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VISITA PASTORALE NEI PAESI BASSI

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I RESPONSABILI DEI MOVIMENTI LAICI

Liegi (Belgio) - Domenica, 19 maggio 1985

 

Cari fratelli e sorelle.

1. Accogliendovi questa sera nella Città ardente, ho nel cuore una grande gioia e una speranza profonda. Siamo radunati per scoprire insieme - e ciascuno secondo le proprie capacità - il messaggio proposto dalla richiesta del Padre: “Venga il tuo regno”. Al termine di questa domenica, giorno della risurrezione, mi auguro con ardore che questo incontro del laicato impegnato con il successore di Pietro rafforzi la vostra convinzione di essere testimoni della risurrezione e che il Signore ve ne renda capaci con la forza dello Spirito.

Queste parole del Risorto agli apostoli sono anche per voi: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20, 21). È attraverso il compimento dei vostri doveri quotidiani e nella diversità dei vostri impegni umani e cristiani che siete chiamati ad operare per la venuta del regno di verità e di vita, di santità e grazia, di giustizia, di amore e di pace.

L’annuncio del regno di Dio ha avuto molta importanza nel messaggio e nella vita di Cristo Gesù. Egli lo presenta come una buona novella, un avvenimento gioioso, e ne offre i primi segni di realizzazione guarendo i corpi, conducendo gli spiriti alla luce, liberando i cuori dalla schiavitù del peccato e del male, reintegrando gli esclusi nella comunità, aprendo a tutti il cammino del perdono, della speranza, dell’amore fraterno, rivelando la vicinanza e l’amore di Dio Padre.

Con la risurrezione di Cristo, questo regno diventa, da un lato, attuale, il nuovo mondo è inaugurato ma resta ancora l’oggetto della nostra speranza. Bisogna attendere ancora l’intervento definitivo di Dio nella nostra storia, nel nostro universo. Alla domanda che così spesso oggi viene ripetuta: “Dio, per fare che cosa?”, la Bibbia non esita a rispondere: per fare giustizia. E in questa idea di giustizia, bisogna includere i desideri di salvezza e di pace, di luce e di vita che sostengono tutta la storia del popolo di Dio. La venuta del regno rimane quindi l’oggetto delle nostre aspirazioni e della nostra supplica: “Vieni Signore Gesù (Ap 22, 20). Ma sarebbe, però, troppo semplice relegarsi in un’attesa passiva o fuggire dai problemi del mondo. I laici devono cercare dappertutto e in ogni cosa la giustizia del regno di Dio (cf. Apostolicam actuositatem, 7).

2. Sì, Dio ha voluto che coloro che avrebbero abitato la Città nuova partecipassero alla costruzione del regno, diventandone degli autentici artigiani. Ne risulta che il regno di Dio si sviluppa secondo una lenta maturazione, come il grano che germina nella terra, o come il lievito che fa lievitare la pasta. Perché Dio fa appello alla libertà umana e ne rispetta la generosità e il peso, non c’è nulla di strano se questo avvenimento richiede del tempo, conosce delle tappe, dei progressi e, purtroppo. anche dei regressi, e comunque questa marcia conduce tutta l’umanità verso un compimento definitivo, una felicità piena. Per il cristiano, il tempo possiede quindi una densità reale, esso rappresenta una probabilità di fecondità. La vita di ogni uomo, la vita dell’umanità nel suo insieme ha uno scopo, un termine, una finalità, perché essa è preparazione al ritorno del Signore e all’avvento della regalità universale di Dio.

