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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DEL BANGLADESH
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Castel Gandolfo - Martedì, 3 settembre 1985

 

Cari Fratelli nell’Episcopato.

1. Sono molto lieto di salutarvi in occasione del vostro pellegrinaggio a Roma, nel corso del quale visitate le tombe dei santi Pietro e Paolo ed esprimete la vostra comunione con il successore del capo degli apostoli.

Il nostro incontro di oggi ha un profondo significato ecclesiale. Manifesta la ricchezza della diversità entro l’unità della Chiesa di Cristo. Ci offre poi l’opportunità di rinnovare il nostro impegno reciproco in quanto fratelli nell’episcopato: voi, con la vostra stessa presenza qui a Roma oggi; e io, condividendo con ognuno di voi la mia sollecitudine per le vostre Chiese locali ed esprimendovi il mio sostegno fraterno e il mio amore poiché a me è stata affidata la responsabilità per tutte le Chiese.

Con San Paolo possiamo dire: grande è il mistero della Chiesa (cf. Ef 5, 32). È un mistero che è una sola complessa realtà, risultante di un duplice elemento, umano e divino (cf. Lumen gentium, 8). Cristo ha fondato e continua a sostenere la comunità di fede, di speranza e di carità che è la Chiesa, e attraverso di essa comunica verità e grazia a tutta l’umanità. La sollecitudine pastorale di quest’unica Chiesa è stata affidata a Pietro e agli altri apostoli che hanno ricevuto l’incarico di dilatarla e di guidarla.

Questo compito è stato trasmesso a noi, loro successori. Per quanto indegni possiamo essere per questo sacro compito, noi siamo nondimeno chiamati a servire il popolo di Dio offrendo loro ciò che noi stessi abbiamo ricevuto, cioè Cristo crocifisso e risorto dai morti. Il tesoro che portiamo, sebbene contenuto in vasi di creta, ha immenso valore. Lo presentiamo agli altri come il tesoro stesso di Cristo, la buona novella della salvezza proclamata da Gesù nostro salvatore.

Riecheggiano nelle nostre orecchie le parole rivolte dall’apostolo ai gentili: “Abbiamo avuto nel nostro Dio il coraggio di annunziarvi il Vangelo di Dio in mezzo a molte lotte . . . Come Dio ci ha trovati degni di affidarci il Vangelo, così lo predichiamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori” (1 Ts 2, 2. 4). Dobbiamo considerare da questa prospettiva ogni servizio che rendiamo alla Chiesa.

2. La Chiesa del Bangladesh è realmente un “pusillus grex”, il piccolo gregge al quale Cristo, il Buon Pastore, guarda con speciale amore e sollecitudine. Il seme della parola di Dio è stato seminato nella vostra terra secoli fa, come è testimoniato dalla presenza dei cosiddetti “cristiani Dacca”. Questo seme è germogliato e maturato; ha messo radici ed è fiorito nei cuori dei credenti cristiani, spingendoli a nutrire la loro fede e poi a condividerla con altri.

Questo impulso esteriore, il dinamismo della rivelazione cristiana, non può mai essere ostacolato, poiché è della parola di Dio stesso che parliamo, la parola di colui che ha creato e che governa il cielo e la terra e ogni cosa contenuta in essi, il cui piano provvidenziale per noi e per il mondo noi cerchiamo continuamente di comprendere.

3. Al fine di adempiere più efficacemente il comando del Signore di pregare il Vangelo nel contesto del vostro ambiente culturale e nazionale, voi, vescovi, siete chiamati ad essere memori di un compito importante che a voi spetta in virtù del vostro ufficio, cioè quello di servire da “visibile fondamento e principio di unità” (Lumen gentium, 23) nelle vostre Chiese locali. Dovete chiamare il vostro popolo ad una sempre maggiore unità in Cristo servendo per loro da fulcro dell’unità. Questo compito ha molte dimensioni che dovrebbero essere esaminate e analizzate.

