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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN PELLEGRINAGGIO FRANCESE

Venerdì, 18 aprile 1986

 

Signor cardinale,
signor arcivescovo di Reims,
signore e signori.

La vostra visita è per me motivo di gioia ecclesiale. Al di là della mia persona, sono sicuro che il vostro passo è una testimonianza dell’attaccamento alla Chiesa di Cristo affidata all’apostolo Pietro e ai suoi primi amici del collegio apostolico e per la quale Paolo, “prescelto per annunciare il Vangelo di Dio” (Rm 1, 1) si è consumato interamente (cf. 2 Cor 12, 15) andando fino al martirio subito in questo quartiere di Roma, allora “extra Urbem”, ora chiamato “Tre Fontane”. Avete dunque ritrovato le tracce dei viaggi apostolici dell’apostolo Paolo, almeno in parte, e di alcune delle comunità cristiane fondate da lui e dai suoi cooperatori. Le vostre guide secondo le loro competenze vi hanno dato il meglio di se stesse. Mi congratulo con loro. E voi cari pellegrini avete ricevuto molto. Questa crociera sulle orme di san Paolo continuerà a illuminare la vostra esistenza.

Permettetemi di sottolineare brevemente un solo aspetto del ricchissimo insegnamento paolino: la conquista della vera libertà cristiana in una società appassionata dall’indipendenza di pensiero di azione, specialmente il mondo ellenico con il quale l’apostolo ha spesso trattato. La nostra epoca segnata da una secolarizzazione dai volti molteplici, non è senza analogia con il tempo di san Paolo. Ora domani voi ritroverete i vostri rispettivi ambienti di vita. Se essi comportano sicuramente degli elementi di valore sul piano umano e religioso, essi sono anche imbevuti di correnti d’idee e costumi senza riferimento a delle norme obiettive e fondate. Questi ambienti hanno già beneficiato della chiarezza e del vigore della vostra testimonianza. Essi attendono ancor più dei segni concreti della vostra libertà cristiana.

La libertà cristiana, secondo san Paolo specialmente nelle sue Lettere ai Corinzi, è innanzitutto consenso alla verità. Questo punto di appoggio è indispensabile perché essa diventi fedeltà vivente, creatrice, all’amore di Dio, in vista del compimento delle nostre persone sempre “in divenire”, in vista della qualifica delle nostre relazioni con le persone che ci stanno intorno abitualmente od occasionalmente. I cristiani, lungi dall’essere in situazioni di libertà alienata, sono liberati dal Battesimo e dagli altri sacramenti e diventano liberi nel corso del loro itinerario terrestre. Attraverso il quotidiano, di fronte a degli avvenimenti previsti o imprevisti essi devono decidere senza sosta della loro attitudine umana e religiosa. Questo è quanto l’apostolo pensa parlando dei cristiani che sperimentano tutte le cose, facendo atto di discernimento, provando se stessi. Questa regola d’oro paolina permette precisamente di vivere la fedeltà a Dio, a se stessi e agli altri. Se si possono distinguere questi tre slanci cristiani, non si possono separare. La loro triplice unione è come un’epifania dell’autenticità del progetto libero responsabile - globalmente o nel particolare - adottato dai cristiani. Libertà magnifica e difficile! Noi siamo umanamente limitati e religiosamente troppo poco spirituali. Per questo il ricorso a Dio è vitale. È anche la ragione di un’appartenenza necessaria e perseverante a una comunità di fratelli e sorelle nella fede, sotto l’impulso e l’autorità - che è un servizio - di responsabili.

Il mio augurio profondo che corrisponde alle vostre aspirazioni, è che voi siate, ciascuno nel vostro stile e secondo la vostra grazia, uomini e donne liberi, della libertà cristiana così ben rappresentata dall’apostolo Paolo e che molti ignorano o rifiutano. Per aiutarvi ad essere la luce e il sole evangelici, là dove la divina provvidenza vi dona di vivere, vi benedico di cuore.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 
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