The Holy See
back up
Search
riga

VISITA PASTORALE NEI PAESI BASSI

VISITA DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA COMUNIT
À ACCADEMICA DI LOVANIO NUOVA

Martedì, 21 maggio 1985

 

Monsignor Rettore,
Cari amici.

1. Rivolgendomi oggi alla comunità accademica, vi esprimo anzitutto il piacere particolare che provo ogni volta che mi è dato di varcare la soglia di un’università. La mia presenza in questo bel posto di Lovanio Nuova risveglia in me i ricordi di una lunga e felice associazione con l’insegnamento superiore. Ora, con le sue vie misteriose, la Provvidenza mi ha affidato l’incomparabile compito d’insegnare a tutte le nazioni il Vangelo che Gesù Cristo ha dato a Pietro e agli apostoli. Ed è soprattutto a questo titolo che ho risposto con gioia al vostro invito.

Accanto ai professori e studenti di questa università, saluto i rappresentanti degli altri istituti universitari cattolici francofoni del Belgio, specialmente di Namur e di Mons. Sono pure felice di vedere qui riuniti gli abitanti del posto, la cui esistenza è interessata da questa moderna struttura universitaria. Sì, ringrazio tutti coloro che sono venuti ad associarsi alla comunità universitaria per incontrare il Papa e manifestare la loro comunione con lui e, attraverso lui, con la Chiesa universale che egli ha il compito di condurre nella fedeltà, nell’unità e in un progresso coerente.

2. La stessa vostra università vive una certa universalità. Essa è intimamente legata alla storia della Chiesa in Europa e nel mondo. Da più di cinque secoli essa continua, con determinazione e intelligenza, la missione che il mio predecessore Papa Martino V le affidava, istituendo nel 1425 lo “Studium generale” che doveva diventare l’università cattolica di Lovanio. Il seme ha portato i suoi frutti. L’“albero” è cresciuto bene, ha sviluppato le tre facoltà originarie - diritto, medicina, arti - ha ramificato in molteplici settori nuovi in funzione dei bisogni e delle specializzazioni della scienza.

In quest’epoca moderna, turbata ma anche piena di speranza, la vostra vocazione di università cattolica riveste sempre un’importanza capitale. È di essa che voglio principalmente intrattenervi questa mattina; ieri, a Lovanio, ho trattato soprattutto dei rapporti della cultura e della fede. C’è bisogno di dire che i due temi valgono egualmente per le due università? Le recenti circostanze storiche hanno condotto, in effetti, a sdoppiare l’università di Lovanio in due università sorelle. Ma a Lovanio Nuova e a Woluwé voi intendete proseguire con serenità e perspicacia, come a Lovanio, lo spirito originale dell’“Alma mater”.

3. Né sul piano del progresso scientifico, né a livello della riflessione cristiana, voi non vi siete lasciati distanziare dai nuovi problemi posti dall’evoluzione dei tempi e delle culture. La reputazione dell’università di Lovanio ha varcato ampiamente le frontiere del vostro Paese e dell’Europa. Voi accogliete un grande numero di studenti del mondo intero. Voi continuate, come per il passato, a formare degli scienziati, degli umanisti, dei teologi, dei ricercatori, che fanno onore alla scienza, e il cui impegno a servizio della ricerca, della fede, della giustizia e dello sviluppo dell’umanità, costituisce la vostra legittima fierezza. Ma la cosa più fondamentale è la vostra intenzione dichiarata e il vostro progetto rinnovato, di voler perseguire sempre con lo stesso passo le proposte della scienza e le richieste di una cultura aperta a tutti i valori del Vangelo.

Alcuni, voi lo sapete, hanno preteso che un’università contraddica se stessa dichiarandosi cattolica. La confutazione di questa affermazione semplicista è la storia stessa che la fornisce, perché nessun universitario, nessuno storico può seriamente pretendere che le università di Parigi, di Bologna, di Salamanca, di Cracovia, non siano state delle vere università. È precisamente la Chiesa cattolica che ha creato e dato un impulso vitale a queste prime istituzioni universitarie. Questa storia è anche la vostra. E voi ne vivete oggi una nuova tappa, solidamente radicata nel passato e risolutamente rivolta verso il futuro.