L’unità di fede nell’unico Signore è il fondamento di tutta la vita ecclesiale. Condurre il popolo a nutrirsi della parola di Dio è impegno centrale del vostro ministero. Questa unità deve estendersi anche alla disciplina della Chiesa. Quest’esigenza ha molte dimensioni che formano parte integrale della chiamata all’unità che Cristo desidera per la sua Chiesa. Il fatto di identificare e venire incontro ai bisogni particolari delle vostre situazioni locali deve sempre essere accompagnato dal rispetto per i vincoli di unità che la Chiesa cattolica condivide a tutti i livelli; deve, infatti, condurre ad una maggiore unità dello Spirito nel vincolo di pace (cf. Ef 4, 3). Tutti i battezzati devono essere consapevoli della loro responsabilità di ricercare la santità personale e di lavorare per il bene di tutta la Chiesa, come anche di essere testimoni davanti al mondo. I credenti cristiani divisi tra di loro sono occasione di scandalo, reale ostacolo alla diffusione del Vangelo. Mentre il movimento di solidarietà tra i popoli sta progredendo sempre più, ogni credente dovrebbe essere fermento di concordia, di unità e pace nel mondo.

Unità di fede e disciplina dovrebbero trovare ampia espressione nel servizio coordinato per gli altri, specialmente per coloro che più hanno bisogno della nostra compassione e della nostra sollecitudine. Tale azione unitaria nelle opere caritative è stata a lungo una caratteristica speciale della Chiesa nel vostro Paese. Le numerose istituzioni educative e caritative promosse dalla Chiesa cattolica sono una sorgente di grande edificazione per tutti, cristiani e non cristiani. Queste realizzazioni meritano un riconoscimento speciale e io esprimo il mio apprezzamento per tutto ciò che è stato fatto in questo campo. La presenza cristiana dovrebbe sempre riflettere chiaramente il suo fine ultimo, che è quello di proclamare Cristo agli altri, attraverso l’insegnamento, la cura degli ammalati, il dar da mangiare agli affamati, vestire gli ignudi, dare un tetto a chi ne è privo, o assistere coloro che sono perseguitati a causa della giustizia. Quando l’amore fraterno è sincero e testimoniato dai fatti non ci può essere alcun dubbio che “l’amore di Dio è perfetto in noi” (1 Gv 4, 12).

4. L’unione della Chiesa in Bangladesh con la Chiesa universale continua a manifestarsi in molti modi. Sono grato delle iniziative intraprese quest’anno durante la vostra celebrazione dell’Anno internazionale della gioventù. La vostra comunione con la Chiesa di Roma nel sottolineare quest’occasione illustra la vostra sensibilità all’importanza di dare ai giovani una parte rilevante nelle vostre attività pastorali. Incoraggiarli ad approfondire il loro impegno nella Chiesa di oggi perché essi rendano un contributo alla Chiesa di domani è una meravigliosa priorità per il vostro tempo e i vostri sforzi. Vi incoraggio ad essere generosi e zelanti in questo campo, particolarmente nello spronare i giovani e le giovani a vivere profondamente la loro fede come laici impegnati, sfidandoli anche ad accettare la particolare chiamata del Maestro al sacerdozio e alla vita religiosa.

5. Il vincolo comune che condividete in quanto vescovi, rappresentanti di Cristo nelle vostre Chiese locali, non è un legame statico ma ha bisogno di essere rafforzato costantemente. Questo rafforzamento è prodotto, in primo luogo, da una sempre maggiore unità collegiale col Vescovo di Roma, capo del Collegio episcopale, ma richiede anche un rafforzamento dello spirito collegiale tra di voi, in quanto gruppo di pastori che appartengono ad una Conferenza episcopale. L’azione collegiale non dovrebbe mai naturalmente pregiudicare il vostro ruolo di pastori e maestri nelle Chiese locali affidate alla vostra cura. Tuttavia l’incidenza della Chiesa sul vostro Paese, specialmente nell’area dell’evangelizzazione, potrà essere immensamente incrementata dalla vostra azione unitaria di vescovi del popolo di Dio, membri di una nuova nazione che ha un ricco patrimonio culturale e che è punto di incontro per molte tradizioni religiose. Forgiare nuovi vincoli di comunione ecclesiale entro quest’ambito dovrebbe contribuire a far ascoltare sempre più chiaramente in Bangladesh la voce di Cristo e il suo messaggio di salvezza.

