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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DI COREA IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Lunedì, 18 novembre 1985

 

Cari cardinali e fratelli vescovi.

Sia lodato il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, che ci dà la grazia di incontrarci ancora! Questa volta in Vaticano, in occasione della vostra visita “ad limina”. “Grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo” (1 Cor 1, 3).

1. La Chiesa in Corea, di cui voi siete i pastori, sta sperimentando un periodo molto dinamico per la sua crescita e il suo sviluppo. Il seme di fede che era stato scoperto e nutrito dalla prima generazione di cristiani coreani due secoli fa, si sta ora sviluppando verso una maturità che è già caratterizzata da abbondanti frutti di santità e martirio.

Con grande gioia e fervore spirituale avete celebrato il bicentenario della presenza della Chiesa nel vostro paese, culminato nella canonizzazione di Andrea Kim e dei suoi compagni martiri, una cerimonia alla quale, per amorosa bontà del nostro Padre celeste, ho potuto partecipare durante la mia visita in Corea nel maggio dello scorso anno. Gioisco pienamente con voi per i doni di fede e di vita cristiana che lo Spirito Santo, datore della Vita, ha concesso alle vostre comunità nella preparazione e nella celebrazione di questi straordinari eventi. Riconosciamo umilmente questo tempo di grazia, e “non stanchiamoci di fare il bene, poiché a stagione dovuta potremo raccogliere, se non ci perdiamo d’animo” (Gal 6, 9).

Ho seguito da vicino le molte attività pastorali che voi e i vostri collaboratori avete iniziato e portato avanti, e vi incoraggio a continuare in questo cammino di speranza, immaginazione e creatività, guidando la porzione di Chiesa a voi affidata verso quella “carità e unità del Mistico Corpo, senza della quale non ci può essere salvezza” (Lumen gentium, 26).

Questo è ancora quel “momento speciale nella storia della Chiesa di Corea” di cui parlai quando vi incontrai al Seminario Maggiore di Seoul il 3 maggio 1983. È un tempo per “proclamare di nuovo la natura della Chiesa, affermare le sue priorità, manifestare ed esemplificare la sua santità”. Ancora vorrei ripetere che “tutte le strutture della Chiesa, tutti i servizi che essa offre . . . sono volti alla santità della vita e a quello zelo che solo la santità può rendere possibile e sostenere per un lungo periodo di tempo” (Giovanni Paolo II, Homilia in Seminario Maiore Seulensi habita, passim, 3 maggio 1984: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VII/1 [1984] 1222 ss.).

Il Concilio ci ricorda che sono soprattutto i vescovi, i quali “pregando e lavorando per il popolo, comunicano la santità di Cristo in molti modi e abbondantemente” (Lumen gentium, 26). Possa il Signore stesso sostenervi in questo compito e possiate voi sentire la sua particolare urgenza, contemplando la crescita e la vitalità delle vostre Chiese locali.

2. Una delle consolazioni del vostro ufficio pastorale e un fatto che sicuramente vi dà fiducia riguardo ai bisogni futuri della Chiesa nel vostro paese, è il servizio generoso e dedito dei vostri sacerdoti, sia coreani che provenienti da altri paesi. Attraverso la testimonianza delle loro vite, insegnando la parola di Dio e amministrando i sacramenti, essi condividono il compito e il fardello del vostro ministero e vi aiutano a rendere la Chiesa di Cristo veramente presente. Essi lo fanno in risposta alla loro specifica somiglianza con Cristo stesso che essi hanno acquistato con l’ordinazione. È importante perciò che questo speciale rapporto con il Pastore Supremo sia reso evidente a tutti attraverso la loro formazione sacerdotale, la loro vita e la loro attività. I sacerdoti hanno un’unica responsabilità, “condurre una vita degna della vocazione cui sono stati chiamati” (Ef 4, 1). Dalla loro “fedele alleanza” con Cristo (cf. Optatam totius, 8) essi trarranno la forza per camminare sempre sulle orme di Colui che venne non per essere servito ma per servire (cf. Mt 20, 28), “in un programma di vita umile e in uno spirito di abnegazione” (Optatam totius, 9).

