’uomo, però, non sa purtroppo corrispondere con un’uguale fedeltà all’iniziativa di Dio. Nel peccato egli si ribella all’alleanza e giunge a infrangerla. Ma l’amore di Dio non si arresta neppure di fronte a questa ingratitudine: nel sacramento della Penitenza e della Riconciliazione si fa incontro al peccatore pentito per accoglierlo di nuovo in casa, e allacciare nuovamente con lui i vincoli dell’alleanza a cui non è mai venuto meno. Come fa il padre della parabola evangelica, che voi ben conoscete.

7. Ogni aspetto della vita cristiana è ontologicamente espressivo della partecipazione alla nuova alleanza che Dio ha stipulato in Cristo con l’umanità. A questo dato ontologico corrisponde un impegno esistenziale: il cristiano è tenuto a testimoniare dinamicamente nella vita la nuova realtà di cui l’amore di Dio lo ha reso partecipe. Egli, in altre parole, è chiamato a partecipare nella comunità della Chiesa, alla missione salvifica di Cristo.

Il Concilio Vaticano II ha illustrato con particolare vivezza questo aspetto della vita cristiana. Ad esempio, la Lumen Gentium ha detto: “L’apostolato dei laici è partecipazione alla stessa salvifica missione della Chiesa, e a questo apostolato sono tutti destinati dal Signore stesso per mezzo del Battesimo e della Confermazione. Dai sacramenti poi, e specialmente dalla sacra Eucaristia, viene comunicata e alimentata quella carità verso Dio e gli uomini, che è l’anima di tutto l’apostolato. Ma i laici sono soprattutto chiamati a rendere presente e operosa la Chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze, in cui essa non può diventare sale della terra se non per loro mezzo. Così ogni laico, per ragione degli stessi doni ricevuti, è testimone e insieme vivo strumento della stessa missione della Chiesa “secondo la misura con cui Cristo gli ha dato il suo dono” (Ef 4, 7)” (Lumen Gentium, 33).

Il Concilio accenna poi anche alla missione dei laici che sono chiamati “in diversi modi a collaborare più immediatamente con l’apostolato della gerarchia, a somiglianza di quegli uomini e donne che aiutavano l’apostolo Paolo nella evangelizzazione, faticando molto per il Signore” (Ivi).

Tutti siamo dunque chiamati ad essere testimoni di Cristo a somiglianza degli apostoli. È una chiamata che ha la sua radice nel Battesimo, ma che trova la sua esplicitazione formale nel sacramento della maturità cristiana, la Cresima, che rende il cristiano partecipi in modo specifico della missione salvifica e profetica del Redentore, e lo conferma - “Confirmatio!” - negli impegni quotidiani di tale vocazione.

Carissimi giovani, penso in questo momento ai diversi gruppi, comunità, movimenti, dei quali molti di voi fanno parte. Non dimenticatelo! L’autenticità di codeste associazioni ha un criterio ben preciso sul quale misurarsi: il gruppo, la comunità, il movimento al quale appartenete è autentico nella misura in cui vi aiuta a partecipare alla missione salvifica della Chiesa, realizzando così la vostra vocazione cristiana nei diversi campi nei quali la Provvidenza vi ha posti ad oprare.

8. Quale ricchezza di significato ha, per il cristiano, questa parola: partecipazione! Eppure quello che ho detto finora non ha ancora mostrato in pieno quella partecipazione, alla quale ci chiama il Vangelo. Il nucleo centrale del messaggio di Cristo, prospettiva di incandescente luminosità a cui la ragione umana da sola neppure oserebbe pensare, vi è ben nota: in Gesù Cristo, noi siamo chiamati a partecipare alla vita stessa di Dio, alla santissima Trinità. Questo è il dono della grazia. E la grazia è reale “partecipazione alla natura divina”. Sono le parole della seconda Lettera di Pietro (2 Pt 1, 4). E l’apostolo Giovanni ci ammonisce: “Fin d’ora noi siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora stabilito. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è” (1 Gv 3, 2). In ciò consiste la sostanza stessa del piano salvifico di Dio. Il nostro traguardo è perciò una “assimilazione” a Dio, in cui la capacità di partecipazione, che è propria della nostra natura, viene trascesa e sublimata fino ad aprirsi al palpito stesso della vita che è propria di Dio.