4. Bisogna piuttosto affermarlo con fierezza: un’università cattolica, per il fatto stesso della sua cattolicità, è chiamata ad essere più pienamente ancora “università”. La ragione fondamentale consiste nell’esigenza di universalità che comporta la nozione di università. Infatti, l’università cattolica, per vocazione ed esigenza radicale, è aperta alla verità in tutti i campi, a tutta la verità. Nell’universo materiale nulla le è estraneo, e nulla nemmeno nell’universo spirituale rimane al di fuori delle sue preoccupazioni intellettuali. Mediante la sua azione e la sua creatività, l’università cattolica testimonia, al centro stesso delle culture del nostro tempo, la necessità, essenziale per l’avvenire dell’uomo e della sua dignità, di coltivare la verità senza esclusione. Perché questa verità è una montagna affascinante: la sua cima si immerge nella nube luminosa del mistero di Dio, di cui l’invisibile si è reso visibile ai nostri occhi nel Verbo incarnato; in lui si manifestano alla nostra intelligenza illuminata dalla fede, nella stessa persona fatta carne, la verità di Dio e la verità dell’uomo. Questa dimensione fondamentale rischia di essere velata se ci si ferma a una specie di pragmatismo universitario, chiuso nel campo limitato di materie giustapposte, senza ricercare la loro coerenza e il loro ultimo significato per gli esseri umani e per la società. L’eclettismo non è un atteggiamento universitario, perché disistima la ricerca della verità per se stessa.

5. L’impegno a servire la verità tutta intera appare, del resto, come un’esigenza della libertà di ricerca, d’insegnamento e di diffusione. So che l’università cattolica di Lovanio, con la riflessione che essa incoraggia tra i suoi professori, con le sue pubblicazioni, con i congressi che accoglie tra le sue mura, intende assumere pienamente la libertà di servire tutta la verità, anche se questo atteggiamento intellettuale incontra a volte delle difficoltà che non bisogna minimizzare. La cultura moderna si accompagna infatti a un pluralismo di attitudini, di comportamenti, di ideologie. E questa forma di libertà è cara alle società democratiche. Ma stiamo pure attenti che in nome del pluralismo alcuni non vogliano imporre alle istituzioni di insegnamento una specie di neutralità degli spiriti, in cui tutte le opinioni avrebbero lo stesso valore, in cui le concezioni dell’uomo si confonderebbero in un’indifferenza generalizzata.

È precisamente il ruolo dell’università cattolica di superare tanto la semplice organizzazione pragmatica degli insegnamenti, quanto un pluralismo etico o intellettuale senza assoluto: questo infatti finirebbe col rendere insipido il sale dello spirito, e ad inghiottire l’umanità stessa dell’uomo in uno scipito meccanismo di adattamento sociale, privato di reale profondità e sprovvisto di questa ampiezza illimitata che nel medesimo tempo è l’essenza e l’onore dello spirito umano, creato a immagine di Dio.

6. Ritrovare incessantemente il dinamismo creatore dello spirito suppone, da parte di tutta la comunità universitaria, e in particolare degli insegnanti e delle autorità accademiche, una volontà tenace di superamento e un vivo ricollegamento alla speranza teologale. La scienza, il sapere, non accettano la fatalità, ma si sforzano di costruire liberamente l’avvenire. Vista in questa luce, la scienza è un mezzo per impedire il fatalismo del futuro.

Questo non è più un destino da subire, ma un progetto e un compito da realizzare insieme, con la luce di Dio che penetra il segreto del dinamismo proprio di ogni università cattolica, permette un’accoglienza senza riserve del Vangelo di Cristo e un servizio generoso e intelligente della sua Chiesa. In fin dei conti, l’università cattolica suppone un esercizio dell’intelligenza che integra una visione di fede.

