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VISITA PASTORALE NEI PAESI BASSI

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RAPPRESENTANTI DELLE ISTITUZIONI ED
ORGANISMI DELLA COMUNITÀ EUROPEA

Lussemburgo - Mercoledì, 15 maggio 1985

 

Signor presidente della Corte di giustizia delle Comunità europee,
signore, signori rappresentanti delle istituzioni della Comunità.

1. A nome dei distinti rappresentanti delle istituzioni e organismi della Comunità europea che hanno sede a Lussemburgo, lord Mackenzie Stuart ha espresso voti di benvenuto ai quali sono particolarmente sensibile. Salutandovi, signore e signori, vorrei parteciparvi la mia grande stima per le istituzioni alle quali voi collaborate. Svolgendo i compiti che vi sono affidati, voi concorrete quotidianamente al grande disegno che è all'origine delle Comunità europee: quello di sviluppare tra le nazioni di questo continente la solidarietà che venne così crudelmente a mancare quando l'Europa fu fatta precipitare in due guerre mondiali. I vostri fondatori hanno avuto il coraggio d'iniziare la ricostruzione di un'unità infranta nel corso degli ultimi secoli e di porre le basi di una comunità. Tra qualche giorno avrò occasione di recarmi anche alla sede del consiglio dei ministri e della commissione delle Comunità europee, nel corso della mia visita pastorale in Belgio. Trovandomi oggi tra voi per compiere la prima visita del Papa alle istituzioni comunitarie, vorrei affrontare dei temi che mi sembrano legati alla natura stessa della vostra missione. Certamente non è mia intenzione entrare nel campo spettante all'autorità degli organismi qui stabiliti, e nemmeno nell'ambito proprio delle vostre competenze. Vengo qui in qualità di Pastore della Chiesa cattolica che, da duemila anni, ha un posto particolare nella storia e nella cultura europee, ossia, nella vita degli uomini. E vengo qui come testimone dell'uomo, dell'uomo illuminato dalla fede in Dio sul senso della propria vita.

2. E' notevole il fatto che alcune nazioni - ciascuna con un passato prestigioso - abbiano potuto, specialmente per la loro economia, affidare una parte dei loro poteri a delle istanze comunitarie e giungere, superando reali difficoltà, ai consensi necessari per un buon funzionamento di tali istituzioni. Queste si fondano su dei trattati la cui applicazione è attuata di comune accordo.

L'azione convergente di questo insieme di Stati si basa sul primato del diritto. La presenza di una Corte di giustizia testimonia che le Comunità europee diventano un centro fondamentale del diritto.