6. In anni recenti la Chiesa e diventata sempre più consapevole della necessità del dialogo come principio di azione sia al suo interno che all’esterno di essa. Di conseguenza essa ha esaminato con maggior cura le sue relazioni con le religioni non cristiane. Questo dialogo ha speciale rilevanza per la Chiesa in Bangladesh. Una maggiore conoscenza dell’Islam ha portato i cristiani ad accrescere il loro apprezzamento per esso. I legami spirituali tra musulmani e cristiani, specialmente nella loro comune fede nel Dio unico, misericordioso e onnipotente e che si è rivelato all’uomo, sono un solido fondamento per incrementare la comprensione reciproca e per sforzi congiunti tesi a preservare e a promuovere la pace, la libertà, la giustizia sociale e i valori morali. La testimonianza dei cristiani all’autentica vita evangelica dovrebbe essere resa soprattutto in questo ambito, affinché la luce di Cristo possa risplendere e “far luce a tutti quelli che sono nella casa” (Mt 5, 15).

Accogliere le esigenze della predicazione del Vangelo in queste circostanze richiede, da parte del ministro, pazienza, coraggio e incrollabile perseveranza. Tuttavia egli deve far sua questa convinzione di San Paolo: “Non è per me un vanto predicare il Vangelo; è per me un dovere: guai a me se non predicassi il Vangelo!” (1 Cor 9, 16).

7. Cristo ha compiuto l’opera di redenzione nella povertà e nell’oscurità e la Chiesa compie la sua missione seguendo il cammino tracciatole dal suo divino Fondatore. Essa deve circondare con il suo amore coloro che sono afflitti. Anche questo ha particolare significato per la Chiesa in Bangladesh, che porta così chiaramente i tratti del Cristo povero e sofferente. Le condizioni in cui vivono tante persone del vostro Paese mi obbligano a fare appello alla compassione e all’aiuto di tutti gli uomini di buona volontà che possono vedere nei volti delle moltitudini di uomini, donne e bambini sofferenti l’immagine e la somiglianza del Figlio dell’uomo.

In nome di questi “ultimi tra i fratelli” desidero esprimere profonda gratitudine ai molti sacerdoti, religiosi e laici del Bangladesh che si dedicano così disinteressatamente per il loro bene. Queste persone piene di dedizione, tra le quali vi sono molti generosi missionari così come sacerdoti locali, religiosi e apostoli laici, sono in prima linea nell’evangelizzazione e costituiscono dei fari di speranza per tutti.

8. La nostra partecipazione, fratelli miei, alla missione salvifica di Cristo ci porta ad aprirci per una sempre maggiore unità in lui. Sia con tutti voi lo Spirito Santo che fu mandato il giorno di Pentecoste a santificare la Chiesa e ad unificarla nella comunione e nelle opere ministeriali (cf. Lumen gentium, 4). Questo stesso Spirito Santo vi rafforzi e vi sostenga nel vostro lavoro per la causa del Vangelo ed effonda abbondanti benedizioni su tutti coloro che collaborano con voi in questo sacro compito: sacerdoti, religiosi e religiose, catechisti laici e tutti coloro che testimoniano Cristo con la loro vita di carità e generosità. Mediante l’intercessione di Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa, prego Cristo, Figlio suo e nostro Signore, per voi e per tutto l’amato popolo del Bangladesh. Con la mia particolare benedizione apostolica.

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 

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