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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI FILIPPINI DELLA REGIONE DEL LUZON CENTRALE
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Giovedì, 17 ottobre 1985

 

Mio caro Cardinale Sin e fratelli Vescovi.

Vi saluto, Pastori della regione di Luzon, con caldi sentimenti di fraterna stima che esprimo nelle parole di San Paolo: “Grazia e pace a voi da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo” (Rm 1, 7).

Durante questi giorni della vostra visita “ad Limina” avete rappresentato la realtà delle vostre Chiese locali davanti alla tomba di San Pietro, la “roccia” sulla quale nostro Signore Gesù Cristo costruì la sua Chiesa come il sacramento di salvezza per tutte le nazioni fino al giorno del suo ritorno. Così l’unità organica e salda delle Chiese locali con la Chiesa universale è resa manifesta in un modo particolarmente eloquente e vitale.

Prego perché voi torniate nelle vostre diocesi rafforzati dall’esperienza di comunione universale che è la Chiesa, e perché voi condividiate quella visione universale con i vostri preti, uomini e donne religiosi, e con i credenti, vostri fratelli e sorelle nella fede. Sebbene ognuno di voi abbia una responsabilità particolare per quella parte del popolo di Dio affidata al suo quotidiano amore, voi tutti, insieme ai vostri fratelli vescovi, da un capo all’altro del mondo formate un’unica fraternità nella quale i pesi di uno sono i pesi di tutti in una comunione di amore e di rapporto pastorale per l’intera chiesa di Dio.

1. L’intera Chiesa celebrerà presto il Sinodo straordinario che segna il ventesimo anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II. Io ho convocato questo Sinodo con l’intenzione di risvegliare il senso autentico delle opere spirituali e pastorali di questo prezioso momento di vita ecclesiale. Recentemente ho detto ai pellegrini radunati in piazza San Pietro che “una tale iniziativa ha lo scopo di stimolare tutti i membri del popolo di Dio a una coscienza approfondita degli insegnamenti del Concilio e a un’applicazione sempre più fedele dei principi e delle direttive che hanno avuto origine da quella solenne assemblea” (Giovanni Paolo II, Allocutio ad precationem Angelus habita, 29 settembre 1985: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VIII/2 [1985] 802 s.).

Difficilmente avviene che un aspetto della vita della Chiesa non venga toccato dal Concilio e per il quale non offra motivazioni dottrinali e pastorali in grado di produrre un nuovo impeto di santità e di vitalità nella vita dell’intero corpo della Chiesa. È estremamente importante che noi tutti condividiamo la convinzione che il Concilio rappresentò un momento straordinario nell’opera della grazia di Dio nella Chiesa e che quel momento fu decisivo per la realtà della presenza della Chiesa nel mondo d’oggi e nel futuro.

È vero che non tutte le energie potenziali che il Concilio ha favorito si sono realizzate per il beneficio della Chiesa e del mondo. Ma perché il Concilio fu “una specie di pietra miliare . . . nei quasi duemila anni di storia della Chiesa e . . . nella storia religiosa e culturale del mondo” (Ivi), noi “vicari e ambasciatori di Cristo” (Lumen gentium, 27) non dobbiamo cessare di riflettere sui suoi contenuti, né dobbiamo fallire nel realizzare la nostra onerosa responsabilità davanti a Cristo, davanti alla Chiesa e al mondo, per il suo pieno compimento.

Insieme a voi ringrazio il nostro Padre celeste per i benefici che la Chiesa nelle Filippine ha raccolto dagli insegnamenti del Concilio e dagli intuiti e impulsi pastorali che, come conseguenza, lo Spirito Santo - che “vivifica istituzioni ecclesiali come una specie di anima” (Ad gentes, 4) - ha portato tra la vostra gente.

2. In merito a questo, ricordo che una delle grandi linee di rinnovamento ecclesiale che emerse dal Concilio è stata la migliore definizione del ruolo dei laici nella vita della Chiesa e nella missione. Insieme ai loro pastori, i laici sono responsabili nel loro proprio diritto per il ministero di salvezza della Chiesa, “ognuno secondo la grazia ricevuta” (1 Pt 4, 10).

I Vescovi delle Filippine riconoscono, pieni di gratitudine, i progressi che sono stati fatti in questo campo. I fedeli sono, generalmente parlando, più coscienti del loro ruolo specifico all’interno della comunità di fede ed eseguono i loro diversi servizi e ministeri con gioia e generosa dedizione. Voi e i vostri preti vi rendete conto che questa non è solo una necessità organizzativa e funzionale. Piuttosto, come risultato della loro configurazione battesimale con Cristo, i laici hanno - secondo le parole del Codice di diritto canonico - “il dovere e il diritto di lavorare così che il divino messaggio di salvezza possa progressivamente raggiungere l’intera umanità in ogni età e in ogni Paese” (Codex Iuris Canonici, can. 211). C’è una freschezza e un vigore nelle vite cristiane di molti dei vostri fedeli come risultato di una più ampia “scoperta” della parola di Dio nella Bibbia. Forse molto più di prima gruppi e individui trovano nelle Scritture il nutrimento per le loro preghiere e un supporto per i loro sforzi quotidiani per vivere in santità e giustizia davanti a Dio e il loro prossimo.