Di fronte alle tentazioni del potere, di fronte a conflitti d'interessi purtroppo inevitabili, spetta al diritto esprimere e difendere la pari dignità dei popoli e delle persone. Non è il primo merito di una civiltà fondata sul diritto quello di saper proteggere i suoi da ogni forma di violenza? Non spetta al diritto la responsabilità di consolidare la pace mediante un equo regolamento dei rapporti tra gli uomini, tra gli uomini e le loro istituzioni? E' bello constatare che voi contribuite a far prevalere la solidarietà comunitaria sugli interessi particolari, pur offrendo ai cittadini degli Stati una possibilità di ricorso. Senza dubbio esistono rilevanti difficoltà, ma fin d'ora il vostro compito tende a permettere che i cosiddetti «meccanismi istituzionali» non possano ledere le persone né ostacolare le loro legittime aspirazioni. E il dovere di ogni giurisprudenza comporta particolarmente la protezione dei gruppi e degli individui sfavoriti a causa della loro povertà, della loro salute, della loro mancanza di formazione, del loro sradicamento; questo, per ricordare solo alcune delle ferite inflitte nella società a molti dei suoi componenti. Per rispondere a queste esigenze fondamentali, la Comunità si trova in una situazione originale. Voi riunite delle nazioni che nel corso della loro storia hanno costituito delle tradizioni giuridiche indipendenti man mano che si affermava la loro autonomia e che si cancellava la relativa omogeneità delle civiltà antica e medievale. Attualmente, voi siete chiamati a realizzare il riavvicinamento di legislazioni differenti, a far incontrare le grandi tradizioni che le ispirano. Creando una giurisprudenza europea autonoma, mi sembra che abbiate la fortuna di superare la semplice giustapposizione delle leggi e i compromessi pragmatici, nel corso di un processo che è solo ai suoi inizi. Poco a poco il vostro compito vi condurrà ad arricchire il complesso europeo grazie agli specifici contributi delle diverse parti. Per quanto concerne il diritto, auspico che possiate realizzare una forma particolarmente benefica di progresso nella civiltà, di cui l'Europa ha già percorso molte tappe lungo la sua storia. Nella nostra epoca, un perfezionamento del diritto, ampliato alla dimensione di una vasta comunità, appare tanto più necessario in quanto la società da esso servita si modifica a seguito di molteplici influssi spesso contraddittori. Gli uomini, di cui il diritto è chiamato a favorire le aspirazioni fondamentali, tendono a disperdersi perseguendo obiettivi diversi, tanto che non è facile discernervi l'essenziale. L'esagerazione di certi desideri, amplificati dai mass-media, i timori provati di fronte a tutte le minacce di violenza e d'instabilità che pesano sul mondo, le ambigue seduzioni che esercitano le inaudite possibilità delle scienze della vita, tutto ciò espone l'uomo contemporaneo a non saper più tracciare la sua strada nella chiarezza, a lasciarsi cogliere dalle vertigini del dubbio e infine a perdere di vista le basi di una sana etica. Grave perciò è il dovere che incombe su tutti quelli che devono esprimere le regole della vita sociale. Essi hanno bisogno di una grande probità intellettuale, hanno bisogno di un grande coraggio per praticare un discernimento arduo ma indispensabile. Da parte sua la Chiesa non risparmia i suoi sforzi per difendere i valori primordiali del rispetto della vita in tutte le sue tappe, i beni inalienabili dell'istituto familiare, l'esercizio dei diritti umani fondamentali, la libertà di coscienza e di pratica religiosa, lo sviluppo della persona nella libera comunione con i suoi fratelli. Ho fiducia che questa intenzione animi anche voi. E formulo il voto ardente che l'Europa sappia reagire a tutto ciò che potrebbe indebolire i benefici di una giusta etica, al fine di porre in evidenza la verità dell'uomo. E come non auspicare che, grazie ad ampliati scambi culturali, tutti i Paesi europei possano promuovere i valori che hanno in comune?

3. Signore e signori, le riflessioni che sto proponendo in merito al diritto e alla giustizia al centro della società trovano un naturale prolungamento negli obiettivi perseguiti sul piano dell'attività economica da parte delle Comunità europee; parecchi organismi stabiliti in questa città vi contribuiscono direttamente. Le attuali condizioni della vita economica che, a un tratto, cambia e attraversa una crisi, rendono difficile il suo sviluppo e precari i suoi equilibri. Esiste la tentazione di difendere ciò che è più urgente. Le esigenze tecniche di un delicato ordinamento rischiano di lasciare alquanto nell'ombra le finalità che motivano la produzione e gli scambi. Mi sembra sia più necessario che quanti testimoniano la verità integrale dell'uomo non restino da una parte. Essi devono riaffermare un principio di base: l'insieme delle risorse disponibili e il lavoro hanno il solo scopo di procurare a tutti gli uomini i mezzi per soddisfare la loro vita nel rispetto della loro dignità.

Conviene dare la sua piena estensione al concetto di giustizia. La giustizia è un'esigenza fondamentale per ogni gruppo umano; essa assume nuove dimensioni in un vasto complesso di nazioni associate. So che i problemi che cercate di risolvere sono numerosi. Ci si trova ad affrontare molte ineguaglianze. In Europa, le diverse regioni si trovano a stadi di sviluppo talmente differenti che i loro abitanti sono lontani dal godere livelli di vita comparabili. L'evoluzione delle tecniche e degli scambi attraverso il mondo è tale che interi settori di attività entrano in recessione, senza che ciò sia compensato da iniziative sufficienti. Il prezzo principale che pagano gli uomini è la disoccupazione; e sappiamo che cosa comporta di sventura, particolarmente nei giovani. Non si ripeterà mai abbastanza che è responsabilità di tutti il non rassegnarsi; ciascuno deve agire secondo la propria competenza. Tutte le cause devono essere chiaramente esaminate, le soluzioni devono essere decise e poste in opera accettando che comportino agli uni la rinuncia a certi vantaggi perché gli altri ritrovino l'impiego al quale hanno diritto. Un dovere essenziale concerne i giovani: la società deve organizzarsi perché essi possano ricevere la formazione indispensabile al loro inserimento nella vita attiva e alla loro personale azione per costruire il futuro. Su questi argomenti mi sono espresso più ampiamente nella mia enciclica sul lavoro (Cfr. IOANNIS PAULI PP. II Laborem Exercens, 18) e nel discorso da me pronunciato durante la mia visita all'Organizzazione internazionale del lavoro (Ginevra, 15 giugno 1982). D'altra parte, vorrei ricordare ancora un altro obbligo veramente umano, quello di permettere alle persone più indifese e più fragili tra noi di avere un posto nella comunità grazie a un'equa divisione, fraternamente accettata, delle risorse.

