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RATIFICA DEL TRATTATO DI PACE E DI AMICIZIA TRA ARGENTINA
E CILE
MEDIAZIONE DI GIOVANNI PAOLO II
NELLA CONTROVERSIA SULLA ZONA AUSTRALE
Giovedì, 2 maggio 1985
Dopo il definitivo compimento dell’iter richiesto dal Trattato
di pace e di amicizia concordato tra la repubblica di Argentina e la repubblica
del Cile, con profonda soddisfazione e in gioiosa comunione di sentimenti con i
vostri concittadini, signori ministri, abbiamo atteso l’alba di questo giorno
nel quale si completa la firma dell’atto che dà fede dello scambio degli
strumenti di ratifica del detto Trattato da parte dei due amati Paesi.
Si pone così termine alla lunga controversia sulla zona australe
e, nello stesso tempo, si conclude felicemente la prolungata opera di mediazione
che, sollecitata da ambo le parti con la firma degli accordi di Montevideo, l’8
gennaio 1979, fu da me accettata con la migliore disposizione in vista del bene
supremo della pace e a beneficio dei popoli, a me tanto cari, delle due nazioni.
Inoltre, questo atto costituisce l’inizio di una nuova tappa delle reciproche
relazioni tra le due repubbliche.
Come non ricordare i momenti carichi di preoccupanti presagi del
dicembre 1978 e le aspettative che si sono create con la richiesta di
mediazione? Desidero confidarvi ora che, dopo aver meditato e soppesato la
gravità della situazione e cosciente della responsabilità che mi era chiesta, ho
preso la decisione di assumere il delicato incarico di aiutare a cercare e a
trovare le vie idonee per una soluzione definitiva, completa, giusta, equa e
generosa per entrambe le parti, nella controversia che turbava e minacciava le
loro relazioni. Rendiamo grazie a Dio perché la realtà di oggi compensa
abbondantemente i timori di allora.
Compiendosi dopodomani sei anni dall’inizio effettivo di questo
processo, è impossibile non ricordare con gratitudine e ammirazione la persona
del compianto cardinale Antonio Samorè, al quale ho affidato l’arduo compito di
rappresentarmi nel lavoro concreto che la mediazione implicava e che, con
costanza e saggezza, egli ha saputo orientare e promuovere.
Mi è gradito inoltre rivolgere una particolare espressione di
gratitudine ai signori presidenti dei due Stati, con la cui chiaroveggenza,
l’intelligente intervento, il franco e positivo apporto, sono stati superati
tutti quei problemi che sembravano non poter trovare soluzione o ritardare
ancora il completo accordo tra le parti.
Lungo questi anni e in ripetute occasioni ho ricevuto le persone
autorizzate delle vostre nobili nazioni e le loro delegazioni, avendo così
l’opportunità di ascoltare direttamente i vostri punti di vista e di esprimervi
personalmente ciò che consideravo adatto. Desidero ricordare espressamente
l’udienza del 12 dicembre 1980, quando ho consegnato ai signori cancellieri dei
due Paesi la mia proposta, i miei consigli e suggerimenti; quella del 23 aprile
1982, con la quale vi chiedevo di iniziare la fase attiva del negoziato per lo
svolgimento della proposta stessa; quella del 29 novembre 1984, giorno nel quale
si è firmato il Trattato. Il mio ricordo pieno di gratitudine va a tutti coloro
che ho incontrato in queste o in altre occasioni e a tutti coloro che hanno dato
la loro valida collaborazione nello svolgimento delle loro funzioni.
Oggi noi tutti ci rallegriamo perché, ottenuto l’obiettivo della
mediazione e avendo superato i contrasti, le difficoltà e le incertezze del
complesso procedimento, salutiamo il fatto che l’una e l’altra parte hanno
potuto salvaguardare i loro diritti, interessi e aspirazioni legittime, mediante
un negoziato in cui ha prevalso in entrambe le parti un’efficace saggezza e
volontà di governo, capace di coniugare la difesa delle proprie posizioni con la
comprensione e l’apertura reciproche e la considerazione del bene supremo della
pace. A ciò ha anche contribuito grandemente il deciso appoggio manifestato da
una considerevole maggioranza di entrambi i popoli e della Chiesa cattolica,
tanto radicata in entrambi i Paesi. Tutto questo ha favorito il compito della
Santa Sede, che ha sempre operato senza interessi propri e con la preoccupazione
di mantenere una visione obiettiva e un atteggiamento imparziale.
