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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLE REGIONI FILIPPINE DEL LUZON DEL NORD
E DI BIKOL IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Venerdì, 25 ottobre 1985

 

Cari Fratelli Vescovi,

oggi ho il piacere di incontrare i vescovi delle regioni del Luzon del nord e di Bikol, nelle Filippine. Io vi accolgo con stima e affetto fraterni, nell’amore di nostro Signore Gesù Cristo.

1. Il tema fondamentale dei discorsi che ho tenuto ai gruppi di vescovi filippini durante le loro visite “ad limina”, è stato - come è da aspettarsi - la missione pastorale dei vescovi verso la Chiesa affidata alle loro cure. Forse una delle migliori sintesi di tale missione è espressa nelle parole del Concilio: “Nell’esercizio del suo ufficio di padre e pastore, un vescovo dovrebbe stare fra il suo popolo come un servo. Sia egli un buon pastore . . . un padre amoroso . . . Raduni e plasmi l’intera famiglia del suo gregge in modo tale che ognuno, conscio dei propri doveri, possa vivere e operare in comunione d’amore” (Christus Dominus, 16).

In questo modo il Concilio ha presentato a noi vescovi un programma di vita e di attività pastorale completamente incentrato sulla persona e sull’opera di nostro Signore Gesù Cristo, il “gran pastore delle pecore” (Eb 13, 20). È Gesù stesso il nostro modello e la misura dell’impegno e della sollecitudine pastorale. A causa della nostra conformazione sacramentale a lui, egli è il nostro esempio in modo intimamente personale e profondo. Nelle molteplici attività del nostro ministero di insegnamento, santificazione e governo del popolo di Dio, Cristo stesso è presente e operativo. “Se non è il Signore che costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori” (Sal 127, 1). Invero, attraverso il ministero del vescovo, come afferma il Concilio, il Signore stesso “dirige e guida il popolo del Nuovo Testamento nel suo pellegrinaggio verso la felicità eterna” (Lumen gentium, 21).

Una tale considerazione ci richiama al fatto che il successo dell’apostolato non può essere misurato in termini di organizzazione burocratica o di dati statistici. Piuttosto, il criterio ultimo del valore del nostro ministero, sta nella realizzazione di ciò che noi chiediamo umilmente nella preghiera del Signore: “Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà in terra” (Mt 6, 10).

Il compito del pastore è affrettare l’avvento del regno di Dio col condurre il suo popolo “a vivere ed operare in comunione d’amore” (Christus Dominus, 16). Nella condivisione dei doni di Cristo alla Chiesa e al mondo attraverso la professione della fede, l’economia sacramentale e la partecipazione alla vita ordinata della comunità sotto la guida dei pastori legittimi, là nasce quella profonda unità che necessariamente caratterizza “l’intera assemblea della carità” (cf. S. Ignazio di Antiochia, Ad Romanos, Pref.). In ogni Chiesa locale, la realizzazione di quella comunione di amore e di unità cristiana è conseguita primariamente dallo Spirito Santo “che è il principio del nostro radunarci e permanere uniti nell’insegnamento degli apostoli e in amicizia, nello spezzare del pane e nelle preghiere” (Lumen gentium, 13). Perciò desidero invitare sia voi che i vostri fratelli vescovi delle Filippine a non cessare di pregare ardentemente per la chiesa del vostro Paese, perché possa essere ogni giorno di più una vera comunione di amore e unità, in forza dello Spirito Santo e per la testimonianza concreta di fratellanza e solidarietà ad ogni livello.