3. I religiosi e le religiose delle vostre diocesi sono pure vostri attivi collaboratori nella vigna del Signore. Mettendo lo speciale carisma delle loro vite al servizio della Chiesa locale, essi la rendono capace di rispondere a molti bisogni particolari della missione evangelizzatrice, e nel contempo manifestano l’intima vitalità della comunità ecclesiale che fa sorgere forme tanto varie di vita cristiana.

Specialmente le religiose guardano a voi come guide, cosicché nel pieno rispetto per il fine specifico di ogni Istituto, possano trovare modi ancora più efficaci per contribuire alla formazione del popolo di Dio e in particolare nei programmi di vita pastorale. Ad ognuno degli Istituti religiosi di Corea vorrei chiedervi di portare i miei affettuosi saluti nell’amore di nostro Signore Gesù Cristo.

4. Come pastori voi percepite il bisogno del vostro popolo per un’adeguata formazione nella fede, affinché la grazia riversata con il Battesimo possa portare frutti abbondanti. La Chiesa di Corea riceverà un immenso beneficio dal grandissimo sforzo di catechesi e di formazione teologica a ogni livello.

Sono lieto di sapere che la vostra Conferenza sta mettendo in opera vari programmi di formazione permanente per sacerdoti, con la costituzione di uno speciale centro a questo scopo; so anche che l’Associazione dei Superiori dei Religiosi sta facendo lo stesso per i propri membri. Accanto all’intensificazione dell’educazione teologica, spirituale e culturale offerta inizialmente nei vostri seminari e nelle case religiose, questo progetto favorirà indubbiamente una maggiore efficacia nella proclamazione della parola e un costante rinnovamento e miglioramento nei metodi di evangelizzazione e catechesi. I vostri catechisti e i membri delle associazioni apostoliche laiche, molti dei quali meritano un particolare riconoscimento, dovrebbero essere incoraggiati nei loro sforzi per acquisire sempre maggiore competenza nella trasmissione della fede. Oggi non meno che in passato, il laicato di Corea è chiamato ad esprimere il proprio amore per la Chiesa in genuina santità di vita relativamente al proprio stato e rispondendo alla propria missione di “consacrare il mondo stesso a Dio” (Lumen gentium, 34).

È incoraggiante che il Consiglio Pastorale Nazionale, celebrato l’anno scorso per il bicentenario, abbia prodotto sagge iniziative, alcune delle quali avete valutato positivamente e state cercando di rendere operative. A questo riguardo, l’attenzione che state dando a far conoscere e comprendere la dottrina sociale della Chiesa non può che essere rafforzata dallo zelo di molti cattolici che sono impegnati nel difficile ma fruttuoso dialogo tra la fede e la cultura circostante. È particolarmente rilevante che gli insegnamenti sociali della Chiesa siano inclusi nel nuovo catechismo che la Conferenza Episcopale intende pubblicare. In tal modo la dimensione sociale del messaggio evangelico può essere nuovamente evidenziata e resa nota ai fedeli a tutti i livelli.

5. Compiendo il vostro dovere pastorale a favore e in difesa della dignità umana, e in virtù del vostro legittimo interesse per la giustizia nel mondo del lavoro, avete recentemente pubblicato una lettera pastorale congiunta su questo tema. La complessità della questione vi è ben nota; nemmeno sottovalutate la vastità della sfida cui la società e la Chiesa devono far fronte in questo campo. Quale madre e maestra la Chiesa deve illuminare le coscienze degli individui e dei gruppi riguardo al vero valore e al vero scopo della vita e dell’attività umana nel piano di Dio. Avete mostrato una particolare sensibilità pastorale verso la necessità di porre maggiore attenzione allo sviluppo sociale e all’evangelizzazione tra i contadini e nella povertà urbana, specialmente tra coloro che sono giovani e disoccupati.