Dopo vent’anni, i grandi orientamenti dati dalla costituzione Gaudium et spes sul divenire della comunità umana alla luce del regno di Dio conservano tutto il loro valore. I problemi presi in esame da questo documento conciliare ci interessano oggi come ieri: l’uomo e il suo destino, la persona e la società di fronte a Dio, il senso dell’attività e della storia umana, la Chiesa nel suo rapporto con il cammino della storia umana, senza dimenticare i problemi concreti posti dalla famiglia, dalla cultura, dalla vita economico-sociale, dalla comunità politica, dalla pace e dagli armamenti, dalla comunità delle nazioni. So che i vostri movimenti li hanno ricordati nei differenti stand. Se, dai miei predecessori e da parte mia, se, per mezzo della voce delle diverse Conferenze episcopali - tra cui la vostra - l’insegnamento della Gaudium et spes si è arricchito e precisato di fronte alle nuove situazioni, specialmente a certe crisi attuali, nondimeno resta vero che rimane un grande appello alla presenza e all’azione della Chiesa in questo mondo. È stato sufficientemente capito e messo in pratica? Siamo certi di averne compreso tutta la portata?

3. Il Concilio ha quindi messo in luce questa “metamorfosi” progressiva della comunità umana in regno di Dio, e il ruolo che la Chiesa - e in essa ogni battezzato - gioca in questa meravigliosa “fermentazione” suscitata dallo Spirito: “La Chiesa cammina insieme con l’umanità tutta e sperimenta assieme al mondo la medesima sorte terrena; essa è come il fermento e quasi l’anima della società umana, destinata a rinnovarsi in Cristo e trasformarsi in famiglia di Dio” (Gaudium et spes, 40, § 2). Parlare di “compimento” della terra e dell’umanità significa prevedere un passaggio decisivo, una soglia, una novità, una purificazione, un’elevazione; ma si può anche dire che esiste una certa continuità tra il regno di Dio e ciò che facciamo e compiamo ogni giorno sulla terra: “quei valori, quali la dignità dell’uomo, la comunione fraterna e la libertà, e cioè tutti i buoni frutti della natura e dell’operosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo; ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati, allorquando il Cristo rimetterà al Padre “il regno universale ed eterno” (Gaudium et spes, 39). Così dunque il Signore risuscitato anima, per mezzo della carità di coloro che sono divenuti suoi membri, il divenire dell’umanità, verso il suo compimento. Il nostro mondo è un universo tumultuoso e sottomesso a molte costrizioni e miserie, ma comunque è attraverso di esso che si delineano a poco a poco i tratti del regno definitivo. I cristiani hanno quindi un ruolo da svolgere per renderlo più autenticamente umano, più degno della vocazione alla quale Dio lo chiama. E, in questo campo, ci sono molte cose da compiere con solidarietà con tutti gli uomini di buona volontà! Lo Spirito Santo non offre “a tutti la possibilità di venire associato, nel modo che Dio conosce, al mistero pasquale” (Ivi, 22)?

4. Per l’avvento di questo regno, perché il nostro mondo qui ne diventi sempre di più la prefigurazione, la partecipazione dei laici è assolutamente indispensabile e il loro impegno decisivo. È attraverso i sacramenti dell’iniziazione - Battesimo, Cresima, Eucaristia - che ogni cristiano è inserito nel popolo di Dio, al tempo stesso sacerdotale e missionario, per partecipare attivamente e in modo responsabile alla missione della Chiesa e vivere concretamente un “servizio” cristiano, secondo la sua vocazione particolare e i suoi carismi.

Battezzati e inseriti nel mondo questi sono i due assi della vostra condizione. La vostra identità è unica e indivisibile: voi siete contemporaneamente membri della Chiesa e membri della società. Voi non potete sacrificare o accantonare uno di questi aspetti. Il vostro campo d’azione è allo stesso tempo la Chiesa e il mondo.