2. Una conseguenza pratica della natura della Chiesa come comunione di fede e amore è l’esigenza di scoprire, incoraggiare e coordinare con pastorale efficacia i vari ministeri e carismi che lo Spirito Santo distribuisce fra il popolo di Dio. Un fondamentale sostegno in questo compito di coordinamento e unità di propositi è lo sviluppato senso di responsabilità collegiale e di lavoro di gruppo che voi, vescovi, esercitate con gli incontri e le attività della vostra Conferenza episcopale. Infatti, quando parlerete con una sola voce in obbedienza al Vangelo e quando alla sua luce leggerete “i segni dei tempi” e sarete visti sostenervi l’un l’altro con efficaci forme di cooperazione ecclesiale, allora la società riceverà il messaggio di pace e di riconciliazione che la Chiesa delle Filippine continua a proclamare, nonostante le difficoltà e le opposizioni.

3. Un aspetto in particolare merita considerazione. Mi riferisco al compito di incoraggiare e coordinare, per il bene di tutta la Chiesa delle Filippine, la fruttuosa cooperazione fra vescovi e religiosi, a livello sia diocesano che nazionale.

Il contributo di religiosi e religiose alla vita della Chiesa nel vostro Paese, corrisponde a una storia gloriosa di servizio illuminato e dedizione all’evangelizzazione. Oggi i religiosi, uomini e donne, giocano un ruolo molto significativo all’interno della vita globale della Chiesa filippina. Coloro che si donano solo a Dio nella solitudine della preghiera e nel silenzio della vita contemplativa, sono degni di speciale merito. Essi sono “la gloria della Chiesa e un’inestinguibile fonte di grazie celesti” (Perfectae caritatis, 7).

Ancora, le attività degli istituti impegnati nell’apostolato attivo rispondono a una missione specifica che è loro propria, nella Chiesa. Usando le parole del decreto del Concilio sull’appropriato rinnovamento della vita religiosa, “la Chiesa ha consegnato loro un ministero sacro e un’opera speciale di carità, che devono essere conseguiti nel suo nome” (Ivi, 8). Come conseguenza i religiosi, e similmente i membri delle società di vita apostolica per parte loro, si rendono conto che le loro attività pastorali sono inseparabili dalla missione evangelizzatrice e santificatrice della Chiesa. Il carisma e il carattere particolari di ogni comunità, arricchiscono la vita delle Chiese locali in cui operano di un dinamismo e di un’abilità organizzativa che permette alla Chiesa di rispondere alle sfide e ai bisogni di ogni luogo.

Pienamente coscienti della visione ecclesiologica che il Concilio propone, i religiosi dovrebbero sempre vedere il loro lavoro come organicamente collegato alla vita e alla missione della Chiesa locale in cui il vescovo è “il principio visibile e il fondamento dell’unità” (Lumen gentium, 23). Così, il rapporto fra vescovi, membri di istituti religiosi e società di vita apostolica, dovrebbe essere caratterizzato da comprensione cordiale, unità organica e volontà di lavorare assieme in modo programmatico per il bene dell’intera comunità. Lo stesso Spirito Santo che sostiene la Chiesa sul fondamento degli apostoli, introduce nel corpo della Chiesa il carisma del consiglio evangelico e dello zelo missionario, perché essa sia un valido segno della santità a cui il popolo di Dio è chiamato e testimone profetica dei valori del regno. Quindi non può esservi alcuna separazione o parallelismo contraddittorio fra religiosi e vescovi. Piuttosto, dovrebbe esservi complementarità che non sia un semplice accomodamento, ma un’esemplificazione vivente di ciò che San Paolo insegna riguardo alle parti del corpo in riferimento alla Chiesa: “L’occhio non può dire alla mano “Non ho bisogno di te”, né la testa può dire ai piedi “Non ho bisogno di voi”” (1 Cor 12, 21). Tutti devono lavorare insieme obbedendo all’unico Signore.