La Chiesa, che ci indirizza verso questa meta suprema, è il sacramento di tale partecipazione. Tutti gli aspetti della sua vita - la preghiera, i sacramenti, la liturgia - non hanno altro scopo che questo: aiutare i cristiani ad incarnare nella propria vita la realtà di tale partecipazione all’amore di Dio e delle esigenze che ne derivano.

9. Tra queste esigenze la prima e più fondamentale è l’amore. La vita divina, infatti, è comunione di amore. Se essa è l’apice e la pienezza della “partecipazione” a cui siamo chiamati, è logico che il comandamento più grande sia quello dell’amore di Dio e del prossimo.

Dobbiamo “partecipare” alla divinità e maturare in questa partecipazione a misura dell’eternità, partecipando all’umanità dei nostri fratelli: vicini e lontani. Questo è pure il “midollo etico” della nostra vocazione: cristiana e umana. Il comandamento dell’amore si inserisce organicamente nella vocazione alla partecipazione.

10. Così dunque voi giovani, nella scuola delle vostre famiglie, delle vostre comunità, delle vostre nazioni, nella scuola della Chiesa dovete educarvi a tutta la ricchezza della “partecipazione” nella dimensione inter-umana (sociale) e, contemporaneamente, religiosa e soprannaturale.

Siete chiamati a partecipare al vero e autentico sviluppo, che, mediante il giusto equilibrio tra “essere” e “avere”, deve diventare sempre di più progresso nella giustizia nei vari ambiti e sotto i diversi profili; deve diventare progresso nella civiltà dell’amore.

Voi giovani siete pure chiamati a partecipare a quel grande e indispensabile sforzo di tutta l’umanità, che ha come scopo di allontanare lo spettro della guerra e di costruire la pace. Voi dovete essere “operatori di pace” secondo la multiforme portata di questo termine, che abbraccia significati ben più ricchi della semplice assenza di guerra. Voi dovete essere “operatori di pace” e quindi sentirvi impegnati a costruire una società veramente fraterna.

Su questo argomento mi sono soffermato nel messaggio del 1° gennaio per la Giornata Mondiale della Pace. Non sarà inutile riprenderlo in mano, per tornare a soppesarne i contenuti. In esso, sottolineando che “la Pace e i giovani camminano insieme”, annotavo tra l’altro: “Il futuro della pace e, quindi, il futuro dell’umanità sono affidati in modo speciale alle fondamentali scelte morali che una nuova generazione di uomini e di donne è chiamata a fare” (Giovanni Paolo II, Nuntius ob celebrandum diem ad pacem fovendam toto orbe terrarum dicatum, MCMLXXXV, 2, 8 dicembre 1984: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VII/2 [1984] 1553).

11. La nuova generazione siete voi. All’inizio della lettera che, in vista di questo incontro, ho indirizzato alla gioventù di tutto il mondo, ho posto, sulla scorta della prima Lettera di Pietro, il seguente augurio: “Pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (Giovanni Paolo II, Epistula Apostolica ad iuvenes, Internationali vertente Anno Iuventuti dicato, 15, 31 marzo 1985: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VIII/1 [1985] 795). Vi ripeto ora quest’augurio, terminando con esso il mio intervento. E insieme vi invito a “partecipare” alla liturgia di domani. Tutti insieme sulla via di Cristo! Tutti insieme sulle vie dell’amore! Nessuno si tiri indietro. Io vi sono vicino. Sempre! E con tutto il cuore vi benedico.

Arrivederci!                                      Au revoir!
Good bye!                                        Auf Wiedersehen!
Hasta la vista! Adios!                        Até logo!

Al termine dell’incontro a San Giovanni il Santo Padre, rispondendo alle acclamazioni dei giovani presenti, improvvisa queste ultime parole di saluto.

Ecco, vogliamo ringraziare questi nostri amici che ci hanno portato la croce dell’Anno Santo della redenzione dopo il suo itinerario nei diversi Paesi e che hanno consegnato anche le testimonianze nelle due lingue dei loro due popoli. Noi in questa croce vediamo la nostra redenzione, vediamo la vittoria dell’amore sull’odio, la vittoria della pace sulla guerra e sulla violenza; vediamo la risurrezione. E con questa visione della fede vogliamo partecipare domani alla celebrazione liturgica della domenica delle Palme che inaugura la Settimana Santa, settimana della croce del mistero pasquale, della croce della morte e della risurrezione. Questa è la nostra fede, questa è la speranza di noi tutti. Adesso, prima di concludere con una preghiera comune, con un canto del Pater Noster vogliamo unirci nello spirito a tutti i giovani che soffrono, a tutti gli ammalati, gli handicappati; alcuni di loro sono anche presenti qui fra noi.