5. Il vostro ruolo nella Chiesa può innanzitutto consistere nel partecipare attivamente a tutto ciò che assicura la vitalità della Chiesa, la sua santificazione, la preparazione della sua testimonianza, il suo sostegno materiale, la sua vita fraterna. Voi avete percepito bene la necessità di portare la vostra presenza e la vostra azione nei diversi servizi della comunità di Chiesa, per esempio, nei Consigli pastorali delle parrocchie, nella liturgia, nella catechesi, nella preparazione ai sacramenti, nella cura dei malati e dei poveri, nella gestione del temporale. C’è quindi una maniera di esercitare la corresponsabilità effettiva di tutti i membri del popolo di Dio e la volontà di mettere in pratica i diversi doni dati dallo Spirito alla sua Chiesa. Tutto ciò deve essere fatto in unione con coloro che sono stati costituiti come vostri pastori per vegliare sull’unità, sulla fedeltà, e trasmettervi le grazie sacramentali che vengono direttamente dal Cristo, capo della sua Chiesa. Tutti questi compiti presuppongono da parte vostra degli sforzi seri per acquisire competenza, grande disponibilità, spirito disinteressato. Tutte queste qualità non sono infatti l’espressione del Cristo-Servitore che vive in noi? Non insisto; ho già parlato a lungo ad Anversa di questo ruolo dei laici nella Chiesa, “ad intra”; di tutto ciò che voi fate per la Chiesa, e soprattutto di ciò che siete, rendo grazie al Signore fonte di ogni dono.

6. Ma voi siete “chiamati anche ad essere testimoni di Cristo in ogni circostanza e anche in mezzo alla comunità umana (Gaudium et spes, 43). La vostra Cresima vi conferisce la missione e la capacità spirituale. Gesù ha chiesto ai suoi discepoli di essere come il sale della terra, come la lucerna sul moggio, come una città sopra il monte, affinché gli uomini vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli (cf. Mt 5, 13-16) e riconoscano in questo segno il volto di Cristo che li chiama, alla fede e alla conversione. Questa testimonianza è sempre personale: è l’irradiamento della qualità spirituale della persona, dello Spirito Santo che agisce in essa. Ed è ancora più significativo quando è fatto in un gruppo di persone riunite nel nome di Cristo, di un movimento cristiano degno di questo nome. Così parlando, penso ad una testimonianza esplicita che si riferisce alla persona di Gesù Cristo, alle sue parole, agli atteggiamenti tipicamente evangelici dei quali egli ha dato il gusto al mondo. Una tale testimonianza spetta a ogni discepolo del Cristo, battezzato, sacerdote, religioso, laico.

7. Ma al di là di questa testimonianza esplicita della fede, o meglio attraverso essa, è tutto l’ordine temporale che è da rinnovare, è l’animazione cristiana del mondo che va assicurata (cf. Gaudium et spes, 43), come preparazione del regno di Dio di cui abbiamo parlato. “È compito di tutta la Chiesa aiutare gli uomini affinché siano resi capaci di ben costruire tutto l’ordine temporale e di ordinarlo a Dio per mezzo di Cristo” (Apostolicam actuositatem, 7). E sul terreno, questa costruzione è opera dei laici.

Il Concilio, e sono vent’anni, ha ritenuto utile insistere. La costituzione Gaudium et spes esorta i cristiani, cittadini dell’una e dell’altra città, a non essere negligenti con i loro compiti umani, ma nello stesso tempo a non adempierli come se fossero estranei alla loro vita religiosa, riducendo quest’ultima all’esercizio del culto o a qualche obbligo morale determinato (cf. Gaudium et spes, 43, § 1). Il Concilio ha precisato ancora: “Il cristiano che trascura i suoi impegni temporali, trascura i suoi doveri verso il prossimo, anzi verso Dio stesso” (Ivi), e, definendo i laici, ha detto: “Spetta alla loro coscienza, già convenientemente formata, di iscrivere la legge divina nella vita della città terrena” (Ivi, 2).

Penso che su questo punto i laici hanno progredito molto con la coscienza della loro vocazione, e la prova è la vostra presenza di laici impegnati, questa sera, a Liegi.

8. Il cantiere è immenso. Esso copre tutti i settori della vita. Si tratta di “permeare di spirito cristiano e la mentalità e i costumi, le leggi e le strutture della comunità in cui uno vive” (Apostolicam actuositatem, 13), e, in questo senso, di superare la rottura tra Vangelo e cultura, “raggiungere . . . mediante la forza del Vangelo, i criteri di giudizio, i valori determinanti . . . le linee di pensiero . . . e i modelli di vita per l’umanità” (Paolo VI, Evangelii nuntiandi, 19, 8 dicembre 1975: Insegnamenti di Paolo VI, XIII [1975] 1391).