4. In qualità di vescovi, voi troverete alcune indicazioni essenziali per il compimento delle vostre responsabilità verso i religiosi, uomini e donne, presenti nelle vostre diocesi, nel documento Mutuae relationes: lì leggerete che il compito specifico del vescovo è quello di “difendere la vita consacrata, incoraggiare e animare la fedeltà e autenticità dei religiosi, aiutandoli a diventare parte della comunione e dell’azione evangelizzante della Chiesa, secondo la loro diversa natura” (Mutuae relationes, cap. VII). Tutto ciò richiede contatti regolari fra vescovi e superiori religiosi, in modo da mantenere uno spirito di apertura e comprensione riguardo agli obiettivi pastorali. Gli uomini e le donne religiosi, dovrebbero essere adeguatamente rappresentati nei vari consigli diocesani, specialmente nei consigli pastorali. Essi potranno anche ultimamente costituire delle associazioni di religiosi che serviranno come “organismi di discussione di problemi misti fra vescovi e superiori, così come coordinamento delle attività delle famiglie religiose con l’azione pastorale della diocesi, sotto la direzione del vescovo” (Ivi). So che state già seguendo questa via e vi incoraggio a proseguire con fiducia.

Anche a livello nazionale la Chiesa delle Filippine potrà trarre beneficio solo dal consolidarsi di procedure di dialogo e collaborazione fra i vescovi e i maggiori superiori religiosi. Da questo punto di vista è sempre importante che la diversità degli istituti venga rispettata sia dai vescovi che dai responsabili stessi di queste associazioni. È altrettanto importante che le associazioni regionali e nazionali di religiosi diano il giusto peso alla inalienabile responsabilità del vescovo a controllare lo sviluppo delle attività pastorali nella propria diocesi, in corrispondenza allo spirito evangelico di servizio, che i religiosi e le religiose cercano di incarnare ed esemplificare.

5. Un’area particolare di collaborazione fra vescovi e religiosi, che richiede, nelle attuali circostanze, molto discernimento spirituale, concerne il ruolo di sacerdoti e religiosi nel processo di sviluppo sociale. A questo proposito accennerò a due aspetti del servizio che la Chiesa rende al vostro popolo, un servizio che implica una predilezione preferenziale, sebbene non esclusiva o restrittiva, per gli ultimi tra i fratelli e le sorelle in Cristo, i poveri, gli indifesi, i deboli e coloro che vengono esclusi dai benefici del progresso, specialmente dall’educazione, dall’occupazione e dal pieno raggiungimento dei diritti umani e civili.

Innanzitutto questo servizio è una risposta alla parola di Dio. Nei poveri e nei sofferenti la Chiesa cerca di servire Cristo (cf. Lumen gentium, 8). Essa si rapporta a ogni bambino, uomo o donna, con il vivido senso della dignità personale unica di ognuno. Seguendo l’esempio del suo fondatore, essa si rifiuta di considerare qualsiasi gruppo di esseri umani - tanto meno i poveri - come pure categorie o fattori economici e socio-politici all’interno di una teoria dello sviluppo sociale. La Chiesa è al servizio degli uomini in quanto persone, nel pieno rispetto della loro dignità e nel sostegno della ricerca dell’individuo nel suo totale destino umano ed eterno. Questa è la missione della Chiesa ed essa non può essere subordinata o rinviata a favore di altre finalità economiche, sociali o politiche.

Un secondo aspetto, che tratterò brevemente, concerne il ruolo di guida di sacerdoti e religiosi nello sviluppo. E chiaro che questo ruolo non consiste nell’esporre particolari programmi politici o ideologici. Certamente, sacerdoti e religiosi proclamano il messaggio evangelico di liberazione e accompagnano il loro popolo nella ricerca della dignità e della giustizia; ma devono stare attenti a non stravolgere il messaggio attraverso un’interpretazione riduttiva, o ponendolo al servizio di una particolare forma di coinvolgimento politico, oppure prendendo parte ad attività che non appaiono in sintonia con la loro posizione ecclesiale.

Colgo questa occasione per esprimere la mia vicinanza spirituale ai sacerdoti e ai religiosi filippini così come a tutto il personale missionario che condivide il fardello del suo popolo in povertà e semplicità, ricercando la giustizia e la verità senza violenza, dando testimonianza a Cristo che “compì l’opera di redenzione nella povertà e nell’oppressione” (Lumen gentium, 8).

