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VISITA PASTORALE IN SARDEGNA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON LA CITTADINANZA DI ORISTANO

Venerdì, 18 ottobre 1985

 

1. Ho ascoltato con viva gratitudine le eloquenti espressioni con le quali Ella, Signor Sindaco, rendendosi qualificato interprete dell’intera Città di Oristano, ha voluto porgermi il benvenuto in questo storico luogo, ricco di attrattive naturali, posto com’è a specchio dall’omonimo Golfo, nel bel mezzo della fertile pianura dell’Arborea.

Il mio ringraziamento si estende a tutti i Membri del Consiglio Comunale, alle Personalità civili e religiose, e a quanti sono qui convenuti, anche dai paesi limitrofi, per dare calorosa espressione al loro innato senso di quell’accoglienza e ospitalità, che tanto distingue il popolo arborense, ben noto per il suo temperamento forte e gentile, discreto e generoso.

Esprimo la mia riconoscenza per l’invito che mi è stato rivolto a visitare questo lembo della terra sarda segnata da vicende storiche, religiose e artistiche. Per averne una prova, basterebbe solo accennare ai fitti scambi culturali e commerciali che Oristano, per una ragione o per un’altra, ha intrecciato attraverso i secoli con i popoli mediterranei, dai Cartaginesi ai romani, dai Longobardi agli Aragonesi e alle Repubbliche marinare del Continente. Quello del Medioevo fu certamente un periodo illustre per la Città di Oristano non solo per il suo sviluppo economico e sociale, ma anche e, direi soprattutto, per quello civile e culturale che raggiunse il suo vertice nella promulgazione della famosa Carta De Logu, avvenuta durante il giudicato dell’eroina Eleonora d’Arborea. Tale Carta, considerata un monumento di saggezza giuridica, assicurò ad Oristano e all’intera isola una solida base per la costruzione di una civile convivenza, fondata sulla giustizia e sul rispetto della persona umana.

2. La nobiltà di spirito e la forza d’animo di questa illustre figlia di Oristano hanno plasmato attraverso i secoli coscienze adamantine, che hanno saputo assicurare una continuità nella promozione di quei valori umani e sociali, dei quali il popolo arborense va giustamente orgoglioso. La difficile e faticosa opera di bonifica della pianura di Arborea e di quella di Campidano ne è una prova significativa. A quale tremenda desolazione sono state sottratte queste terre dall’invincibile tenacia e dal duro lavoro di questo popolo! Dove era una landa ricoperta da paludi malariche, che decimavano gli abitanti del luogo, oggi, grazie soprattutto alla costruzione della gigantesca diga sul Tirso, è dato ammirare un territorio fiorente per le sue ricche coltivazioni e per le industrie dei prodotti agricoli. Queste affermazioni in campo sociale onorano quanti vi hanno dedicato le proprie energie e costituiscono un motivo di vanto. Ad essi desidero rivolgere un particolare saluto e una parola di plauso, ben conoscendo i duri sacrifici da essi compiuti nel passato e quelli che essi compiono oggi. Desidero inoltre esprimere l’auspicio che leggi adeguate sostengano gli sforzi dei coltivatori e che si attuino quelle necessarie riforme che assicurino alla gente dei campi dignità, prosperità e serenità per l’avvenire.

3. Carissimi Fratelli e Sorelle di Oristano, so che la storia della vostra Città è profondamente contrassegnata dalla tradizione religiosa, di cui danno splendida testimonianza i monumenti sacri, edificati dai vostri antenati; mi piace menzionare in proposito la suggestiva Cattedrale, fatta erigere nel 1228 con elementi decorativi presi dalla vicina e antica Tharros; la bella Chiesa romanica di Santa Giusta e il Santuario della Madonna del Rimedio, edificato in tempi a noi più vicini. Sono questi segni manifesti della continua e operosa presenza della Chiesa accanto al popolo. Insigni e benemeriti Pastori si sono succeduti in questa Chiesa Oristanese, i quali si sono prodigati non solo per l’animazione cristiana del popolo di Dio, ma anche per la promozione della dignità umana e per l’affrancamento da ogni forma di ingiustizia, di prevaricazione e di discriminazione sociale e spirituale.

Questa circostanza così importante vi sia di stimolo per riflettere sulla necessità di custodire sempre gelosamente questa preziosa eredità a voi lasciata dagli antenati. Ricorderete come Eleonora d’Arborea nel 1395, consegnando al popolo la raccolta delle menzionate norme giuridiche, vi apponeva una significativa dedica: “Ad onori de Deus, onnipotente e de sa gloriosa Virgini Santa Maria Mamma sua”. Tenete sempre viva tale fede e non abbiate timore di trasmetterla ai vostri figli e ai vostri nipoti. Restate sempre fedeli alla Chiesa, che è stata ed è sempre vicina a voi. Maria santissima, che voi venerate sotto il titolo di Nostra Signora del Rimedio, specialmente in questo mese di ottobre dedicato alla pia pratica del Rosario, vi assista e vi ottenga dal suo figlio Gesù la continua protezione celeste.

Con questi voti nel cuore vi benedico tutti nel nome del Signore.

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 

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