Anche la comparsa di “comunità cristiane di base” nelle vostre Chiese locali, in molti casi e senza riferirsi a certe deficienze, ha contribuito a dare maggior senso alla comunione spirituale e alla solidarietà umana. Come pastori rallegratevi di questi fattori di rinnovamento e sperate che questi e altri aspetti positivi di vita di Chiesa nelle Filippine contribuiscano al consolidamento di una vera cultura cristiana capace di impregnare la vita della nazione con principi evangelici di condotta e politica pubblica.

Nello stesso tempo siete chiamati a fare ogni sforzo per fronteggiare il pericolo di frammentazione che un’interpretazione troppo personale della parola rivelata o un eccessivo interesse per problemi specifici locali, visti nella luce di ideologie non ispirate dal Vangelo, possono causare nelle vostre Chiese locali. Come successori degli apostoli nel Collegio dei Vescovi, abbiamo il fondamentale obbligo di difendere e rafforzare l’unità dell’unica Chiesa di Cristo. Tale unità non può essere realizzata ad ogni livello, se non attraverso i vincoli della fede professata, dei sacramenti, del governo pastorale e della comunione (cf. Lumen gentium, 14). La preghiera di Cristo “che essi possano essere una cosa sola” (Gv 17, 22) è veramente applicabile alla Chiesa universale. È anche volere di Cristo la realizzazione particolare di quella Chiesa che è la diocesi e, nei loro propri modi, la parrocchia e altri gruppi regionali e locali che costituiscono la ricchezza della presenza della Chiesa in ogni ambito.

3. In alcune delle vostre dichiarazioni e lettere pastorali che voi, Vescovi delle Filippine, avete pubblicato sugli aspetti della situazione attuale del vostro Paese, non avete mancato di sottolineare la grave crisi dei valori morali che colpisce alcuni settori della popolazione. Certamente voi non trascurate la reale e profonda bontà che caratterizza oggi la vostra gente - per quanto riguarda le condizioni di vita, i servizi sanitari, i programmi educativi, l’occupazione - e che è chiaramente manifestata nel loro amore per la giustizia, nel loro rispetto per la dignità e i diritti degli altri, nel loro attaccamento alla verità e nel loro senso di fratellanza e solidarietà specialmente verso i poveri e i bisognosi.

In qualità di pastori siete preoccupati per certi dissesti nella moralità pubblica e privata. Questo è indubbiamente un problema sul quale voi riflettete e pregate.

In questo contesto vorrei riferirmi a un punto di particolare interesse. La cellula fondamentale della società e della Chiesa, la famiglia, è particolarmente influenzata dalle condizioni economiche, sociali, morali della società. Una sfida, che la Chiesa e l’umanità intera devono fronteggiare, è quella di difendere la famiglia contro quelle forze che indeboliscono progressivamente la sua stabilità e la sua efficacia nel servire la vita e l’amore.

Nel vostro Paese siete chiamati a chiarificare le linee dottrinali e pastorali del servizio della Chiesa a favore del matrimonio e della vita familiare. Ciò che l’esortazione apostolica Familiaris Consortio afferma in generale ha particolare significato nelle circostanze in cui si trovano le Filippine: “In un momento storico nel quale la famiglia è oggetto di numerose forze che cercano di distruggerla e in qualche modo di deformarla . . . la Chiesa si accorge in modo più urgente e incalzante della sua missione di proclamare il piano di Dio in favore del matrimonio e della famiglia, garantendo la loro piena vitalità e sviluppo umano e cristiano” (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, 3).

La società intera e quindi i cristiani singolarmente e collettivamente responsabili cittadini del loro Paese, e ancor di più se detengono pubblici incarichi, hanno il grave dovere di lavorare per la soluzione dei numerosi mali che assalgono la famiglia e le condizioni di lavoro, e l’assistenza ai poveri e ai più poveri. In questo campo la Chiesa come comunità di fede ha un ruolo specifico. Il suo compito è di “evangelizzare” il matrimonio e la vita della famiglia, di proclamare il piano di Dio e aiutare i fedeli a condividere nel mistero della grazia di Dio l’amore, che è il cuore del matrimonio e della vita della famiglia.

In relazione al matrimonio, il Codice di diritto canonico sottolinea il bisogno per le giovani coppie di essere adeguatamente preparate a ricevere questo sacramento, e il bisogno di una celebrazione liturgica fruttuosa del matrimonio stesso (cf. Codex Iuris Canonici, cann. 1063-1064). Un’abbondante letteratura e numerosi programmi di formazione per preti e catechisti mostrano che questa è veramente una priorità pastorale.

