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VISITA PASTORALE NEI PAESI BASSI

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA
DURANTE L'INCONTRO NEL PALAZZO DELLA PACE*

L'Aja - Lunedì, 13 maggio 1985

 

Signor Presidente,
Insigni Giudici della Corte,
Signore e Signori,

1. È con profondo senso di rispetto e stima che sono venuto oggi qui alla Corte internazionale di giustizia. Sono lieto di aver avuto la possibilità di includere questo incontro nel programma della mia visita pastorale nei Paesi Bassi, e mi rallegro che esso abbia luogo alla presenza dei membri della Corte permanente di arbitrato e dei corpi diplomatici. Sono profondamente grato per le gentili parole di benvenuto che mi sono state rivolte. Mi sento davvero onorato di essere con voi in questo storico Palazzo della pace, e di avere questa opportunità di parlare a voi.

La Santa Sede annette grande importanza alla sua cooperazione con l’Organizzazione delle Nazioni Unite e con i vari organismi che rivestono un ruolo essenziale nell’attività di questa. L’interesse della Chiesa nei confronti della Corte internazionale di giustizia data fin dai primissimi esordi di questo tribunale, e dagli eventi che furono legati alla sua istituzione. Penso all’elevato grado di coinvolgimento personale di un mio predecessore, Leone XIII, nella Conferenza di pace tenutasi a L’Aja nel 1899, che aprì la via per la creazione della Corte permanente di arbitrato, quindi della Corte permanente di giustizia internazionale, e infine della Corte internazionale di giustizia. Non appena Leone XIII apprese dell’iniziativa dello zar Nicola II, egli la incoraggiò. Egli espresse il suo sostegno anche in uno scambio di lettere con la regina Guglielmina, la regnante del Paese ospite, i Paesi Bassi. Anche quando divenne evidente che la Santa Sede stessa non avrebbe potuto prender parte alla Conferenza di pace de L’Aja, l’interesse di Leone XIII per la Conferenza di pace rimase inalterato, ed egli continuò a incoraggiarla. Attraverso il suo segretario di Stato, il cardinal Rampolla, egli rese chiari i motivi per cui considerava così importante la Conferenza di pace, e le sue idee hanno un valore che va al di là del mero valore storico: “La comunità internazionale non possiede un sistema di mezzi morali e legali per stabilire e salvaguardare i diritti di ognuno. Non esiste un’alternativa al ricorso immediato e diretto all’uso della forza. Questo spiega la rivalità fra gli Stati di accrescere la potenza militare . . . istituire la mediazione e l’arbitrato sembrerebbe il modo più appropriato per fronteggiare questa disastrosa situazione; e ciò soddisferebbe sotto ogni aspetto i desideri della Santa Sede” (11 gennaio 1899).

La Chiesa ha dato consistente sostegno alla creazione di un’amministrazione internazionale della giustizia e dell’arbitrato come modo per risolvere pacificamente i conflitti e come momento dell’evoluzione di un sistema legale mondiale. La Santa Sede ha tradizionalmente svolto un ruolo di mediatrice nelle dispute. È utile ricordare, ad esempio, la mediazione di Leone XIII nella controversia fra Germania e Spagna per le isole Caroline. Si possono poi ricordare i ripetuti tentativi di mediazione di Benedetto XV durante la Prima guerra mondiale, e il suo sostegno alla creazione di una lega delle nazioni che corrispondesse davvero alle esigenze della giustizia, della pace e della promozione del bene comune nelle relazioni internazionali. Pio XII e i suoi successori salutarono favorevolmente e incoraggiarono la creazione e lo sviluppo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Giovanni XXIII ha affrontato l’argomento nella Pacem in terris, mentre Paolo VI ha espresso personalmente il suo sostegno allorché si rivolse all’assemblea generale delle Nazioni Unite il 4 ottobre 1965; due anni più tardi, nella Populorum progressio, egli rinnovò la sua argomentazione in favore di “un ordine giuridico universalmente riconosciuto” (Paolo VI, Populorum progressio, 78). Anch’io ho avuto l’occasione di rivolgermi all’assemblea generale delle Nazioni Unite a New York il 2 ottobre 1979, e di rinnovare successivamente il mio sostegno nel messaggio alla Seconda sessione speciale dell’assemblea generale delle Nazioni Unite sul disarmo il 7 giugno 1982. Ho avuto anche il piacere di parlare alla FAO a Roma nel 1979, all’UNESCO a Parigi nel 1980, all’Organizzazione internazionale del lavoro a Ginevra nel 1982, e alle Organizzazioni internazionali con sede a Vienna nel 1983. In linea con questa testimonianza di coerente solidarietà e interesse, ho accettato con grande piacere e con un profondo sentimento di partecipazione l’invito del presidente della Corte internazionale di giustizia, che, assieme con la Corte permanente di arbitrato, ha la sua sede tradizionale nel Palazzo della pace. Mi auguro che questa visita dimostri chiaramente quanto grande sia il desiderio della Chiesa cattolica di sostenere gli sforzi di questi organismi internazionali.

