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VISITA PASTORALE NEI PAESI BASSI

CERIMONIA DI BENVENUTO

ARRIVO DI GIOVANNI PAOLO II
NEL GRANDUCATO DEL LUSSEMBURGO

Findel - Mercoledì, 15 maggio 1985

 

Altezze Reali,
Venerati Fratelli nell’Episcopato,
Eccellenze, Signore, Signori,
Caro popolo del Lussemburgo
.

1. Grande è la mia gioia nel momento in cui, nel quadro del mio viaggio pastorale nei Paesi del Benelux, giungo in questa terra così cara del Lussemburgo. Toccando il suolo del granducato, sono lieto di rispondere all’amabile invito che sua altezza reale e il suo governo, unitamente a monsignor Jean Hengen, vescovo di Lussemburgo, mi hanno rivolto. Sono molto sensibile alle nobili e cordiali parole di benvenuto con le quali sua altezza reale ha voluto rendere omaggio alla funzione spirituale di cui sono investito verso l’insieme dei cattolici e agli sforzi che questa missione comporta in favore della pace e della giustizia nel mondo.

Con deferenza e riconoscenza, saluto tutte le alte personalità che, con le loro altezze reali il granduca e la granduchessa, hanno voluto venirmi incontro per accogliermi in questo aeroporto. Attraverso di loro, i miei fervidi saluti si rivolgono a tutta la popolazione del Lussemburgo qui presente con delegazioni venute dalle diverse regioni del Paese. Tutti gli abitanti, lussemburghesi e immigrati, cattolici e membri di altre confessioni, credenti e non credenti siano certi della mia sincera simpatia. A tutti e a tutte sono unito da un’intensa sollecitudine per l’uomo e da un’indefettibile stima per la sua dignità e la sua libertà.

2. So che questi valori sono iscritti nelle istituzioni democratiche del vostro Paese. Esse sono scolpite nel cuore dei cittadini, tanto più profondamente quanto più la vostra lunga e dolorosa storia, e sofferenze ancora recenti, vi hanno insegnato a valutarne il prezzo. Non posso dunque fare a meno di associarmi con tutto il cuore alla preghiera che nel vostro inno nazionale voi innalzate al Dio altissimo: “Fa sempre brillare il sole della libertà / che abbiamo visto per così lungo tempo”.

Da ormai quarant’anni, grazie ai vostri alleati e al vostro coraggio, voi avete riacquistato l’indipendenza nella dignità. Il vostro popolo, attaccato ai valori religiosi e morali, e particolarmente alla fede cattolica, sostenuto dalla protezione di Nostra Signora, Consolatrice degli afflitti, patrona della città e del Paese di Lussemburgo, è uscito dal crogiolo della prova, forte della sua coesione e della sua volontà di pace. Il Lussemburgo è, fin dagli inizi, in prima linea nella costruzione di un’Europa unita, nella quale nazioni un tempo nemiche cercano di unire i loro sforzi per promuovere la prosperità e il benessere di tutti. È una fortuna che la città di Lussemburgo, conosciuta a lungo in virtù della sua fortezza inespugnabile, sia oggi resa illustre dalla presenza di importanti istituzioni della Comunità europea.

Così il vostro Paese resta fedele alla sua vocazione di essere, in questo importante crocevia delle civiltà, un luogo di scambi e di cooperazione intense tra un numero sempre maggiore di Paesi. Auspico ardentemente che questa volontà di solidarietà unisca sempre più le comunità nazionali e si estenda a tutte le nazioni del mondo, in particolare alle più povere.

3. Questo viaggio apostolico è posto sotto il segno del Padre nostro, la preghiera di ogni giorno della vita. Meditandola, riprendiamo meglio conoscenza del fatto che tutti gli uomini sono figli e figlie creati e amati da Dio nostro padre; e noi affermeremo così la nostra solidarietà fraterna, perché è lo stesso Padre che ci riconcilia con lui e tra di noi, che ci unisce con la sua volontà d’amore e di pace.

Non si può separare l’uomo da Dio senza diminuire l’uomo. Chi si allontana da Dio, rischia di perdere le sue ragioni di rispettare la propria vita e quella degli altri. Dio non è l’oppressore dell’uomo, è suo amico; egli risponde della sua grandezza e della sua libertà, egli sostiene i poveri e i deboli. Queste sono convinzioni semplici e basilari. Il mio compito pastorale mi obbliga a porre l’accento in modo particolare su queste verità, in un momento in cui la società occidentale è scossa nella fede e nei costumi e soffre di inquietudine e di dubbio.

In primo luogo ai cattolici, e poi anche a tutti gli uomini di buona volontà, che sono disposti ad ascoltarmi, io dico: di fronte a questa “demoralizzazione”, che corrode la forza vitale, di fronte alla rinuncia degli uomini è necessario ravvivare il fuoco della fede, fede nel “Dio dei viventi”. Dobbiamo tener alta la fiaccola della speranza in un futuro per cui vale la pena di impegnarsi. Questo futuro che supera tutte le nostre aspettative, ce l’ha promesso Dio nel suo regno. Ma questo regno può già oggi nel nostro tempo germogliare e regalarci una nuova vita nell’esistenza quotidiana. L’unica condizione per ottenere questo è che accettiamo la vita con onestà di coscienza e di cuore e che siamo pronti alla preghiera.

Mi pare che voi abbiate compreso correttamente questo pensiero, poiché avete riassunto la preghiera del Signore nel bel motto: “Il regno di Dio - la vita degli uomini”. All’inizio della mia visita pastorale presso di voi è mio vivo desiderio elevare al nostro Padre celeste, per intercessione di Maria, patrona del Lussemburgo e per mezzo di Gesù Cristo la mia fervida preghiera: “Venga il tuo regno”.

Venga il tuo regno di vita e di verità, di grazia e di santità, di giustizia e di pace. Possa per tutti gli uomini di questo Paese essere sorgente di forza, di speranza e di benedizione! Che il Signore benedica il Lussemburgo e i suoi abitanti.

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 

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