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INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON LA SIGNORA NANCY REAGAN, CONSORTE DEL
PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI D'AMERICA
Sabato, 4 maggio 1985
Signora Reagan.
È un piacere per me darle il benvenuto oggi in Vaticano. La
ringrazio per la cortesia della sua visita e la prego di trasmettere i miei
rispettosi saluti al Presidente degli Stati Uniti. Desidero esprimere il mio
apprezzamento per le ragioni che la portano a Roma in questo momento, cioè per
la sua partecipazione alla lotta contro la droga e alla riabilitazione di coloro
le cui vite sono state segnate da questo male sociale.
La Chiesa Cattolica nutre profonda preoccupazione per i dannosi
effetti di un problema sociale così pervasivo e allarmante come la
tossicodipendenza. La dignità della persona umana è seriamente offesa dalla
schiavitù che deriva da tale dipendenza. Ovviamente, le conseguenze per le
famiglie e per la società in generale sono tragiche e debilitanti. Ci si deve
perciò chiedere in quale misura questo fenomeno sia sintomatico di una profonda
crisi di ordine sociale e morale. Non riflette forse un’inadeguatezza da parte
della società moderna a soddisfare i bisogni spirituali dell’uomo d’oggi?
Tutti gli sforzi della campagna contro l’abuso di droga assumono
un particolare rilievo nel corso di quest’anno che è stato proclamato
dall’Organizzazione delle Nazioni Unite “Anno internazionale della gioventù”.
Una delle grandi sfide lanciate alla società moderna è quella di trovare
soluzioni praticabili a questo problema che riguarda così gran parte della
nostra popolazione giovanile. Certamente i governanti della società devono
impegnarsi a creare le condizioni sociali in cui i giovani siano scoraggiati dal
cercare rifugio nel mondo artificiale della intemperanza e della droga e siano
spronati e aiutati ad assumere ruoli responsabili nella società.
In particolare, desidero offrire incoraggiamento a tutti coloro
che promuovono la cooperazione internazionale al fine di arrestare e, infine, di
eliminare questo grave male sociale. La legislazione interna e l’applicazione
della legge per tenere a freno il traffico di droga diventano in ultima istanza
effettive soltanto in quanto ricevono il sostegno di altre nazioni che hanno a
cuore i più alti valori umani e il bene comune dei loro cittadini e dei loro
vicini. Nello stesso tempo, la collaborazione internazionale è necessaria anche
nei programmi di terapia e riabilitazione. Il trattamento deve essere adattato
alle diverse situazioni in cui questo fenomeno sociale si sviluppa e si
diffonde. Lo scambio di idee e metodi a livello internazionale è la cosa più
utile e raccomandabile.
Nel salutarla oggi desidero rinnovare la mia gratitudine per il
generoso impegno spiegato in favore dei tossicodipendenti nel suo Paese e nel
mondo intero, e rivolgo il mio appello a tutti gli uomini e le donne di buona
volontà affinché congiungano le forze per andare incontro, con capacità e
compassione, ai bisogni del nostro prossimo, specialmente dei giovani.
Che il Signore, ricco di misericordia, benedica i numerosi
sforzi che si stanno facendo e li coroni di successo.
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