6. Vorrei incoraggiarvi, cari fratelli vescovi, anche in un’altra iniziativa, cioè i programmi di catechesi e formazione teologica del laicato che stanno per essere intrapresi secondo le direttive del vostro direttore catechistico nazionale. Ciascuna Chiesa locale nasce dalla proclamazione della buona novella di salvezza in Cristo Gesù, e cresce e si sviluppa nella misura in cui quel messaggio è accolto con amore e praticato con opere efficaci di santità, giustizia e carità. La forza di ogni Chiesa locale è strettamente connessa al grado in cui la fede viene nutrita e illuminata da un adeguato programma di catechesi, il cui scopo è “creare dei discepoli; aiutare la gente a credere che Gesù è il Figlio di Dio, così che, credendo, essi possano aver vita nel suo nome; educarli e istruirli in tale vita per edificare il corpo di Cristo” (Giovanni Paolo II, Catechesi tradendae, 1).

Semplicemente io desidero richiamare l’importanza di questo compito per la vita cristiana del vostro popolo. Mentre affrontate l’immensa sfida di rispondere al bisogno e alla sete della parola di Dio e dell’insegnamento della Chiesa che il vostro popolo nutre, io prego che continuiate con rinnovata energia e coraggio a dare priorità alla catechesi. Non è esagerato affermare che l’intero futuro della Chiesa nel vostro Paese dipende dal vostro successo nell’istruzione catechistica del fedele. Lo Spirito di verità doni a voi e ai vostri collaboratori un entusiasmo sempre più grande per quest’opera!

7. Infine, collegato al tema della catechesi, faccio menzione all’enorme valore che l’apostolato di educazione cattolica ha per la Chiesa e per la nazione filippina. Scopo sublime dell’educazione cattolica ad ogni livello è rendere il fedele capace di “unire le attività e le questioni umane coi valori religiosi in un’unica sintesi vivente” (Giovanni Paolo II, Sapientia christiana, 1). Perciò sento la necessità di richiamare la vostra attenzione, e quella di tutta la Chiesa, sui meriti speciali di quei vescovi e sacerdoti, sugli insegnanti e in modo particolarissimo sui religiosi, uomini e donne, che sono stati e continuano ad essere i responsabili dell’educazione cattolica delle Filippine, in numerose scuole di ogni grado, incluso un gran numero di università cattoliche. Nessuno dubiti della rilevanza di tale opera. Anzi, essa dovrebbe essere promossa ed estesa. I problemi finanziari e di personale sono certo molto gravi, specialmente in considerazione dell’esigenza di estendere le scuole cattoliche ad aree dove ciò non è ancora stato possibile. Ma, con l’aiuto di Dio e con un senso di responsabilità e collaborazione da parte delle autorità ecclesiastiche e civili coinvolte, i diritti dei genitori, affermati dal Codice di diritto canonico, “di servirsi di quegli aiuti che la società civile deve fornire, necessari per ottenere un’educazione cattolica per i loro figli” (Codex Iuris Canonici, can. 793 § 2), saranno assicurati.

8. Nel corso della visita “ad limina” dell’episcopato filippino, noi abbiamo toccato molti punti di grande importanza per la vita delle vostre Chiese. È resa, così, evidente la vastità dei vostri doveri pastorali, A conclusione di questa serie di visite, desidero assicurarvi ancora una volta che, insieme al vostro popolo, siete molto vicini al mio cuore e sempre presenti nelle mie preghiere. Le vostre gioie, i vostri dolori e le aspirazioni e ansietà del popolo filippino sono anche i miei.

Raccomando voi tutti alle cure materne di Maria, madre della Chiesa, e all’intercessione degli uomini e delle donne che hanno santificato la vostra terra, specialmente il beato Lorenzo Ruiz, che fu beatificato durante la mia visita a Manila nel 1981.

“Il Signore stesso della pace vi doni la pace sempre e in tutti i modi” (2 Ts 3, 16).

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 

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