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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO
SULLA PERSONALITÀ DI ADRIENNE VON SPEYR

Sabato, 28 settembre 1985

 

Signori Cardinali,
Signor Professore,
Reverendi Padri.

Sono felice di accogliervi al termine del vostro convegno sulla personalità di Adrienne von Speyr, dottoressa d’origine svizzera che ha cercato la verità cattolica con tanto ardore, fino alla sua conversione avvenuta nel 1940.

1. Uno sguardo al programma del vostro incontro mi ha permesso di vedere che ciascuno di voi ha apportato un contributo qualificato al delicato lavoro di approfondimento e di discernimento dell’esperienza spirituale e degli scritti di Adrienne von Speyr. Nell’ambito di questo amichevole incontro, so che voi non vi attendete da me un giudizio che proviene dall’autorità che ricopro. Tuttavia mi congratulo per il vostro lavoro. Avete cercato insieme di delineare meglio l’azione misteriosa e impressionante del Signore in un’esistenza umana assetata di lui. Dicendo questo - forse perché Adrienne von Speyr è svizzera - penso alla meravigliosa storia della mistica reno-fiamminga del XIII e soprattutto del XIV secolo. Sta a voi poter dire se queste vette della teologia mistica sono state raggiunte da questa fervente convertita. Sono lieto infine perché la Chiesa ha sempre bisogno di proporre un esempio di laici molto radicati nella loro vocazione socio-professionale e allo stesso tempo immersi in Dio. Non è questo che Eckhart insegna ai suoi discepoli: “Tutto ciò che Dio ti domanda nel modo più pressante, è di uscire da te stesso . . . e lasciare che Dio sia Dio in te” (cf. Eckhart, Trattati e Sermoni)? Si potrebbe pensare che separandosi dalle creature, la mistica tralasci i suoi fratelli uomini. Lo stesso Eckhart afferma, al contrario, di essere loro meravigliosamente presente, al solo livello in cui li si possa incontrare veramente, cioè in Dio.

2. Esprimo poi i miei auguri ai membri della Comunità Saint-Jean, frutto di una profonda ispirazione di Adrienne. Ella aveva una predilezione per “il discepolo che Gesù amava” e lo vedeva come l’ultimo e il più profondo interprete del mistero di Gesù, dell’amore del Padre per il mondo, del ruolo dello Spirito Santo di introduttore perfetto nella luce piena della rivelazione del Padre e del Figlio. Adrienne ha penetrato molto vivamente la profonda comunione di fede e di cuore tra la Madre di Gesù e il solo apostolo rimasto con lei ai piedi della croce. Ella vi vedeva l’origine verginale della Chiesa, di quella Chiesa che doveva essere affidata a Pietro. Che questa spiritualità, intensamente vissuta, da Adrienne von Speyr, vi aiuti a incarnare sempre meglio la vostra preoccupazione di vita evangelica ed ecclesiale nelle realtà del mondo contemporaneo!

3. Voi mi permetterete di salutare in modo del tutto particolare il Signor Professore Hans Urs von Balthasar. A lui presento le mie felicitazioni e i miei auguri per il suo 80° compleanno e lo ringrazio ancora una volta per il suo immenso lavoro teologico, come avevo fatto l’anno scorso consegnandogli il premio dell’Istituto Paolo VI.

E invoco di tutto cuore sugli organizzatori del colloquio e su tutti i partecipanti l’abbondanza delle grazie divine.

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 

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