2. Se dagli antefatti storici ci volgiamo a considerare la situazione presente, dobbiamo riconoscere che c’è oggi un ancor maggiore bisogno morale di quanto ce ne fosse in passato che i conflitti siano risolti pacificamente su basi di giustizia. In primo luogo, a causa dell’esistenza di armamenti sofisticati, la guerra al giorno d’oggi viene progressivamente ad assumere il significato di totale annullamento del nemico.

Ogni guerra minaccia di trasformarsi in guerra totale.

La seconda ragione è la nuova qualità dell’interdipendenza fra le nazioni. I destini delle singole nazioni sono più che mai legati l’uno all’altro; il fatto che vi siano molti interessi comuni è molto più importante del fatto che vi sono anche interessi contrastanti. Inoltre, nel nostro tempo l’organizzazione della pace mondiale è semplicemente divenuta una possibilità reale in senso tecnico; i mezzi di comunicazione sono disponibili, ed è stato creato un gran numero di organizzazioni mondiali. Ciò che si richiede ora è la volontà di raggiungere l’autentica pace.

Oggi è allo stesso tempo necessario e possibile promuovere la pace mondiale. Ma l’evolversi delle leggi e delle mentalità, in una comunità basata sul principio dell’assoluta sovranità dei singoli Stati, è rimasto in ritardo rispetto ad altri sviluppi, in un’epoca in cui la violenza distruttiva e le comunicazioni che arrivano ovunque determinano il quadro del mondo. Troppo spesso viviamo ancora in un clima di sospetto e di aggressione che mina le relazioni fra le nazioni.

3. Purtroppo, nel mondo d’oggi, anche la risoluzione pacifica delle controversie è spesso terreno di una diplomazia mossa più da interesse egoistico che dalle esigenze del bene comune della comunità internazionale: un bene comune fondato su ciò che è giusto ed equo. Ciò può avere un’influenza inibitoria sull’attività della Corte internazionale di giustizia e della Corte permanente di arbitrato. Ciò nondimeno, queste organizzazioni hanno un ruolo di estrema importanza. La Corte permanente di arbitrato ha contribuito a comporre un gran numero di controversie, evitando il ricorso all’uso delle armi. La Corte internazionale di giustizia è intervenuta in materie di importanza critica ed è riuscita a ottenere di più della semplice applicazione della legge esistente; ha anche contribuito al progresso della legge. Le decisioni della Corte hanno avuto non di rado una notevole portata, perché esse si situano nella cornice delle norme del diritto internazionale e dei principi della legge.

Il compito della Corte internazionale di giustizia, così come quello della Corte permanente di arbitrato, è di portare un elemento di imparzialità e di obiettività che condizioni i rapporti fra gli Stati. Fra i membri di questi organismi vi sono molti eminenti giuristi. Insieme con l’Accademia internazionale di diritto, le due organizzazioni formano un centro internazionale di attività giuridica di insigne valore.

4. È comunque evidente che il contributo della Corte internazionale di giustizia alla creazione di nuove norme di diritto internazionale sarà impedito finché gli Stati non si troveranno d’accordo sui principi fondamentali e sulle regole generali del diritto internazionale. È necessario ricordare, a questo proposito, che se progresso vi è stato, in questi ultimi anni, è stato un progresso limitato. C’è ancora molta strada da fare, con fiducia e rinnovata determinazione.

A rigor di termini, l’attuale Corte non è nulla di più - ma neanche nulla di meno - di un passo iniziale verso quella che noi tutti speriamo che un giorno sarà un’autorità giuridica pienamente efficiente in un mondo pacificato. Dal punto di vista della Santa Sede, ci sono molti modi in cui l’elemento giuridico può giocare un ruolo più importante nelle relazioni internazionali:

- attraverso un più frequente ricorso alla Corte internazionale di giustizia da parte degli Stati e delle organizzazioni internazionali;

- attraverso una più generalizzata accettazione della cosiddetta giurisdizione vincolante della Corte; - attraverso un uso più frequente dell’arbitrato;

- con lo sviluppo di organizzazioni legali e politico-umanitarie a livello regionale in aggiunta e a sostegno di quelle che operano su scala mondiale;

- sviluppando il criterio legale di responsabilità umana e penale verso la comunità internazionale.