E ciò che dona una dimensione così vasta alla ricerca è una vera libertà dello spirito, che sa anche criticare se stesso, ricentrarsi incessantemente riferendosi al primo fondamento che è Gesù Cristo vivente nel mondo e nella Chiesa, al deposito della fede autenticata dal magistero vivente della Chiesa (cf. Dei Verbum, 2; Lumen gentium, 25). Per l’universitario cristiano, l’universo intero della creazione, la storia dell’umanità, i progetti e il destino dell’uomo non sono estranei a questa economia divina, che i primi pensatori cristiani e i padri della Chiesa cercavano di presentare come la spiegazione ultima del mistero dell’uomo. Ora, per arrivare ad approfondire questa convinzione fondata sull’intelligenza e sulla fede, occorre necessariamente, da parte dei professori come degli studenti, coltivare coscientemente un’attitudine, un affinamento spirituali che permetteranno d’illuminare dall’interno tutte le iniziative della vita intellettuale. Non c’è materia di insegnamento, non ci sono problemi umani che rimangano estranei a una prospettiva cristiana, perché la fede ce lo insegna: i misteri della creazione, dell’incarnazione e della redenzione hanno trasformato e arricchito per sempre il sapere e la sapienza della famiglia umana, la scienza e la cultura di tutta l’umanità.

7. E quando si tratta della teologia propriamente detta, e delle scienze annesse, è evidente - è la definizione del suo oggetto e del carattere rigorosamente scientifico del proprio metodo - che lo studio stesso si effettua su un dato, della rivelazione, il deposito della fede, come è stato vissuto ed esplicitato in maniera certa nel corso della storia della Chiesa, con l’aiuto dello Spirito Santo, come è proposto dal magistero della Chiesa nei suoi aspetti dottrinali e nelle sue implicazioni etiche, che costituiscono altrettanti punti fermi e piste sicure.

Oggi, un certo numero di problemi sono senza dubbio nuovi, specialmente nel campo etico. Diversi esperimenti hanno luogo un po’ ovunque nel mondo, ivi compreso l’ambito della vita umana. D’altra parte, sembra che un certo numero di nostri contemporanei non sappia cogliere le esigenze della Chiesa per la vita familiare o per la loro vita sociale. Gli scienziati, ma anche l’opinione pubblica, la gente semplice, interpellano la Chiesa su quanto sentono confusamente sia come un impedimento alla loro libertà, sia, al contrario, come una garanzia della loro dignità. Essi attendono dal corpo insegnante di un’università cattolica come la vostra, una grande attenzione ai loro problemi, e nello stesso tempo hanno bisogno di una testimonianza chiara e convincente sui principi suscettibili d’illuminare la loro coscienza, in perfetta armonia con le precise affermazioni della Chiesa in materia di fede e di costumi, e con gli orientamenti pastorali che essa offre.

I vescovi uniti al Papa hanno la missione d’insegnare o di ricordare questa dottrina nella sua autenticità. Sono essi, d’altra parte, i responsabili delle università cattoliche, intorno a colui che è il grande cancelliere. Pastori, essi vegliano sull’unità del popolo di Dio nella fede. Hanno assolutamente bisogno dell’aiuto qualificato dei teologi professionisti, la cui autorità nella Chiesa proviene dalla missione ricevuta dal legittimo magistero. A questi teologi spetta di fare un inventario della dottrina, di riflettere l’insegnamento ordinario della Chiesa, e nello stesso tempo di approfondirlo, di illustrarlo di chiarire le questioni controverse e i problemi complessi che riguardano la fede. Il loro compito è importante per evidenziare i fondamenti delle affermazioni della fede e di tutti i valori cristiani, come per esempio i valori della famiglia e della convivenza, dell’amore umano, del rispetto della vita umana e della dignità della persona. Non è meno importante che, secondo i principi cristiani, essi preparino la via che permetta di rispondere alle nuove domande suscitando uno sviluppo coerente, autentico della dottrina, nel senso inteso da Newman, senza allontanarsi da un atteggiamento fiducioso verso la Chiesa.