Sono i rappresentanti di tutti quei giovani che soffrono e che con la sofferenza imparano la partecipazione attiva alla croce di Cristo, partecipazione alla salvezza del mondo attraverso la croce di Cristo. Ci uniamo in questo momento a tutti quei giovani che spiritualmente sono qui insieme con noi e che per diversi motivi non sono potuti essere presenti con noi fisicamente. Ci sentiamo uniti a quelli che hanno perso la fede. Tutti sono stati redenti da Cristo, abbracciati dalla sua croce e dal suo amore salvifico. Tramite Cristo redentore tutti sono spiritualmente legati con noi. Noi siamo legati a tutti e vogliamo pregare per tutti e con tutti. Ogni giovane deve essere presente in questa universale comunione, così come lo vuole il Cristo crocifisso, morto e risorto.

Ai gruppi dei vari continenti

Prima di concludere l’incontro in piazza S. Giovanni in Laterano, il Santo Padre riassume nelle diverse lingue, per i giovani stranieri presenti, il discorso poco prima pronunciato in italiano.

Aux jeunes de langue française, je dis: vous êtes ici les bienvenus! Pour cette année internationale de la jeunesse, les Nations Unies ont donné comme thème: participation, développement, paix. Je viens d’insister, en italien, sur le premier point, sur votre participation spécifique de chrétiens dans l’Eglise et dans le monde.

La première école de participation, irremplaçable, est la famille, communion de personnes. L’Eglise est un lieu de profonde participation. Dieu a établi son Alliance avec tous les hommes, par Jésus Christ son Fils, et l’Eglise en est l’instrument. Le baptême imprime en nous le sceau de cette Alliance, et les autres sacrements confirment notre lien avec le mystère du Christ, le sacrement de la réconciliation et surtout la messe, où le Christ, centre de la communauté, la fait participer à son sacrifice, à sa Vie. Et, en Jésus Christ, nous sommes appelés à participer à la vie même de Dieu, de la Sainte Trinité, qui est communion d’amour entre les trois personnes divines.

Dès lors, chers amis, nous sommes tenus à témoigner de cet Amour de Dieu. Vous laïcs, baptisés et confirmés, vous participez à la mission de l’Eglise, personnellement et par vos divers mouvements. Vous êtes témoins du Christ, à la ressemblance des Apôtres. Son grand commandement est l’amour de Dieu et du prochain. Cette charité vous permet de participer profondément à l’humanité de vos frères et sœurs, et, avec eux, au progrès de la justice, au progrès de la paix, qui n’est pas seulement absence de guerre, mais construction d’une société vraiment fraternelle. Je vous renvoie à ce que je vous ai dit dans le Message pour la Journée de la Paix, puis dans la Lettre que je viens d’adresser aux jeunes.

Marchons ensemble sur le chemin du Christ, sur les chemins de l’amour! Je demeure proche de vous, en attendant la Messe de demain, et je vous bénis tous de grand cœur.

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¡Queridos amigos de lengua española!

Sed bienvenidos a este encuentro de jóvenes con el que también celebramos el Año Internacional de la Juventud.

Uno de los puntos indicados por la Organización de las Naciones unidas para este Año Internacional fue el de la participación. Participar, sentirse solidarios, crear comunión. ¡Qué enorme carga de contenido y exigencia lleva para el cristiano participar en la comunión de fe, en la solidaridad y fraternidad de sentirse un único cuerpo en la Iglesia!

Mediante el bautismo, queridos amigos, - por encima de razas, lenguas y culturas - todos nosotros formamos parte del único Pueblo de Dios, salvados por el sacrificio de Cristo y llamados a una Vida que no tendrá fin. Sintámonos miembros vivos de este Pueblo y vivamos nuestra vida en fidelidad a la Alianza que hemos hecho con Dios en Cristo.

Sí, sentíos partícipes y miembros de vuestra familia, de vuestro pueblo, de vuestra cultura, de vuestra fe, en el seno de la única Iglesia, que es vuestra y universal. Sed testigos de amor y de paz. No más odios, no más guerras en el mundo futuro que vosotros estáis llamados a construir y que está en vuestras manos.