Le strade sono diverse e complementari. L’impegno nelle varie opere cattoliche - che hanno il loro posto normale e benefico in questo Paese, come espressione originale e creatrice della fecondità dell’amore cristiano e completamento delle altre iniziative - non rappresenta un’alternativa alla presenza dei credenti nelle strutture ufficiali e pluraliste dove essi apportano la loro collaborazione secondo la loro coscienza cristiana, e possibilmente riflettendo con altri cristiani sulla loro responsabilità.

Poiché i vostri campi di attività e le vostre responsabilità sono allo stesso tempo importanti e coinvolgenti, e la vostra azione specializzata, può succedere che i laici prendano la loro distanza, individualmente o in gruppo, gli uni in rapporto con gli altri. Ne risultano così incomprensione e conflitti. C’è invece un dialogo da perseguire, una comunione fraterna da rinforzare, un’armonia da trovare tra i diversi servizi compiuti dal popolo di Dio. Per essere efficace, la missione di ciascuno, di ogni gruppo, deve essere collegata a quella degli altri gruppi e favorire una corresponsabilità ecclesiale. Deve esserci una stima reciproca, la convinzione di una complementarità benefica, di un accordo necessario. Rendete testimonianza di unità.

Non dimenticate poi che niente rimpiazza la testimonianza della vita cristiana, il modo di vivere secondo il Vangelo nell’umiltà del quotidiano. In alcune condizioni e in alcuni luoghi, non è questo il solo che possa essere adeguato, il solo possibile? E in questo, tutti i battezzati, i semplici cristiani, sono coinvolti.

9. In questo ruolo, voi assumerete la vostra propria responsabilità, e le vostre decisioni per le iniziative da promuovere. Pur rimanendo fedele all’ispirazione del messaggio evangelico, ai principi e agli orientamenti della Chiesa, un laico può arrivare a giudizi pratici o a impegni concreti che sono differenti da quelli degli altri laici, cristiani impegnati. Il Concilio, insistendo su questa responsabilità propria, ha anche domandato di non presentare troppo facilmente questa o quella opzione come la sola che sia espressione del messaggio evangelico stesso. Ha raccomandato ai laici di non arrestarsi nella loro scelta, ma di dialogare sinceramente tra loro, di cercare di chiarirsi reciprocamente, di rispettare le convinzioni degli altri, e di conservare la carità, di avere cura del bene comune (cf. Gaudium et spes, 43, § 3), e di aspettarsi dai pastori non una soluzione immediata e concreta a ogni problema, né la garanzia ufficiale per questa o quella opzione pratica, ma dei principi sicuri, lumi e forze spirituali.

È quanto cerco di fare questa sera. Non posso scendere nel dettaglio dei vostri impegni, anche perché non posso visitare ogni gruppo. Ma il mio ruolo di successore di Pietro è di aiutarvi a situare la vostra azione in quella di tutta la Chiesa, a fare in modo che essa sia veramente cristiana.

10. Infatti, vi è richiesto di formarvi un buon giudizio cristiano un discernimento spirituale e pastorale. Applicandosi alle realtà complesse del mondo, questo giudizio presuppone il rispetto delle leggi proprie di ogni disciplina e una vera competenza. Ma presuppone allo stesso tempo che voi siate familiarizzati con il Vangelo, che voi siate guidati dallo spirito della Chiesa, sottomessi al suo magistero, che voi abbiate assimilato bene la dottrina sociale della Chiesa, che siate mossi dalla carità cristiana, che alimentiate il vostro vigore apostolico con la preghiera e con i sacramenti (cf. Apostolicam actuositatem, 7). Come il Concilio (cf. Ivi, 28-32), anch’io insisto con voi su questa formazione del laicato. Sono felice di pensare che molti dei vostri movimenti cercano di averne i mezzi, nelle riunioni, nelle sessioni, nei ritiri che essi si propongono. Come già dicevo recentemente a Loreto, “le associazioni e i movimenti costituiscono un canale privilegiato per la formazione e la promozione di un laicato attivo e cosciente del suo ruolo nella Chiesa e nel mondo” (Giovanni Paolo II, Allocutio ad eos qui in urbe “Loreto” coetui ecclesiali italico interfuere habita, 11 aprile 1985).