Le istituzioni umane, sia private che pubbliche - come insegna il Concilio - “devono lavorare e mettersi al servizio della dignità e del fine dell’uomo . . . In vero le istituzioni umane stesse si devono accordare gradualmente con le realtà più elevate, quelle spirituali, anche se talvolta occorrerà lungo tempo prima che si giunga alla meta desiderata” (Gaudium et spes, 29).

La vostra sollecitudine per i valori della dignità umana, della giustizia e della libertà sono altamente encomiabili e hanno il sostegno della Chiesa intera. Prego che riusciate a guidare il processo di sviluppo sociale come pastori di un popolo pellegrino nel suo cammino verso “un regno di verità e vita, di santità e grazia, di giustizia, amore e pace” (cf. Ivi, 39).

6. Nelle vostre relazioni in preparazione a questa visita “ad limina” avete citato alcuni campi in cui la vostra missione evangelizzatrice sta affrontando sfide particolari. Alcune nascono dalle particolari condizioni della società coreana, altre dalle difficoltà che concernono la proclamazione del Vangelo in un mondo travagliato.

Una parte molto importante della vostra attività pastorale è rivolta alla vita familiare. La Chiesa intera è impegnata nella protezione e nella cura della famiglia. Proclamando coraggiosamente il piano del Creatore per il matrimonio e la famiglia, la Chiesa contribuisce al benessere dell’intera società, giacché la famiglia è “la prima e vitale cellula della società” (Apostolicam actuositatem, 11). Come si dice nell’esortazione apostolica Familiaris consortio, questa premura si estende a tutte le famiglie: “Per tutte loro la Chiesa avrà una parola di verità, bontà, comprensione, speranza e profonda simpatia” (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 65).

Il “Movimento Famiglia Felice” che voi avete costituito, si è dimostrato un mezzo eccellente per far conoscere l’insegnamento Cattolico sul matrimonio e la famiglia. Le coppie sono aiutate nell’esercizio delle loro responsabilità secondo le esigenze etiche della loro dignità umana e cristiana. Possa Dio benedire abbondantemente i vostri sforzi e rafforzare la vita delle famiglie del vostro popolo di fronte alle potenti sfide che essi devono affrontare. È particolarmente appropriato che abbiate scelto il tema “L’Eucaristia e la famiglia” come argomento della vostra riflessione pastorale per il prossimo anno.

Ho seguito con molto interesse le varie iniziative che avete condotto per riunire i membri di famiglie separate da molti decenni, e prego che questo processo possa continuare, per la gioia degli interessati e come testimonianza al mondo della singolare bontà del vero amore e affezione familiare.

Anche i giovani sono oggetto particolare del vostro ministero. Essi guardano alla Chiesa in cerca di aiuto per comprendere e affrontare il mondo in cui vivono. Ciò che si aspettano dalla Chiesa è la verità: una verità che presenta i più alti ideali di giustizia e amore, e impone le più alte richieste di servizio umile e impegno perseverante. Voi avete il compito difficile, ma remunerativo, di accompagnare con la vostra guida saggia e coraggiosa la loro ricerca del loro giusto posto nella Chiesa e nella società.

7. Miei cari fratelli, il Signore stesso è la vostra forza e la vostra difesa (cf. Sal 3, 3). È lui che vi ha chiamati al ministero episcopale. Egli ha affidato la Chiesa di Corea al vostro amore e al vostro servizio. Invoco i doni santificanti dello Spirito Santo su ognuno di voi per il fedele adempimento di questo compito.

Possano Maria, Madre della Chiesa, e i vostri santi Martiri intercedere per voi davanti al Padre celeste. A tutta la Chiesa di Corea esprimo con piacere la mia profonda affezione e impartisco la mia benedizione apostolica.

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 

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