¡Que el Señor os bendiga!

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Nun wende ich an euch, liebe Jugendliche, die ihr die deutsche Sprache versteht. Das Thema meiner heutigen Ansprache ist ”Partizipation“: teilnehmen - mitmachen - sich einsetzen - an das Ganze denken - sich selbst übersteigen - sich ganz einbringen - aus den echten geistigen Quellen schöpfen und das reine Wasser weiterschenken an alle, die Durst haben nach Wahrheit, Gerechtigkeit und Frieden. Das alles ist Partizipation, Teilhabe. So habt ihr teil an eurer Familie, an eurem Volk, an der Kirche. Dort habt ihr eure ersten Worte sprechen gelernt, die erste Liebe erfahren, das erste Mal zu ahnen begonnen, daß der Mensch keine Sache ist, kein Tier, keine Nummer, sondern eine Person, berufen zu ewiger Gemeinschaft mit einer unendlich treuen und selbstlosen Liebe, die wir Gott nennen. Jesus von Nazaret hat uns diese Liebe offenbart und weitergeschenkt. Sovieles haben wir empfangen, sovieles können wir weiterschenken!

Das sei darum mein Wunsch für euch alle: Entdeckt in eurer Jugendzeit immer tiefer eure ganz persönlichen Moglichkeiten zur Teilhabe und zum Schenken; werdet Apostel eures Glaubens und eurer wertvollsten Überzeugungen; übernehmt Aufgaben in der Gesellschaft, vor allem auch in der Kirche, angefangen bei eurer Pfarrei. Kirche und Welt brauchen euch!

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Pragnę wyrazić moją radość, że wśród młodziezy całego świata zgromadzonej w tych dniach w Rzymie, rozbrzmiewa język polski. Serdecznie witam i pozdrawiam młodych pielgrzymów, moich Rodaków przybyłych z Ojczyzny i z innych krajów świata, a przez Was kieruję z serca słowo pozdrowienia do całej młodzieży polskiej. Niech Wasza obecność u grobów świętych Apostołów Piotra i Pawła umocni Waszą wiarę i przywiązanie do tych wartości, za które ci Świadkowie Chrystusa oddali życie.

Życzę Wam raz jeszcze i modlę się, “abyście umieli zdać sprawę  z nadziei, która jest w was”.

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Dear Young People,

“Where two or three are gathered in my name, there am I in the midst of them”. These words of Christ give us great joy this day as we gather in his name, for Jesus is in our midst! They remind us, too, of the great blessing that is ours through the Sacrament of Baptism, when we begin to share in the life of Christ and to be actively involved in the Church.

Each of you belongs to a particular family situated in a country which has its own language, history, culture, traditions and customs. The family you belong to and the country you live in have great influence on your life. But even more important is your sharing in the life of the Church: your active participation in the sacraments, especially the Sacrament of Penance and the Holy Eucharist, and your vital involvement in the saving mission of the Church. The greatest blessing of all is this: in Jesus Christ we are called to share in the very life of God, in the love of the Most Holy Trinity. Through this gift, we find the strength to put into practice the commandment of love, to work for justice and peace in the world, to love others as Jesus loves us.

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Caríssimos jovens de língua portuguêsa,

Saúdo-vos nas vossas línguas, porque a língua nos faz participantes da comunidade. Participação, desenvolvimento e paz constituem a ideia mestra com que as Nações Unidas quiseram assinalar este Ano Internacional da Juventude.

Participar significa “estar juntos”. Estamos juntos, em primeiro lugar, na comunidade familiar, que é a fundamental escola de participação. Exorto-vos por isso a construir, no vosso futuro, boas famílias. Também a Igreja é escola de participação. Ela nos faz entrar, por meio de Jesus Cristo, na própria vida de Deus. Ela nos faz participar no amor de Deus. Procurai pois viver na graça de Deus, que nos é concedida particularmente pelos sacramentos.

Sois chamados a participar no verdadeiro desenvolvimento, ajudando na criação de uma civilização do amor. Convido-vos a participar no esforço de construir a paz: sede obreiros da paz.

Por fim quero convidar-vos ainda, com particular afecto, a participar na liturgia de amanhã, quando nos encontraremos todos juntos nos caminhos de Cristo.

 

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