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VISITA PASTORALE A SALERNO

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I SACERDOTI, I RELIGIOSI E LE PERSONE CONSACRATE

Salerno - Domenica, 26 maggio 1985

 

Carissimi Sacerdoti, Religiosi, Religiose e Persone consacrate.

1. Sono lieto di trovarmi in mezzo a voi durante questo mio breve pellegrinaggio alla tomba del mio grande predecessore San Gregorio VII, nel IX centenario della sua morte. Saluto di cuore il vostro amato Arcivescovo Monsignor Guerino Grimaldi, e con lui Monsignor Gaetano Pollio, già pastore di questa Chiesa, e tutti i venerati presuli della Campania, impegnati nella crescita delle comunità cristiane di questa regione. Esprimo un riconoscente pensiero per tutta l’opera, la laboriosità e il governo dei grandi e illustri vescovi che si sono succeduti su questa cattedra episcopale. In particolare, per i tempi a noi più vicini, come non ricordare a comune gaudio ed edificazione il nome di Monsignor Nicola Monterisi, che si prodigò per elevare il tono della vita del popolo e fu pioniere della ancora aperta e complessa questione meridionale? Egli incise in modo determinante nella tensione pastorale dei sacerdoti, infondendo nei loro cuori un vero zelo per la catechesi, l’amministrazione dei sacramenti, l’apostolato dei laici e per l’assistenza ai poveri. Un pensiero particolarmente affettuoso va alle suore di clausura che, con la loro vita di continua preghiera e contemplazione, attirano elette grazie sulle vostre comunità cristiane: le Carmelitane di Fisciano, le Benedettine di Eboli, le Clarisse di Santa Lucia di Serino e le Visitandine di Ciorani.

2. Questo incontro con una parte eletta dei primi collaboratori nell’apostolato avviene in cattedrale, cuore della diocesi. Qui riposano le sacre spoglie del papa Gregorio VII, che qui chiuse la sua lunga e laboriosa giornata terrena. Mi è perciò particolarmente caro attingere al suo patrimonio spirituale per una riflessione che tutti ci sproni a un sempre maggiore impegno nel servizio della Chiesa e dei fratelli.

In una delle sue ultime lettere da questa città di Salerno, quasi presagendo la sua prossima fine e facendo un bilancio del suo servizio apostolico, egli scriveva: “Summopere procuravi ut sancta Ecclesia sponsa Dei domina et mater nostra ad proprium rediens decus, libera et casta et catholica permaneret” (Gregorio VII, Epistula: PL 148,709D). In questa espressione c’è tutto lo spirito con cui Gregorio VII ha amato la Chiesa, lottando perché fosse libera ed evangelica, “ut sponsa Christi, quae maculam nescit aut rugam” (Gregorio VII, Registrum, XI, 67). Un amore alla nobile causa che lo impegnò per tutta la vita, prima di essere chiamato al sommo ministero apostolico, non solo per tutelare i diritti della Chiesa, ma per vivere una riforma interiore, che giustamente è ricordata come “riforma gregoriana”. L’idea della Chiesa come madre fa da sfondo a tutta la sua visione ecclesiologica, perciò invita i fedeli all’amore e all’affetto verso di essa come nel rapporto di figli devoti verso la madre. Il magistero di Gregorio VII è tutto incentrato sulla Chiesa come “sposa di Cristo” e “madre nostra”: al suo tempo erano in gioco e la libertà della Chiesa stessa, fortemente ostacolata dal potere imperiale, e la sua credibilità nel debellare il male della simonia e gli abusi nella vita del clero.

Le accorate parole di San Gregorio VII nel presentare la Chiesa perché sia aiutata nel suo sforzo di testimonianza alla società, rivelano un animo che vibra di un grande amore, intriso di sofferenza, e si augura che la Chiesa riprenda presso il clero e i fedeli la sua grandezza morale.