11. E tanto più noi sentiamo questa necessità in quanto la tentazione di conformarsi allo spirito del mondo può essere grande, o per eccesso di efficacia o per mancanza di lucidità. Ora questo mondo, purtroppo, non ha più, molto spesso, dei riflessi veramente cristiani, esso ha lasciato affievolirsi il senso morale, è influenzato dall’incredulità, o addirittura si è indurito secondo certe ideologie. I cristiani di oggi possono essere tentati di accettare i suoi mezzi di analisi o d’azione, o per lo meno di accettare dei compromessi ambigui. Ora noi dobbiamo testimoniare la verità cristiana senza appiattirla, le esigenze oggettive della giustizia, l’amore che è il marchio dei discepoli di Cristo. Il dialogo apostolico parte dalla fede e presuppone una ferma identità cristiana.

Qui o là si teme che, affermando l’identità cristiana, si disturbi o perfino si ferisca colui che non crede o che non vuol vivere secondo i valori cristiani. Bisogna essere chiari. Da una parte, l’altro ha sempre diritto, come persona, al nostro rispetto e, d’altronde, non dobbiamo giudicare la sua responsabilità morale conosciuta da Dio solo. Ognuno, credente o non credente, deve essere accettato interamente come persona nella società. Ma, da parte sua, il credente deve avere delle chiare convinzioni, ispirate dal messaggio cristiano; anche se, in certi momenti, è ancora in ricerca, in cammino, egli deve tendere verso tutta la verità del Vangelo. In seguito, egli può e deve affermare le sue convinzioni.

Inoltre, egli può e deve operare affinché i valori cristiani ispirino anche la società. Egli deve questa testimonianza, questo servizio ai non credenti. Anche questa testimonianza, questa offerta di collaborazione, comporta il rispetto degli altri che non potrebbero lamentarsi di una pressione ingiusta.

Voi vivete qui, in Belgio, in un clima di libertà che permette molte cose. Ma vi sono altri Paesi in cui, sfortunatamente, il credente non è accettato interamente. Pensando alle vostre difficoltà, che sono evidenti e alle quali bisogna pensare, penso alle difficoltà maggiori che devono sperimentare i nostri fratelli e sorelle in molti Paesi del mondo. In ogni modo l’azione cristiana nel mondo, che vuole innalzarlo come fa il lievito, non è dell’ordine dei mezzi puramente umani, e ancor meno utilizza la propaganda o la pressione. Non è un’opera tecnica, economica, politica. È un appello, una testimonianza, un apostolato che evangelizza le persone come le strutture e le culture, o meglio che evangelizza le strutture per le persone. Si tratta di suscitare un’umanità nuova, e dunque uomini nuovi. E questa è imprescindibilmente l’opera dello Spirito Santo al quale i cristiani devono dare il loro apporto in modo trasparente, con il pensiero della loro santità.

12. Poiché mi sono dilungato un poco su questi principi validi per tutta l’azione del laicato, non posso che evocare i settori particolari di questa azione. Vorrei intanto dare il mio incoraggiamento caloroso a coloro che vi si impegnano.

Inizio con la famiglia. La messa di questa mattina era particolarmente consacrata alle famiglie. Conosciamo tutti le miserie che affliggono la vita familiare, ma conosciamo anche i segni di una riscoperta della bellezza dell’amore secondo il piano di Dio. Prendete, per esempio, cari amici, tutte le iniziative atte a promuovere i valori familiari: la preparazione dei giovani al matrimonio, il senso del fidanzamento, il valore dell’impegno definitivo degli sposi e del sacramento, la castità nei rapporti coniugali, l’accoglienza e il rispetto della vita che nasce. Sono i cardini della società che sono in gioco.