4. La potenza economica di cui dispone l'Europa ne fa una delle regioni favorite nel mondo, malgrado i reali problemi che essa conosce. Questa situazione le crea una responsabilità nelle relazioni Nord-Sud, dove pure s'impone la giustizia umana. Mentre cerca per se stessa le vie di una solidarietà interna, scartando le tentazioni egemoniche, nello stesso spirito le spetta di estendere questa solidarietà, nella misura più vasta possibile, ai Paesi privi degli stessi mezzi di sviluppo. So che questa è una delle vostre preoccupazioni e che molti sforzi sono seguiti da realizzazioni, come nel quadro delle successive convenzioni di Lomè. Bisogna tuttavia chiedersi incessantemente se tutto quello che è realizzabile e giusto è stato compiuto, di fronte a un'importante frazione di umanità, specialmente in Africa, dove la fame è micidiale, dove la terra s'impoverisce, dove gli Stati sono bloccati dai loro debiti con l'estero e conservano poche capacità d'investimenti produttivi. Il dramma della povertà esige che tutte le energie siano mobilitate. Un elemento positivo che è bene porre qui in rilievo è la collaborazione delle istituzioni comunitarie con le organizzazioni non governative operanti per lo sviluppo, molte delle quali sono di ispirazione cristiana che sono presenti sul posto e cooperano strettamente con le autorità locali; spesso viene loro permesso di adattare l'aiuto ai suoi destinatari, di sostenere gli sforzi degli agricoltori per migliorare la loro produzione di viveri, di fare della cooperazione uno scambio veramente umano. Mi permetterete di ricordare qui una preoccupazione spesso espressa e che ha un valore esemplare? Voglio dire che sono numerosi coloro che si oppongono al contrasto tra la miseria di popolazioni prive di nutrimento e il cumulo in Europa di eccedenze alimentari. E' vero che vengono effettuati dei trasferimenti sostanziali; d'altra parte le condizioni pratiche sono ardue e il problema non può essere risolto con una semplice operazione aritmetica. Ma di fronte all'urgenza, non si potrebbe fare di più? C'è la volontà di fare tutto il possibile perché i frutti della terra siano consegnati a coloro che ne hanno assoluto bisogno, nel momento in cui si realizzano tanti altri scambi di ricchezze? Lavorare per superare un'evidente ineguaglianza significa muovere i primi passi concreti sulla via della vera solidarietà degli uomini, che hanno tutti il diritto di vivere; ed è un'autentica opera di pace.

5. Signore, signori, prima di congedarmi da voi, vorrei salutare cordialmente gli onorevoli membri del Parlamento europeo che hanno partecipato a questo incontro. Spero di poter rispondere un giorno all'invito che mi hanno rivolto di recarmi alla sede della loro assemblea a Strasburgo. E vorrei esprimere anche la mia considerazione per le persone che assistono il lavoro parlamentare in seno al segretariato generale; il loro compito favorisce una viva relazione degli uomini con le loro istituzioni e contribuisce a far progredire nella coscienza degli europei lo spirito del progetto comunitario. Numerosi servizi richiedono una reale dedizione ai funzionari che ne assicurano il buon funzionamento; essi devono accettare le costrizioni della lontananza e le esigenze della reciproca comprensione. Vi auguro ogni soddisfazione nello svolgimento di compiti utili nella comunità dei vostri concittadini. Saluto pure la presenza in questa città di giovani di diverse nazioni, specialmente quelli della scuola europea con i loro educatori: essi sono il segno che le nuove generazioni possono contribuire a un mondo di fraternità e di pace. A voi tutti rivolgo il mio incoraggiamento. Vi assicuro la mia profonda stima. Prego Dio di ispirarvi, di benedire le vostre persone e le vostre famiglie.

Nella preghiera formulo il voto che la vostra attività sia sempre più un apporto costruttivo, nella fedeltà alle migliori tradizioni dell'Europa, alla causa del diritto e della giustizia.

 

© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana

 

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