Senza dubbio, come dicevo prima, la cerimonia che stiamo
compiendo non è soltanto un punto di arrivo. È anche l’inizio di una nuova era,
che si apre piena di promesse per i due Paesi e che corrisponde alle esigenze
delle loro radici e dei loro destini sostanzialmente comuni, per ragioni
geografiche, storiche, spirituali nel senso più ampio, ed economiche.
Indubbiamente, la prima e principale ragione della nostra gioia
è che oggi si consolida la pace e in un modo tale che può giustamente dare la
fondata fiducia della sua stabilità. Questo dono della pace richiede, nondimeno,
uno sforzo quotidiano per preservarla dagli ostacoli che le si possono opporre e
per incoraggiare tutto ciò che può arricchirla. D’altra parte, il Trattato offre
i mezzi adatti per il conseguimento di una duplice finalità, tanto per ciò che
si riferisce al superamento delle divergenze che eventualmente potrebbero
sorgere - ma che speriamo non si presentino - come per la promozione di
un’armoniosa amicizia attraverso una collaborazione in tutti i campi,
finalizzata ad una più stretta integrazione delle due nazioni.
È fonte di soddisfazione, inoltre, ciò che la completa e
definitiva soluzione di una controversia con mezzi pacifici e la conclusione di
un Trattato di pace e di amicizia significano come esempio nell’attuale
congiuntura internazionale, in cui tanti conflitti perdurano e si aggravano in
questi anni senza che si tenda realmente a risolverli con l’assoluta esclusione
del ricorso alla forza o alla minaccia del suo uso! Voglia Dio che questo
cammino sia la via percorsa da altri Paesi che si vedono affrontati da diverse
controversie!
Sono motivo di fondata speranza, infine, le grandi possibilità
di legittimo e maggiore progresso materiale che oggi si aprono ai vostri due
Paesi: in primo luogo, perché l’ingente quantità di risorse umane ed economiche
utilizzate fino ad ora per coprire settori che consideravate ineludibili e
primari potrà essere dedicata più vantaggiosamente per attendere ad altre
necessità e per lo sviluppo pacifico dei vostri popoli; inoltre poiché, dopo
l’entrata in vigore del Trattato, arriverà ad essere realtà la desiderata
cooperazione, tanto opportuna tra le vostre due nazioni.
Mi rendo ben conto che esistono altri problemi comuni a molti
Paesi latinoamericani e del resto del mondo, la cui soluzione - ne sono convinto
- non può essere raggiunta in base a criteri e a mezzi unicamente economici:
basti pensare al problema dell’enorme debito estero contratto, al quale mi sono
riferito ricevendo il 12 gennaio scorso il corpo diplomatico accreditato presso
la Santa Sede.
Faccio voti, ancora una volta, perché nei complessi negoziati
relativi a questo tema tanto spinoso trovi applicazione l’auspicato nuovo
sistema di solidarietà che conduca ad una soluzione soddisfacente e prepari un
futuro più sereno ai Paesi gravati da un peso tanto opprimente.
In questo momento solenne e di importanza storica per le vostre
nazioni, sorge spontaneamente il nostro rendimento di grazie al Signore, dal
quale proviene ogni bene, che in questi sei anni ci ha dato prova piena della
sua vicinanza, della sua luce e del suo sostegno, attraverso sua Madre, la
Vergine Maria, Regina della pace.
È anche naturale che desideriamo porre nelle mani di Dio e sotto
la protezione di Maria il buon inizio e l’ulteriore felice svolgimento della
rinnovata fraternità e comprensione tra i vostri popoli; e nella speranza di
poterli incontrare e benedire personalmente, invio ora la mia cordiale
benedizione apostolica a ciascuno degli amati figli argentini e cileni.
© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana
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