13. Cari insegnanti, nelle istituzioni cristiane e non, voi avete accettato una responsabilità tutta particolare, quella che vi hanno affidato i genitori, primi e principali responsabili dell’educazione dei loro figli. Vi è richiesto di preparare l’avvenire dei giovani, di dar loro un orientamento. Il vostro compito è arduo, perché, più degli altri, voi siete messi di fronte alle ambiguità e ai conflitti che il nostro mondo attuale presenta come valori. Bisogna che voi teniate sempre presente il vissuto dei vostri alunni, dei cambiamenti del mondo e della pedagogia. In qualche momento, vi potrebbe capitare di dubitare del valore e dell’efficacia di ciò che voi fate. È importante che voi possiate contare sulla collaborazione attiva dei genitori per costruire con loro una vera comunità educativa, dove ogni parte sia rispettata e considerata e che accorda una particolare attenzione ai più deboli e ai più poveri.

Che il pensiero del successo individuale non si concretizzi a scapito della promozione dei valori di solidarietà e condivisione! Voi avete una sfida da raccogliere: fornire un insegnamento che lasci spazio per una riflessione in profondità e per la ricerca della saggezza; aprire i cuori dei giovani al Vangelo, aiutare a realizzare vere comunità di vita in una prospettiva cristiana. Soprattutto nelle lezioni di religione, la testimonianza su Gesù deve essere resa con chiarezza, coraggio, pazienza. Sono più numerosi di quanto non si creda i giovani che sono aperti a un tale messaggio, se questo viene presentato e vissuto in maniera autentica.

14. Mi rivolgo anche a tutti coloro che operano nel mondo della sanità: negli istituti pubblici o nella vasta rete di istituzioni che i cristiani del Belgio hanno saputo realizzare per il servizio ai malati, agli handicappati, agli anziani, senza dimenticare l’azione pastorale svolta in loro favore. La vostra missione è prima e soprattutto sforzo di presenza e di ascolto, volontà di servizio. Come ben sapete per esperienza, nell’ambiente in cui vivete occorre portare più gesti che parole, sull’esempio del Verbo che si è fatto carne. Poiché il mondo della sanità è un luogo di lotta per l’uomo, un luogo dove la tecnologia prende sempre più spazio, bisogna fare in modo, ora più che mai, che la dignità della persona sia sempre salvaguardata e che, tanto i malati quanto gli operatori, abbiano una vera partecipazione nella gestione della salute.

15. Nel mondo dell’economia, i cambiamenti che la costituzione Gaudium et spes aveva previsto, si sono via via sviluppati e accelerati da vent’anni a questa parte. Nel vostro Paese industrializzato da lunga data, più che in altri, voi avete modo di scoprire l’impatto di una tecnologia sempre più spinta sia del mondo del lavoro sia in ciò che forma la vita individuale e collettiva. Se l’automazione e l’informatica facilitano considerevolmente i compiti dell’uomo e possono poi permettere di avere un po’ più di libertà, allo stesso tempo mettono in pericolo l’equilibrio della società. Possono rinforzare l’egemonia delle potenze e dei posti decisionali a scapito di coloro che non hanno voce e si sentono, a poco a poco, esclusi dal mondo del lavoro e della partecipazione. Il continuo aumento della disoccupazione, in particolare per coloro che sono meno qualificati, è uno dei vostri primi problemi. Tutto ciò merita non solo una profonda riflessione, ma esige anche l’avvio di iniziative sempre nuove per poter dare una risposta e ricreare una società veramente umana. Per addentrarsi in questo campo così vasto e far fronte ai problemi della società post-industriale, voi disponete di numerose possibilità, e non dovete lasciare che il pessimismo intralci il vostro spirito d’iniziativa. Prova ne è il vostro passato, che vi invita a procedere e a sperare. Nel secolo scorso, nel momento dell’espansione industriale, quello che voi amate chiamare il solco Sambre e Meuse non è forse stato un terreno privilegiato per realizzazioni industriali in vista di un equilibrio sociale migliore? Molti dei vostri concittadini, partiti per vari Paesi, hanno ampiamente testimoniato la vostra capacità d’ingegno e di lavoro. Anche oggi potete contare su un buon numero di ricercatori qualificati, usciti dalle grandi scuole, su un personale molto competente e su un’accresciuta volontà, da parte di molti, di accettare le nuove sfide del mondo.