Cari amici teologi, non posso ripetere qui tutto quello che ho sviluppato per voi in altre circostanze, per esempio a Friburgo in Svizzera, in merito al servizio impareggiabile e delicato affidato ai teologi. Voi siete collegati al magistero senza confondervi con esso. Voi siete con noi i servi della verità che ci viene da Dio e che nello stesso tempo è un grande disegno messianico per l’uomo. È l’onore e la responsabilità di ciascun professore e della stessa università.

8. Ho davanti agli occhi molti studenti di diversi Paesi e numerosi abitanti di Lovanio Nuova. Ognuno porta certamente nel suo cuore un certo numero di questioni riguardanti la propria fede, la pratica religiosa, i problemi della propria vita. Ciascuno arriva qui, d’altra parte, segnato da una storia personale, la storia della sua famiglia, del suo Paese. In questo cammino, cari amici, voi desiderate essere rispettati, amati, sostenuti da una comunità capace di offrirvi amicizia e dinamismo spirituale. Per questo incoraggio vivamente tutti coloro che partecipano all’animazione religiosa della comunità universitaria, o alla parrocchia, a un ruolo di primo piano. Auguro a tutti di trovare in essa delle possibilità adatte di preghiera, di celebrazione, di riflessione cristiana, di approfondimento dottrinale, di reciproca amicizia, e soprattutto i diversi impegni cristiani che corrispondono alla vostra fede e ai vostri carismi. Saluto specialmente le famiglie religiose presenti sul posto o nelle vicinanze: che esse continuino ad associarsi a questa grande opera di animazione pastorale! Che ogni cristiano possa approfondire la sua fede rispondendo alle esigenze dell’ecumenismo! Che i cattolici siano rafforzati nella loro conoscenza della Chiesa, nel suo amore e nel suo servizio! E che sappiano rispondere, se Dio li chiama, alla vocazione sacerdotale, religiosa, contemplativa, apostolica, missionaria, di cui il Signore farà loro la grazia!

9. Cari amici, l’emblema della vostra università porta provvidenzialmente la figura di nostra Signora, sede della sapienza. È più di un simbolo, è un sigillo di fedeltà alle vostre origini e il pegno di una speranza per i vostri compiti universitari di domani. E io vorrei, al termine di questo incontro a Lovanio Nuova, fare mie le parole con le quali il vostro rettore accoglieva l’assemblea generale della Federazione internazionale delle università cattoliche: “Imploro nostra Signora, sede della sapienza e patrona della nostra università, e le chiedo di illuminarci perché le nostre università apportino a un mondo inquieto una testimonianza di fede, d’amore e di speranza. Ella ci renda attenti verso tutto quello che potrebbe affievolire i nostri riferimenti al Vangelo! Ella ci dia il coraggio delle discussioni liberatrici! Nostra Signora ci insegni a meravigliarci della nostra duplice vocazione: completare la creazione di cui Dio ci ha affidato la gestione, e riconoscere in tutti gli uomini il volto di suo Figlio risorto”.

Nostra Signora, sede della sapienza, vi conceda ancora per molto tempo la forza d’animo e la gioia di proseguire la missione originale e sempre attuale dell’università cattolica di Lovanio! Con tutte le università cattoliche del mondo, voi apportate un contributo che la Chiesa considera veramente indispensabile nel suo dialogo con le culture del nostro tempo.

A tutti coloro che si ricollegano alla comunità di Lovanio nuova, a voi tutti, studenti, professori, ricercatori, membri del personale di questa università che è sempre rimasta cara al mio cuore, impartisco la mia benedizione apostolica.

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 

top