Questi elementi sono chiaramente ricavabili in molti recenti sviluppi: le dichiarazioni e i trattati internazionali sui diritti umani; l’opera delle organizzazioni per i diritti umani a livello locale e internazionale; l’opera della Croce rossa e di altri organismi nella sfera umanitaria e particolarmente nel soccorso alle vittime dei conflitti armati; il lavoro delle organizzazioni private; e l’estensione del ruolo della Corte internazionale come risultato della richiesta delle organizzazioni internazionali per pareri consultivi. Un’esigenza di sviluppare un sistema giuridico mondiale è stata anche espressa dalla stessa comunità internazionale.

5. Tutto ciò richiede perseveranza e sostegno. La Chiesa cattolica è impegnata su questo terreno, come si può vedere, ad esempio, dal suo attivo coinvolgimento nelle organizzazioni internazionali e dalle molteplici dichiarazioni della Santa Sede in favore di queste. Facendo ciò, la Chiesa indica i criteri che lo sviluppo di un sistema internazionale giuridico deve soddisfare. In termini legali, questi criteri possono essere espressi come il riconoscimento dei diritti umani: il diritto alla vita di ciascun individuo, il diritto a una dignitosa esistenza, degna di un essere umano, e il diritto ad essere tutelati dalla legge, il riconoscimento del diritto dei popoli all’autodeterminazione e all’indipendenza, e del diritto a godere di una giusta parte della ricchezza economica del mondo. La Pacem in terris esprime i criteri di base in termini morali come verità, amore, libertà, giustizia e solidarietà.

6. Questi criteri devono trovare espressione nelle relazioni internazionali sotto forma di trattati e per mezzo dell’opera delle organizzazioni internazionali, sostenute dalla crescente consapevolezza diffusa fra la gente comune del dovere di rispettare in ogni circostanza i fondamentali diritti della persona umana. Quando ciò accadrà, i criteri daranno ulteriore impulso alla gestione del diritto internazionale e dell’arbitrato.

Il sostegno dei governi e della pubblica opinione è molto importante. Dopo tutto, gli sviluppi della situazione mondiale non vanno in direzione della pace. Essi sono influenzati, spesso in sommo grado, dallo scontro degli interessi nazionali, delle culture e delle ideologie, dai tentativi di un popolo o di una razza di dominarne un’altra, e dal calpestamento dei diritti degli individui e dei popoli. Anche mentre la Corte siede nel Palazzo della pace, continua a levarsi in molte parti del mondo il grido dei perseguitati e degli oppressi, il grido dei popoli che vengono sterminati, il grido dei popoli la cui libertà culturale e spirituale è infranta dalle catene, la cui libertà personale viene negata.

Per i cristiani e per tutti coloro che credono in un’alleanza, e cioè in un indissolubile legame fra Dio e l’uomo e di tutti gli esseri umani fra loro, nessuna forma di discriminazione, di diritto o di fatto, che si basi sulla razza, sull’origine, sul colore, sulla cultura, sul sesso o sulla religione, può in nessun caso essere accettabile. Ne deriva che nessun sistema di apartheid o di segregazione potrà mai essere preso a modello per le relazioni fra popoli e razze.

Anche la Corte internazionale di giustizia è sottoposta a pressioni miranti a impedirle di elevarsi al di sopra di ideologie e interessi. Come giudici e magistrati internazionali, i membri della Corte devono dare prova della più totale indipendenza e di perfetta integrità. Ed è per questa ragione che, prima di assumere il loro alto ruolo, essi si assumono il solenne impegno di esercitare le loro funzioni con piena imparzialità e secondo coscienza (cf. Statuto, art. 20). Essi devono resistere a quelle pressioni, e devono essere assistiti nei loro sforzi per rimanere liberi. Contro le politiche di lotta per il potere e quelle dettate da egoistico interesse, dobbiamo affermare una forma di politica che miri a rafforzare i valori sui quali si edifica la pace.

7. Sviluppare il diritto internazionale ed estendere e rafforzare le organizzazioni internazionali sono compiti di vitale importanza per l’umanità oggi. Ma ciò che è assolutamente essenziale in tutto questo è il perseguimento del bene comune sulla base della giustizia, secondo le norme di un sistema giuridico mondiale. Senza una comprensione dell’origine della legge, delle ragioni per la legge e dell’obiettivo della legge non può esistere un corretto sistema legale. Senza una comprensione dei criteri per una pacifica risoluzione dei conflitti non si può pervenire a tali risultati.