A tutti i livelli dell’industria e dell’economia, ci sono responsabili che, talvolta in situazioni difficili, continuano a prendere iniziative per creare lavoro al servizio del bene comune, rispettando prima di tutto l’uomo in coloro con i quali collaborano.

Tutti questi sforzi dei responsabili, dei quadri, degli impiegati, degli operai, non produrranno frutti duraturi se non sarà immesso nella società uno spirito nuovo, uno spirito di profonda solidarietà. Non esitate a prendere impegni capaci di promuovere la partecipazione di tutti e che favoriscano la vita associativa, dove ciascuno sia veramente responsabile. Non esitate a lottare contro tutto ciò che mina i fondamenti di una società autenticamente umana: l’egoismo individuale e collettivo, l’esclusione dei più deboli, la ricerca del solo profitto materiale, del rendimento. Fate tutto affinché, in concreto, sia assicurato i primato della persona sulle cose. L’uomo vale prima di tutto per ciò che è.

16. Saluto anche i laici cristiani che operano nel campo politico e sociale, a titolo individuale o in gruppi. Non bisogna temere in effetti il ruolo pubblico che i cristiani possono svolgere per la promozione dell’uomo e per il bene del Paese, nel pieno rispetto della libertà religiosa e civile di tutti e di ciascuno.

Voi portate in cuore il pensiero dello sviluppo dell’uomo secondo la sua verità totale, cioè creato a immagine di Dio e chiamato a diventare suo figlio. La società, la Chiesa, vi sono grate di tutto ciò che voi fate a questo fine, in mezzo alle difficoltà aumentate dalla crisi che colpisce il vostro Paese e che rafforza antagonismi ed egoismi. Si tratta di mettervi al servizio dell’uomo, perché sia rispettata la dignità unica di tutti e di ciascuno, lottando contro tutte le forme di discriminazione etnica o sociale. Il vostro Paese ha largamente contribuito a una politica d’accoglienza e di ospitalità verso gli immigrati.

Rimanete, senza la minima riserva, fedeli a questa volontà di apertura e di rispetto di tutti. Mettetevi al servizio dell’uomo nella divisione e nell’utilizzazione dei beni di questo mondo, perché siano rispettate le esigenze di giustizia e di carità. Mettetevi al servizio dell’uomo per procurargli lo spazio di libertà necessario per un vero incontro con il suo Signore e per promuovere vere relazioni con gli altri uomini. Mettetevi ai servizio dell’uomo per aprirlo a una partecipazione attiva e responsabile alla vita politica nazionale e internazionale. Aiutate i vostri compatrioti a sentirsi solidali con i Paesi della fame e del sottosviluppo, con coloro che lottano per il rispetto dei loro diritti fondamentali, con coloro che operano veramente per la pace tra le nazioni.

Cari amici, tutto ciò che fate così per un mondo più umano secondo la linea della Gaudium et spes, nei vostri ambienti sociali e professionali, a livello delle mentalità e delle strutture della società, è una testimonianza resa al Vangelo. È una testimonianza di Chiesa, compiuta in unione con i vostri vescovi e con il successore di Pietro. È un contributo al regno di Dio richiesto nel “Padre nostro”. Lo Spirito Santo vi conceda la sua luce e la sua forza! Vi benedico con tutto il cuore.

 

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