Che cosa dice a ciascuno di noi, oggi, questo amore filiale di papa Gregorio VII verso la Chiesa? Senza dubbio deve far riflettere, e deve costituire un forte e vigoroso richiamo alla nostra testimonianza quotidiana. Egli non ha lasciato nulla di intentato per difendere la Chiesa e dimostrare nei suoi confronti l’amore filiale: ha scritto numerose lettere; ha richiamato i vescovi, egli “servus Petri”, esortandoli alla riforma dei costumi; ha compiuto tanti viaggi, è persino morto in esilio per la causa della Chiesa. Il suo dinamismo, le sue parole severe verso chi attentava alla “libertas sanctae Ecclesiae” (Gregorio VII, Registrum, I, 12) sono la testimonianza di una donazione completa alla Chiesa. Oggi il santo pontefice così parla a ciascuno: “Videbitis enim quod in maligno iam totus mundus est positus, et communis nostra mater ecclesia tanto ardentius contra antiquum hostem nos invitat surgere” (Ivi, II, 1). Il suo invito vuole scuotere tutti dall’indifferenza e dal torpore e portare a un impegno diretto, cosciente, per il bene della Chiesa, anteposto a ogni interesse e guadagno terreno. Oggi, pertanto, la Chiesa, nostra madre, vi sprona con la voce del successore di Pietro a una sempre più coerente testimonianza di vita, che è determinante presso il popolo di Dio e il mondo. Il vostro comportamento porta con sé un giudizio, che coinvolge tutti e diventa metro per giudicare l’efficacia morale della Chiesa. Il vostro ministero e tutta l’attività pastorale, che svolgete con abnegazione e spesso nel nascondimento, abbiano sempre di mira lo zelo e l’amore per la Chiesa. Non allineatevi mai con quanti, dubbiosi essi stessi, denigrano la Chiesa e l’azione della gerarchia con pretestuose motivazioni: il vostro amore alla Chiesa sia il metro dell’apostolato e la misura della crescita del popolo di Dio. Sia il vostro amore alla Chiesa totale: più la si ama e maggiormente essa fa risplendere il suo ruolo e rende a ciascuno più facile la testimonianza sacerdotale e religiosa. San Gregorio VII, veramente amante della Chiesa - per essa ha dato la vita! - chiede oggi a tutti noi di crescere nella Chiesa e di servirla gioiosamente perché nostra madre, aiutandola nel confronto col mondo e rendendola credibile con la propria vita. Il sacerdote e il religioso, testimoni dell’amore, devono incarnare nel contatto quotidiano con i fratelli l’amore della Chiesa per quanti soffrono, sono emarginati, poveri, deboli, piccoli, dubbiosi. Costoro interpellano la Chiesa e aspettano una soluzione chiara alle loro istanze e ai loro problemi. Come San Gregorio VII, e insieme con i vostri vescovi, sappiate essere intermediari credibili in mezzo a un popolo assetato di Dio e pieno di fiducia in voi. Non allontanate mai nessuno, ma prendete a cuore i loro problemi come fossero vostri: è la Chiesa che vi invita a questa scelta. In tal modo vi sarà più luminosa la strada percorsa dal grande Papa in favore e al servizio della Chiesa.

3. Un punto qualificante del vivo magistero di San Gregorio VII fu la riforma del clero, allora in balia di un certo rilassamento. Fu merito di questo insigne riformatore, affiancato da validi collaboratori - si pensi a San Pier Damiani - di aver proposto con forza l’ideale ascetico e il rinnovamento interiore. Nel compiere tale riforma, egli fece leva sulla vita liturgica, sulla preghiera, sulla conversione e sulla povertà, rinverdendo così gli ideali monastici, propri dei movimenti religiosi.

Ritengo che questi valori abbiano tuttora validità e aiutino al ritorno a Dio. Il sacerdote, il religioso o la persona consacrata sentono la necessità della preghiera, della vita liturgica, fonte del proprio apostolato. Sappiate accrescere in voi la stima di questi valori, e con questi vivere la vostra consacrazione a Dio e alla Chiesa. Il popolo desidera da voi coerenza e testimonianza e rimane edificato dal vostro atteggiamento di uomini di preghiera, che attingono forza e gioia dalla vita interiore. Oggi che, soprattutto nel mondo dei giovani, cresce ovunque la richiesta di partecipazione attiva alla vita ecclesiale e liturgica, sappiate essere guide sicure per i fratelli nella vita dello spirito, comunicando loro la vostra esperienza di Dio e favorendo in essi il ritorno alla grazia e al perdono. Il primato di Dio risplenda in ogni vostra azione: siate consapevoli della grande responsabilità che la Chiesa vi ha affidato. Liberati da affanni terreni, cercate di arricchire del dono di Dio i fratelli, in quella osmosi reciproca che non ci priva di quanto gioiosamente diamo al fratello.

4. Concludendo questa riflessione, scaturita dal messaggio di amore e di libertà del santo pontefice, mi rivolgo alla sua intercessione e vi affido a lui, sicuro che vi farà partecipi del suo spirito.

 “O San Gregorio, che per l’amore alla Chiesa hai sofferto l’esilio e hai chiuso la tua vita in questa città di Salerno, guarda ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose, alle persone consacrate di questa Chiesa, custode vigile delle tue venerate reliquie: accresci il loro amore filiale per la Chiesa nostra madre; comunica loro i tuoi sentimenti di dedizione, di impegno, di lealtà alla Chiesa stessa nel servizio dei fratelli, fa’ loro apprezzare sempre più la liberazione dagli affanni terreni per godere della libertà interiore e vivere al servizio degli altri. Amen”.

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 

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