Il nodo della questione è che l’uomo deve amare Dio sopra ogni cosa e amare il suo prossimo come se stesso. È essenziale che gli esseri umani si rendano conto di essere stati creati a immagine di Dio e che si devono quindi rispettare reciprocamente invece di sfruttarsi, torturarsi e uccidersi gli uni con gli altri. E così anche gli Stati, come unità di vita associata dei popoli, devono rispettarsi e aiutarsi l’uno con l’altro. Ogni giurista e ogni qualunque persona sanno che la legge dell’uomo non è perfetta. Le formule della legge lasciano sempre qualcosa a desiderare. C’è sempre spazio per un miglioramento, per nuovi sviluppi, ed è necessario che le istituzioni giuridiche siano perfezionate. Questo è vero anche per documenti di così vitale importanza come le dichiarazioni e i trattati per i diritti umani. La legge di Dio scritta nei cuori e proclamata dalla Chiesa fornisce le norme e l’impulso per un tale miglioramento, perché la legge di Dio trascende il tempo. Essa parla un linguaggio che ognuno può comprendere, come la parabola del Buon samaritano. Essa dà una risposta al desiderio dell’uomo di dare un significato alla vita, a una vita che non finisce con la morte. Essa esprime ciò che gli uomini cercano l’uno nell’altro. Gesù Cristo ha predicato un regno della verità, dell’amore e della pace, tre elementi che sono indivisibili. Gli uomini devono volere che questi elementi entrino a far parte della loro vita e delle relazioni con gli altri. La pace si realizza solo quando gli esseri umani si adoperano affinché la verità e l’amore regolino i loro rapporti reciproci, quando essi scoprono chi sono realmente e riconoscono l’uno il proposito dell’altro. La pace non nasce dalla paura della bomba o dal predominio di uno dell’altro.

Ci dobbiamo certamente preoccupare per gli armamenti nucleari, ma la nostra prima preoccupazione dovrebbe essere per la gente stessa, per il modo in cui molti pensano e parlano della vita e della società. Ci sono pochi argomenti su cui si dicono tante falsità quante se ne dicono sulla pace; pochi argomenti altrettanto suscettibili di essere manipolati. Questa è la prima minaccia.

La Chiesa parla a nome di colui che verrà un giorno per giudicare tutta l’umanità, per giudicare la storia sulla base della verità. Inviata da lui, essa vuole contribuire a formare la coscienza e la condotta degli esseri umani. Essa vuole mostrare una via, una via che è difficile ma sicura, una via sulla quale ogni individuo ottiene la forza di promuovere quella pace che è allo stesso tempo un frutto del lavoro umano e un dono di Dio. È una strada lungo la quale lo sforzo di ciascuno è importante, perché i differenti campi dell’attività umana e i differenti contesti della vita sono tutti strettamente correlati.

La violenza e il comportamento criminoso all’interno delle nazioni e delle culture incoraggia la violenza e il comportamento criminoso nelle relazioni internazionali. L’assenza della solidarietà all’interno di un Paese incoraggia un’uguale mancanza di solidarietà nel mondo. Le società moderne sono caratterizzate da crescente alienazione e frammentazione. Questo porta a una situazione in cui la gente si aspetta di più da un dato sistema che dai propri comuni sforzi e dalla collaborazione; e la disillusione può farli rivoltare contro i sistemi, con il risultato che la società diventa sempre più difficile da governare. Una società concepita solo come sistema non può assicurare alla gente un’esistenza dignitosa ed umana. Più gli uomini divengono consapevoli che la società esiste per l’uomo, più essi saranno capaci di venirsi incontro l’un l’altro ancora, e di scoprire un’ispirazione autenticamente umana alla base dei loro reciproci rapporti. Nel fare così essi si sentiranno chiamati a guardare al di là dei confini nazionali.

8. Prima di concludere, desidero esprimere una parola di profondo apprezzamento per i Paesi Bassi, che svolgono con grande impegno il ruolo di ospite della Corte internazionale di giustizia e della Corte permanente di arbitrato. I Paesi Bassi hanno forti tradizioni cristiane e una lunga storia di libertà. Essi hanno reso un apprezzabile servizio alla causa della costituzione del diritto internazionale, per la pace, lo sviluppo, la cooperazione e i diritti umani. È questo un Paese i cui cittadini e le cui organizzazioni private mantengono stretti rapporti con la collettività mondiale. Questi sforzi sono degni di stima e meritano gratitudine.

Soprattutto voglio encomiare gli sforzi dei giudici della Corte internazionale di giustizia, della Corte permanente di arbitrato e di tutti coloro che, mossi dal loro amore per la giustizia, lavorano per promuovere la giustizia nel mondo. Il salmista del Vecchio Testamento dice: “Il giusto fiorirà come palma, crescerà come cedro del Libano” (Sal 92, 12).

Prego che Dio vi sorregga nei vostri sforzi di essere giusti e di promuovere la giustizia. Possa egli benedire in abbondanza la vostra opera, affinché essa contribuisca a una più grande armonia nel mondo, e rafforzi le fondamenta di una pace vera e durevole.


*L'Osservatore Romano 15.5.1985 p.5.

 

© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana

 

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