Forze che nel passato hanno operato contro la stabilità dello vita familiare sono oggi mescolate a fattori come per esempio l’alta percentuale di disoccupazione soprattutto tra i giovani, e dal fatto che centinaia di filippini sono costretti a cercare lavoro all’estero. La vostra gente fa inoltre esperienza dell’influenza di una cultura che è caratterizzata da un individualismo esagerato e da una mentalità consumistica che conduce a un’intolleranza pratica-materialistica verso valori etici e religiosi. Infatti, uno dei problemi frequentemente menzionati durante queste visite “ad Limina” è stato quello della vasta e crescente ignoranza religiosa che conduce all’indifferenza e all’infiacchimento della risposta morale.

Nel difendere i valori del matrimonio e della vita della famiglia voi salvaguardate l’identità culturale del popolo filippino che è particolarmente caratterizzato da un amore speciale nei confronti dei bambini e dalla posizione e dal ruolo delle donne nella vita privata e pubblica. Sfortunatamente la dignità tradizionale delle donne è oggi spesso contraddetta dalle forme di sfruttamento che, oltre a degradare le loro vittime, minacciano il tessuto della vita sociale con la loro agevole penetrazione.

Come “mater et magistra”, madre e maestra dei fedeli, la Chiesa nelle Filippine affronta questi problemi con un senso di urgenza e con la convinzione che la sua gente è assetata della parola di Dio e della voce unita dei suoi pastori. Forse senza rendersi conto, la vostra gente ripete nel suo cuore le parole di Pietro di fronte a Cristo: “Da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna” (Gv 6, 68). Per questa ragione ho vivo interesse nel vostro progetto di “Bibbia per ogni famiglia”.

Nelle vostre parrocchie e istituzioni educative, nei programmi di educazione per adulti, nei movimenti di vita spirituale e apostolica, nelle comunità cristiane di base che hanno una chiara identità ecclesiale, voi avete l’ossatura per una dinamica ed effettiva presentazione del messaggio di Cristo. Tra i preti, i religiosi e i laici voi trovate eccellenti collaboratori nel compito di evangelizzazione e catechesi, nel quale la visione cristiana del matrimonio è un essenziale elemento.

Io posso solo incoraggiarvi nei vostri sforzi per illuminare le coscienze dei fedeli e dei capi della nazione di fronte ai pericoli inerenti a certe tendenze. Rispetto a ciò parlaste eloquentemente circa il rispetto della vita nella vostra lettera pastorale del 1984.

4. Due considerazioni finali sono chiuse nel mio cuore. La prima è il mio desiderio di esprimere il mio apprezzamento dello spirito e dell’aperta e generosa ospitalità con la quale avete accolto un grande numero di profughi dall’Asia sudorientale. Come principale nazione cattolica dell’Asia, voi non avete mancato nel dare un chiaro esempio di amore umano ed evangelico verso questi fratelli e sorelle che portano nei loro corpi la testimonianza di molte sofferenze e pene, che sono vittime di una tragedia umana ben conosciuta. In questo voi avete mostrato ancora una volta il vostro senso di fratellanza con gran parte della gente del continente asiatico.

Né posso dimenticare il magnifico contributo dato all’evangelizzazione dell’Asia da “Radio Veritas” servizio oltreoceano. Nel divulgare il Vangelo cristiano in varie lingue essa raggiunge popoli e culture assetati di questo messaggio e diventa uno stimolo di autentici valori umani e uno strumento di salvezza in Cristo nostro Signore.

Capisco che non mancano difficoltà di ogni genere, e sono grato a tutti quelli che, secondo la responsabilità di ognuno, sostengono l’utilizzazione valida ed effettiva di questo mezzo di evangelizzazione. Essi possono essere sicuri del mio apprezzamento personale e della gratitudine di coloro che nell’intimità delle loro case sono in grado di ricevere la luce del Vangelo. Così è in particolare là dove “Radio Veritas” è l’unica voce della Chiesa che può essere ascoltata.

5. Miei fratelli Vescovi, vi assicuro che tutte le vostre iniziative pastorali sono riflesse nella mia preghiera e nelle intenzioni del ministero apostolico che il Signore, per sua intenzione, ha affidato a me. Mio grande desiderio è di essere con voi e di confermarvi come testimoni viventi di Gesù Cristo. Il Concilio ci ricorda: “Nei Vescovi . . . il nostro Signore Gesù Cristo, altissimo supremo sacerdote, è presente in mezzo a coloro che credono” (Lumen gentium, 21). Possa egli, che è la nostra forza, sostenervi in questa sublime ma difficile missione. E possa Maria, Madre della Chiesa, essere con voi per continuare l’opera di redenzione di suo Figlio!

 

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